mercoledì 4 aprile 2012

Il segreto del mio successo


Una delle cose secondo me più belle che la Rowling abbia scritto e pronunciato è questo discorso sui benefici del fallimento e sull’immaginazione.
Mi colpì quando lo ascoltai molto tempo fa e mi colpisce oggi.
Perché io non ho ancora fallito, e forse per questo non ho questo tipo di immaginazione.
Dal punto di vista degli studi e dunque del lavoro, dal momento che gli studi sono il mio lavoro, io ho sempre raggiunto il massimo. Alle Superiori non solo andavo talmente bene da fare paura, ma vincevo anche concorsi su concorsi con cui poi mi sarei pagata in parte la sopravvivenza. All’Università non ho mai avuto bisogno di seguire una lezione, ho brillato in tutti gli esami, mi sono laureata ovviamente benissimo e poi mi sono subito iscritta alla Siss, dove ho conseguito tre abilitazioni nel tempo in cui gli altri riuscivano in genere ad ottenerne una; così ho trovato subito lavoro come supplente, pur se lontano dalla mia città, e per accumulare punteggio ed entrare prima di ruolo mi sono presa una seconda laurea, la Specialistica in Filosofia: ci ho messo solo un anno e lavorando a quaranta chilometri da casa. Studiavo di notte, a volte preparavo un esame in una sola notte. La tesi mi ha richiesto pochi mesi. Poi è venuto il dottorato, nel frattempo sono entrata di ruolo e ho partorito, il che ha rallentato le cose; alcuni drammi familiari mi hanno costretta a chiedere due anni di proroga e a settembre di quest’anno non avevo ancora iniziato la tesi che avrei dovuto consegnare a febbraio. Pareva fosse la volta buona, quella in cui avevo fatto il passo più lungo della gamba: lavoro, famiglia e dottorato forse erano troppo per me, forse dovevo rinunciare e accettare di fallire. Non ci sono riuscita, soprattutto quando la mia tutor mi ha consigliato caldamente di farlo, dandomi per spacciata: mi sono impuntata e ho scritto la tesi in un mese e mezzo. Ed era decisamente lunga e decisamente piena di roba.
Sono andata a fare l’esame mercoledì scorso, con l’influenza e la cefalea, convinta che questa volta avrei fatto proprio fiasco, al punto da non volere quasi nessuno a sentirmi. Invece è stato un successo impensabile e mi hanno dato il giudizio massimo, con proposta di continuare la ricerca e di pubblicazione.
Così ancora una volta è andato tutto bene, ancora una volta non ho conosciuto il fallimento dal punto di vista, diciamo, pratico della vita.
E davvero, la mia reazione è ambivalente. Da un lato, ovviamente, ne sono molto felice: i punti del dottorato mi servono ai fini della carriera e poi sono molto soddisfatta di queste 273 pagine di tesi che ho realizzato e che mi hanno riavvicinato ancora una volta a Dante. Dall’altro mi chiedo quanto ho pagato per questo continuo successo e la risposta è ovvia: il fallimento in campo personale. Non col marito e col patato, certo, ma con tutto il resto prima di loro. Quando le persone che dovrebbero maggiormente amarti sono quelle che ti mandano all’ospedale, di una cosa ti convinci seriamente: che non ti fiderai mai più di nessuno, che non permetterai mai più a nessuno di conoscerti davvero o di sapere le tue debolezze. E in questo sono bravissima. I miei alunni ogni tanto mi chiedono come faccio, ad avere sempre lo stesso identico sorriso sulle labbra e per il resto ad essere glaciale. È un’arte, la stessa che ho usato durante l’esame di dottorato, un’arte maledetta e maledettamente utile quando qualcuno ti affronta con un coltello in mano e nessuna lucidità nello sguardo.
Così a tutti appare ovvio che io ce la faccia sempre: sono io, lo sanno che sono forte e brava, figuriamoci se non passo. E quando le persone mi dicono questo, convinte di incitarmi, mi si spezza qualcosa dentro. Perché alla fine ricadiamo nel solito gioco: nessuno si aspetta che io fallisca. Io non posso fallire, non ho mai potuto: se avessi fallito forse non sarei viva. No, senza forse: non sarei viva, perché il mio successo è stato la mia sopravvivenza, in modi molto poco metaforici e molto realistici. E vorrei non dover più avere successo. Non essere più obbligata, a questo punto ormai anche con me stessa, ad avere successo, e accettare il fallimento. Perché per conseguire il dottorato e fare quella tesi in un mese e mezzo mi sono chiusa in casa tranne che per andare a lavorare, ho staccato il telefono, lavorato ogni notte, anche a Capodanno e Natale, rinunciato tanto al tempo col marito e col figlio e mi sono indebolita in un modo che sto scontando anche ora, e sarebbe stato meglio che non l’avessi fatto, perché nel momento stesso in cui ho concluso ho pensato che in fondo non ne valeva la pena. Ma non potevo fallire.
Insomma, questo è il segreto del mio successo: sono obbligata ad averlo. E in ogni mio successo io rivivo le percosse, la malattia, gli abusi psicologici, la necessità di dimostrare che niente e nessuno mi avrebbe annientato.
Ringrazio, oggi più che mai, quella manciata di ragazze che mi sta pian piano prendendo per mano e portando ad accettare che posso anche non essere perfetta e anzi fare proprio schifo; quelle pochissime persone che mi hanno detto, quando ho iniziato la tesi, l’unica cosa che nessuno mi aveva mai detto: “non ti preoccupare, se non ce la fai non ce ne frega niente, questo non cambia ciò che sei e ciò che pensiamo di te”. Loro stanno davvero incidendo sulla mia vita e senza alcuna falsa promessa; non sappiamo se saremo ancora in contatto tra anni, ad una certa età si smettono le sicurezze di amicizia eterna a cui ci si attacca nell’adolescenza, ma si guadagna una nuova gratitudine: la certezza che qualunque cosa accada nelle nostre vite, nella mia vita, ciò che mi hanno dato non sarà mai stato sprecato.
Ringrazio chi un giorno mi vedrà fallire, e mi porgerà semplicemente una mano per rialzarmi. Perché un giorno, a queste persone, io permetterò di vedermi fallire, io accetterò la loro mano e potrò far finalmente del tutto mio il discorso della Rowling e conquistare anche il potere dell’immaginazione.
Naturalmente, alla proposta di continuare a fare ricerca per pubblicare la tesi, ho risposto col mio solito sorriso glaciale. Dentro di me, ho pensato una sola cosa: “col cazzo”.
 O, per rimanere in tema, con l’uccello di Dio che è stato il mio ultimo successo.

25 commenti:

  1. La perfetta libertà di fallire.
    Forse questo conclude anche il discorso interrotto qualche giorno fa. Quel che cerchiamo, in chi ci sta accanto, non é semplicemente una questione di cultura o sofisticato intelletto - forse si riduce semplicemente a questo: che si possa fallire, e ancora essere amate. Le probabilità sembrano più alte se l'altro possiede una prospettiva diversa sulla vita.

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  2. Certo da te ci si aspetta semppre il massimo, è la maledizione dei forti, di quelli che non sbaglinao un colpo, di quelli che nonostante tutto ce la fanno. A volte mi sonmo chiesta come facessi e mi sono detta "mi basterebbe un pizzico della sua forza di volontà" ma io faccio parte della categoria opposta, un po' per pigrizia, soprattutto perchè nella vita non ho mai dovuto combattere troppo in senso pratico e anche questo ha i suoi risvolti negativi. Se penso a me stessa so di essere quella delle occasioni perdute, quella che non "vuole" mai abbastanza da poter ottenere. Però ti dico una cosa che ho sempre pensato di te, nel mio modo di apprezzarti non è contemplato il fallimento, non perchè tu non possa una volta o cento sbagliare un esame, ma perchè ciò non toglierebbe proprio nulla alla persona che sei, alla tua magnifica intelligenza, alla tua profondità umana e quindi di scrittrice, all'essere umano che nonostante si consideri "misantropo" non ha mai negato una mano o una parola, alla moglie e madre che sei, insomma a Francesca.
    Ho imparato a conoscerti in questo mondo virtuale, a capirti attraverso la tua scrittura, ma l'affetto (e ti assicuro che non ho usato un termine esagerato) che ho nei tuoi confronti non è legato ai tuoi successi, ma a te.
    Ilaria.

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    1. Non è forza di volontà, sai, la forza di volontà è combattere per quello che desideri e io, in fondo, non desideravo davvero tante di queste cose. Ma credevo e in parte credo ancora che dovessi ottenerle. Adesso sto imparando che l'unica persona a cui non riuscirò mai a dimostrare di essere all'altezza è quella bambina dolorante che porterò sempre dentro e che in fondo mi chiede solo un po' di comprensione.

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  3. "Invece è stato un successo impensabile e mi hanno dato il giudizio massimo, con proposta di continuare la ricerca e di pubblicazione"

    Impensabile per te, mi amata testa di cavolo in salamoia. Noi che siamo ben consapevoli dei tuoi potenziali, oltre al labirinto di tarme e talpe che gira nella tua testa, ne eravamo praticamente certi.
    Pazienza, non potrei mai gongolare con un TE L'AVEVO DETTO, se tu non fossi una delle creature più ottuse della terra <3

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    1. Ah, ma sono proprio tante, quelle tarme e quelle talpe, e scavano buchi profondi che tu puoi tranquillamente riempire di strass.

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  4. profia, guarda che te lo avevo già detto quando ti avevo chiamata da Oxford: che l'avresti finita.
    Non per qualcosa, perché ti conosco.
    E' vero che si paga tutto, però, parliamoci chiaro: dietro c'è tanto dolore, ma nel tuo non fidarti di nessuno non mi sembra tu abbia mai negato una parola a nessuno e, forse, non è che hai tutti i torti. Ieri ne parlavo con un giovanissimo professore universitario, che mi ha detto una cosa sacrosanta:- I fallimenti sono di chi se li può permettere-. Perché è vero, chi non se lo può permettere trasforma anche il fallimento in successo.
    Senti, forse, non sono la persona più adatta a dirlo, ma quanto riguarda il pre-patato non è colpa tua, ma un fallimento di qualcun altro e lo sai.
    ti abbraccio forte.
    Sawa

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    1. Tu più di altri conosci certe dinamiche dello studio e sai quanto può renderti isterica. Parlare di colpe è sempre impossibile, perché l'unica persona che ti può assolvere è quella che ti guarda allo specchio e, spesso, è la più inflessibile.

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  5. Che poi, il concetto di fallimento è proprio proprio prooooprio relativo.
    Cos'è un fallimento? Ritardare una consegna? Metterci più tempo? Tentennare su una prova?
    Io ero una che pensava di essere come te: voti ottimi dalle elementari alle superiori, maturità con lode, test di medicina passati al primo colpo e con meno di un mese di studio, primo anno di medicina concluso in tempo perfetto e con la media del 29.
    Fino a un mese fa: quando ho fallito il mio primo esame universitario. Più che un fallimento è stato un vero e proprio autogol, visto che a metà esame ho alzato il culo e me ne sono dignitosamente andata a fanculo, nonostante l'aria contrariata del prof mi incitasse a continuare.
    Era la prova scolastica più difficile che io abbia affrontato fino ad ora, un esame tostissimo, che mi avrebbe regalato una soddisfazione immensa superare. E che invece non è andato come pensavo, e cosa ancora peggiore, nonostante tutto io non me lo aspettavo. Non così.
    Bene, questo è stato il mio primo fallimento. Ci sono rimasta così male che non ho dormito per una settimana e mangiato per 20 giorni.
    Poi mi sono ripresa, qualcuno mi ha aiutato a farlo. Ora quell'esame devo rifarlo tra meno di 2 settimane, mi sento meno preparata che mai e prego nonsochi che questa volta mi vada bene.
    Però Cribbio, nonostante tutto, quanto mi ci è voluto questo fallimento.
    Ho capito che:
    1) Ho una presunzione spaventosa. Alzarsi a metà esame, di quell'esame, nonostante il prof ti inviti a continuare un esame di cui l'80% non lo passa e il 20% lo passa con voti minimi, è di una presunzione terribile. Sono stata di una arroganza unica. Come se PER ME fosse stato troppo dissacrante accettare un voto basso per i miei canoni. E io chi caaacchio sono per potermi permettere questo lusso?!
    2) Non sono infallibile. I bei voti al liceo, la maturità, i test superati subito nonostante il 60% dei miei compagni ci abbia messo anni per entrare, non vogliono dire assolutamente NULLA. Anzi, forse una cosa vogliono dire: fortuna. Fortuna sfacciata. Non certo un qualche super-potere.
    3) Non tutti i mali vengono per nuocere. Ho imparato a ridimensionare me stessa. Mi è costato una fatica immane, ma ho chiesto aiuto, a modo mio certo, ma l'ho fatto. Ho scoperto il piacere della solidarietà nello studio. Di studiare in compagnia, tra una risata e una puntata di Lost al pc.
    4) Dopo la salita c'è sempre, prima o poi, la discesa. Ho veduto concretizzarsi la mia paura più grande e, ad un certo punto (e ce ne ho messo un po') ho scoperto che nonostante tutto ero ancora viva, che non avevo perso l'amore per quello che studio e per quello che voglio diventare, che la rabbia iniziale si stava gradualmente trasformando in determinazione.
    Quindi, si, cazzo, sono contenta di aver fallito e ho capito quanto il discorso della Rowling fosse dannatamente universale. Sono contenta di aver provato questa sensazione nuova, e tutte le sensazioni nuove che essa ha portato dietro di se.
    Ora, però, se non passo quel fottutissimo esame tra 10 giorni mi incazzo come una iena.

    p.s. conosco benissimo la sensazione di fastidio davanti ad un "ma andrà sicuramente bene, sei così brava!". Ho imparato che la frase più rassicurante che mi sia sentita rivolgere, è stata: "hai fallito. Ti stimo".
    Che è un controsenso, ma scalda così dannatamente il cuore.

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    1. Siamo giunte in maniera diversa, forse, alla stessa consapevolezza. Ora il difficile è portarsela dentro a lungo. Incazzarsi è un'ottima reazione, sana e pacifica, dopotutto, e aggiungo alla tua la mia incazzatura come in bocca al lupo per l'esame!

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  6. I segreti possono rivelarsi sassi nelle scarpe e possono essere pesanti come macigni.
    Il segreto del tuo successo sta nel fatto che richiedi a te stessa la stessa sincerità, dedizione ed integrità che ti aspetti dagli altri. Questo comporta il raggiungimento di grandi traguardi professionali, ma significa anche che sono molto poche le persone che rientrano nei tuoi "parametri"...ma a queste persone tu dai il massimo, e anche più di questo.
    Il fallimento arriverà, ci puoi giurare. Quello che ti consiglio è di dedicarti alla tua vita, ai tuoi affetti ed alla ricerca della serenità che ti aiuterà a superare quel futuro possibile fallimento.
    Io spero di poter essere li a offrirti una spalla, una mano...un sacchetto adiposo.
    Sono fiera di te...a tutto tondo! (il 'tondo' si riferisce a me ed ai miei rotoli, che smussano i tuoi spigoli).

    Natalie

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    1. E tu lo sai bene, dato che sei tra quelle poche persone e che, come me, sei poco incline a perdonarti. Forse possiamo imparare insieme.

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    2. E questo sarà l'unico tipo di studio che ci concederemo di affrontare ancora....
      Uno studio di carne e anima, perché quello di carta sarà solo dedicato a letture piacevoli....e zozze.

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  7. E quando alle spalle hai una famiglia che ti adora e ti stima? Quando ti hanno messa sul piedistallo e pensi che la vita sia primeggiare sempre, perché ti illudi che i meriti vengano riconosciuti?
    Per anni io mi ero concentrata su quell'unico puntino che era la scuola, rinunciando agli svaghi ed alla vita sociale. Un giorno il fallimento è arrivato, colpendomi con una forza tale da farmi cadere dal piedistallo. Mi sono fatta male: ero troppo in alto e troppo assoluta nei confronti di me stessa e degli altri.
    Ma non poteva essere! Non ci credevo.
    La famiglia adorante ha continuato a stimarmi, io no. Devo ancora riprendermi adesso. Ora che la scuola non significa più niente, ora che le priorità della vita sono altre... io sono ancora lì alla base del piedistallo ad osservarne la cima.

    Quante volte devo ricordare a me stessa che il tempo del rimpianto è tempo perso? Me lo segno con un post-it. Rimpianto, rabbia, tristezza: tutto tempo sottratto alla vita vera.

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    1. Siamo sempre noi, i peggiori giudici di noi stesse, e convivere con se stessi resta ancora la sfida peggiore. Ti auguro davvero di vincerla.

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  8. Oddio! Io, nella mia ignoranza, pensavo che tu volessi fare quella tesi, quanto mi sbagliavo. Non saprò mai cosa vuol dire una tale pressione psicologica e ti ammiro tanto per averla avuta. Però adesso basta. Smettila di flagellarti per colpe non tue e manda tutti i tuoi torturatori a fanculo. Sei una bellissima persona, e non perché sei laureata o hai finito una tesi di due milioni di pagine, ma perché hai due palle coniche che trivellano il terreno tanto sono toste. E mi dispiace ma i curicini te li becchi tutti stavolta ;)
    <3 <3 <3 <3 <3
    XOXO Romina

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    1. A volte credo di non saper distinguere tra ciò che voglio e ciò che pretendo da me stessa. Suppongo che significhi che devo crescere ancora parecchio!

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  9. Immagina di leggere un commento sensato qui.
    Ecco.
    Perchè avrei tante cose da dire ma non ci riesco, alla fine sono sparite tutte con gli occhi lucidi.
    Perchè nelle righe finali ho rivisto cose che ti ho detto qualche giorno fa e ho pensato che forse allora, ogni tanto, qualche cretinata che dico arriva a destinazione.
    E io ero certa che sarebbe andata bene, lo sai perchè. Perchè per me tu non avresti fallito comunque a prescindere, anche nella remota possibilità che avesti mandato a cagare la commissione e te ne fossi tornata a casa a curare cefalea e influenza.
    Perchè per me, per noi, eri già vincitrice. Sempre.
    Per quello che sei.

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    1. Infatti ho pensato tanto alle tue parole. Tu sei una delle poche persone da cui mi sono fatta sbirciare anche nel momento peggiore. Che culo, eh? Chiara, non riesco a scrivertelo, ma lo sai.

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  10. Carissima dottora, o dottora al quadrato, come un buontempone mio amico chiamava i dottori di ricerca, prima di tutto complimenti. Te li meriti tutti, anche se ora pensi che non li vuoi perchè pensi di non aver voluto quella tesi.

    Non la volevi perchè sei convinta che la volevi solo perchè la volevano altri (e dai, la voleva "lei", è sempre da "lei" che dobbiamo staccarci prima o poi).

    Ma i complimenti te li faccio lo stesso, e ti passo 2 pensieri:

    1. primo pensiero: ora hai tutto il tempo che vuoi per far davvero tua quella tesi di dottorato. Il dottorato è un approfondimento importante, prezioso, che la laurea ormai non concede più, neanche la specialistica. Hai dovuto fare il razzo per consegnare e centrare l'appello, ma ora, a carte chiuse, hai tutto il tempo e nessuna scadenza.
    Te la puoi rileggere, assaporare, magari limare, correggere, approfondire.
    Ti butto là un consiglio non richiesto: accettala quella offerta di pubblicazione, magari ponendo le tue condizioni: ora puoi. Dillo, scadenze blande ed elastiche, ho marito, figlio, vita e voglio prendermi il mio tempo. Capiranno, accetteranno. Credimi, ora puoi.
    E per te sarà una seconda possibilità, bella, gratificante. Scrivere per te, senza date o prof col fiato sul collo.
    Ti sei lanciata su efp in questi anni proprio con questo spirito no? Il piacere dello scrivere.
    Fine della predica.

    2. secondo pensiero: dai un abbraccio fortissimo e delicato a quella bimba dolorante da parte mia, vuoi? Un po' la capisco. E' stata anche la mia storia. Togli il coltello e metti il mestolo, le prepotenze psicologiche le ho avute anch'io, i voti alti come unica via per avere un po' di attenzione. Ma col tempo e con l'amore del mio biondo l'ho superato, ci si riesce alla fine, si taglia il cordone e la sofferenza sparisce. E' possibile.

    Una strada che sto percorrendo per superare quella sofferenza è il rifiuto della ripetizione. Voglio comportarmi con i miei figli in un modo del tutto diverso. Per farlo devi riconoscere quei comportamenti ed estirparli da te stessa come gramigna velenosa. La parte esplicitamente violenta è facile da riconoscere, più difficile il ricatto psicologico. Ma ci si può fare, una delle cose che sto dicendo sempre ai miei bimbi è "non importa che voti prendete, io vi voglio bene sempre, qualsiasi cosa succeda", e cerco di farglielo sentire davvero. Piccole cose pratiche: è andata male la verifica delle tabelline? Si va a prendere un gelato. Poi magari, se le va e me lo chiede l'aiuto a ripetere, ma senza pressione.

    Comportarsi in modo diverso con i nostri figli aiuta anche a curare le nostre ferite. Trattare loro come avremmo voluto essere trattare noi ci fa sentire amate in uno strano circuito circolare, che però funziona.
    Vedrai, sarà l'ennesima sorpresa che ti darà il patato.

    Lunga predica per dirti brava, e anche se fosse andata male il gelato te lo prendevo lo stesso.

    Però poi tu ricordati tutto questo quando il patato ti porterà a casa la sua prima verifica insufficiente. E tieni lontani tutti i coltelli ed i mestoli.

    Un bacio cara dottora quadrata,
    dalla tua patapata

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  11. Ti ringrazio per avere svelato, per una volta, una parte di te così intima e personale. Ti ho sempre considerata "super" e così ti ho sempre chiamata "SuperFrancesca", perchè ti ho stimata fin dalla prima volta che ho letto una tua storia e perchè la stima è cresciuta nel corso del tempo. Ovviamente rinnovo le mie congratulazioni per il perfetto esito dell'esame, ma per me saresti comunque rimasta la mia "SuperFrancesca" anche se avessi fallito. Perchè nel mio immaginario sei proprio così: super, e ti ho sempre visto così. Purtroppo qualche fallimento arriverà, non temere, nella vita ce n'è per tutti. Quello che ti posso dire, avendolo affrontato e vissuto personalmente, è che anche il fallimento ha un'utilità: quella di portarti in una dimensione diversa dalla precedente e forse anche migliore. Io ho avuto in offerta le mani sbagliate e un sostegno sbagliato (peggio di così non mi poteva andare) e per rialzarmi ci ho messo anni, ma ora sono in piedi e ce l'ho fatta da sola. Spero che, se mai dovesse capitarti, tu possa incontrare mani forti e confortevoli, oltre a quelle della tua famiglia ovviamente, e spero che tu non debba mai sentirti sola mentre sei per terra perchè quella è la cosa peggiore. Io sono tanta, morbida e burrosa e, per quel che può servire, avrei da offrirti tanti cuscinetti adiposi per attutire la tua eventuale caduta. Io ci sono, se mai potessi esserti utile, ci sono.
    Un abbraccio affettuoso,
    pepita

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  12. E' davvero illuminante leggere del tuo "segreto del successo" perché ci fa, anzi, mi fa scoprire l'altra parte di te, al di là del tuo essere scrittrice.
    Ho vissuto il fallimento e, detto sinceramente, non è stata una bella esperienza, non mi sono ancora ripresa..anzi.Ma ho apprezzato, condiviso, vissuto sulla mia pelle quanto scrivi qui:
    "Così a tutti appare ovvio che io ce la faccia sempre: sono io, lo sanno che sono forte e brava, figuriamoci se non passo. E quando le persone mi dicono questo, convinte di incitarmi, mi si spezza qualcosa dentro"
    Ed è bello accorgersi che nonostante tutto, nonostante la vita diversa, i pensieri, le passioni, i fallimenti e i successi, riusciamo a trovare un punto d'incontro, un'emozione in comune.
    Grazie per aver condiviso anche questo!
    SenzaFiato
    Ps: Complimenti per la tua ultima, e ormai conclusa, storia, "Per il suo sangue ". Spero di rileggerti presto.

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  14. Questa rivelazione molto personale mi ha intristita. In quest'ottica sembra che, quando fallirai (scusa il cinismo ma la vita è lunga e piena di sorprese, per cui anche un solo piccolo fallimento io credo che ci sarà) la cosa sarà ancor più devastante.

    Ti auguro quindi un giorno di cadere, avere qualcuno che ti tenda una mano, e tirarti su più forte di prima. Con la consapevolezza che anche questa volta che l'hai fatta, hai tirato avanti non solo quando il successo è arrivato, ma anche dopo essere caduta e non aver rinunciato.

    Dopo queste sagge parole torniamo alla normalità (prendersi troppo sul serio con i discorsi filosofici non fa bene alla salute)
    Buona Pasqua e goditi le vacanze! =)

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  15. Le sconfitte e i fallimenti fanno anche parte di noi. Tutti cadiamo o inciampiano durante la nostra vita ma la bravura sai dove sta? Per come la vedo io, il problema di fondo non è quante volte cadi (perché ognuno di noi ha dei limiti) ma nel ritrovare la forza di rialzarsi dopo una brutta caduta, rimboccarsi le maniche e ripartire.
    Auguri per il dottorato e adesso spero che ti godi il relax meritato.
    Una tua fan affezionata
    Alessia

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