venerdì 11 maggio 2012

Rosemary's Baby (11/05/2012)

Non credere ai libri che leggerai o ai film che vedrai: non c’è stata alcuna illuminazione sul lettino dell’ospedale, nessun colpo di fulmine quando ti ho stretto tra le braccia. Tu eri un fagotto urlante e pieno di sangue e altre schifezze, io ero squarciata come un maiale da macello e volevo solo dormire, possibilmente sotto morfina. Credevo di amarti, perché non conoscevo l’amore.
Credevo di amarti anche prima, quando ti muovevi nella mia pancia e mi tenevi sveglia tutte le notti, e mi premevi sullo stomaco per non farmi mangiare. Minuscola come sono – lo ripeti sempre, che la mamma è piccolina –, ero tutta pelle attorno a te e ti si vedeva il culone, ti si vedevano i piedini, e te li spingevamo dentro, perché diamine, avevo le bozze sulla pancia e mi facevi un male boia. Sembravi un alien pronto ad uscire direttamente dall’ombelico. Ti chiamavo il figlio del diavolo, Rosemary’s Baby. Ci ho preso. Credevo di amarti. Non ci ho preso.
Credevo di amarti quando ti hanno messo accanto a me nella stanza da ospedale e tu non smettevi mai di strillare e io ero sveglia da trentasei ore e l’infermiera del nido dell’ospedale non ti voleva tenere perché eri ‘fastidioso’. Credevo di amarti quando ti sei attaccato al seno ed è stato sangue, subito e copioso, perché tu quando succhi succhi e un giorno farai felice tante donne. Credevo di amarti quando ti ho portato a casa e hai iniziato a fare esattamente quello che facevi in ospedale e che avresti poi fatto nei successivi tre anni: piangere, pretendere, stare sveglio.
Ma no, l’amore vero è venuto pian piano e ha dimostrato che quello di prima era una cosa diversa, un misto tra il senso di protezione, l’orgoglio, la cura. Quando resti incinta è la natura che si preserva e ti inietta dentro quell’istinto materno che chiami amore e che ti farebbe fare qualunque cosa per la creatura che porti in grembo. Dopo, dopo puoi conoscere quella creatura. E quello non è più istinto. Quello non è neppure amore: semplicemente non esiste una parola per descriverlo, e se te lo dico io che con le parole ci vivo e lavoro farai bene a credermi. Poi, in generale, come ti sto ripetendo da giorni, prima impari che io ho sempre ragione e meglio sarà per te. Guarda tuo padre, lui l’ha capito ed è un uomo migliore. Perlomeno è ancora vivo.
Ti amo perché sei un bugiardo matricolato, e hai imparato a mentire più o meno quando hai imparato a parlare. E dici che ti fa male la pancia per non andare all’asilo, e che ti fa male la pancia quando non vuoi camminare e due settimane fa il colpo di genio: se ti tenevo per mano perché non corressi in strada ti veniva male alla pancia. Sei un mistificatore nato e hai tutta la mia ammirazione. Non hai quella del pediatra, dal quale siamo già andati per il mal di pancia e che non riusciva a credere quanto bravo fossi a mentire, finché non ti ha tastato e tu ridevi in continuazione.
Ti amo perché sei un leccaculo, e quando vuoi qualcosa mi abbracci le ginocchia e mi dici “Ti voglio tanto bene mamma” con gli occhioni del Gatto con gli Stivali. Poi chiedi, anzi esigi ciò che avevi in mente. Se non te lo concedo rifai la scena col papà. E ogni volta che uno dei due ti sgrida tu ovviamente dici che vuoi solo l’altro, da cui ti rifugi con lacrime false come una moneta da tre euro. E sì, sai piangere a comando e ultimamente ci hai imparato ad aggiungere i singhiozzi e a tirare su col naso nel modo più plateale e rumoroso possibile.
Ti amo perché alzi il dito e ci sgridi in continuazione, urlando: “non si fa così” ogni volta che ti stiamo sgridando noi. Sei fetente, e dispotico, e scarichi sugli altri tutte le tue colpe con un candore da premio Oscar. E dici che comandi tu, che paghi tutto tu, che la casa è tua, che vuoi sposare il papà, che vuoi sposare la mamma, e che hai in pancia una bambina che si chiama Gaia e che vive sulle mura. E quando ti faccio notare che non hai le tette e non puoi partorire alzi la maglietta e me le mostri. E quando ti faccio notare che Gaia è tua cugina e che è un po’ giovane, a due anni, per vivere sulle mura come ahimè fanno alcune peripatetiche, tu mi chiedi perché.
Ti amo perché siamo nella fase dei perché e non so più cosa inventarmi e tu lo sai benissimo e ci godi un mondo a tirarmi a cimento finché non dico: “cacca”. E allora ridi, anzi ghigni, malefico, fingi un attimo di pausa e poi ricominci: “Perché?” Cacca. E la fase dei perché ha seguito la fase del cosa fa, del cosa dovrebbe essere (ero così orgogliosa del tuo primo condizionale) e si affianca a quella del dov’è. Una settimana fa hai visto la fine di L’alba del pianeta delle scimmie con tuo padre e hai chiesto per tutto il tempo dov’era la scimmia. Ce n’erano cinquanta, sullo schermo. Tuo padre era isterico. Ma anche lui è un uomo, che mi chiede dove sono i calzini davanti al cassetto aperto pieno di calzini: la fase del dov’è, negli uomini, non si conclude mai.
Ti amo perché non hai mai dormito la notte e se è per questo neanche il giorno e perché ti svegli ogni volta con le grida di un furetto sgozzato. E ti giuro che quando sarai grande e ci porterai in casa una ragazza, a passare la notte con te, io avrò cura di irrompere nella tua stanza urlando a squarciagola ogni volta che inizierete a pomiciare, così capirai cosa significa avere in casa un anticoncezionale su due gambe. E lo sai che quando prometto, io mantengo.
Ti amo perché quando eri nella pancia mi hai ciucciato il calcio dalle ossa e quando sei uscito hai concluso il lavoro rompendomi le costole. Due volte. Giusto per darmi un assaggio: ecco quello che posso farti. Mi hai preparato al dolore perché so che me ne darai infiniti quando arriverai a quella fase orrenda della vita che si chiama adolescenza e che prima o poi tutti dobbiamo superare.
Ti amo perché per colpa tua ho dovuto imparare la differenza tra un brachiosauro e un saltasauro e tra un giganotosauro e un T-Rex (su questa ci abbiamo litigato una settimana e siccome avevo ragione io tu poi hai fatto finta di niente e hai lasciato cadere il discorso, da ottimo politico); e non c’era nulla di cui mi importasse di meno, prima, e non c’è nulla di cui mi importi di più, ora, perché importa a te. Ma avevo ragione io, quello con cui vai a letto è un giganotosauro.
Ti amo perché sei bello, come tuo padre, e stronzo, come tua madre. E ti amo per quello che sei, per i tuoi difetti, non per un non meglio identificato istinto materno a cui sono stata costretta. E un giorno voglio che tu lo sappia, che amo proprio te e non un figlio che la natura mi ha dato, che ti conosco e voglio continuare a conoscerti mese dopo mese e voglio continuare ad amarti di più mese dopo mese. E farò mille errori e Dio solo sa quanto già litighiamo io e te e quanto ancora lo faremo e prima o poi mi dirai delle cose orrende o io le dirò a te, ma ho imparato dalla mia esperienza personale e non ti maltratterò mai, non ti umilierò mai, non scaricherò mai su di te le mie angosce e non ti farò mai sentire in dovere di fare qualcosa per rendermi fiera di te. Io sono fiera del fatto che sei bugiardo, e leccaculo, e dispotico, ecco come sono messa, ecco come l’amore per te mi ha ridotta. Non mi interessa se sarai cuoco o neurochirurgo, meccanico o avvocato o se aprirai una fattoria con le mucche di plastica in Arizona (che tra parentesi è il mio sogno): l’unica cosa che ti spingerò a realizzare è la tua felicità.
Non sei mio, ma io sono tua.
Auguri, amore mio, buon terzo compleanno.
Spero che tu mi permetta di arrivare viva al tuo quarto.

Da me saprai, saprai che vale la pena vivere, mi chiederai, “sì, ma perché?”. So solo che ti dirò “Vale la pena vedrai”.
Da adesso in poi.







32 commenti:

  1. Non so dirti se sono più commossa o terrorizzata dai tuoi racconti sulla maternità, però posso dirti che come sempre arrivi dritta al cuore.
    Grazie di avermi dato la possibilità di conoscerlo il tuo amore, di notare che pronuncia meglio lui i nomi dei dinosauri di quanto potrei pronunciarli io alla terza volta che tento di leggerli su uno dei suoi libri. Di vederti combattere con lui perchè vuole avere ragione anche quando ha torto e dirgli che deve ancora imparare che tanto hai ragione tu ma che gli vuoi bene lo stesso. No, non voglio svelare troppo quanto sei dolce con tuo figlio ma con lui ho visto un lato di Francesca che pochi hanno avuto la fortuna di vedere.
    Un bacio grande al Patato che è furbo e già conquista le donne come solo i veri uomini sanno fare, schiavizzandoti a colorare tre quarti del disegno mentre lui si inventa che il pennarello è finito per far fare a te tutto il lavoro. Dagli un bacio da parte mia e digli che presto mi dovrà insegnare i nomi dei dinosauri, di nuovo, perchè io ricordo solo che c'era un t-rex e che "la mamma ha comprato qualcosa di rosa".

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    1. E non dimentichiamo che Chiara è amica sua e solo un po' della mamma e che tu cercavi di scoprire quale fosse il verso della banana...

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  2. Vi amo perchè quando penso di aver raggiunto il limite mi dimostrate che posso andare ancora oltre.
    Vi amo perché in collegamento telepatico riuscite a chiamarmi e aver bisogno di me nello stesso istante.
    Vi amo perché avete un carattere diametralmente opposto e ciò che funziona con uno fallisce con l'altro.

    A parte la magrezza (perché io sembravo già incinta da prima) e qualche altro particolare... le esperienze si assomigliano.

    Mi piacerebbe riuscire a ricordare tutte le volte che sono giunta al termine di un tuo scritto senza commuovermi.

    Grazie e auguri... anche a te (in ritardo).

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    1. Tutte le guerre coi figli si assomigliano: peccato che siamo destinati a perderle, ma venderemo cara la pelle!

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  3. Cara, come al solito mi sconvolgi, mi commuovi, mi fai ridere come una cretina. Tantissimi auguri al Patato, che possa diventare sempre più bello e sempre più stronzo, e far soffrire tante donne e poi renderne immensamente felice una (anche il contrario va bene, ma così è meglio, no?). Tanti complimenti alla mamma e al papà per aver fatto un capolavoro, averlo conosciuto apprezzato e poi amato, e soprattutto per non aver dato per scontato niente, nemmeno l'amore di mamma! Tesoro, vado a rabbrividire da qualche altra parte pensando a cosa posso aspettarmi dalla mia bestia di neanche 2 anni che già è in grado di fare l'offesa quando le dico di no e andare da suo padre a fare le coccole dicendo "bimba brava, cioccolata?"....
    E ti confermo che la fase del "dov'è" per gli uomini è senza via di uscita: hai mai notato come sia automatico aprire il frigo e chiedere "dov'è il formaggio?" senza nemmeno sforzarsi di dare un'occhiata a tutti i ripiani o spostare una foglia di insalata.
    Baci baci, ci sentiamo quando finisce la scuola e sarai più libera!
    Ciao! Opalix

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    1. Io intanto ho pronta la mia espressione peggiore per biasimare qualunque donna mi porterà in casa e farla sentire una cacca: è il mio compito di mamma. E poi dicono che gli adulti mentono: i bambini sono attori nati!

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  4. Andrea è nato da te per renderti quello che nella vita non avevi ancora potuto ottenere...la serenità  di riconoscere e di vivere quella bambina che non riuscì mai a sbocciare, vivere e maturare. Quello scalino lo hai dovuto saltare e con le tue gambine corte (che hai ancora) hai dovuto percorrere la scala della vita quattro scalini alla volta. Una fatica immane ed ingiusta che un bambino non dovrebbe mai affrontare. 
    E così, Dio, Budda o chi per esso, ha voluto riequilibrare la bilancia-karma della tua esistenza facendo crescere dentro di te quella scintilla di umanità che non hai avuto occasione di vivere e che ora cresce in te grazie a tuo figlio.
    I figli sono la nostra redenzione e la nostra amatissima dannazione, sono la gioia quotidiana, l'amore e il sacrificio, sono "le farfalle nello stomaco" perenni della tua esistenza.
    Li ami per quello che sono, per quello che non saranno mai e per quello che decideranno di essere, senza nessun paletto e delimitazione di sorta.
    Io sono nata quattro volte: anagraficamente, il giorno che ho baciato Luca per la prima volta e quando ho guardato per la prima volta le mie due figlie negli occhi ed ho pianto. E sono stata benedetta tre volte su quattro. Un culo cosmico.
    Il patato è il concentrato di culo di cui avevi bisogno, assieme all'uomo fantastico che hai sposato (per il quale io faccio sempre un gran tifo...*scuote i pon pon*).
    E tu sei una mamma, moglie, amica meravigliosa.
    Auguri patato!!!!
    ....e buon anniversario di sventramento di patata a te Fra...
    (non bisogna MAI dimenticarsi che sono bellissimi, bravissimi, diabolici e tenerissimi...ma non erano propriamente degli stuzzicadenti quando sono nati. Onore e gloria alle patate di tutto il mondo!)

    Natalie

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    1. Non commento, un po' per il riferimento alle mie gambine corte (bastarda!) e un po' perché lo sai che mi commuovi. Stronza oggi come ieri.

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    2. ....e assolutamente orgogliosa di esserlo!

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  5. Non ho parole...grazie perchè sai esprimere quel senso di maternità che condivido col tuo stesso spirito... Auguri ad entrambi!!

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    1. Grazie anche qui per gli auguri!

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  6. ah, ehm..non mi sono firmata, ero troppo presa..
    SAVO

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  7. Non conosco la maternità se non attraverso i racconti di chi si è fermato un attimo a parlarmene. Non conosco l'amore che hai descritto, posso solo intuire che sia immenso, a tratti devastante ( dove per "devastante" non bisogna intendere qualcosa di negativo), non so neanche se mi capiterà mai nella vita un'esperienza così totalizzante. Provo curiosità per qul mondo a me ancora misterioso, però ho anche tanta paura.Paura dinon essere adatta, paura di sbagliare ancora una volta facendone pagare le conseguenze a chi non avrebbe colpe. Grazie per aver condiviso un altro pezzetto di te e per avermi presentato a grandi linee quel bambino che ho sempre visto in foto. E' quello che è stato finora, un bimbo in una foto, un bimbo con un sorrido furbetto però un po' "anonimo". Adesso conosco alcuni tratti della sua personalità e mi sembra di averlo più vicino. Faccio tanti auguri a quel demonietto e lascio un bacio a te, che anche oggi mi hai insegnato qualcosa.
    Manila.

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    1. Ti chiedo scusa ma blogger mi aveva messo il commento in spam automaticamente, non so perché, così l'ho letto solo ora e mi spiace averti dato l'impressione di non volerlo pubblicare. E grazie a te!

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  8. Meraviglioso scritto. Il tuo bambino è fortunato ad averti come mamma!(forse grazie a te non romperò più di tanto le scatole a mio figlio grande, oggi, perchè già so che avrà scritto follie nella verifica di storia sul neolitico, considerando che anzichè studiare, ieri, pensava alle figurine del calcio europeo...) Un abbraccio
    Francesca (EFP: veracruz)

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    1. Io non ci sono ancora arrivata, al calcio, ma temo e tremo...

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    2. ...però io che sono bastarda dentro, ho iniziato a leggere il Cuore insieme a lui proprio ieri. Così paga l'avermi fatto vedere partite di calcio ogni sera negli ultimi due anni. (Lei, Prof, cosa ne pensa?? sono deferibile nanti l'Alta Corte dei Diritti del Fanciullo Lavativo?)

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    3. Oddio, Cuore? Non lo reggerei nemmeno io...

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  9. Tanto per cambiare mi hai fatto frignare, ma tanto in questo periodo di ormoni ai minimi storici piango anche per le cazzate, quindi vale la pena farlo per le cose belle. Una domanda (tanto ci sei abituata e..no, la fase non passa velocemente): ma secondo te il male alla pancia (la mia, ogni tanto, aggiunge la variante male all'orecchio)fa parte del DNA dei piccoli perversi polimorfi?
    Un abbraccio.
    Barbara

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    1. Immagino che li programmino così: poi da grandi si fanno più furbi, usano la peste bubbonica...

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  10. Lacrime a volontà!
    Io sono una di quelle con l'istinto materno innato. Io che ho appreso di aspettare due gemelli con solo un nanosecondo di smarrimento, perchè io, mi dicevo, sono nata per essere madre. Io con la gravidanza più bella e serena del mondo (tanto cibo e pochissimi chili, mai nausee, energia a volontà) io che ero pronta a partorirli naturalmete senza epidurale e tante altre meravigliose minchiate. A farmi smettere i miei deliri di onnipotenza è arrivato il cesareo, doloroso nel corpo e nell'anima e poi quello stronzo latte che non è mai voluto arrivare, finchè l'ostetrica stufa di vedermi piangere attaccata ad un tiralatte che mi mungeva come una mucca asciutta, è venuta a portarmelo via, mi ha detto di attaccarli al seno per l'ultima volta e di usare quel benedetto biberon che la mamma non è quella che allatta ma quella che nutre con il suo amore. Ci ho messo un anno a riprendermi dal senso di fallimento e anche ora ogni tanto prova a farsi sentire. Però quell'amore che mi faceva sentire inadeguata se non riuscivo a provvedere a loro in modo impeccabile mi ha fatto anche capire che a loro non serve una mamma impeccabile, servo io nel bene e nel male, servo io che sorpasso i miei limiti per loro e insieme a loro ne traccio altri per incastrarci e trovare il nostro equilibrio. Ho scoperto che le ricette buone per tutti non esistono e che ognuna è madre a modo suo.
    Così auguri al tuo piccolino e a te Fra, e se vai in Arizona aspettami perchè ti vengo a trovare.
    P. S. Oggi il ragazzino delle ripetizioni ha riassunto le prima pagine dell'ordine della Chiave e ha intuitivamente capito Che Axel e Gil sono amici!!!
    Ilaria

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    1. Io ricordo che la mia ostetrica mi aveva preparato: lei, che adorava i bambini, non aveva mai avuto latte. Io ne ho avuto per un mese e mezzo, poi è finito ma devo dire che non mi sono fatta molti problemi: via di biberon e svezzato a quattro mesi!

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  11. Cara SuperFranci, solo poche parole perchè ho un groppo in gola: tanti, tanti carissimi auguri al Patato che ha tutta la mia stima (è proprio figlio tuo!) perchè è già forte e determinato e queste caratteristiche lo aiuteranno in questo mondo di cacca. Un abbraccio a te e un bacino a lui.
    Stefania Rossi

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    1. Forte e determinato? E' un dittatore!

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  12. Con questo scritto si passa dal temere la maternità a volerla a tutti i costi, perchè nonostante pianti, capricci, notti insonni e "anticoncezionali a due zampe", credo che non possa essere paragonato ad altro.
    Auguri al tuo Patato.

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    1. Beh, direi che un misto tra terrore e gioia è esattamente ciò che proviamo ogni giorno...

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  13. Maledetta.
    Maledetta te che scrivi certe cose e mi incolli al monitor nemmeno stessi leggendo le rivelazioni di Fatima convertite in gergo materno, un gergo che ho colto immediatamente. Parola dopo parola, annuivo come una forsennata: ”Ma porca miseria, so tutti uguali sti piccoli indemoniati” ho pensato per un po’, ma poi ho capito che è quell’amore di cui hai scritto, quello che ti fa brillare gli occhi quando vedi la disinvoltura con cui le loro piccole menti laboriose ingegnano uno stratagemma, quando ti guardano con la coda dell’occhio e tu fai lo stesso dall’altro lato come a dire “fammi vedere QUANTO sei mio figlio”, quell’amore è la cosa che ci accomuna davvero.
    Quello, e l’orgoglio per l’uso del suo primo condizionale.
    I nostri figli sono unici, ma noi possiamo amarli in un unico modo.
    Totalmente.
    PS. Ricchi premi e cotillon per chi arriva al loro decimo anno. Possibilmente senza pacemaker.
    Auguri di cuore :*

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    1. E tu ne hai due! Io non so come fai...

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  14. - mamma com'è il pisello degli alieni?

    -....gnomo aspeccia mi sfo lavaccio i denti....

    -ma ne hanno uno solo?

    -...forcie, o forcie no.... 'speccia mi sciagguo..

    - mamma vuoi uscire dal bagno? sei lì da ben 40 secondi! Senti, oggi c'è la verifica di scienze sulla riproduzione umana e la maestra non c'ha MAI fatto vedere le figure, allora com'è esattamente questo pene in erezione? Spero più rigido di come sono da mollicci perchè sennò come entra nella patatina?

    - (mollicci? molliccIII, plurale?).... ehm, e tu quanti ne hai visti da mollicci amore mio?

    - beh tu e babbo girate sempre nudi, poi c'è lo gnomo, e poi Riccardo s'è tirato giù le mutande davanti a tutti prima che la sua maestra di sostegno lo fermasse.

    -ah, ed era molliccio?

    -sì, mannaggia sennò l'avevamo capito com'è 'sto capolavoro.

    -ecco......(domattina mi devo ricordare un goccio di rum nel caffè...)

    -sorella grande ma non ti fa un po' schifo il "pene"? Io preferisco il pisello dello gnomo, è così bellino sembra un bruchino. E poi mi piace come ride se cerchi di prenderlo.

    -gnoma mediana non devi cercare di acchiappare il pisello di tuo fratello, gli puoi fare male. E diamoci una mossa che arriviamo in ritardo a scuola!

    -ok mamma, prendo io lo zaino di questa impedita. Allora l'erezione me la spieghi lungo la strada che tanto andiamo a piedi e non devi guidare.....

    -e mi spieghi anche com'è quello degli alieni. E anche i gormiti, com'è quello dei gormiti?

    -.....(per la strada??...)... cominciate a scendere che devo prendere una cosa (dov'è che abbiamo messo il Rum?......)....

    patata
    la patata assediata

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    1. E io che pensavo che imparare il nome di tutti i dinosauri fosse duro... Il pene dei Gormiti sarà il mio prossimo incubo?

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  15. Francesca come state? Tu e i tuoi cari tutto bene? Noi stanotte qua a Firenze abbiamo tremato per un lunghissimo minuto, i pensieri subito all'Aquila, fece così anche nel 2009. Poi la notizia che è stato da voi, i pensieri agli amici costassù: voi state bene? Dai notizie, un abbraccio,
    Anna
    (patapata)

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    1. Ti ho risposto anche per mail, grazie carissima. Stiamo bene, oggi scrivo tutto.

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