mercoledì 13 giugno 2012

Dieci regole senza regola


Una delle domande che mi rivolgono più spesso è: come fai a scrivere così? E questo vale sia per chi lo ritiene un bel modo di scrivere, sia per chi lo ritiene orrendo: come fai a scrivere così bene o così male, insomma. Bene o male che sia, non ritengo ci sia un modo preciso per arrivare a scrivere in un certo modo, bello o brutto. Né mi risolvo a dar consigli a chi li chiede, perché, come ho sempre detto, non si può insegnare a scrivere, ma solo a leggere; posso insegnare a fare un bel tema, un bel saggio, una bella tesi, ma questo non è scrivere: è compilare.
Però, siccome davvero mi dispiace di deludere amatori e detrattori, ho riflettuto un po’ su come mi avvicino alla pagina e ho deciso di buttar giù, più per scherzo che per altro, dieci regole per scrivere che io in genere uso istintivamente e che dunque non hanno alcuna vera regola.

1) Non buttare mai una possibilità: prendi ispirazione da qualunque cosa, che sia il fatto che il tuo carrello della spesa tiri sempre da una parte o un trattato di filosofia; io scommetterei però sul carrello della spesa, perché in genere quelle che ci paiono stronzate risultano le idee vincenti e quelle che ci paiono genialate risultano valide più o meno come le banconote del Monopoli. Appunta ogni cosa nel cervello e lasciala riposare a lungo, poi prova a liberartene: se non ci riesci significa che ha messo radici e che devi proprio scriverla, altrimenti ti germinerà una pianta in testa e in genere i rami nelle orecchie non sono estetici. Ma ci puoi sempre attaccare degli stupendi orecchini con pendenti.

2) Quando hai scelto l’idea, chiediti se sia farina del tuo sacco e abbi la decenza di risponderti di no. Le buone idee non lo sono mai, perché qualcuno le ha già scritte, dipinte, scolpite, musicate, filmate; però se ti rispondi di no significa che sei onesto abbastanza da controllare se questa idea in particolare possa essere memoria ancestrale o memoria reale. Se è memoria ancestrale, allora è frutto della tua semplice natura umana che si interroga sempre sulle stesse cose (in genere, sul carrello della spesa, ma molto di frequente anche sul sesso, soprattutto se può correlarlo al carrello della spesa, col fatto che tira…) e puoi metterla giù in un modo che sia solo tuo, perché le idee sono limitate (negli uomini più che nelle donne) ma hanno mille vestiti ed accessori diversi con cui presentarsi (nelle donne più che negli uomini, per via della fissazione per scarpe e borse); se è memoria reale, accontentati di rileggerla o riguardarla dove l’hai presa e lasciala a chi l’ha avuta davvero; è meglio un foglio bianco che un foglio di idee altrui, perché il plagio è qualcosa che ti sterilizza per sempre, come pisciare sulla pianta che stava ramificando nel tuo cervello e che non darà mai più frutti. E vale più o meno quanto quella pisciata.

3) Non commettere mai lo sbaglio di creare un personaggio: il personaggio si crea da solo o non si crea affatto; il tuo lavoro è quello però di conoscerlo in ogni sua caratteristica, anche quelle che non descriverai mai e che non vorresti mai sapere di nessuno. Delle persone con cui vivi, tu conosci il tono della voce, il numero di nei sulla faccia, i gusti culinari e musicali, il modo di camminare, ma quando le presenti ad altri non dici nulla di tutto ciò. Per i tuoi personaggi vale anche di peggio: tu solo devi sapere su che fianco dormono o se hanno problemi di stitichezza, quante scrollate danno dopo aver fatto pipì (possibilmente non nel tuo cervello o si torna al plagio), se si mettono le dita nel naso, se vengono con un grugnito, un gemito, una faccia da toast e se cantano a squarciagola Gianni Morandi sotto la doccia. Naturalmente non devi rivelarlo ma nemmeno ignorarlo, perché è questo che li rende vivi nella tua mente. Ed è il motivo per cui non potrai mai innamorarti di loro, con quelle dita nel naso e la faccia da toast.
Analogamente devi sapere tutto del luogo e del tempo in cui vivono i tuoi personaggi, facendo ricerche se sono spazi ed epoche reali o stendendo appunti se sono spazi ed epoche immaginari. Non essere mai pressappochista, perché il pressapochismo è la caratteristica di chi soffre di eiaculazione precoce e ci dispiace molto per lui ma deve farsi curare, perché è decisamente poco godibile, proprio come una storia pressappochista.
Tieniti sempre anche almeno una cosa importante della storia che non rivelerai mai al lettore, per quanto questo te lo chieda (e te lo chiederà, te lo chiederà, te lo chiederà): una frase detta, un gesto fatto, un pensiero fondamentale o, se sei fetente come me, persino il finale, che deve restare un segreto tra te e i tuoi personaggi. Con quello, potrai ricattarli per sempre e fidati, prima o poi avrai bisogno di ricattarli, anche solo per evitare che loro ricattino te.

4) Non immedesimarti troppo nei tuoi personaggi ma non staccarti da loro al punto da giudicarli: essi sono persone autonome e devono compiere i loro errori, anche quando tu li aborri, nella convinzione di stare agendo per il meglio. Soprattutto se sei una donna e scrivi di personaggi maschili che, nella migliore delle ipotesi, sono idioti. Dopotutto anche tu credi sempre di fare la cosa giusta eppure non la fai quasi mai: anche tu sei il personaggio di qualcuno e abbi per i tuoi personaggi la stessa comprensione – ma mai l’assoluzione – che speri il tuo scrittore abbia per te. Sii ognuno dei tuoi personaggi per lo spazio almeno di un paragrafo e prenditi una pausa dall’esserlo almeno ogni dieci pagine, altrimenti si chiama masturbazione.

5) Fatti una scaletta, mentale o scritta, dei punti salienti della vicenda, ma non ti intestardire nel rispettarla. Non forzare le cose in modo che vadano come avevi deciso, perché solo gli sciocchi e i cattivi scrittori non cambiano idea. Guarda cos’è successo a Dio, con quel casino nell’Eden che aveva ordinato tanto bene: e se ha potuto cambiare i suoi piani Lui… Sii elastico, con la tua storia, così come lo sei a letto. Se non lo sei a letto, puoi esserlo comunque nelle storie, ma non scrivere scene erotiche.

6) Scrivi di getto la prima bozza di ogni capitolo, con la voglia di giungere alla fine, soprattutto nei dialoghi, perché i dialoghi sono estemporanei e devono essere lasciati alla mente dei personaggi; se ti fermi troppo a riflettere finirai con l’influenzare le loro risposte, invece devi solo lasciare che fluiscano e riportarle; fai pratica lasciando parlare a vanvera il tuo compagno o la tua compagna per mezz’ora senza interrompere e scoprendo a quali abissi può giungere la comunicazione umana. Tu sei solo il cronista di qualcosa su cui, è bene che tu lo impari presto, hai più o meno lo stesso potere che un bimbo a cui hanno appena tolto il pannolino ha sul suo intestino.

7) Lascia macerare le pagine che hai scritto mezz’ora o dieci giorni, a seconda di quanto ti serve; a volte è sufficiente una sigaretta, a volte, nei passaggi più carichi di pathos, non basterebbe una stecca. Quando senti di aver digerito le emozioni riprendi in mano le pagine e finalmente dai loro la versione definitiva o quasi: allunga ciò che manca (non sto parlando di peni), accorcia ciò che è di troppo (a maggior ragione, non sto parlando di peni), controlla di non aver saltato passaggi logici per la comprensione dello svolgimento delle azioni e dei dialoghi (e dei peni). Ricorda che ogni capitolo è una coperta sempre troppo corta e che devi accettare di lasciar fuori qualcosa: la testa o i piedi. O il pene.

8) Se la revisione strutturale non è stata sufficiente, conceditene anche una stilistica: questo è il momento in assoluto più godereccio, un po’ come l’ammazzacaffè prima, durante e dopo il caffè. Qui ti puoi lasciare andare a tutte le tue velleità artistiche, a fronzoli, figure retoriche, triplicazioni, riesumazioni da ciò che era stato sepolto molti secoli fa per un buon motivo. Qui, insomma, vengono fuori le delizie e gli orrori di ogni autore: pian piano riuscirai ad inanellare più delizie che orrori, ma non riuscirai mai ad azzerarli del tutto, gli orrori. Se sei fortunato, qualcuno di quegli orrori diventerà una tua cifra stilistica e anche tu ti dimenticherai che era solo un orrore; qualcun altro te lo porterai invece dietro inconsciamente per anni e anni, finché un giorno, rileggendolo, finalmente lo riconoscerai come orrore e proverai la brama insostenibile di ubriacarti dell’ammazzacaffè di cui sopra.
Se la revisione strutturale è stata sufficiente, significa che il capitolo fa schifo.

9) Non ti vergognare di niente di quello che scrivi, che sia sesso, morte, moccio o cacca. Tutto ciò che fa parte della vita umana di carne fa parte anche della vita umana di carta e se l’hai visto o vissuto o perlomeno studiato puoi scriverlo. Vergognati però di tutto quello che scrivi, ogni volta che lo scrivi senza averlo visto o vissuto o perlomeno studiato e lo fai solo per moda o scalpore. Naturalmente ciò non significa che se scrivi di vampiri devi per forza succhiare il sangue di qualcuno e se scrivi di maghetti ti devi mettere una bacchetta laddove non batte il sole: usa anche la testa, quando si tratta di verosimiglianza; la verosimiglianza è nei sentimenti, nelle emozioni, non nelle situazioni.

10) Divertiti.

15 commenti:

  1. Sei un genio. Ho riso dall'inizio alla fine. Ma la cosa meravigliosa è che tutto, tutto quello che hai detto, è assolutamente vero. Come è vero che le storie che cominci a scrivere nella mente, prima di dormire, e che ti appaiono, nel buio della notte, delle genialate, scopri che sono delle vere cagate, al primo sorgere dell'alba... Proprio come le idee notturne, le storie crescono con consapevolezza, e con la vita, se arriva l'alba e nel frattempo hai dormito... beh lascia stare :). Sei grande! Davvero!

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    1. Tesoro, mi limito ad ammettere ciò che ho faticato a comprendere e che un'amica continua a ripetermi: tutto ciò che scrivo e mi fa schifo in genere piace ad altri; ciò che scrivo e piace a me in genere fa schifo ad altri; bisogna che inizi ad ammettere che forse non ho gusti molto buoni...

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  2. Fantastica, assolutamente fantastica.
    Mi permetti di stampare questa lista e di farne un poster?
    Me la voglio appendere in camera.

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    1. Ma certo! Io però ti consiglio di stamparla sulla carta igienica, così quando ti stanchi sai come usarla... Scherzo ovviamente, sei gentilissima!

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  3. Io ho un serio problema con il sesso. No, non ti ho scambiato per una terapeuta, sto solo parlando della regola numero 9. Impiego un secolo a scrivere una scena che lo contenga e, ogni volta che rileggo l'intero capitolo, mi devo sforzare per non saltare il paragrafo e passare a quello successivo. Ma se mi sforzo e lo leggo, arrossisco da sola. Non è che descriva particolari scabrosi o acrobazie da Kamasutra approfondito, però se sfocio nella lemon, mi vergogno. E non capisco perché - okay, forse ti sto più o meno velatamente scambiando per una terapeuta -; ho 22 anni, mi ritengo una persona di larghe vedute, parlo liberamente e leggo di sesso senza problemi, sono tutto fuorché bigotta. Ma il sesso scritto da me è tabù o quasi.
    (Mi sembra di aver scritto a un giornaletto tipo "Cioè"... meglio finirla qui!)
    Sul resto delle regole, e in verità pure con la 9, sono totalmente d'accordo. Soprattutto sulla 2: è davvero molto difficile per alcuni riconoscere che l'idea favolosa avuta, in realtà, non sia farina del proprio sacco. Beata onestà.
    Sandra/HappyCloud

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    1. In realtà una cara amica, che è anche una grande scrittrice, mi dice sempre che anche lei ha problemi con le scene di sesso... ma perché si annoia a scriverle!
      Io ricordo ancora con sgomento la tensione e l'imbarazzo di quando ho scritto la mia prima lemon, "Riflessi": spero di non provare mai più nulla del genere ma per fortuna da allora le cose sono state molto più facili! Però guarda, ho di recente finito l'ultimo di Stephen King e il libro è fenomenale ma la lemon ridicola, quindi consoliamoci!

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  4. Mi ricorda un po' il decalogo dei diritti del lettore, redatto dal francese Daniel Pennac.
    In ogni caso, ci vuole molta..intelligenza?ironia?pazzia? per scrivere una cosa simile.
    Complimenti, perché, come sempre, sei riuscita a parlare di grandi verità, senza prenderti- e prenderci- troppo sul serio.
    Ps: Credo che il punto dieci sia fondamentale, perché, se manca la voglia di scrivere e il divertimento che ne deriva, sicuramente non uscirà niente di buono!
    SenzaFiato

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    1. Follia, io voto per la follia! Guarda, qualche mese fa parlavo con un'amica che scrive (benissimo!) sia su efp che altrove; un ragazzo le aveva sottoposto i suoi lavori e lei li aveva trovati buoni ma gli aveva detto che pareva appunto che non si divertisse a scriverli; beh, lui ha risposto che non poteva divertirsi, perché sapeva già come andava a finire...

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  5. Le scene di sesso, che due scatole.
    Stai lì a scrivere e intanto ti dici: che palle, venite... al dunque e facciamola finita così magari posso cominciare con la prossima descrizione architettonica, c'è un capitello corinzio su quel pianerottolo della casa che mi pare particolarmente eccitante...
    Indovinachisono.

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    1. Gianfinzia Piedipelosi, io i capitelli corinzi te li tirerei in fronte. O in mezzo a quelle due tette che fanno cupola più di qualsiasi costruzione architettonica!
      E comunque, tu mi devi ancora una lemon come regalo di compleanno, altrimenti io quello là continuo a volerlo vedere pisciare sangue.

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  6. Uh, volevo dire una cosa: Dio benedica il punto dieci: se ti diverti anche gli altri si divertiranno, in caso contrario ti sei divertita tu per tutti. Tranne nel tuo caso, certo, e quello di Opalix perché da bambine, quando il gelataio vi chiedeva: "Piccola, il tuo gusto preferito?" voi rispondevate: LACRIME E SANGUE (e moccio, trattandosi di te che sei molto elegante).
    A proposito: Leonardo Villani non farebbe mai qualcosa di così volgare, per questo è l'uomo perfetto. Leonardo NON ha moccio e per questo lo amiamo, ha solo un fazzoletto immacolato nella giacca. Perché la carta è quella cosa meravigliosa che ti permette di dare dignità anche a chi non ne possiede. A molti maschi, per esempio.
    Seindovinichisonovinciunabambolinarosa.

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    1. So che hai sempre adorato i miei finali aperti, ricordo ancora la tua reazione al "forse". Una serie di insulti, in effetti.
      Non smetterò mai di dirti che Leonardo è il re degli idioti e che solo a te poteva ispirare tanto, perché è l'unico essere vivente a parte i cactus nei confronti del quale puoi vantare una certa maturità emotiva.
      E Leonardo perde moccio come una lumaca la bava ad ogni inverno.
      Comunque, Opalix è cattiva in modo diverso da me: lei è più del tipo "gli taglio la testa con una scure da due metri". Io invece sono più del tipo "c'è una lima da unghie molto appuntita sulla sua testa, che succederà?".
      Voglio la bambolina rosa.

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    2. Mi sento chiamata in causa, ma vorrei precisare che sono troppo pigra per sollevare una qualsiasi scure o qualunque arma più pesante di un coltellino svizzero. E comunque, tu con la tua limetta del cazzo sulla testa di Hermione... e lei si è ritrovata molestata, quasi stuprata, forse contagiata, ferita, quasi morta, e ha sofferto come un lombrico tagliato in tanti pezzettini piccolini. Io sono più clemente. E ultimamente sto scrivendo solo cose che fanno ridere, ecco. E il gelato alle lacrime e sangue cosa sarebbe, una versione gothic della spagnola?
      Opalix

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  7. La tua bambolina rosa sarà tettemunita, giuro.
    Ah sì, e non è necessario che i personaggi si mettano le dita nel naso e abbiano la faccia da toast. Prendi i miei: sono belli, intelligenti e dotati di personalità... non fantastica, vabbè, ma almeno ne hanno una. Si vede che scrivo fantasy, eh?
    I cactus ti stanno mandando una lettera di protesta.

    Virginia Villani.

    P.S. Potrei scrivere con il mio account ma è più divertente romperti le scatole con l'approvazione del commento.

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    1. Tesoro, scrivi fantasy fino ad un certo punto: riconosco distintamente i tratti dell'idiozia maschile praticamente in ogni tuo personaggio e probabilmente sono l'unica, insieme a te, a pensarla così. Ti ho già detto, no, quando Gil mi ricordi mio marito? Sarà per questo che lo adoro e che premo per un libro tutto su di lui: non oso immaginare a quali abissi di demenza possa arrivare.

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