sabato 30 giugno 2012

I consigli dello Stregatto - Paullina Simons


Abbandonata dalle mie infedeli collaboratrici, che sono troppe prese dai loro bagordi (tipo studiare, lavorare, fare le faccende di casa, donne gaudenti!) per rispettare gli impegni, questa volta sono io stessa a darvi un consiglio di lettura, perché proprio non posso farne a meno. Perché la trilogia di Paullina Simons (Il cavaliere d’inverno, Tatiana e Alexander, Il giardino d’estate) secondo me è un capolavoro e spero che traducano presto in italiano altri libri di quest’autrice e perché, se la nostra scuola fosse un po’ meno retrograda e bigotta, questi sarebbero dei romanzi storici da fare in seconda superiore, al posto del sempre Promessi a mai Mantenuti Sposi, che trasformano il proverbiale latte alle ginocchia in panna acida.
Per prendere due piccioni con una fava (di chi sarà mai, poi, questa fava…), copio e incollo direttamente qui la recensione che vado a postare su aNobii:

“Alla fine di questa trilogia ci si trova ad un bivio esistenziale. Se si svolta da una parte si può scegliere di dare sfoggio di cultura critica personale, biasimando i molti errori che i tre romanzi presentano: la messa in scena di personaggi esagerati, nelle virtù e nei vizi, nell’innalzarsi e poi nel decadere; la descrizione di un sentimento infinito e incredibile che pare appartenere più al genere fiabesco che a quello di una narrazione storica; l’uso nel secondo libro della ripresa di una parte del primo da un diverso punto di vista, a mo’ di riempitivo che non andrebbe utilizzato con questa larghezza. E insomma si potrebbe disquisire all’infinito su tutto ciò che non va in questi tre volumi e ne resterebbe ancora per i critici a venire.
Se si svolta per l’altra strada, invece, si sceglie di intraprendere un mestiere molto più arduo di quello del critico: quello del lettore. Il lettore sa ammettere con se stesso che per quanti difetti abbiano questi romanzi non ne toccano la bellezza; e che elencarli tutti insieme e sminuzzarli non cambia un dato di fatto e cioè che noi, comuni lettori, non saremmo mai in grado di scrivere nulla del genere. Possiamo giusto criticarlo, perché altre capacità non ne abbiamo, ma in quel modo perdiamo anche la possibilità di essere dei lettori onesti e soprattutto appassionati.
La trilogia della Simons appassiona, se scegliamo la seconda strada, la strada del lettore, dall’inizio alla fine in un modo che raramente mi è capitato; la storia d’amore tra Alexander e Tatiana, iniziata il giorno dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e protrattasi durante i conflitti non tanto minori successivi, è una di quelle che ti lasciano il segno dentro, nella gioia e nel dolore e forse soprattutto nel dolore, anche perché non va giudicata secondo i nostri parametri, accantonando certi comportamenti da romanzetto d’appendice come intollerabili per qualunque donna: Tatiana non è qualunque donna, Tatiana è una ragazzina russa sotto il governo di Stalin allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e non può nemmeno pensare di ribellarsi alla sottomissione che le è imposta e talvolta nemmeno alle percosse (e questo può aiutarci meglio a comprendere anche certi eccessi finali di Alexander, dovuti non solo all’esperienza bellica devastante ma anche alla sua stessa vita in Russia, eccessi peraltro mitigati dai ricordi di un’infanzia americana dove il rispetto era ancora una priorità). Accanto a quello che pare un amore irreale ma troppo bello per non lasciarsene convincere, si srotola invece il realismo del contesto: la descrizione particolareggiata delle condizioni di vita in Russia e poi in America e fino al Vietnam, la narrazione delle varie fasi della guerra con un’attenzione informata alle armi, agli oggetti in uso, fino all’esattezza dei gradi di riscaldamento massimo centralizzato e dei grammi di pane concessi come razione. Il volto della Russia che emerge da questa saga è terribile nella sua precisione eppure mai reso volutamente patetico o semplicemente accusatore: è uno sguardo lucido, quello dell’autrice, che percorre sia le terre da cui proviene e di cui svela l’assoluta alienazione morale – la stessa che ritroveremo nel comunismo vietnamita – che l’America della salvezza dove si ritrova un degrado se non uguale solo di diverso colore, ma altrettanto capace di tirar fuori il peggio di un essere umano, al punto che proprio qui, proprio quando la guerra è finita e le loro vite non sono più in pericolo e lui non è più costretto a veder trucidare i suoi compagni o a lasciarsi torturare, proprio in America Alexander cade come non ha mai fatto, accecato dalle nuove possibilità che sono solo specchietti effimeri per le allodole e celano la stessa sordida natura umana.
Lo stile è a tratti poetico, altre volte scarno come gli scheletri per le strade russe. I dialoghi sono improntati alla stessa filosofia di una vita in cui ogni parola pesa come un macigno e ogni azione è irreversibile e da una pagina di dinamica sequenza combattiva si passa ad una lirica letta al cielo notturno e ad alcune delle più belle e meno scontate dichiarazione d’amore – fraterno, matrimoniale, genitoriale – che io abbia mai immaginato. In questi fogli anche i vocaboli più altisonanti sembrano srotolarsi nella quotidianità con una leggerezza familiare e calda, in contrapposizione al gelo dell’inverno russo, degli uomini russi, dei campi di concentramento.
Potrei dilungarmi come al solito e scrivere pagine e pagine su questa trilogia e non riuscirei comunque mai a descriverne l’impatto: narrativo, storico, morale, emotivo. So solo che alla fine mi sono sentita, come accade con pochi mirabili libri nella vita, impercettibilmente mutata. E con il desiderio, che ho caldamente esaudito, di ricominciare a fare il pane in casa.
L’unico consiglio che mi sento di dare, a chi sceglie di la strada del lettore e si concede a tuttotondo facendosi permeare nel profondo, è di non leggerli tutti di seguito, ma di lasciarli sedimentare un po’ nello stomaco e nel cuore uno alla volta, intervallandoli ad altro per tornare a respirare. Perché fanno bene e male ad un livello difficile da deglutire e perché altrimenti finiscono troppo in fretta.”

Aggiungo una notizia per gli appassionati della saga: su questo blog promettono di postare entro pochi giorni le parti mancanti nell’edizione italiana de Il giardino d’estate: fateci un salto, anche perché è tutto riservato alla trilogia.

10 commenti:

  1. La lettrice che è in me non si è permessa nemmeno un pò di pausa tra un libro e l'altro, come su tuo consiglio. Li ho scoperti all'inizio di quest' anno e li ho divorati uno dietro l'altro. E mi hanno veramente toccato; la sotria , il suo modo di scrivere, i personaggi...ogni cosa mi ha colpito allo stomaco; la cosa che mi è piaciuta di piùù della trilogia è di continuare la storia d'amore, di vedere come l sentimento tra i protagonisti vive in vari contesti, tra la Russia e l'America, e dove deve superare sia problemi gravi che le difficoltà di tutti i giorni.
    Dovrò sicuramente rileggerli!

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    1. A me invece hanno talmente angosciato che ho dovuto lasciar passare un po' di tempo (non senza ovviamente nel frattempo controllare almeno come andavano a finire). Mi era capitato pochissime altre volte ed è un dolore prezioso.

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  2. Non posso che condividere tutto, dalla prima all'ultima parola.
    Paradossalmente, questa trilogia non è mai riuscita a strapparmi un commento, semplicemente perché è stata "troppo".
    Troppo coinvolgente, troppo emozionante, troppo dolorosa e romantica in proporzioni a volte esageratamente squilibrate.
    Le parole,le mie, mi sembravano troppo poco.
    Le tue, invece, sono perfette.
    Posto d'onore nella mia libreria personale.

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    1. Ci ho messo un sacco anch'io a commentarla: pur avendola finita da un pezzo ho dovuto lasciar sedimentare le impressioni perché erano troppo violente. Posto d'onore anche nella mia.

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  3. Mi hanno regalato questa trilogia proprio qualche giorno fa, in occasione del mio compleanno, ma ancora non ho avuto il piacere di iniziarla. Coglierò sicuramente il tuo consiglio e li intervallerò con qualche lettura "da spiaggia"!

    Roberta

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    1. Soprattutto perché l'angoscia sarà tanta e potrebbe farti passare, come me, qualche giornata in totale annichilimento umorale...

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  4. Sono nella mia lista di libri da leggere ormai da un anno. Ok, mi hai convinta e ora li leggerò davvero.
    Ti abbraccio ma non troppo perchè fa caldo.
    Stefania Rossi

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    1. Non te ne pentirai: raramente sono incappata in qualcosa del genere, eppure leggo davvero moltissimo. Ma roba così è rara e preziosa.

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  5. Prof, scusa se commento con una cosa che non c'entra niente, ma dato che il tuo blog ha una discreta visibilità, potresti diffondere questo: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3793256442535&set=p.3793256442535&type=1&theater ? Sto cercando di convincere più gente possibile a muovere il culo e andare a firmare :)
    Un bacione,
    Morea

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