domenica 11 marzo 2012

Sul serio?


Prendersi sul serio, non prendersi sul serio.
E poi, sul serio?
L’otto marzo è stata una di quelle giornate in cui queste parole mi risuonavano in continuazione in testa. Una testa peraltro stordita da un attacco atroce di cefalea, che mi ha reso, come al solito, rincoglionita abbastanza da farmi domande probabilmente prive di senso.
Insomma, per tutto il giorno ho letto o sentito frasi di protesta nei confronti di questa festa – e gli altri giorni chi ci festeggia? e le donne che sono ancora picchiate e mutilate? e cosa c’entrano spogliarelli e fiori con le contingenze storiche che questa giornata ricorda? – e altrettante difese a spada tratta, che poi non differivano molto dagli stessi ragionamenti.
E allora ho pensato che ci stavamo prendendo davvero troppo sul serio, se avevamo la necessità di sprecare tempo ed energie a criticare una banalissima festività, peraltro non esente dal lavoro. D’altronde è quello che accade anche a San Valentino, in cui gli spaiati si lamentano di sentirsi isolati e le coppie di sentirsi in obbligo di farsi regali; e allora immagino che mi dovrei irritare per la Festa del Papà, che mi ricorda che un papà non ce l’ho più. Oh, e a Natale vige il consumismo, e a Pasqua Petrarca ci dice che dovremmo stare in Chiesa a piangere la Passione di Cristo, e non dimentichiamoci dei prezzi: costa tutto di più, durante le varie ricorrenze, soprattutto i fiori. Sì, ci infinocchiano alla grande e quindi immagino dovrei anche rifiutarmi di andare in vacanza in agosto, che è l’unico periodo in cui mio marito può prendersi ferie, perché ad agosto costa tutto di più e dovrebbe valere per gli albergatori lo stesso discorso che vale per i fioristi rei di aumentare il prezzo delle mimose per l’otto marzo.
Ma sul serio?
Vuoi festeggiare: festeggia. Non vuoi festeggiare: non festeggiare. Non mi pare il caso di farci un tale dibattito sopra. A me le varie feste paiono più che altro delle scuse sfruttabili a proprio piacere: non mi sento triste se durante la Festa della Donna passo la giornata e la sera in casa a stirare ma sono stata contenta di usarla quest’anno come pretesto per uscire a cena con un’amica, mamma anche lei, e concederci una serata senza bimbi con la disponibilità dei mariti che badavano a loro, per chiacchierare senza altre pretese che rilassarci. Se non ci fossimo riuscite – e la cefalea è stata un rischio sino all’ultimo, così come mi aspettavo che uno dei due bimbi sino all’ultimo si facesse venire la febbre – mi sarei letta senza problemi un libro o sarei stata tra le braccia del marito, invece ce l’abbiamo fatta ed io ho passato davvero qualche bella ora a mangiare sushi e bere sake. Tanto sake.
Quest’otto marzo mio marito non mi ha fatto gli auguri, e poi mi ha mandato un messaggio dispiaciuto a metà mattinata perché se n’era ricordato. Il motivo per cui al risveglio non lo ricordava era che era stremato, e il motivo per cui era stremato era che si era alzato durante la notte per il bimbo, lasciandomi dormire. Erano davvero necessari gli auguri, per farmi sapere che mi apprezzava e festeggiava come donna, o bastava quello che aveva fatto durante la notte? A mezzogiorno mi ha regalato la mimosa e mi ha fatto molto piacere che si sia preso il tempo di passare dal fioraio; se non ce l’avesse fatta non mi sarebbe tuttavia dispiaciuto, perché di tempo me ne ha dedicato a iosa quando si è occupato di tutto perché io potessi scrivere la tesi di dottorato.
Scuse, pretesti: se possiamo li cogliamo, altrimenti non ce la prendiamo.
Lo stesso per me vale a San Valentino: soprattutto quando si è genitori è difficile ritagliarsi del tempo da soli, e quella diviene una scusa per lasciare una sera il bimbo coi nonni e farsi una cena intima “costringendosi”, per così dire, a ritrovare la coppia. Una meravigliosa costrizione, a mio parere. Ma quante sere di San Valentino, Capodanno, Natale, nostri compleanni siamo stati a casa a cullare il bimbo ammalato? E questo non ci deve certo deprimere, perché appunto, abbiamo perso solo un pretesto, ne possiamo trovare un altro il giorno dopo.
Come? Iniziando a prenderci sul serio, ma in altro modo. Ricordando che la vita è una sola e onestamente devo concordare in parte con Leopardi: fa alquanto schifo. A ben guardare, il tempo maggiore lo occupiamo nella malattia o comunque col male addosso, in un lavoro che nella maggior parte dei casi tolleriamo e basta, a fare altre faccende poco gratificanti esistenzialmente parlando: lavatrice, spesa, lavastoviglie, file in Posta. Allora prendiamolo sul serio, quel poco di vita libera che ci rimane, e cerchiamo di festeggiarla, con qualunque motivo ci capiti per le mani. Festeggiamo non la Festa della Donna o San Valentino o Natale o Pasqua, ma il fatto di essere vivi, di essere donne o di aver amato una donna, di aver avuto qualcuno a cui voler fare un regalo, di aver scoperto l’amore nella sofferenza. Festeggiamo ciò che c’è di buono e ricordiamo che festeggiando forse il buono può aumentare, cantiamo e balliamo con ogni scusa e pretesto, fosse anche la Festa del Dito Mignolo.
Non prendiamoci sul serio in modo sbagliato, prendiamoci sul serio in modo giusto.
Sul serio?
Sì.

10 commenti:

  1. Fosse per me non troverei necessità di festeggiare nemmeno il mio compleanno. Preferisco festeggiare a prescindere, in un giorno qualunque, per una lieta notizia, perchè sto bene, perchè il sole splende, perchè mi sono svegliata di buon umore.
    Perchè poi, si sa, quando arriva il giorno da festeggiare, 90 volte su 100 si sta male. Quante influenze a Natale, quante sfighe nei giorni che dovrebbero essere felici. E' come il ciclo che arriva puntualmente sempre quando si va al mare (oddio, ho nominato il ciclo.)
    San Valentino quest'anno è stato pessimo, digiuna in ospedale, però credo di non aver mai ricevuto regalo migliore di vedere mio marito seduto accanto al mio letto in ogni istante libero.
    Sognavo i baci perugina e bevevo tè insipido ospedaliero, però se davvero è la festa degli innamorati, allora avevo davvero di che festeggiare.
    Ma non solo a San Valentino.

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    1. Io e te, come ti dicevo e ti dico spesso, saremo anche parecchio diverse caratterialmente ma condividiamo i valori fondamentali e diamo importanza alle stesse cose. Ricorda sempre che questo tuo soggiorno in ospedale ha aperto la strada alla tua maternità... che attendo con ansia per raccontarti gli orrori del parto. Magari alla prossima Festa della Donna!

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  2. Nel 2011 non ho avuto nulla da festeggiare, o meglio, tanto da festeggiare, ma poche occasioni per farlo. Sono riuscita ad essere in ospedale per Pasqua, ferragosto e Capodanno... Ma tant'è... Ho avuto con me, sempre mio marito, e visti i momenti orribili di questa vita, che come dici Franci, assomiglia sempre più a quella descritta da Leopardi, mi sembra già un'ottima ragione per festeggiare. E anche se ho dovuto festeggiare, sempre, il giorno dopo, sempre con tanto amaro nel cuore, e sempre pensando a quello che avevo perso, anche se le "feste comandate", nel 2011 sono state più che altro "condanne comandate", ringrazio di avere, ancora, e in qualunque istante qualcosa da festeggiare... Che sia oggi, domani, o in qualunque momento, che il pretesto sia la festa della donna, San Valentino o solo il mio non compleanno...

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    1. Sei sempre stata un persona molto forte, Cate, anche se credo che ci si stanchi da morire a sapere che bisogna essere forti per forza perché non c'è altra scelta. Tu più di ogni altro hai davvero bisogno di festeggiare e in futuro spero di poterlo fare al tuo fianco per quello che sai.

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  3. Pane al pane e vino al vino, mi piace come regoli l'inquadratura e dici le cose come stanno.
    Per me "una controtendenza per partito preso diventa una tendenza"; e così tutti gli estremismi contro feste, il cinismo d'ordinanza e l'anti-consumismo, sono un po' una voce filo intellettualoide per dire agli altri che noi sì, noi siamo superiori.
    Io sono stata a casa l'otto marzo perché volevo approfittare dell'appuntamento settimanale di calcetto di mio marito per avere il monopolio del telecomando, ma se fossi uscita con le mie colleghe a bere una birra non mi sarei sentita una lobotomizzata.
    La mia stima in te cresce sempre di più :-)

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    1. Per certe cose immagino di essere semplicemente troppo vecchia: proprio non mi ci vedo un giorno intero a pensare all'opportunità di una festa; ma è anche vero che io festeggio sempre come ritengo giusto e credo che nessuno dovrebbe farlo per forza. Tante volte mi sono rifiutata di uscire a Capodanno perché semplicemente non mi andava e preferivo starmene al calduccio in pigiama e non me ne sono mai pentita: una scusa, appunto, non dovrebbe mai divenire un obbligo e tu hai fatto benissimo a goderti il telecomando!

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  4. Io sono stata ad un funerale a S. Valentino, l'otto marzo ho tenuto la bacinella a mia nonna che vomitava per via dell'influenza. Credo di aver non festeggiato ma reso onore ad entrambe le ricorrenze: ho tenuto la mano e ho asciugato le lacrime del mio amore e una grave perdita, ho aiutato quegli ottant'anni di donna che da sempre è stata per me un esempio di cosa sia la dignità femminile. Certo, il profumo non era quello delle mimose ma che importa?Se si guardano le cose dalla giusta prospettiva e si lasciano a casa gli estremismi, allora anche le festività inquinate dal consumismo e dalla superficialità hanno un loro perchè.La vita è uno schifo, tocca solo a noi trarre il meglio da certe esperienze. Ok, fine del delirio. Grazie per l'occasione di riflessione, fa sempre bene non prendersi mai troppo sul serio ;-)

    Grazia / Manila

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    1. Ti sono vicina spiritualmente per questa serie di dolori che in realtà ti inseguono da un bel pezzo; e da un bel pezzo ho capito che tu riesci a trovare la bellezza davvero ovunque, come dice Confucio. A volte penso che semplicemente non abbiamo altra scelta, quindi tanto vale rimboccarsi le maniche e fingere di aver voglia di sorridere, perché per piangere purtroppo abbiamo sempre tempo e motivo.
      Sarò sempre qui per sfotterti un po', lo sai.

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  5. Odio festeggiare le feste, ma a prescindere che siano l'8 Marzo o Natale, perchè il mio carattere mi porta a non sopportare il caos di una festa. Ricordo che 2 anni fa per la festa della donna sono stata trascinata in discoteca dalle mie amiche, e vedevo cinquantenni vestite da ventenni, ubriache che urlavano in direzione degli spogliarellisti.
    Ok, loro si divertono così, e magari è l'unico giorno dell'anno in cui dicono "posso permettermi di fare così", ma personalmente ritengo che per divertirsi forse basta anche una cena con le amiche, o anche solo con una, come hai fatto tu.

    Le feste sono sempre le occasioni per dare di matto o per criticare.
    Dentro di me critico, ma poi se mi arriva una mimosa l'8 marzo, mi strappa comunque un sorriso.

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    1. Ma guarda, dal mio punto di vista festeggiare è solo stare bene. Se il tuo concetto di benessere è un pigiamone e un buon libro (come tante volte è anche il mio), allora tu festeggi perfettamente così; il caos comunque non piace nemmeno a me, immagino di essere troppo vecchia e piena di acciacchi per non preferirgli sempre la comodità e la tranquillità!
      Ma il sake caldo è davvero uno dei più grandi piaceri della vita.

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