sabato 28 novembre 2009

Creatività

Ieri pensavo (lo so, dovrei smettere di farlo), che con mio grosso stupore questo 'blocco creativo', durato quindici anni ed ascrivibile a cause reali e fin troppo serie, è miracolosamente sparito, senza che io avessi fatto nulla per combatterlo (da anni non tentavo più di mettermi al computer), proprio quando ero in dolce (ma nemmeno poi così dolce...) attesa di Andrea, alias Mr. Potato.
E allora è stato abbastanza facile stabilire una connessione tra la creatività biologica e quella artistica, tra questi tipi così diversi di maternità, e immediatamente mi si è ripresentata alla mente la ben nota questione di quanto sia prettamente maschile il mondo dell'arte. La motivazione che io stessa generalmente fornisco in classe è storica e purtroppo vera: la donna ha dovuto per secoli combattere anche solo per dimostrare di essere una creatura senziente, ovvio che non le sia stato dato grande credito in ambito artistico; le poche scrittrici nella storia della letteratura si trovano in periodo rinascimentale, quando l'esaltazione per gli studi umanistici è tale che persino alle donne è consentito amarli, e in quelle poche figure femminili che, prima di approdare allo scritto, hanno dovuto vivere orrori di ogni tipo, storici o familiari (penso ad Anna Frank o Sibilla Aleramo), o che semplicemente hanno avuto fortuna.
Oggi ricominciamo anche noi ad accedere al mondo editoriale, portando la nostra voce, decisamente più delicata e sentimentale di quella maschile, sia nelle cose frivole (mi riferisco a saghe come quelle della Meyer e, con una frivolezza diversa e decisamente più dignitosa, della Rowling), che nelle cose importanti (alludo a scrittrici come Isabel Allende).
Sono sempre stata una lettrice ingorda, e posso confermare che uomini e donne sono davvero, davvero diversi proprio per il modo in cui scrivono (lo vedo persino nei miei studenti): quando anche affrontano lo stesso tema, la versione femminile approfondisce i rapporti interpersonali, la versione maschile è ripiegata sul proprio io. La donna, insomma, è rivolta verso l'esterno, nella scoperta del mondo che un giorno forse dovrà insegnare a suo figlio, nell'ampliamento di sé che già prelude alla gravidanza e che abolisce ogni confine; l'uomo, per sua natura impossibilitato a vivere la maternità, si rivolge all'interno, in se stesso, tracciando invece confini più netti.
Tralasciando di chiedermi cosa sia meglio o peggio (nella convinzione che serva ogni voce per fare un bel concerto), mi è venuto in mente, forse a torto, che l'immensa creatività artistica maschile, in ogni settore, nasconda proprio la mancanza di una creatività diversa.
Forse gli uomini lo sanno, che perdono qualcosa, e cercano di rimediare a modo loro.
In fondo, anche le opere d'arte, da quelle plastiche a quelle letterarie, sono figli putativi.
E hanno l'enorme pregio di non rigurgitare.

1 commento:

  1. Bellissima e verissima riflessione Mirya, mi era venuto in mente un accostamento tra la tua rinascita come scrittrice e la cova e nascita del cucciolo, quando l'hai raccontanto giù, nell'altro post.
    Mai poi non sono riuscita a scriverlo, tante volte ho solo il tempo risicato per leggere e poi gli gnomi mi ritrascinano via dallo schermo, uno gomita, l'altro vuole assistenza per i compiti, e uno vuole semplicemente stare in collo e toccare i capelli.

    Però, ora ci riesco, è troppo vero e lo condivido tutto questo post, verissimo. Direi che la relazione creatività maschile = pseudo-gravidanza si possa estendere anche oltre il campo strettamente artistico, all'intero mondo lavorativo.
    L'uomo, in genere, cerca la sua identità, comprese le sue capacità feconde, nelle tracce che lascia nel mondo, nelle grandi imprese, dal cacciare la preda più grossa agli alti grattaceli, alle navi spaziali sulla luna. E sognando la grande impresa passa 12 ore in studio o in ufficio a giocare ai grandi condottieri.
    Sono pochi e preziosi quelli che capiscono e sentono che tirar su un cucciolo d'uomo, una nuova persona, è un'impresa altrettanto avventurosa e fantastica, che un piccolo uomo ben educato, sereno, creativo, irridente e generoso può dar soddisfazione anche al maschio più orgoglioso.

    Anche se rigurgita :))

    Bacini ad Andrea
    Patapata

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