Mirya

Blog ufficiale dell'autrice

lunedì 30 ottobre 2017

Gold

Dunque, l’e-book di Gold è online da sabato sera; lo trovate qui. Qualcuno è riuscito a comprarlo ancora prima che Amazon lo dicesse a me, che era online: ma come diamine avete fatto?



Nonostante le mie implorazioni a leggerlo con calma, dato che ci ho messo un anno a scriverlo, qualcuno l’ha letto in un giorno.


Qualcuno lo ha letto in due.


Molti mi stanno già chiedendo quando esce il prossimo.


A tutti voi, posso solo dire: LEGGETE QUALCOS’ALTRO. O smettete di leggere, uscite, datevi all’ignoranza, per D.


Scherzi a parte, sono molto, molto onorata dell’accoglienza che questo libro sta ricevendo. Ho cominciato a scrivere le fanfiction da cui la serie è tratta nel 2009, finisco tutto nel 2017. Sono parecchi anni di vita e, spero, miglioramenti. Ed è una bella liberazione, anche – al grido di ‘mai più trilogie’!

È bellissimo, soprattutto, leggere i vostri commenti in diretta, ascoltare i vostri messaggi vocali tra le lacrime, come è stato bellissimo, prima, sentirvi fare previsioni e collegamenti in vista dell’ultimo capitolo di questa serie.
Vi è piaciuto Caleb? A me molto, devo dire. Credo sia il mio primo personaggio maschile che cambia in modo davvero significativo, e che alla fine non chiamerei più ‘idiota’. Ci sono abbastanza battaglie? Ci sono troppe seghe mentali, come mio solito? Presumo di sì, ma in fondo è sempre la stessa storia. Se siete soddisfatti, sapete che una recensione è sempre il modo migliore per esprimerlo.


Il cartaceo è stato caricato e lo trovate qui; sarà disponibile a breve, poi i due link dovrebbero venire fusi. Se tutto va come ho previsto, chi acquista il cartaceo dovrebbe poter avere gratis l’e-book. Nei prossimi giorni aggiornerò la pagina dei libri nel blog e pian piano (ho una montagna di compiti in classe da correggere e tanti progetti in classe da portare avanti, oltre che il Natale da preparare subito dopo Halloween) troverò un modo per farvi avere le appendici: glossario, luoghi, personaggi, tutto ciò insomma che ho schematizzato in circa cento pagine di Word per scrivere questa trilogia.
E poi mi rimetto a scrivere, che siete troppo incalzanti. Per mia fortuna.



Grazie.

giovedì 28 settembre 2017

GiraTempo

Sto disertando il blog perché voglio pubblicare presto Gold – prima stesura finita, sono alla revisione strutturale –, però poi.
Seguo sempre siti che vendono gadget di Harry Potter (bellissimi), perciò, con gli algoritmi pubblicitari di facebook, giorni fa mi è comparsa nella home l’immagine di un ciondolo con una GiraTempo. L’avevo già visto, ma in questo momento della mia vita mi ha colpito. 
Perché sono mesi che mi interrogo su tutti gli errori che ho commesso fino a oggi, e mi chiedo come ho fatto a commetterne tanti. E mi chiedo perché sono arrivata a questo punto, con tanto tempo buttato in cose e persone che mi hanno fatto male, e tante responsabilità assunte senza poi essere sicura che ne valga la pena.
Penso alle amicizie per cui ho speso energie e sentimenti – e io lo faccio davvero di rado e allora lo faccio con grande impegno –, e che poi di punto in bianco sono scomparse. Non sono qui a fare la disamina del perché e del per come: l’ho fatta, ho anche capito che serve a poco. Perché quelle energie e quei sentimenti c’erano, e sono stati sprecati, e potevano essere investiti in qualcosa di meglio.
Penso agli impegni aggiuntivi che ho preso, e che non sempre poi hanno dimostrato di valerne la pena. Progetti a cui i referenti stessi non davano valore, ma anche prestazioni d’aiuto a qualcuno che poi si dimenticava di quell’aiuto, e non mi dispiaceva perché io volessi la gratitudine, ma perché poi le persone aiutate si comportavano di merda con altri che avevano bisogno dello stesso aiuto. E allora, l’idea che il mondo possa diventare un posto migliore comportandoci bene col prossimo forse è una bugia da Baci Perugina.
Penso ai passi importanti della vita, ai bivi in cui ho scelto sempre la strada difficile, alla famiglia, la casa, il mutuo, il figlio. Penso a quello che secondo me tutti, anche se felici, prima o poi, all’una di notte, con circa dieci ore di sonno in una settimana, e un milione di cose a cui pensare ancora prima di andare a letto e due milioni prima di svegliarsi, e la vita di troppi che dipendono da noi sulle spalle, e la nostra vita che non posa sulle spalle di nessuno, tutti, dicevo, tutti prima o poi pensano, anche se non sempre lo ammettono: chi me l’ha fatto fare?
L’uomo è un animale sociale, nessuno uomo è un’isola, tutti per uno uno per tutti, e una rondine non fa primavera. Ormai sono tutti luoghi comuni, ma i luoghi comuni hanno un loro perché.
Perché li ripetiamo, perché li ascoltiamo, perché ci crediamo.
Penso alla GiraTempo.
Se ce l’avessi tornerei a quel momento là, e non ti darei il mio contatto e il mio numero di telefono.
E tonerei a quel momento là, e non ti chiamerei per calmare le tue paure tutti i venerdì.
E tonerei a quel momento là, e non ti risponderei al primo messaggio.
E tornerei a quel momento là, e non berrei quell’aperitivo.
E tornerei a quel momento là, e non ballerei con te.
E tornerei a quel momento là, e non verrei al mare di notte.
E tornerei a quel momento là, e non prenderei quella chiamata.
E tornerei a quel momento là, e non litigherei con te.
Se avessi una GiraTempo, mi risparmierei lo spreco di energie e sentimenti e anche molto dolore, e oggi avrei più energie e più sentimenti e meno dolore. E forse sarei un animale non sociale, un’isola, una per me, una rondine. E sono sicura, sicurissima che dormirei meglio e di più, e che non mi capiterebbe mai di alzarmi la mattina con la voglia di piangere.
Se avessi una GiraTempo, sarei una persona più felice e più riposata e più serena.
Eppure.
Ho l’impressione che se qualcosa di buono lo sono diventata, se qualcosa di buono lo faccio, sia anche per il tanto male che ho visto e incontrato. Ho l’impressione, molto foscoliana (Leonardo da qualcuno avrà pur preso), che ogni cicatrice mi abbia reso più brutta e più bella allo stesso tempo.
Ho l’impressione che ogni sbaglio, ogni dolore mi abbiano permesso di comprendere o perlomeno non giudicare gli sbagli e gli errori degli altri.
Ho l’impressione, insomma, che se avessi e usassi una GiraTempo tornerei indietro di vent’anni e non farei quasi nulla di quello che ho fatto e mi risparmierei un bel po’ di sofferenze, ma mi priverei di quello che ho fatto e delle sofferenze che sono servite a farlo.
Perché sì, come è capitato a tutti, sono stata delusa da tanti, e magari tanti ne ho delusi io. Però prima di quelle delusioni c’è stato uno scambio, c’è stato un valore. E come è capitato a tutti, ho amato e perduto, molto spesso per mia volontà. Però in quell’abbandono ho ritrovato me stessa. E come è capitato a tutti, mi sono ritrovata a voltarmi indietro e a dirmi che prima era più semplice. Ma nella semplicità non c’è evoluzione.
Nel Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere, che cito spesso, Leopardi rileva che nessuno tornerebbe indietro e vivrebbe tutta la vita che ha vissuto, se non potesse cambiarla. A me dispiacerebbe non aggiustare qualcosa, soprattutto come madre, però la vivrei comunque, questa vita, anche se ci sono stati giorni in cui l’ho odiata. La vivrei perché anche nell’odio ero viva, e forse su questo Leopardi e io non siamo d’accordo. Tutto è male, sì, ma niente? Niente è peggio, come dice Edel in Gold.
“C’è chi dice che ci siano cose peggiori della morte, io però non ho capito quali, proprio. Insomma, da una cosa peggiore puoi sempre migliorare. Ma dalla morte? Non esiste il meglio rispetto al nulla. E non credo esista neanche l’opposto, che sarebbe tutto: chi ha mai visto tutto? Chi ha avuto, capito tutto? Ma forse il meglio rispetto al nulla è qualcosa. Non c’era un modo di dire sconnesso, a riguardo? ‘Qualcosa è meglio di niente’? Se non c’era, avrebbe dovuto esserci. Ma peggio di niente non c’è niente, proprio. Per cui io sarò sempre grata per qualcosa. Da chiunque venga.”
E poi, anche il male ha un suo senso, come dici tu, Giacomino: ci fa apprezzare il bene. Lo so, che tu pensi che il bene sia solo assenza di male e autoinganno, ma non è proprio così, secondo me. È solo che il bene in genere passa in sottofondo, è una musica bassa che tendi a ignorare con un udito selettivo, mente le grida di dolore le senti sempre. Ma te la ricordi, la bellezza della tua immaginazione oltre la siepe? E il canto del passero? E la ginestra?
E io, me li ricordo?
Non lo so. So che oggi mi rivolto nella mente quella GiraTempo, e sono contenta di non averla in mano. Perché a volte scegliere la felicità significa essere comunque infelici o portare altra infelicità al mondo.
Se non ho terze opzioni, io scelgo i miei sbagli e i miei dolori e ciò che mi hanno insegnato.
Io scelgo di imparare, e sempre lo sceglierò.
E scelgo di vivere, e di accarezzare ogni sera le mie cicatrici, e di sentire in quei rilievi interiori le storie che raccontano.
E poi, se proprio non sopporto più il dolore, di scriverle, quelle storie. E andare avanti e non indietro.



mercoledì 16 agosto 2017

A proposito di amore

Ho imparato sulla mia pelle, tanto tempo fa, e sto verificando ora sulla pelle di mio figlio, che l’amore puro, quello che davvero può cambiare il mondo, è molto raro.
In amore la maggior parte delle persone dice: ti amo, e ti do tutto quello che posso. L’amore puro dice: ti amo, e ti do tutto quello che non posso.
Ho sempre più l’impressione che quando amiamo stiamo amando noi stessi. Che tutto ciò che diamo sia in realtà ciò che vogliamo dare, perché fa piacere a noi. Quello di cui l’altro ha bisogno, perché è in difficoltà perché è un bambino perché perché perché, quello non rientra in ciò che vogliamo noi, e allora alziamo le mani e diciamo: io arrivo fin qui.
Ecco, a me pare che così sia facile, che così sia pigro, che così sia anche meschino. Perché quando ami non ti perdi nell’autocommiserazione, non ti lanci in recriminazioni sul fatto che però ti do già tanto, quando ami semplicemente guardi, ascolti, e dici: scusa, non ti ho dato ciò che ti serviva. Colpa mia, insegnami di cosa hai bisogno.
C’è chi ama dando soldi, c’è chi ama cucinando, c’è chi ama coi regali, c’è chi ama concedendo tempo. Vanno bene tutte, queste cose, in fondo tutte servono, ma solo nel modo giusto e al tempo giusto e alla persona giusta. Se la persona che amiamo ha bisogno d’altro, a noi spetta il dovere – e il piacere, se davvero amiamo – di dare quell’altro. Di capire cosa sia e tirarlo fuori da dove non sapevamo di averlo – da dove non credevamo di averlo, e forse prima non c’era. Prima che l’amore ci costringesse a crearlo. Non basta pagare un dottore, un terapeuta, un circolo di lettura, una palestra, non basta delegare ad altri.

L’amore puro, per me, l’unico che conti davvero, è quello che dice: io arrivo fin qui. Poi spicco un balzo e ti raggiungo, dovunque tu sia, e ti stringo forte e vengo con te ovunque vorrai.