venerdì 4 novembre 2011

Scuola di superpoteri


Noi siamo quelli che avevano superpoteri fin dalla pancia della mamma, perché siamo nati senza un cellulare che ci immortalasse per mandare mms con la nostra prima foto a parenti, amici e sconosciuti che ci cliccavano sopra per sbaglio su facebook, eppure siamo usciti lo stesso da quel luogo caldo e rassicurante – in cui metà del genere umano cerca per tutta la vita di rientrare - e siamo riusciti a mostrare subito la nostra indignazione senza mandare un sms, ma semplicemente piangendo a dirotto. Noi siamo quelli che piangono a dirotto anche adesso, solo che stranamente nessuno lo trova più teneramente accettabile. Sarà perché abbiamo tolto il pannolino.

Noi siamo quelli che i superpoteri li hanno mantenuti anche dopo, perché in casa avevamo un telefono con uno strano quadrante a rotella, in cui non si pigiavano i tasti ma si faceva scorrere il dito nei buchi e poi si doveva prendere in mano la cornetta attaccata al filo, eppure riuscivamo a compiere egregiamente queste azioni sincronizzate in genere di nascosto dai genitori. Noi siamo anche quelli che quando i genitori hanno messo il lucchetto al telefono – perché col quadrante a rotelle si poteva – siamo riusciti a scassinarlo con una forcina e/o una spilla da balia, perché oltre ad avere i superpoteri eravamo geni del crimine e ci eravamo allenati con i termometri non digitali, che si potevano far salire mettendoli in una tazza di tè bollente. Noi siamo quelli che, quando venivano biecamente scoperti a manomettere telefoni e termometri, ricorrevano alla cabina telefonica per chiedere aiuto agli altri geni del crimine che conoscevano: una cabina in ogni angolo, che funzionava a gettoni, un gettone duecento lire. Tre chili in ogni tasca.

Noi siamo quelli che hanno anche il superpotere della pazienza, oggi in via d’estinzione, perché quando accendevamo il primo gigantesco computer aspettavamo anche mezz’ora che partisse e poi se volevamo provare un giochino ultramoderno – in genere due asticelle con una pallina che rimbalzava da una all’altra – dovevamo attendere che il mangiacassette lo caricasse per quaranta minuti. Noi siamo quelli dei mangiacassette, e delle cassette vergini per copiare gli album dei nostri cantanti preferiti, e del primo videoregistratore che costava un botto e faceva un rumore sordo come se stesse sempre sul punto di morire e che però non moriva mai. Li facevano immortali, allora. Se si rompevano li tenevi insieme col nastro adesivo. E via col rumore più sordo.

Noi siamo quelli che si sentivano ricchissimi quando è arrivato internet e abbiamo comprato il primo modem 56k e la prima connessione a pagamento e che continuavamo ad avere il superpotere della pazienza, perché per scaricare una canzone ci potevamo impiegare anche tutto un pomeriggio. E tre metri di prolunga. Noi siamo quelli che potevano ancora scaricare, perché non c’erano tutte queste leggi contro il download, perché lo sapevano anche loro, che prima o poi il superpotere della pazienza ci abbandonava e compravamo l’album.

Noi siamo quelli che hanno imparato le cose in modo empirico e i primi cd li mettevamo dentro da entrambe le parti, perché così si faceva con le cassette, e li abbiamo rovinati tutti. E così ci sentiamo sentiti un po’ meno ricchi e un po’ più pazienti. E abbiamo scoperto che ci sono cose che si possono usare da una parte sola. Come molti uomini.

Noi siamo quelli che hanno anche il superpotere dello stupore, perché quando è scoppiata la guerra del Golfo ci siamo stupiti di scoprire che la guerra poteva essere così vicina e abbiamo capito subito cosa fosse un dittatore pur non avendocelo ancora in casa; e quando è scoppiata Chernobyl ci siamo stupiti che anche quello potesse accadere così vicino e abbiamo capito subito che una centrale nucleare non era una bella cosa pur non avendo nessuno che ce la volesse ancora costruire in casa.

Noi siamo quelli che hanno anche il superpotere della partecipazione e abbiamo scioperato, per la guerra del Golfo, e abbiamo scioperato stranamente anche per Chernobyl, benché non ci fosse nulla di preciso contro cui scioperare. Perché noi siamo quelli che erano anche un po’ paraculi e scioperavamo per tutto quello che riuscivamo ad usare come scusa, anche quando finiva la carta delle fotocopiatrici a scuola.

Noi siamo quelli che hanno anche il superpotere del colpo di fulmine – possibilmente in testa, il fulmine -, perché quando sono arrivate le chat ci siamo fiondati con tutti i piedi su di esse e scrivevamo messaggi di mezza pagina, senza capire come funzionava, e ci innamoravamo dei vari canali salvo poi litigare in tutti quanti. Noi siamo quelli che quando sono apparsi i bot ci siamo chiesti se fosse Capodanno e abbiamo provato a parlarci, coi bot, e abbiamo sorprendentemente litigato anche con loro. Noi siamo quelli che quando sono arrivati i social networks eravamo già delusi dalle chat eppure ci siamo fiondati anche lì con tutti i piedi, perché noi siamo quelli che hanno anche il superpotere della perseveranza: quando facciamo un errore, lo ripetiamo alla grande.

Noi siamo quelli che quando sono arrivati i cellulari e i portatili si sono fiondati con tutti i piedi anche su quelli – quasi tutti noi, io ci ho pianto su parecchio, prima di rassegnarmi, e non è un’iperbole – e ci siamo giocati tutti i risparmi per i primi cellulari che pesavano mezzo chilo e facevano una cosa stranissima: chiamavano. Noi siamo quelli che quando sono arrivati ad essere piccolissimi, i cellulari, li hanno richiesti di nuovo più grandi, fingendo di avere assoluto bisogno di funzioni che non avremmo mai usato, perché noi abbiamo anche il superpotere della malinconia. Ci mancava il peso del telefono e ci mancava che poi non sapesse chiamare. Però si connette benissimo. E fa delle foto che neanche la fotocamera. E le patatine.

Noi siamo quelli che hanno anche il superpotere della memoria: ricordiamo un mondo in cui se dicevi che non c’era rete stavi parlando di quella per giocare a pallavolo, se non c’era campo stavi parlando di quello da calcio, se non riuscivi a scaricare significava che eri stitico. Noi siamo quelli delle affermazioni fuorvianti, ecco.

Noi siamo quelli che ad un certo punto si sono trovati vecchi, e non contava nulla che ci dicessero che l’età media continua ad aumentare, eravamo vecchi perché, con tutti quei superpoteri, ancora non riuscivamo a raccapezzarci, in un mondo che sembrava sempre più grande, sempre più incomprensibile, e in cui tutti i nostri banalissimi sogni da ragazzi venivano scambiati per sogni che non avremmo mai pensato di avere e che in effetti non avevamo: la sicurezza di un lavoro in cambio dei reality, la possibilità di avere una buona istruzione in cambio della playstation, un’assistenza sanitaria seria ed efficace in cambio della libertà di cercare su Wikipedia che malattia avevamo. Per poi dirla ai dottori. Ma come, l’ho letto su internet. Lei non ha il wireless?

Noi siamo quelli che ad un certo punto hanno scoperto che con tutti quei superpoteri non potevano fare le cose più semplici: dire la propria opinione, sapere cosa accade davvero nel mondo, combattere per i propri diritti.

Noi siamo quelli che hanno capito che qualcosa stava tornando indietro all’ultimo referendum, quando hanno scoperto che in fondo quei superpoteri lì ce li avevamo ancora, solo che anche loro avevano avuto bisogno dei loro tempi per adattarsi a questo mirabile mondo nuovo e rendersi utilizzabili sul web, dove l’abbiamo vinto, il referendum, ricordandoci dei dittatori e delle centrali che scoppiano. Qualcuno ha parlato anche della carta delle fotocopiatrici. I soliti paraculi.

Noi siamo quelli che ieri sera hanno visto Servizio Pubblico e che ora si sentono un po’ meno vecchi. Perché ora tutti questi superpoteri mostrano di avere un loro senso, di avere uno scopo. Noi siamo quelli che hanno visto troppi cambiamenti inutili e che ora potremmo scoprire che quei cambiamenti inutili stanno diventando utili.

E che tutto ciò che ci ha reso vecchi, che rende vecchi tutti, perché presto non ci capiremo di nuovo niente e i cellulari ci controlleranno le funzioni vitali – ti stanno per venire i mestrui, ce l’hai l’assorbente con te? – e i computer non avranno nemmeno la tastiera – riconoscimento vocale, scansione della retina e dei glutei, per favore -, tutto ciò che ci ha reso vecchi ci ha permesso di essere ancora giovani e di protestare.

Per una guerra nuova, per un’esplosione nuova.

Per la carta delle fotocopiatrici.

I soliti paraculi.


3 commenti:

  1. I numeri di Servizio Pubblico mi hanno rincuorato, anche se dopo cinque minuti di programma avevo il morale a terra, anche se mi sono sentita da schifo di fronte all'ignoranza colossale di Pisacane e dei sudditi di Scilipoti, anche quando di fronte alla escort-non escort ho desiderato prendere la mia femminilità e farla a pezzi, prima che qualcuno lo facesse al posto mio. Chi ieri sera era di fronte a un pc o a una tv ad ascoltare e indignarsi è la speranza - la MIA speranza, anche egoisticamente parlando - per il futuro. Spero, spero, spero che non sia un fuoco di paglia. Spero che non sia l'onda degli indignati o l'ombra di SpiderTruman a guidare questa 'primavera' partita in sordina. Spero che duri, io sono pronta.
    Morea

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  2. Io sono rimasta agghiacciata dalla comparazione tra i nostri politici e quelli degli altri paesi. Lo sapevamo già, è vero, ma leggere che uno qualunque dei nostri percepisce di più e ha più collaboratori del Presidente degli Stati Uniti è uno schiaffo notevole.

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  3. Viva Servizio Pubblico.
    Tanti saluti da Carlo Conti.

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