lunedì 21 novembre 2011

Cattivi professori


Quando ero piccola, noi eravamo abbastanza poveri.

Quella di allora era una povertà differente da quella di oggi, che invece è una povertà di ritorno, come l’analfabetismo di ritorno (e che all’analfabetismo di ritorno è correlata): quella di allora era una povertà strana e dignitosa, perché condivisa quasi da tutti, una povertà tale che si poteva essere abbastanza poveri, allora. C’è tanto da dire sull’essere abbastanza poveri e sulla povertà di ritorno, ma per ora quel che mi preme ricordare è che le persone abbastanza povere avevano un regalo a Natale. Uno solo, ma ce l’avevano.

Il mio era, ovviamente, un libro, ed era anche l’unico che desiderassi. Erano edizioni vecchissime di libri per bambini, la carta era spessa e giallognola, le lettere grandi e la rilegatura rigida e blu, così anche i libri più corti sembravano mattoni e pareva durassero di più. I titoli erano quelli dei classici per bambini: Il mago di Oz, Il richiamo della foresta, L’isola del tesoro, Peter Pan. Io lo aspettavo tutto l’anno, il mio libro di Natale, e poi passavo l’anno successivo a rileggerlo intervallandolo alla rilettura degli altri che avevano regalato a me o a mio fratello o agli amici. Erano i tempi in cui stavo sveglia di notte sotto alle lenzuola con una piccola torcia per non farmi beccare a sognare di essere da qualche altra parte, nel mio mondo di carta. Erano i tempi di cui parla Chiara, nell’ultimo capitolo di Di carne e di carta:

"Non sono stata una brava studentessa, vedi, perché ogni notte il mio mondo di carta mi insegnava altre cose, mi dipingeva universi lontani eppure così vicini che mi pareva di poterli toccare anche con le membra doloranti, mi raccontava di esseri umani che sapevano quello che provavo e mi assicurava che c’era anche altro, da provare, nella vita, mi sussurrava una buonanotte in cui non avrei rivissuto la mia giornata, ma quella di mille altre esistenze correlate alla mia. Mille altri punti, in quella linea che un giorno avrebbe scritto anche in me la parola giusta, la parola di Dio, magari, quella che mi avrebbe spiegato il senso della vita e che io avrei eletto a parola guida. Erano due insegnamenti diversi, uno diurno ed uno notturno, ed io ho sempre saputo distinguere i bravi professori da quelli cattivi. E ho scelto i libri, ho ascoltato i libri, ho seguito i libri."

L’ho capito allora, che non sarei mai stata del tutto bene, nel mondo di carne. L’ho capito allora, che quella era la vita in cui mi riconoscevo di più. Poco dopo ho cominciato a scrivere.

Poi è successa una cosa che non avevo preventivato e che, in Di carne e di carta, ho tralasciato: ho incontrato dei cattivi professori. Ho incontrato un sistema scolastico cattivo, quello italiano, ancora prima e oltre le riforme, un sistema basato sullo snobismo intellettuale che noi italiani ci portiamo dietro in libreria, al cinema, nelle gallerie d’arte, e ci costringe sempre ad essere impegnati ed alternativi e critici. Tanto, tanto, tanto critici. Così ci dimentichiamo una cosa fondamentale: il divertimento. Perché fin dai primi anni scolastici all’italiano viene insegnata una cosa fondamentale: se ti diverti, sei ignorante. Se vuoi sembrare una persona acculturata, non ridere mai, non svagarti mai, fingi sempre di riflettere sul senso della vita – e spreca la tua vita nel farlo, neanche fossi un novello Giacomino da Recanati.

Così a scuola i programmi ministeriali ci costringono in seconda a fare I promessi sposi (ma come, come raccontare a degli adolescenti d’oggi in piena crisi ormonale il rossore virginale di Lucia quando Renzo le tocca il gomito e sperare che a loro interessi?), e al biennio i miei colleghi danno da leggere Verga (a chi vogliono più male, mi chiedo io, agli studenti o a Verga?). Ed è fuorviante sostenere che è lo stesso percorso scolastico che abbiamo fatto anche noi: noi eravamo differenti. Noi avevamo ricevuto libri come regali ed eravamo abituati a considerare la lettura un dono, oggi invece i ragazzi arrivano spesso alle superiori senza aver mai aperto un romanzo. Analfabetismo di ritorno, appunto, che va curato in modo adeguato e Manzoni e Verga non sono mai, mai una cura adeguata. Sono più che altro una malattia, diffusa da quegli untori che sono i cattivi professori.

Non sono per forza persone, spesso sono solo idee: la convinzione che tutto ciò che ci arricchisce davvero debba per forza fracassarci i testicoli; che se su una pagina non ci spacchiamo la testa allora quella pagina sia spazzatura. È il pregiudizio contro la maggior parte dei generi narrativi di cui tratterò prossimamente, prima di tutti il Romance, e contro la lettura di intrattenimento, perché intrattenersi pare essere una parolaccia - eppure, quando mi offro di intrattenere mio marito, lui non ne sembra affatto dispiaciuto.

Beh, io sono stata vittima di questi cattivi professori, in passato. Anni di ‘studio matto e disperatissimo’, per tornare a parlare di Recanati, due lauree, tre specializzazioni, un dottorato in corso, gli approfondimenti per eseguire il mio lavoro: tutto ha cancellato in me quella bambina che leggeva i grossi libri blu sotto le coperte. Mi sono data alla saggistica, alle letture sempre più cervellotiche, e questo mi ha portato ad essere sempre meno invogliata nel leggere e sempre più critica verso ciò che leggevo. Oh, quanto ero pronta a biasimare ciò che mi appariva troppo frivolo, quanto ero insoddisfatta di ciò che non mi aveva spalancato davanti una grande verità. Quanto ero triste.

È così che si smette di essere lettori e scrittori: smettendo di intrattenersi. E pare che per un italiano questo sia un segno di distinzione culturale, perché questo ci insegnano i cattivi professori, a scuola e sui giornali e al cinema e in libreria.

Il mio cambiamento – il mio alfabetismo di ritorno, potrei chiamarlo - è stato innescato appunto dal ritorno all’intrattenimento e al divertimento, inaugurato dalla Meyer (la mia famosa ed inspiegabile cotta in gravidanza), proseguito con le fanfictions e ben più degnamente con la Rowling. Oggi leggo di nuovo come una volta e anche di più, solo che non mi devo più nascondere sotto le coperte, mi diverto mentre lo faccio alternando tutti i generi e tutte le possibilità offerte dal panorama editoriale, scrivo di nuovo, non critico quasi nulla perché trovo qualcosa di bello praticamente in tutto ciò che leggo.

Ci ho messo un bel po’, ma ho imparato a riconoscere anch’io, come Chiara, i cattivi professori, e sono riuscita a liberarmi dal loro asfissiante potere.

Lo vedete in giro, quel potere, sulle persone che ne sono state possedute. Sono quelle che hanno smesso quasi del tutto di leggere perché credono che nulla sia alla loro altezza, che quando leggono lo fanno per criticare perché credono che sia l’unico modo sensato di leggere, che rifiutano il nuovo perché credono che il nuovo sia indegno rispetto al canone classico, che pongono numerosi paletti riguardo a ciò che credono vada letto: niente storie d’amore, niente personaggi fantastici, niente poteri sovrannaturali, niente fantasia.

Niente divertimento.

Niente intrattenimento.

Lo vedete in giro, il potere asfissiante dei cattivi professori.

Purtroppo è contagioso e, in Italia, sta inaridendo il panorama creativo.

Ma è anche facile da contrastare: basta un libro sotto le coperte e tanta, tanta voglia di intrattenersi.

Verbo che, sotto le coperte, si presta a diverse sempre ottime interpretazioni.


17 commenti:

  1. "Cosa vuoi per Natale?" "Un libro."
    Una scenetta che conosco bene, con risvolti non sempre piacevoli. Perchè se il libro ero io a sceglierlo, allora sicuramente finivo a divorarlo, perchè era con ogni probabilità un giallo con misteri, avventure e delitti da risolvere.
    Se il libro lo sceglieva la zia o la nonna, mi ritrovavo quello che "andava bene alla mia età", libri che io non avevo mai voluto leggere perchè a otto anni volevo leggere la Christie e Conan Doyle e non per forza la collana con i libri adatti alla mia età. Perchè ancora non c'era la Rowling ma solo i primi Mondadori per ragazzi e la collani Gli istrici, che inevitabilmente mi veniva regalata ogni compleanno e Natale e che io odiavo.
    Perchè regalare un libro è sempre una sfida, è difficile conoscere i gusti del destinatario, a maggior ragione quando si segue ciò che la società impone. Perchè dovevo essere troppo piccola per leggere altro che non fosse libri per ragazzi? Perchè così consigliava la maestra, la libraia, la bibliotecaria.
    Ma io ero curiosa e per fortuna avevo una mamma che mi assecondava e mi faceva scontrare con la mia testardaggine. Così ho letto "Le notti di Salem" di Stephen King quando ero fin troppo giovane e mi sono annoiata terribilmente, però sono arrivata alla fine. Così ho amato Sherlock Holmes, ripudiandolo quando ho incontrato qualcosa che per me, da bambina, era inammissibile.
    Così non ho dormito un mese perchè avevo insistito per vedere un film di Dario Argento.
    Ma mai da sola, però. Ed è così che spero di poter fare con i miei figli, fregandomene se la società non è d'accordo. Perchè per un anno soltanto, in quarta ginnasio, ho avuto una prof che ci ha fatto leggere tutto, dai classici a Bar sport, da Il silenzio degli innocenti a Jack frusciante è uscito dal gruppo e che a Natale ci ha regalato "Il piccolo principe" perchè era il suo libro preferito.
    Per fortuna esistono anche professori così e tu me l'hai subito ricordata. Tornerei a scuola solo per poter dire che la mia prof è fighissima e legge e scrive fanfiction, anche se poi mi mette l'insufficienza perchè ho tradotto male Cicerone.

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  2. Tu sei decisamente una contraddizione in termini: scrivi le cose più dolci che io abbia mai letto, mi fai pure far pace con la mia parte romantica, ed hai un passato di lettrice cupa alle spalle! Dal giallo all'horror, sei partita con tutti generi molto scostanti da quelli a cui sei arrivata, come credo abbiamo fatto in molti perché i libri sono davvero strani: magari si fatica a trovare il primo che ti cattura davvero, poi però pare di non poterne più fare a meno e più leggi più leggeresti, in termini di quantità e qualità.
    E sappi che questo è solo il primo dei tanti post che mi stai ispirando tu, con le nostre chiacchierate telefoniche!

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  3. Da quando ho l'ebook reader mi sembra di essere tornata a respirare. Il costo dei libri, lo spazio sempre più esiguo della libreria mi avevano spinta, negli ultimi anni, a fare una cernita e così, da diligente e sciocca studentessa, compravo quasi esclusivamente libri classici, intelligenti. Mi stavo annoiando,in effetti. E da un mese a questa parte sto facendo indigestione di Young Adult, fantasy, libri smielatissimi da farti riempire i denti di carie e tutta quella marea di parole che mi ero lasciata alle spalle. E quant'è più bello il mondo. E quanto sto più bene io!
    Non mi ero resa conto che la lettura fosse diventata tutta una sequela di nozioni, tra i libri di piacere e quelli dell'università... Ne leggo ancora, di quei mattoni pesanti che mi piacciono tanto, ma non leggo solo loro ed è meraviglioso!
    Ci pensavo l'altro giorno, il tuo intervento è di una puntualità sconcertante :)

    Mio padre quando mi ha regalato ebook reader mi ha detto "Così smetterò di andare in giro per librerie a Natale a comprare libri per te."
    Ovviamente, lui ancora non lo sa, ma lo farà comunque!

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  4. La scuola l'ho finita 4 anni fa, ed è da quattro anni che posso ritenermi una lettrice che si intrattiene. Prima leggevo i libri che l'insegnante di italiano ci dava, solo durante le feste, perchè i compiti mi impedivano di trovare il tempo di gustarmi veramente un libro. Forse erano anche le ore di viaggio tra la scuola e la casa che mi stancavano, ma proprio non riuscivo a leggere se non durante le vacanze di Natale e in estate. Da bambina ero frequentatrice assidua della biblioteca comunale, poco fornita perchè piccola, ma trovavo sempre dei bei libri, soprattutto Bianca Pitzorno e la collana de Il Battello a vapore, che rileggevo fino alla nausea.
    Pochi libri mi hanno veramente colpito di quelli della lista della professoressa della superiori, uno tra questi era "La coscienza di Zeno", divorato in una settimana, e una notte non ho neanche dormito per finirlo, con il risultato di non connettere il cervello tutto il giorno dopo!
    Con il lavoro il tempo per leggere è ancora poco, ma c'è. Ho scoperto i classici inglesi, che a scuola non ho studiato, Harry Potter in tarda età (non volevo leggerli perchè lo leggevano tutti), Orwell (divino), Allende (fantastica). Questi autori li avrei letti volentieri a scuola, al posto di Verga (i malavoglia ...oddio!!!).

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  5. Sono una lettrice silente di molte delle vostre fanfictions e, spesso, di questo blog.
    Inutile dire che sono totalmente d' accordo con questo post, con la verità tragica di quello che dice. Proprio pochi giorni fa condividevo in un gruppo su fb la mia idea di "mentalità ristretta e antiletteraria" . Tutti coloro che si atteggiano a lettori critici e acculturati non fanno altro che danneggiare il mondo di carta, contribuendo ad allontanare dal piacere della lettura chi, come me, legge(rebbe) tutto ma magari si lascia trascinare dall'ipercriticità dei più. D'altra parte si sa, a 15 anni è facile farsi abbattere.
    Per questo dico grazie a chi, come te, sa veramente cosa vuol dire insegnare.
    Io, nel mio piccolo, continuerò a vantarmi, anche (soprattutto) con gli acculturati, di aver acquistato, amato, e conservato gelosamente i miei 7 HP, e in cuor mio mi rattristerò per loro, che non sanno di quale piacere si stanno privando.
    :)

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  6. Che dire prof?
    Quando nella mia vita mi sono ritrovata a passare quella fase di rifiuto della lettura, per noia, per mancanza di buoni consigli, mi sono 'aggrappata' ai fumetti e ai fotoromanzi.
    Ho sempre avuto la fortuna di leggere Tutto di tutto quello che attraeva la mia curiosità. Solo per il gusto di poter dire alla fine della lettura 'è stata una bruttissima avventura.Bleah!'
    Oppure per poter raccontare e fracassare le scatole a chiunque dicendo 'hai letto questo? No? Assolutamente devi rimediare', e via con una filippica infinita che c'era da spararmi.

    Con il tempo, per scelta mia più che altro, il mondo di carta è diventato il mio compagno di vita,il mio migliore amico.
    E non ti dico poi quando , grazie alla saga di twilight, ho incontrato il mondo delle fanfiction ....
    Non sarebbe bello introdurre a scuola questo tipo di letture?
    Insegnare agli adolescenti che leggere è anche viaggiare, sognare, fantasticare?....
    Fin'ora posso affermare che le notti migliori della mia vita sono state quelle passate a leggere

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  7. Sono in parte d'accordo con quello che dici, in particolare sui cattivi insegnanti. Io sono un'insegnante, come te, e in classe leggo tanto: mi hanno insegnato che alle medie, dove insegno, è fondamentale che sia l'adulto a leggere, perché è capace di dare un senso alle parole che legge che i ragazzi farebbero fatica a dare. Qualche giorno fa leggevamo un capitolo dell'Isola del tesoro e i miei alunni si sono arrabbiati perché è suonata la campanella dell'intervallo proprio sull'ultima parola del capitolo, che si concludeva con un colpo di scena, per cui avrebbero voluto proseguire all'istante. Alcuni quel libro l'hanno già letto più di una volta, altri lo leggono solo in classe. A me interessa che leggendo loro entrino nella storia e si immedesimino.
    Io in terza leggo alcune parti dei Promessi sposi e i ragazzi lo adorano: quando chiedo loro di immedesimarsi in un personaggio e di raccontare cosa avviene dal suo punto di vista durante la notte degli imbrogli, scrivono sempre delle cose fantastiche. Ho ancora in mente un mio alunno che un po' di anni fa immaginò di essere il Griso: era il più scatenato della classe e di solito scriveva in un modo orribile, ma il pezzo sul Griso era bello.
    Io credo che i ragazzi in classe percepiscano in modo netto se noi stiamo leggendo loro qualcosa che noi amiamo: è molto probabile così che lo apprezzino anche loro.
    C'è un libro che ha un titolo interessante, Contro la letteratura di Davide Rondoni. L'ha letto mio marito, io non ho ancora avuto tempo, però l'idea che sostiene è proprio quella che il modo in cui a scuola viene fatta studiare la letteratura, l'ammazza. O meglio, ammazza il desiderio degli studenti di incontrare gli autori: se penso a come mi costringevano a studiare italiano al liceo, inorridisco. Leggere non deve essere vivisezionare.
    Buon lavoro

    Cristina

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  8. I tuoi post cadono sempre a fagiolo!Inoltre, strano ma vero, ancora una volta la penso esattamente come te.
    Nella mia classe i Benedetti, oltre che Promessi, Sposi hanno ucciso crudelmente la passione per la lettura della maggior parte degli studenti.
    Le numerose schede di letture, i libri improponibili, il tono petulante dell'insegnante, la noia infinita:ecco cos'è diventato il liceo per me, negli ultimi tempi.
    Non è affatto bello ma purtroppo è la verità.
    Comunque io tengo duro e continuo a seguire il tuo consiglio... anzi, continuo a seguire i libri, gli unici professori che mi hanno veramente insegnato qualcosa.
    Ti saluto, con la speranza che in futuro cambierà questo assurdo sistema scolastico.
    SenzaFiato

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  9. @Emily: Io ho fatto il tuo stesso percorso e vorrei parlare presto anche dell'immensa ricchezza offerta dai pdf! Fermo restando che appunto non sostituiranno mai il cartaceo...

    @ArmaMedievale: Te lo immagini Montanari a consigliare Harry Potter? Mi fa ridere solo il pensiero!

    @kygo: Credo che sia proprio questo il punto: i classici sono fenomenali, ma non possono essere i soli che leggiamo; anche perché occorre ricordarsi che ciò che oggi è considerato un classico spesso dovette lottare ai suoi tempi contro molti pregiudizi per diventarlo. E che in fondo leggere deve essere sempre un piacere e mai un obbligo!

    @Anonimo: Io tremo al pensiero di come sarei potuta diventare se tante persone non mi avessero aperto gli occhi e i gusti, ricordandomi appunto cosa sia il puro piacere della lettura. Oggi cerco di trasmetterlo ai miei studenti e pare che funzioni!

    @kikkasole: Oh, anche i brutti libri servono moltissimo, ci aiutano a comprendere meglio i nostri gusti; spesso, peraltro, mi è capitato che ciò che un tempo consideravo brutto poi mi sia piaciuto moltissimo e viceversa. Credo che anche i nostri gusti letterari mutino con noi, un po' come i gusti culinari: in fondo sono entrambi piaceri!

    @Cristina: Hai perfettamente ragione, purtroppo immagino che i miei alunni sentano che a me Manzoni non riesce a piacere; ma c'è anche il discorso di come in parte sono obbligata a farlo alle superiori, dovendo puntare l'attenzione più sulle tecniche letterarie che non sui contenuti. Certe nozioni sono fondamentali, non posso non darle o lascerò sempre i miei studenti privi dei mezzi per analizzare un romanzo, magari proprio per questo se riuscissi ad applicarle a letture più leggere e poi a dare Manzoni come lettura di puro divertimento lo apprezzerei maggiormente anche io! A me una cosa simile alla tua è capitata con Baricco: ogni anno faccio in classe la lettura interpretativa di Novecento e piace molto; un mio alunno assolutamente avulso dalla lettura se ne entusiasmò talmente tanto da leggersi prima tutto Baricco e poi tutti gli altri e oggi, a sorpresa, studia materie umanistiche!

    @SenzaFiato: Ci sono cose che purtroppo al liceo bisogna fare per obbligo, gli strumenti interpretativi vanno dati perché servono poi per tutto il resto della vita, ma sono in effetti noiosi; non dico di non darli, ma di intervallarli a letture di puro diletto, in modo che i ragazzi comprendano che quel lavoro ha una sua utilità e che, appunto, leggere non deve essere un obbligo ma un piacere!

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  10. Bellissimo post cara Fra', condivido tutto, proprio tutto, anche i libri a Natale da bambina. Noi eravamo un po' più fortunati, qualche gioco arrivava, ma ero io che li chiedevo, i libri.
    Li ho ancora quansi tutti, vecchi, con la carta spessa, giallina, meravigliose illustrazioni ormai impensabili.

    Condivido ogni parola, sullo snobismo non solo letterario, ma accademico in generale, aggiungo. E' un male, purtroppo, molto italiano.
    Curiamoci, curiamolo, curiamo i nostri figli, i nostri ragazzi.
    Brava e grazie

    baci e baci e baci
    patapata
    la patata affaticata

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  11. @patapata: Io purtroppo non li ho più trovati, so che erano finiti in garage, sostituiti dalle edizioni più economiche e meno spaziose degli stessi e poi evidentemente sono scoparsi nell'universo dei libri non più letti. Spero che da lì ritornino un giorno in qualche casa sotto l'albero di un altro bambino!

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  12. Non metto in dubbio ciò che dici. Credo solo che sia un modo un po' sbagliato di dare questi famosi strumenti interpretativi. Così si rischia di uccidere l'amore per la lettura.
    Ma al momento sono di parte perché mi manca la mia prof di Latino e Italiano che purtroppo ora si trova ad insegnare in altre classi.
    SenzaFiato

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  13. Grazie :) Questo post mi ha fatto riflettere sul perché ultimamente non riesco più a leggere... E mi ha fatta ricominciare.
    Secondo me è terribile il modo in cui oggi noi ragazzi ci avviciniamo alla lettura. Chiedi a un fanciullo qualunque "Ti piace leggere?" e, nel 99% dei casi, risponderà "NO!". Dov'è stato lo sbaglio, in quella vita, in quel ragazzo? A casa, o da altre parti, o a scuola? Penso un po' tutto... I nonni e gli zii pensano che se non leggi sei ignorante, e passi il giorno a fare *click click* al computer. A scuola, ti insegnano a criticare un testo, a scomporlo e analizzarlo e a cercare a tutti i costi l'errore, a studiare il libro, ad impararlo a memoria. Allora penso che i prof non si siano mai chiesti perché qualcuno scrive un libro. Non penso che il povero Manzoni volesse che i suoi capitoli fossero imparati a memoria, che le sue splendide metafore fossero infilate a sproposito in tutti i discorsi, giusto per sembrare più colti. Più probabilmente l'ha scritto per divertire, per farlo e farsi amare.
    Perciò grazie ancora, per esserti fatta amare nei tuoi scritti, che siano post o fanfictions.
    Martina

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  14. @SenzaFiato: Mi sa che stiamo proprio dicendo la stessa cosa!

    @Martina: C'è da ridere, al pensiero di cosa noi facciamo dire agli autori; e guarda che tecniche ha usato, guarda come ha giocato con le parole... Io molte volte penso che la differenza tra uno scribacchino ed uno scrittore vero sia proprio che allo scrittore venga naturale tutto ciò che lo scribacchino dovrebbe costruire mattone per mattone, ottenendo comunque un risultato piuttosto scarso.
    Poi l'analisi letteraria va anche bene, ma non quando toglie il gusto della lettura!

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  15. Il tuo post mi ha fatto riflettere molto... Sono d'accordo con quello che dici. Io ho sempre amato leggere e sperimentare un po' di tutti i generi (dai classici ai fumetti, passando per le fanfictions). Però non capisco come i ragazzi (miei coetanei, tra l'altro) non leggano. Anche io ho dovuto leggere Manzoni, Verga, Pavese, Foscolo, Svevo, ma nonostante le difficoltà di queste letture sono riuscita a trovarvi dentro qualcosa di bello. A volte ho impiegato mesi per finirne uno e alcuni li ho iniziati, ma non sono riuscita a continuarli. Tuttavia, credo che sia importante leggerli, perché alcuni autori, come Calvino, Silone, De Roberto, Pirandello, lo stesso Verga (sembra impossibile, ma è così!) hanno saputo appassionarmi e trasmettermi emozioni e riflessioni, proprio come le fanfictions, la Rowling, Faletti, Ammaniti (che il mio libro di letteratura del liceo definiva più o meno "cacca").
    Gloria.

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  16. @Gloria: Credo che sia perlopiù questione di abitudine e di libertà di scelta. Spesso i ragazzi non leggono perché non è dato loro modo di trovare qualcosa che li interessi; inizialmente si può partire con cose molto semplici e dirette alle loro specifiche, poi la lettura vien da sé e pian piano uno si abitua a leggere di tutto - a pretendere di leggere di tutto.
    E ovviamente anche a me i classici trasmettono molto, solo che anche io, per arrivare a loro, sono partita dal 'Mago di Oz' e dal 'Richiamo della foresta'; magari il problema è che io l'ho fatto da bambina e oggi si inizia più tardi, ma alla fine l'importante è iniziare!

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