venerdì 30 dicembre 2011

Quarta dimensione



Questo è un argomento che tratto di rado, perché è troppo… troppo.
Ma oggi proprio non potevo farne a meno.
La maternità.
Non sono mai stata una sostenitrice della maternità a tutti i costi. Credo che in Linee si colga bene la mia polemica contro il messaggio della Meyer, secondo cui una donna non è donna se non fa figli: lo trovo offensivo sia nei confronti di chi figli non riesce ad averne, sia nei confronti di chi sceglie di non averne per sua scarsa predisposizione, che merita il mio rispetto molto più di chi i figli li fa per capriccio o per avere qualcosa di suo.
Perché i figli non ci appartengono: siamo noi ad appartenere a loro, dal primo respiro che prendono al mondo.
Per cui credo che fare figli non sia un obbligo, ma una scelta. E non una scelta fatta a priori, perché se c’è una cosa che avrete senz’altro capito da quanto ho dipinto imbecille Leonardo, è che non credo nemmeno nelle scelte a priori, perlomeno non per quanto riguarda gli affetti.
Ho sempre saputo che avrei fatto l’insegnante, ma non che avrei avuto una famiglia; a dire il vero, ero piuttosto reticente al riguardo, a causa della mia esperienza.
Non ho scelto, dunque, di avere in generale, a priori, un marito e un figlio, non ho cercato il matrimonio e la maternità: ma ho scelto un uomo, capitato quando di certo non lo cercavo, un uomo con cui poi sono venute naturali le scelte successive, il matrimonio e la maternità.
E oggi non ho cambiato idea: fare figli non è un obbligo; se la mia vita fosse andata diversamente io, per come sono fatta, avrei magari potuto sentirmi realizzata lo stesso; ma oggi so cosa mi sarei persa.
Uso spesso, per spiegarlo, la similitudine della quarta dimensione: noi non la percepiamo, per cui non ne sentiamo la mancanza; ma se la percepissimo poi non potremmo farne a meno, ci mancherebbe una parte di noi come ci mancherebbe la tridimensionalità se dovessimo perdere parte della vista. 
Il patato è la mia quarta dimensione: lui mi fa vedere il mondo in un modo in cui non avrei mai immaginato, perché i suoi occhi funzionano in modo diverso e il suo cervello possiede percorsi sterminati della fantasia che non sono mai a comparti stagni; lui mi fa sentire un amore che non potrò mai descrivere in nessuna storia e che ridicolizza tutte le ipotesi su cosa si farebbe per un figlio; lui mi dona emozioni che avevo perduto e che senza di lui non avrei mai ritrovato, tutto quello che la crescita uccide in noi e che pure può resuscitare davanti ad un gioco nuovo, al suo cartone preferito di mese in mese, a come memorizza la canzone del coccodrillo.
So che la mia situazione non vale per tutti: c’è chi sente un desiderio profondo di famiglia anche prima di averla provata e magari pur desiderandola purtroppo non riesce a crearla, persone che hanno la genitorialità nei geni ma che la sorte non benedice come dovrebbe; e poi c’è chi davvero non dovrebbe osare farla mai, una famiglia, mostri che leggiamo sui giornali ogni giorno e che rendono il mio Lucius uno che di inventato ha solo l’uso della bacchetta.
Io sono nella terza categoria, una categoria normalissima, banalissima: sono una che poteva diventare madre oppure no ma che scelta dopo scelta lo è diventata e lo sta diventando ancora, altra scelta dopo altra scelta, una parola alla volta, un’immagine alla volta, un disegno alla volta, una lacrima alla volta, una risata alla volta, un sogno alla volta.
Io sono una che prima avrebbe anche potuto vivere in tre dimensioni, ma ora non potrebbe più.
E il patato è la mia quarta dimensione.
Senza di lui probabilmente questo Natale per me sarebbe stato l’anniversario del giorno in cui mio padre è caduto iniziando a morire e questo Capodanno la fine dell’anno della sua morte, oltre che di altre disgrazie che sono capitate.
Invece questo Natale è stato il giorno in cui abbiamo scartato branchi interi di dinosauri e questo Capodanno sarà il primo che proveremo a tirare sveglio il nostro fagotto scalmanato fino a mezzanotte giocando con tutti quei dinosauri.
Perché la quarta dimensione è fatta così: non ha posto per quell’angoscia in cui ci culliamo noi adulti. Qui i drammi passano un capriccio alla volta e si placano con una coccola e il male più atroce va via con un bacino.

E quindi buon anno a tutti voi, che siate figli o genitori, che abbiate avuto o perso figli o genitori, che siate in attesa o in ricerca o che non vogliate averne mai, buon anno a tutti coloro che fanno delle scelte giorno per giorno e che cercano di farle nel modo migliore.
E buon anno soprattutto a chi vedrà la luce nel 2012: la piccola Alice, che sta per sconvolgere per la seconda volta la vita di una mamma eccezionale che sono onorata di chiamare amica, e il fagiolino che si è insediato nella pancia di un’altra mamma che sarà sicuramente altrettanto eccezionale e che sono fortunata di avere come cognata.
Buon anno, piccole eppure infinite quarte dimensioni.
Che il 2012 porti a tutti un po’ della vostra magia.                                                                                                                                                           


12 commenti:

  1. Ho letto con grande emozione perchè questo è un argomento che mi fa soffrire e gioire. Io appartengo alla categoria che hai citato, ossia "persone che hanno la genitorialità nei geni ma che la sorte non benedice come dovrebbe" o meglio che non HA benedetto, perchè per me ormai è scaduto il tempo. Ma non è scaduto nel mio cuore. Il bilancio della mia vita mi dice che non mi manca un uomo, un marito o un compagno fisso. No, mi dice che mi manca un figlio. E tanto. E non voglio un gatto o un cane come surrogato di una creatura che non ho avuto. Ormai sono in pace, ho accettato questo diniego e me ne sono fatta una ragione. Ma la ferita c'è e ogni tanto perde sangue anche se io cerco di rimarginarla subito. E' difficile farsene una ragione, almeno per me. Ma questa è la mia realtà e allora io cerco di sopperire prendendo sotto la mia ala protettiva tutti i miei nipotini, sia quelli di famiglia che quelli acquisiti, e poi ancora tutte le giovani fanciulle che incontro nella vita, al lavoro e persino qui, in rete. Perchè così mi sembra di poter dare qualcosa, di poter trasmettere qualcosa, sperando che possa essere utile. Insomma, mi arrangio in questo modo. Spero di non risultare patetica ma hai affrontato un argomento di cristallo perchè soltanto che non ha figli e li vorrebbe può capire come ci si sente. Detto questo, il tuo patato è un amore e tu sei la solita piuma che riesce a toccarmi il cuore con un soffio. E ora mi fermo qui, è meglio.
    Stefania Rossi

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  2. Tu hai deciso di farmi piangere...BASTARDA!
    Sono tante le cose che condividiamo Fra, esperienze di vita, imprinting, scelte.
    Sono tante le sensazioni che ci hanno avvicinate, accomunate, riscaldate in questo percorso di amicizia e sorellanza che ci ha portate dove siamo ora...a chilometri di distanza, ma umanamente vicine...anzi, direi, adese.
    Io sono madre di una bambina meravigliosa, dolce e stronza,mestruata e fantastica...mia e di nessuno. Diventerò madre tra pochi giorni o poche ore di un'altra esserina satanica e Santa.
    Condivido con loro una parte del mio DNA, ma a loro devo in tutto e per tutto la rivalutazione del mio.
    Giulia ha regalato alla mia visione del mondo,dell'altro, della vita, una percezione, un filtro che la mia esperienza di vita aveva castrato prematuramente.
    Ho vissuto per la prima volta con lei la mia infanzia. Ho 'concimato' la mia serenità. Ho dato un senso al concetto di famiglia.
    Mia figlia mi ha fatto riappropriare di una parte di me che non aveva mai visto la luce.
    Mi ha anche tolto il sonno, ed il senno, quando era piccolina...come molto probabilmente farà Alice quando nascerà...ma, cazzo, ne è valsa la pena, cazzo, non potrei farne a meno...cazzo, ho avuto un culo pazzesco!
    Per questo ti chiedo...per favore...ricordami queste parole quando ti chiamerò in preda all'isteria ed in lacrime tra due settimane perché non avrò dormito nemmeno un'ora....
    La tua Nat-Balena

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  3. Io sono una di quelle con la maternità nei geni, ho sempre pensato di essere nata per essere madre, ho curato, nella mia infanzia, bambole ferite e cuccioli abbandonati, ho aspettato con trepidazione il momento in cui finalmente il mio corpo sarebbe cambiato accogliendo una nuova vita. Certo non avrei mai immaginato di accoglierne due. All'inizio mi sembrava una di quelle occasioni in cui bisogna aver paura di ciò che si desidera. Però passato lo shock iniziale la gravidanza è stata meravigliosa, senza nausee, con una linea perfetta (per me che ho sempre combattuto con la bilancia fin da qunado avevo 5 anni!!!), senza nessun dolore e un'inesauribile energia. Mi sentivo una supereroina - attenzione arriva la super mamma - io sarò pronta appena sfornati, li allatterò per almeno un anno (naturalmente avevo letto tutto il leggibile sull'allattamento, avevo persino contattato la lega del latte),farò tutto alla perfezione. Poi è arrivato il parto (cesareo, già una sconfitta nel mio cervello drogato di ormoni) e poi, dopo 4 gioni nel limbo dell'ospedale il rientro a casa e la fine delle illusioni...Niente latte (nonostante estenuanti sedute con un tiralatte potente come una mungitrice per ore e ore)niente super mamma, ma una mamma stremata e mediamente depressa. Eppure quei due piccoli miracoli di due Kg e poco più ( l'aiuto della mia Monica, ostetrica e amica speciale)e la comprensione di un marito che mi è stato accanto attimo dopo attimo il peggio è passato. Ho capito che le cose andavano fatte una alla volta, abbiamo trovato il nostro equilibrio, ed io ce l'ho fatta ad essere ciò che era giusto, e cioè una mamma a modo mio! Ho capito che le ricette uguali per tutti non esistono e che ognuna di noi è mamma nel miglior modo possibile.
    Ti abbraccio, concedimelo per una volta, abbraccio anche Nat e Stefania, è bello conoscervi donne...

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  4. @Stefania: Mi dispiace aver toccato magari un punto nevralgico, ma sono felice che tu abbia condiviso i tuoi pensieri. So di essere molto fortunata e ogni volta che guardo quel musetto con quei canini appuntiti - sembra un vampiro! - cerco di ricordarmelo. No, non è tutta lì, la vita di una donna, ma avere un desiderio così forte significa avere tanto amore da dare ed è un vero peccato che tu non sia riuscita a farlo nel modo che intendevi, però è vero, ci sono molti altri modi di elargire affetto. Grazie, davvero, di ciò che hai condiviso.

    @Nat: Ahah! Ti ho fatto piangere, balenottera! Non c'è molto che non ci siamo dette a riguardo; ricorda che Alice è già predestinata al patato da apposito Voto Infrangibile (alla faccia dei genitori comprensivi...) e ricorda di chiamarmi quando sei in sala parto per urlarmi porcate al telefono!

    @Anonimo: Ehm, scusa ma non ho capito chi sei, conosco parecchie persone che hanno avuto dei gemelli...
    Dunque, qui ci sta un bell'elogio dell'imperfezione. Perché anche io, quando ero incinta e avevo una gravidanza praticamente perfetta, mi facevo mille viaggi mentali su come l'avrei cresciuto tra sorrisi e dolcezze e caramello eccetera eccetera, poi ho sbattuto contro la realtà di due anni senza dormire con lui che fa solo capricci e non mangia nulla e... va bene così, è lui, non lo amo perché è un bimbo perfetto, ma perché è lui e dannazione si vede benissimo che ha preso il mio carattere rompiscatole e insonne e dittatoriale. Insomma, anche nel caso dei figli: non sono gli ideali la cosa bella, è la realtà e il modo in cui, nella realtà, ti innamori della loro e della tua imperfezione. Che è sempre unica e meravigliosa.

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  5. Eccomi qua, categoria: desiderio di famiglia e figli ancora prima di conoscerci. Trovati, riconosciuti, visti e e presi.
    E dopo 2 anni nacque la prima, e poi la seconda ed poi il terzo. Olè.
    Ma ci siamo conosciuti e trovati tardi, dopo i 30 e dopo 10 anni di solitudine e tanto studio che ormai mi vedevo condannata ad una vita da dentona di laboratorio, con le scarpe infangate e i capelli a carciofo.
    Per qualche tempo ho bevuto l'amarezza del rifiuto, la solitudine del cuore, sognando un amore che pensavo non fosse per me, non mi toccasse.

    Non so se questo mi da un briciolo di permesso per mandare una carezza a Stefania e a tutte le Stefanie, aspiranti mamme col cuore ferito, per stringermele tutte al petto stritolandole in un abbraccio forte e disperato.
    Tieni duro Stefania, sappi che non sei sola. Conosci Lisa Corva ed il suo libro: Confessioni di un'aspirante madre? Narra la sua storia di aspirante, cercalo, ti sentirai meno sola.

    A te cara Francesca col tuo patato meraviglioso, e a tutte le neomamme e le pancione del blog un grosso in bocca al pupo collettivo. Coraggio figliole, lo so che i primi anni sono durissimi, ma sappiate che c'è luce in fondo al tunnell dei risvegli notturni, della schiena spezzata, delle bizze tremende, dei capricci che li butteresti dalla finestra. C'è luce, arrivano i 6 anni e improvvisamente la creatura comincia a ragionare. E' davvero una magia, succede quasi all'improvviso. Poi ci sono quei 6-7 anni da favola, da godersi fino in fondo, prima di cominciare il tempo veramente veramente duro, dai 13 in poi. Glom, noi ci siamo quasi e a me tremano le ginocchia.

    Cerco di godermi ancora questi ultimi scampoli di infanzia, e per gli auguri vi mando l'innocenza di Gianni Rodari:


    Filastrocca di capodanno:
    fammi gli auguri per tutto l'anno:
    voglio un gennaio col sole d'aprile,
    un luglio fresco, un marzo gentile;
    voglio un giorno senza sera,
    voglio un mare senza bufera;
    voglio un pane sempre fresco,
    sul cipresso il fiore del pesco;
    che siano amici il gatto e il cane,
    che diano latte le fontane.
    Se voglio troppo, non darmi niente,
    dammi una faccia allegra solamente.

    Auguri a tutte, che nel 2012 troviate sempre la vostra faccia allegra e sorridente.

    Un milione di baci,
    patapata
    il vostro purè di patate

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  6. Non farò filosofia da due soldi, bensì un commento da altrettanto valore: buon anno a te, Porfiria, allo zombie e al dinosauro.
    Ti abbraccio cumanamente, e cioè con l'unico avverbio che non hai mai usato. Ancora.

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  7. Grazie per questa "introduzione" all'anno nuovo, nella speranza che sia sempre migliore di quello passato.
    La maternità per me è ancora un discorso lontano, nonostante abbia l'età per farci un pensierino(23 compiuti l'altro ieri), dentro mi sento ancora una quindicenne che ha paura di affrontare il mondo. Credo comunque che un figlio sia un dono meraviglioso. Vedo una mia amica che è incinta da 5 mesi, sposata da maggio, che è la felicità fatta persona; nonostante lei non abbia un lavoro sicuro, perchè era stata assunta per coprire una maternità, lei è felice, con suo marito accanto e un figlio in arrivo.
    Grazie per questo augurio di Buon Anno, e Auguri per un anno sereno con tuo marito, trovato quando non lo cercavi, e per tuo figlio che crea la vostra felicità.

    P.S.: non sono ancora sicura di scrivere quello che sto per scrivere, ma è solo che la tua premessa mi obbliga a farlo: non credo che la Meyer voglia dire "donne fate figli, altrimenti non siete nessuno". Credo che volesse dire che i figli sono un dono, anche se arrivano in un momento inaspettato, la vita è vita.
    Non so se mi sono spiegata, non sono molto brava ad usare le parole come potresti usarle tu. VOlevo solo darti un'altra interpretazione.
    Ancora Buon Anno.

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  8. Patapata, grazie. Accetto volentieri la tua carezza e i tuoi pensieri.
    Stefania Rossi

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  9. @patapata: Tu sei sempre stata degna della mia massima stima, perché con tutti quelli che hai non so davvero come fai! Io, come ti ho detto, mi fermo qui, in mezzo a tutti questi dinosauri e felice che la vita mi abbia totalmente cambiato le ipotesi; come sempre, lo sai, sono una perenne sostenitrice del 'forse' e per me questa è stata la riprova che lasciarsi sorprendere è la cosa più bella!

    @Sibilla: Prima o poi ci finirai dentro anche tu. E io riderò!

    @kygo: Direi proprio che hai ancora tutto il tempo del mondo, prima di dire addio al sonno e al tempo libero!
    Credo che la Meyer sia come ogni altro autore: ogni lettore ne ha una visione diversa in base alle proprie esperienze e purtroppo l'autore non può farci mai nulla, d'altronde è l'immenso potere della parola scritta. Grazie mille per gli auguri!

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  10. Ricordo a tutte il solito ritrovo per stasera: sui tetti più alti delle varie città di appartenenza, qua a Firenze è sul tetto di Or San Michele alle 22.30.

    Fino alle 23.00 ci sarà il banchettino per il rinnovo delle patenti di volo. Ci hanno detto che tutti i modelli scopalinda sono ormai fuori omologazione e non saranno accettati dall'Ufficio Omologazione Scope e Oggetti Volanti. Presentarsi con almeno un modello Nimbus.

    Per le 23 è prevista la distribuzione di vin brulé, ma visti i tagli del Ministero bisogna portarsi ciascuna una bottiglia di rosso, un paio di arance e un chiodo di garofano per prepararlo. In ogni caso portarsi la tazza, come sempre.

    Alle 24 partenza, ricordarsi i berretti di lana sotto al fazzoletto e i guanti CON le dita.

    Per le più anziane e per le artritiche sarà allestito il solito telo collettivo agganciato a 4 giovani scope per il trasporto dei sacchi.

    Ci vediamo stasera, baci a tutte dalla vostra
    BefAnna

    (patapata,
    la patata volante)

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  11. Non ho avuto il coraggio di leggere/scrivere fino ad ora su questo post. L'ho letto a puntate, per permettere anche alle mie lacrime di proporsi con discrezione. Non c'è nulla da fare, non c'è niente di discreto in questo momento per le mie lacrime e i miei occhi... e neanche per il mio cuore. So che capirai.
    Un abbraccio

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  12. @Caterina: Capisco, Cate, e ti mando il mio più caloroso abbraccio, che spero di poter presto replicare di persona.

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