mercoledì 7 settembre 2011

La vecchina del problema


Tesi

Un giorno una vecchina ha lasciato accidentalmente il rubinetto della vasca da bagno aperto. Considerando che dalla vasca scorrono ventisei litri d’acqua ogni trentacinque minuti e che la vasca è grande tre metri quadri (‘ndo cazzo la trovano una vasca di tre metri quadri), quanto tempo gli ci metterà per allagarsi la casa a questa cacacazzi di donnina che invece di chiudere la vasca doveva romperci i coglioni a noi bambini?” (dal Leonardo Pieraccioni Show 2001-2002)

Iniziamo qui, a scuola, a odiare i problemi. Perciò, quando nella vita ci capitano, se possiamo li saltiamo a piè pari. Il problema (del problema) è che non possiamo. Quindi, quando facciamo quel salto, atterriamo inevitabilmente in un mare di escrementi.

Svolgimento

Un paio di giorni fa sono andata nel panico. Cercavo le fasi lunari del 1998, per capire come fosse messa la luna durante la seconda battaglia di Hogwarts, ho sbagliato qualcosa nella ricerca (strano, dato che sono così abile al pc…) e mi è uscito che la notte del famoso 2 maggio c’era luna piena. Con orrore sono andata a rileggermi quelle pagine, trovando naturalmente i mannari non trasformati e ho passato momenti agghiaccianti, indecisa se scrivere una lettera di protesta alla Rowling (oh, quanto l’avrei fatta ridere?) per segnalarle l’errore o addirittura cambiare tutta Per il suo sangue (ribattezzata amichevolmente Piss, con mia grande gioia) per andare incontro alle vere fasi lunari. Per fortuna ho scelto una terza opzione, sono entrata nel mio gruppo, ho chiesto a persone più acute di me e mi hanno corretto la ricerca informandomi che il 2 maggio 1998 la luna stava entrando nel primo quarto.

Qual è il punto, come chiederebbe Chiara a Leonardo?

Il punto è che sono ossessiva e compulsiva e che quando scrivo lo divento di più e… No, non è questo, sto divagando.

Il punto è che per scrivere, fosse anche solo una fanfiction, secondo me serve una certa attenzione per i dettagli che tanto dettagli non sono. L’ambientazione, il contesto storico-culturale, la cura per gli accadimenti possibili sono quegli elementi che influenzano molto i miei gusti sia come autrice che come lettrice.

Perciò storco violentemente il naso quando leggo di qualcuno – e non un elfo domestico – che si smaterializza ad Hogwarts o di qualcuno che resiste ad un Avada Kedavra senza una mamma che si sacrifica per lui. E questo solo per quanto riguarda il fandom di Harry Potter. Naturalmente si possono compiere scelte differenti, purché debitamente giustificate: ho sempre lottato per la libertà di scrittura e abbiamo a nostra disposizione mille possibilità, AU e OOC e WHAT IF e altre ancora, per deragliare dal percorso dell’autore o dell’autrice originale. Ma leggere che il personaggio lo fa solo perché è tanto figo mi mette una grande tristezza. Questa non è libertà: è limitatezza creativa. Per la serie: liquido in fretta la questione perché non ho voglia di pormi il problema. La lascio lì, la vecchina, con quella vasca che perde. Ma è proprio ponendosi il problema che ci si mette in gioco come scrittori, che si esplorano diverse potenzialità, che si crea qualcosa di nuovo e che soprattutto si scrive qualcosa di serio. Ponendosi il problema, si trova una soluzione; ignorandone l’esistenza, il problema resta lì, bello grosso, aleggiando sopra la storia come un’insegna luminosa che ricorda al lettore un po’ più attento che qui qualcuno non ha fatto il suo dovere. O allagandovi la casa.

Ancora più importante è secondo me il discorso delle storie originali, dove a maggior ragione la libertà passa attraverso la soluzione dei problemi: qui una certa documentazione è d’obbligo. Dico sempre di scrivere di ciò che si conosce ma non vuol dire che dobbiamo scrivere la nostra biografia, solo che dobbiamo, a parer mio, cercare almeno di non sbrodolare dal piatto. Una volta ho corretto un mio studente che stava scrivendo una storia molto carina ambientata in un non meglio identificato luogo arabo perché citava architetture impossibili da reperire in quei siti, ad esempio. E trovo spesso ambientazioni un po’ confuse, dove le scuole sono gestite in modo quantomeno originale, i lavori hanno orari discutibili, le strade e le piazze non si riconoscono, le lingue e le culture si incasinano parecchio. Ora, internet è una pentola grandissima in cui cuociono tutti gli ingredienti: basta pigiare un tasto e si trova di tutto. Il modello di funzionamento di un college americano, il resoconto di una particolare visita dal dottore, i turni di lavoro di un operaio, la mappa di New York. Ok, io sono quella che c’è andata davvero di nuovo, all’Hurly Burly, per vedere cosa avevano nel menu. E sono quella che si informa sui cicli lunari del maggio 1998. Sì, io sono quella ossessiva e compulsiva. Ma si può raggiungere un compromesso che non porti al panico in cui sono andata scioccamente io due giorni fa e che comunque faccia guadagnare alla storia molti punti.

Una delle cose che più amo, ad esempio, dei contatti informatici, è proprio la possibilità di scambiarsi informazioni; spesso mi hanno chiesto delucidazioni sul lavoro a scuola, sulla gravidanza e sul parto, su ciò che insomma io potevo testimoniare di prima mano; altrettanto spesso e forse di più ho chiesto io aiuto quando dovevo ad esempio decidere quanto potesse guadagnare Leonardo, quando mi serviva una casa a Bologna e la descrizione di quella città a Natale, quando avevo bisogno di conoscere meglio la Normale di Pisa (trovate tutti i ringraziamenti alle sante persone che mi hanno aiutato nelle note): tutte le volte insomma che non ero certa che ciò che stavo scrivendo avesse davvero un senso. Tutte le volte che avevo un problema e non avevo nessuna intenzione di ignorarlo. Anche perché se mi si allaga la casa, io negli escrementi ci sono davvero.

E non vale mica solo per le storie realistiche, eh: la fantasia non è il caos.

Pensiamo a Tolkien: ha creato un mondo, davvero, nei minimi particolari, al punto da arrabbiarsi persino se qualcuno sbagliava data o locazione di una battaglia.

Pensiamo alla Le Guin: Terramare è difficile da visualizzare ma lei non si confonde mai tra i luoghi e le storie e i personaggi.

Pensiamo a Virginia de Winter, ancora una volta: credete che non ci sia un lungo lavoro di studio dietro all’universo che ha creato?

Anche la fantasia, insomma, credo vada imbrigliata in alcune reti. È il concetto del gioco che non è bello senza regole: inventare e basta non è sufficiente, occorre che l’invenzione sia canalizzata in una struttura razionale e magari pure autoreferenziale in grado di stare in piedi da sola, anche una volta che l’autore le abbia voltato le spalle. Perciò noi possiamo scrivere fanfictions su Tolkien o sulla Le Guin o su Virginia de Winter: perché il loro mondo funziona.

Internet è nato così, per scambiarsi documenti e informazioni rilevanti tra una ristretta cerchia di persone, poi è stato aperto a tutto il mondo, si è evoluto, ha acquisito moltissime altre capacità (la compravendita, anche solo per fare un esempio), ma io credo che lo scopo iniziale sia ancora quello: informare.

Quando concludo una storia, che sia una fanfiction o un’originale, mi accorgo che sono diventata un po’ più ricca: ho riletto quasi sempre i libri su cui mi baso per non commettere castronerie, ho reperito notizie differenti in vario modo, ho imparato qualcosa, insomma. Che è poi lo stesso che mi accade quando leggo una pagina strutturata allo stesso modo: quando scrivo o quando leggo, insomma, di un problema e di come è stato risolto. Evito di saltarlo e di atterrare in mezzo agli escrementi ed evito di farmi allagare la casa.

Perché tutti quei problemi che abbiamo cercato di evitare, nella vita, hanno conseguito da soli un’unica soluzione.

Soluzione

“…la vecchina del problema l’è morta. D’umidità.”

12 commenti:

  1. Se la vecchina ci avesse buttato dentro uno dei miei saponi glitterati di Lush che sbirluccicano mentre fai il bagno tutto questo non sarebbe successo.
    Profia, io non sono ossessivo-compulsiva come qualcuno a caso da queste parti. Non mi nominare in un post insieme alle tue nevrosi :P
    Tranne che per Leonardo: l'unico uomo nell'universo che ha qualche ragionamento concepibile. Devo creare un'applicazione FB per parlare con lui.

    RispondiElimina
  2. Virgi, nemmeno tutti i glitter del mondo potranno mascherare la tua cura per i dettagli. E tu sei ossessiva, solo in modo diverso da me e molto più divertente, almeno per me, perché per una volta l'ossessione non è mia. Non hai bisogno di applicazioni per parlare con Leonardo: prendi un portascopettino del water e colloquia con quello. Sortirai più o meno lo stesso effetto.

    RispondiElimina
  3. Questo post capita proprio a fagiolo, per quel che mi riguarda.
    Documentarsi, cercare informazioni, esplorare luoghi (anche solo metaforicamente parlando). Questi sono i segreti di una buona storia, con l'aggiunta di uno stile chiaro e di una buona trama.
    Senza dilungarmi troppo... sono d'accordo con te!
    Ps: ti consiglio, per la tua sanità mentale, di rilassarti o almeno di esaurirti nel giusto(come se fosse possibile "esaurirsi nel giusto").

    SenzaFiato

    RispondiElimina
  4. Smettila di disprezzare Leonardo, lui è l'unico che potrebbe capire al volo un mio ragionamento e potrebbe essere più che un marito: un perfetto coinquilino (quelli, converrai, sono più difficili da trovare). E poi non dare dell'ossessiva a me, io sono fissata coi glitter e coi merletti ma giuro che non mi salterebbe mai in mente di andare a controllare le lune della Rowling (intendila nel senso che vuoi) e se qualcuno sopravvive all'Avada Kedavra al massimo dico "Bella 'pe lui".
    Di me come autore non ti fidare al 100 % perché io non sono una profia con la smania del controllo sull'imprevedibile, controllami piuttosto le lune, meglio, così poi giro la dritta agli editor e mi risparmio il disturbo.

    RispondiElimina
  5. Unica nota al bel post di Mirya, che condivido in pieno (e figurati se non lo condivido io, noi delle scienze esatte cominciamo all'asilo ad essere ossessivi sui dettagli, ci viviamo la vita su numeri, dati, misure, contromisure, prove, dimostrazioni, e poi ricominciamo tutto un'altra volta per vedere se continua a funzionare).
    Dicevo, unica nota: come fa una vasca da bagno ad essere misurata in metri QUADRATI? Cos'è, passate la vecchina sotto al rullo dello schiacciasassi prima di lavarla? Ci credo che poi si allaga tutto, se mancano le pareti.....

    patapata
    (perchè le profie di mate e scienze ci vivono, ci respirano, coi dettagli, altro che lune)

    RispondiElimina
  6. Ok,questo post devo commentarlo. Perché come ho confessato, durante "Il gladiatore" ho avuto tre-quattro infarti, due ictus, quattro o cinque rotture della bile e mi sono iscritta a lettere classiche solo per discutere con gente che fosse rabbrividita quando lui si presenta... E, al contrario del 90% di quelle barbare delle mie amiche, non ho mai desiderato di sculacciare in senso sessuale Russell Crowe dopo "Beautiful mind" mi viene, porca miseria, da pestare Ron Howard per essersi scordato un bel po' di dettagli e un certo Ennio De Giorgi. E poi confesso che un professore di storia romana ed io ci siamo fatti cacciare da una biblioteca leggendo il post su imbd su "cose che ho imparato da "Il gladiatore"" (ossia la raccolta delle cose più assurde del film) dato il nostro attacco di risa... (e la musica e l'urlo "MAXIMA" alla laurea me lo hanno fatto lo stesso, amici e prof, visto che non siamo normali). Perché quando una si fa fotografare davanti a un posto dove dicono che abbia partorito Eleonora d' Aquitania e sviene per una battuta che inerisce una "K" silente in "Robin Hood" (perché a Scott non bastava la storia romana, no, pure quella medievale!) ha qualche serissimo e gravissimo problema mentale e ha bisogno di condividerlo con il resto del mondo. E, poi,quando vi cita i due film uno le è proprio piaciuto e l'altro lo tollera e voi vi chiedete di quante personalità sia fornite; o peggio ancora, se le chiedete cosa pensi de "Il leone di inverno" ve la recita tutta a memoria e voi non capite come sia possibile, umanamente, le sia piaciuto se per tutto il film sembrava agonizzare (il che spiega pure le sue storie sentimentali pre-attuale... un forte masochismo latente). Però sono film e, in parte, il pubblico ha aspettative che non può controllare con le note, in parte, a volte tutta la storia non si può fare... E sì, l'ho già detto che non ho ancora digerito "La Passione" di Mel Gibson? Ma quale violenza nel film, a parte la pallositàe la pessima realizzazione del film, l'unica violenza l'ho subita io, a vederli parlare in LATINO invece che in GRECO, dato che in quell'area si parlava GRECO come lingua franca (e quando mi hanno fatto notare: - Ma cosa vuoi saperne tu.- ho risposto:- Sto facendo il dottorato sul greco in epoca ellenistica e magari i vangeli sono in greco?-)... E sì, c'è un motivo perché di storie ambientate nell'antichità non ne leggo quasi, perché dopo che ti sei sciroppata tutto il Rostoevzeff a memoria e sai pure dei traffici del pistacchio in area mediterranea, non ce la puoi fare a leggere l'ennesima donna che combatte con gli spartani alle termopili(ma è impossibile!) o altra roba allucinante per cui risulta gente viva in certi momenti storici. E poi mi si è accesa la lampadina, che a volte essere così ossessivi non lo sono neanche io e ho urlato:- Hornblower.- (facendo girare mezza palestra). E già, perché c'è un giusto mezzo tra il costruire una storia di fantasia e fare un saggio vero e proprio... ementre partiva "now we are free", (sono perseguitata da Crowe, penso che ora mi costituirò parte civile e mi faccio regalare le Angus) mi rendevo conto che solo chi sa può giocare con la storia. Sa fare o sa in generale.

    Quindi, viva l'ossessione. Che vedi poi che ti crea un Valerio Massimo Manfredi, che ho imparato più storia grazie a Waltari, Ben Hur, Hornblower e Manfredi che sui libri di storia...

    Un bacio,
    Una donna perseguitata da Archimede.

    RispondiElimina
  7. Ciao! Sì, di nuovo qui, ma non potevo astenermi dal commentare.
    Per quanto mi riguarda, ho dalla mia di essere una curiosa cronica - il che non sempre è un pregio, ma in casi come questi aiuta -; consulto internet praticamente per qualsiasi dubbio, dalla quantità di farina da mettere nei biscotti all'autore di un testo universitario. Quando comincio a cercare qualcosa metto in conto che entrerò in un tunnel da cui, nella migliore delle ipotesi, uscirò mezz'ora dopo, perché da ricerca si genera ricerca. Giusto oggi stavo leggendo la biografia di Keanu Reeves e mi sono ritrovata a spulciare i nomi dei serial killer più famosi della storia... uno a uno (Wikipedia ha un effetto devastante su di me e molto spesso non ricordo nemmeno come ho fatto ad approdare su determinate pagine). Però credo che questa mia avidità di sapere, se da una parte finisce col rovinarmi quasi tutti i finali dei film perché devo sapere prima cosa accadrà, dall'altra mi invoglia ad essere più precisa. Ad esempio, una volta ho citato Hyde Park a Londra; pur essendoci stata, ho preferito cercare la mappa su google e pubblicarla insieme al capitolo, non solo per verificare che quello che ricordavo fosse giusto, ma anche per aiutare il lettore a capire meglio la situazione. Un'altra volta mi serviva una partita di calcio assolutamente irrilevante ai fini della storia (per intenderci, avrebbe potuto essere anche orsi polari contro cammelli del Sahara), ma ho cercato un match che fosse nei giorni che intendevo e ho utilizzato quella, con squadre, giocatori e risultato presi dalla partita vera.
    Questo non fa di me un'autrice particolarmente brillante; anzi, al contrario, dovrebbe far di me un'autrice ordinaria, perché (ri)creare un ambiente con luoghi ed eventi al posto e al momento giusto è il minimo che si dovrebbe fare per ottenere un risultato credibile. Quindi usiamolo 'sto benedetto internet, perché basta davvero poco per accontentare anche i lettori più attenti e meticolosi.
    HappyCloud

    RispondiElimina
  8. La scarsa coerenza è uno dei motivi che mi porta ad abbandonare la lettura di una FF.
    Io ho vari OCD che sublimo con la ricerca su Internet...

    Raffaella

    RispondiElimina
  9. SenzaFiato, ormai la mia sanità mentale è andata da un pezzo... D'altronde faccio l'insegnante, è risaputo che siamo tutte matte. Dimmi solo che non si vede così tanto...

    Virgi, tu cerchi di creare le storie anche nella realtà (vedi i poveretti che cerchi di accoppiare!): certo che hai la mania del controllo!

    patapata, non me n'ero minimamente accorta. Ho fatto lo Scientifico, ma l'ho totalmente rimosso appena concluso. Immagino che se ne sia dimenticato anche Pieraccioni e che questo abbia causato la morte della vecchina per annegamento...

    donna perseguitata da Archimede, tu lo sai vero che continuo a capire sempre la metà delle cose che dici e scrivi? Ma è una metà favolosa. Per l'altra metà mi limito ad annuire e a fare una faccia intelligente, come Homer Simpson. Molto intelligente.

    HappyCloud, è sempre bello leggerti (anche su efp, grazie per l'ultimo aggiornamento!); lo vedo, nelle tue storie, che c'è quell'attenzione in più e perciò le apprezzo molto; e io credo che la curiosità sia indice di grande intelligenza, per cui seguirla non può che far bene!

    Raffaella, è lo stesso per me; ho anche motivi più superficiali per abbandonare una ff (ad esempio quando è scritta in rosa, in quel caso chiudo subito), ma la mancanza di attendibilità mi amareggia proprio.

    RispondiElimina
  10. Per restare in tema, sei matta "nel giusto".
    Ma detto da una matta come me non vale molto!

    SenzaFiato

    RispondiElimina
  11. Chiedo scusa a Mirya, vorrei usare il tuo blog per fare una domanda a Donna perseguitata da Archimede. Posso? Io vado eh, magari mi cancelli:

    Cara DoPedA
    Io delle cose che scrivi capisco molto meno della metà che capisce Mirya, ma intuisco che tu Sappia, in generale e in particolare di storia antica. Dunque, mio marito ed io siamo nel tunnel dei romanzi storici ambientati in epoca romana, le mie domande sono 2:
    1. Ho capito bene che Manfredi lo promuovi? Va bene? Nel senso di questo post di Mirya, le ricostruzioni sono accurate, attendibili, veritiere?
    2. Stessa domanda per i romanzi di Guido Cervo. Ho appena finito L'aquila sul Nilo, l'ho trovato bellissimo. Mi fido? E' ricostruito bene? Lo consiglio alla figlia di una amica alle prese con la prima superiore e completamente allergica al libro di storia? Così allergica che ieri mi ha guardata storta perchè raccontavo della mia vacanza un po' "spartana" del dopo laurea (un paio di vite fa).

    Confido in Archimede

    tua e tua
    patapata

    RispondiElimina
  12. Cara Patapata,
    ti rispondo, nonostante l'odio nei miei confronti di Archimede (a cui non bastava di farsi trovare con aggeggi taglienti in mano in casa durante una presa, ma doveva farsi rivedere i testi da qualche cretino qualche secolod dopo per cui non si capisce che cacchio abbia scritto veramente)

    Manfredi io lo promuovo. Certo, non è il dio della letteratura disceso per illuminarci, ma è pure uno che sa di quello che scrive. Nel senso: fa un romanzo storico lui, sa quello che scrive, era da giovane un archeologo serio. ora mi dicono abbia un po' ceduto al fascino televisivo, non so se pubblichi ancora, ma sicuramente sa di quello che scrive, semmai c'è il rischio che voglia avere un piglio da "nonno che racconta al nipotino". E' come il caso dei romanzi della Mossè (anzi, forse più ancora in questo caso): omicidio nell'agorà ha una ricostruzione perfetta, perché è fondamentalmente una storica. nel senso: per interessarla ben vengano, sono buoni romanzi, anche Cervo (non ci impazzisco, ma manco mi dispiace) scrive buone ricostruzioni. Con questo, però, non vuol dire che poi i dati siano tutti perfetti, alcuni sono ovviamente mistificati ai fini del romanzo. Se serve per avvicinarla al genere, ben venga quindi Manfredi, Cervo, "quo vadis?" e chi più ne ha più ne metta...
    Un abbraccio
    E.

    RispondiElimina