martedì 10 luglio 2012

Le domande del Brucaliffo - Virginia de Winter



Quale è la cosa più importante che chi ti incontra, realmente o virtualmente, deve subito sapere di te? Qualcosa che renda tutto il seguito dell'intervista tutto sommato inutile se non come mia forma di autoerotismo?

Amo le buone maniere e la gentilezza, sono sorda a qualsiasi argomentazione posta con un linguaggio diverso. E nessuno si permetta di dire che il rosa è un brutto colore.
Dopo il secondo assunto l'intervista mi sembra davvero inutile perché è palese che hai a che fare con un'idiota, ma questo lo sa il tuo lettore e lo sa Natalie da quando le ho proposto la brillante soluzione di una pizza a forma di cuore per calmare sua figlia. Lo sai anche tu perché non riesco assolutamente a comprendere il motivo per cui tuo figlio voglia bere l'acqua saponata del bagnetto e NON mi basta la motivazione standard: “Ha tre anni”.

Naturalmente posterò anche questo, che spiega perfettamente la follia per la quale tu ami il rosa.  Non hai mai avuto, nella tua vita, un periodo dark o metallaro o comunque una di quelle orrende mode che ci facevano sentire tanto fighe e ribelli da adolescenti? Tralasciando l’orrenda moda che segui oggi, ovviamente, e di cui nemmeno ti accorgi. Hai un tatuaggio (se si può dire) e una volta hai guardato con interesse i miei piercing: tutto qui?

Piccole trentenni crescono? I periodi dark, emo e gothic metallaro durano anche oggi e si alternano a seconda del caldo (non mi pare caso di mettere una giacca di lattex nero sotto il sole di agosto). Mia madre ha buttato i miei anfibi e io li ho ricomprati, la mia maglia dei My Chemical Romance è nascosta in un posto dove non potrà farne stracci per spolverare. Scommetto che anche tu cerchi di ignorare il fatto che io ascolti i Macbeth, i Theatres des Vampires e che guardi con interesse a dei tizi che si fanno chiamare Cadaveria o Crematory. Ma in fondo tu sei come mia mamma: non capisci niente di musica. Infatti sul mio profilo FB sei indicata come "matrigna". Tra l'altro sei anche più grande di me quindi ti permetti di guardarmi dall'alto in basso perché sì, sei anche più alta di me, ma lì non ci vuole assai altrimenti non ci riusciresti...

Ho un tatuaggio, ne vorrei fare un altro e trovo molto carini i tuoi piercing, infatti li voglio anche io!!! Uh, posso aggiungere una cosina? Non è essere metallari o goth oppure seguire una moda orrenda: è più o meno la liberatoria regola del “faccio quello che mi pare”.


E tu hai fatto in generale quello che ti pareva nella vita? Hai sempre seguito le tue passioni o hai fatto scelte più oculate e dettate dalle necessità? Allo scrivere, ad esempio, sei approdata istintivamente e serenamente, sapendo sempre che sarebbe stato il tuo destino, o l’hai coltivato di nascosto mentre dipanavi la tua esistenza in forme meno artistiche (sempre se c’è rimasto qualcosa di artistico in una donna che guarda serie coreane...)?

Io devo capire il perché di queste discriminazioni nei confronti dei drama coreani... Nella mia vita in generale ho fatto quasi tutto quello che mi pareva, certo di questo devo ringraziare la somma pazienza dei miei genitori. Per quanto riguarda la scrittura, naturalmente, le cose non sono andate proprio così. Ho cominciato a scrivere che ero davvero piccolina e ho continuato a farlo sempre mentre comunque mi costruivo la mia vita: scuole, università, master. I miei, terrorizzati da questa fissa della scrittura non sapevano assolutamente come gestirla: in una ragazzina che compra pacchi di fogli A4 per riempirli significa sicuri risultati a scuola e grande dimestichezza con le parole, in una ragazza e poi giovane donna un futuro da possibile sottopontara (Emy docet). Senza contare che tutto quel tempo trascorso a leggere e scrivere libri cominciava loro ad apparire sintomo di disagio sociale. Ricordo un memorabile giorno durante le vacanze pasquali in cui mia madre mi guarda con gli occhi lucidi di lacrime e con voce da Filomena Marturano mi fa “Non potresti uscire? Sei sempre lì davanti a scrivere”. Per inciso pioveva a dirotto, per uscire mi sarebbe servita la patente nautica. Quel giorno ho realizzato che avevo viziato troppo i miei genitori: solo un paio di fughe da casa, giusto qualche fidanzato problematico ma mai niente di serio... Era ora di provvedere: magari una cresta colorata, qualche settimana da alcolista potevano essere un ottimo diversivo per far loro dimenticare che ero una drogata di carta. Solitamente cercavano di ignorare questo mio vizio spaventoso, salvo qualche battuta per sdrammatizzare la loro triste situazione di genitori di una pazza. Adesso mio padre ha due copie di ogni mio libro in libreria e li guarda sempre: mia madre dice che lo fa per orgoglio, secondo me è perché ogni tanto deve rammentarsi che in fondo a forza di stare tutto quel tempo davanti a fogli di carta, agende e computer sua figlia qualcosa ha combinato. Ma continua ad avere sempre l’aria tra lo stupito e il deliziato come se non ci credesse nemmeno lui. E gira con le mie interviste registrate sullo smartphone. Mia madre invece sembra non rendersi assolutamente conto che ha un’artista in casa quindi continua a insistere che io metta in ordine senza considerare che magari mentre me lo dice io sono solo apparentemente stravaccata su un divano: in realtà sto creando. ...No vabbè, magari sono solo stravaccata sul divano, ma lei non può saperlo, no?

Partiamo dunque dal presupposto, consolatorio per tua mamma, che tu in effetti crei ogni volta che ti stravacchi sul divano. In quale altro modo lo fai? Creare, dico, ma puoi anche rispondere al doppio senso: i tuoi lettori sarebbero deliziati di assistere in diretta ad una tua lemon.

Creare? Io ho sempre paura di questa domanda perché in realtà non ne ho la minima idea. Mi capita come a tutti, penso: sto facendo altro, mi viene in mente una cosa e dico “Però!” poi comincio a fare di nuovo qualche altra cosa (vedere un drama, cedere alle insistenze di mia mamma e rifarmi il letto, andare a comprare un mascara) e me ne dimentico. In teoria finisce lì, poi succede qualcosa che oltre all’idea mi porta alla mente anche il personaggio che solitamente mi sembra già di conoscere perché probabilmente è una summa di drama, serie tv, libri e gente improbabile che conosco davvero...  Al che devo trovargli un nome. Glielo trovo e solitamente fa schifo, allora vado da Pamela e le dico di trovarmene uno lei e già che c’è se mi trova anche un titolo perché solitamente di mio fanno schifo anche quelli. In teoria questo è l’iter, in pratica a un certo punto mi metto a pensare con nostalgia a un posto in cui vorrei tornare - Hogwarts, la Vecchia Capitale, la Londra vittoriana - e allora ci ritorno. So che ogni tentativo di fare un discorso simile per chi prova ad ascoltarmi è il punto del non ritorno quindi, considerando che l’idea arriva come a tutti, cioè tra capo e collo, posso dire di essere più padrona della fase successiva: la ricerca! È la mia parte preferita, quella in cui studio e imparo un mucchio di cose che non conoscevo prima e altre ne scopro finendo per perdermi tra libri e pagine web e non combinare una beata m.... (<- parola di sette lettere). Per me è il momento più bello, quello in cui fantastico di più e annoto mille potenziali risvolti che ovviamente andranno perduti insieme al pizzino su cui li ho segnati. Ah e non scrivere sconcerie, i miei genitori leggono il tuo blog...

Se i tuoi genitori leggono il mio blog (affettuose riverenze, signori de Winter), praticamente hanno letto solo sconcerie, se ora le censuro perché parlo con te capiranno che hai qualcosa da nascondere.  In realtà, ora che ci penso, malgrado il mistero che aleggia attorno alla tua persona, posso dire conoscendoti che tu sei veramente come appari. Naturalmente sei anche moltissimo di più, ma quello che mostri non è una maschera o un atteggiamento: sei davvero questa stranissima principessa sul pisello (signori de Winter, ancora riverenze) che ci aliena un po’ tutti. Però hai scelto di mantenere totalmente la tua privacy, a partire dal nome: vuoi dire ancora una volta, per chi non lo sapesse, da dove derivano i tuoi pseudonimi, sia quello di efp che quello che usi attualmente?

L’unica cosa che aleggia intorno alla sottoscritta al momento è un gradevole profumo di crema idratante al cocco, donna. La faccenda dell’essere come appaio sono sicura che da parte tua volesse essere un complimento, ma assume una sfumatura inquietante considerando che TU consideri ME una persona imbarazzante. E poi non so quanto sia corretto dire che sono una principessa sul pisello, considerando il mio grado di comprensione delle umane cose se proprio devo scegliermi un legume direi che sono una principessa sulla fava (suonerà più osceno ma sicuramente più femminista). Lo sapevi che le fave sono considerate i fiori dei morti perché hanno una sfumatura di nero molto rara in natura? Tolta questa informazione perfettamente inutile che mi è venuta in mente al momento... stavamo dicendo? Giusto, la privacy. È più facile incontrarmi a Mizzica che a un presentazione, sicuro, ma alla fine lo sai che è semplice sventolarmi davanti al naso qualcosa di fritto e aspettare che io arrivi buona buona (ancora ricordo la divina frittura di pesce che mi sono finita dal tuo piatto visto che avevi deciso di non terminarla). In ogni modo, dicevamo dei nomi: Savannah deriva dalla mia passione sfrenata per Dixie che nacque ai tempi di Via col Vento: il vecchio sud degli States che amo con tutte le sue crinoline, case vittoriane e racconti gothic. Virginia de Winter invece l’ho scelto quando sono arrivata a pubblicare il primo Black Friars. Come tutte le scelte che riguardano la mia persona ha una storia poetica, misteriosa e un po’ spy story.
“...Va bene, come cognome de Winter, ma come nome che ti metto?”
“Pam, che ne so... Rossella, Angelica, Virginia?”
“Sbrigati che devo scriverlo su un modulo da mandare in amministrazione”
“Angelica o Virginia, penso... scusa ma tra poco cade la linea perché sto salendo sul treno a Ostiense. Metti quello che ti piace”.
 Indovinate quale ha scelto? Il suo nome preferito è Virginia, in fondo lo sapevo e sono contenta che sia così perché è anche in suo onore.
“Con "d" PICCOLO, mi raccomando Pam”.
“Ok, ok, patronimico nobile”
De Winter con "d" rigorosamente piccolo è il cognome di Milady dei Tre Moschettieri, cioè uno degli svariati nomi che usava; ed è anche il cognome di Rebecca di Daphne du Maurier, era elegante, facile da ricordare e soprattutto mi ricordava, come lo pseudonimo di EFP, libri e ambienti in cui amo perdermi.

E Pam, che nomini spesso, a quanto ne so è stata anche la persona che ti ha scoperto su efp. Me l’hai già raccontato diverse volte (e detto da una che fa delle ripetizioni uno status dovrebbe porti dei dubbi...), ma non tutti sanno come è accaduto, quindi illuminaci.

Ti metto fuoco, ecco come ti illumino. Mi ha mandato un messaggio da EFP come ho fatto io con te per ringraziarti quando ci siamo scritte la prima volta. Con il post “contatta autori”. 

Quando dico che Draco Malfoy è l’uomo della mia vita, e insieme al mio adorato papà uno dei pochi utili al mondo, non faccio altro che rimarcare il vero. O più che altro rimarco l’ovvio.


Tesoro, gli uomini della tua vita hanno la caratteristica di durare quanto le mie sigarette e, come queste, tendono a finire in cenere persino nei tuoi pensieri, donde la seguente, ripetuta nostra conversazione telefonica:
"E il tizio a cui pensavi in continuazione l'altra settimana?"
"Chi?"
Gli uomini delle tue storie, invece, per nostra fortuna e nostro godimento durano di più (anche qui, leggere doppi sensi a piacere).
Ma Draco, come ti è venuto in mente Draco? A quanto ne so, la popolarità delle dramione è cresciuta negli anni ma non era ancora così diffusa quando su efp sei arrivata tu. Ecco, come ci sei arrivata, come hai scoperto quel sito? Eri già in cerca di un luogo dove mettere insieme Draco ed Hermione (come appare praticamente obbligatorio leggendo le tue storie), o sei stata inizialmente una lettrice e poi hai ricevuto un colpo in testa?

Il paragone che hai fatto mi sembra piuttosto interessante. Voglio dire, Freud ha ammesso una volta che può capitare che un sigaro sia solo un sigaro, ma ti avverto che hai appena assimilato il genere maschile a qualcosa che ha trasformato i pacchetti di sigarette in cartoline listate a lutto... In ogni caso io di fumare ho smesso: le dipendenze hanno il pessimo vizio di durare a lungo, profia, se capisci cosa ti voglio dire.
Su EFP ci sono capitata cercando notizie su Kodomo no Omocha, per le attempate profie come te, sprovviste di un minimo sindacale di infantilismo, stiamo parlando di “Rossana” (a breve ti metterò la sigla in bacheca). Insomma, cercando Rossana trovo le fanfic su quella serie e, da lì, trovo quelle su Harry Potter. Comincio a dare un’occhiata in giro, esaltatissima mentre dalla camera di mia sorella giunge, sparata a tutto volume, una canzone degli U2. Se ti concentri riesci anche a indovinare di quale si tratta.
Tanto per essere puntigliosi, ciò che stavo cercando non erano notizie su Rossana ma su Hayama, Heric per le profie, e direi che qui biondo incontra magicamente biondo. Nel senso che siamo tutte cresciute male e io peggio che mai: detestavo Candy Candy e se Terence nemmeno lo potevo vedere ho sempre, sinistramente, pensato che l’unico a salvarsi fosse Neal Legan e ho SEMPRE sostenuto che in realtà tormentava Candy perché era innamorato di lei. Ti ricorda qualcosa?

Ma in una puntata sbaglio o Neal prova proprio a baciare Candy, peraltro con un accenno non tanto velato di perversione? Io comunque, nemmeno a dovertelo dire, adoravo Terence. E così ti viene l’idea per la tua prima fanfiction? Ascoltando la canzone che stava mettendo su tua sorella? O stavi già da tempo meditando sul rapporto di Draco ed Hermione? La Rowling era una tua passione da molto tempo?

La perversione sta negli occhi di chi guarda profia. C'è chi considera Lucifero perfettamente innocente e io sono fautrice della moratoria sull'eccidio dei gusti altrui...
Terence era una somma lagna, ma una cosa da sbattersi la testa al muro. Ho il sacro terrore dei ragazzi tormentati perché solitamente significano immancabile tormento per il loro prossimo e sono delle creature che badarle è un lavoro full time con straordinari frequenti e non pagati.
Torniamo all'unico uomo (papino a parte) per cui valga la pena di lottare: Draco Malfoy.
L'idea è questa: ma pensa che sfizio se 'sto soggetto impossibile si prende una sbandata epocale per questa ragazza che dal suo punto di vista socio-culturale è l'unica che non potrebbe mai guardare perché ha tutti i connotati nei confronti dei quali i Malfoy combattono ab illo tempore. Anche perché, se ci pensi, lei è un po' Slytherin: presuntuosa, ambiziosa, con quella lingua tagliente anche se a guardia di un cuore leale.
Quello che ho pensato è che uno come Draco Malfoy avrebbe potuto tirare fuori da Hermione quel lato spregiudicato e la parte più fredda della sua intelligenza già così capace.
La Rowling era ed è la mia passione: mi ha dato una casa che ha per mattoni sette libri, lo ha fatto con tutti coloro che hanno voluto chiedere un posticino nel suo mondo. Non smetterò mai di ringraziarla.

Chi altro ti senti di ringraziare? Leggi moltissimo, di tutti i generi direi, e nei tuoi romanzi pullulano le citazioni letterarie. Me se tu dovessi farmi una manciata di nomi di libri o autori che ti hanno appunto dato un mondo, un rifugio ed un cielo in cui volare di fantasia, che hanno influito sulle tue emozioni e non solo sul tuo stile, chi metteresti nel mucchio?

Amore i miei ringraziamenti vanno a un gruppo di autori che hanno felicemente segnato (tarato?) la mia vita lasciando più di un segno nel mio modo di essere e di scrivere.
Di Joanne K. Rowling sai già perché è un’avventura che abbiamo condiviso. Hogwarts significa le mura solide di una casa quando al di fuori di esse impazza un modo nel quale troppo spesso nemmeno ci riconosciamo. Il sole rosso di Darkover ha illuminato gran parte delle mie giornate da che vi sono sbarcata per la prima volta e ho preso dimora a Castel Comyn vicino al mio adorato Regis Hastur. Marion Zimmer Bradley mi ha dato i rudimenti del fantasy e del medieval, un metodo di ricerca e la struttura di un mondo. Anne Rice mi ha insegnato come costruire un’atmosfera e quale fosse l’ambientazione che amavo di più. Il mio senso della notte e delle sue creature rimanda in gran parte a lei, che cosa significhi tentare di rifinire con il cesello uno scenario quasi fosse un quadro, fare il mondo che l’ambiente parli come un personaggio a sé. Mi ha lasciato anche l’amore e il gusto della lingua per se stessa, usarla come un disegnatore userebbe una matita. È solo un tentativo, il mio, naturalmente nessuno può raggiungerla.
In ordine sparso citiamo Alessando Manzoni che mi ha lasciato i nomi delle sue locande - la Malanotte, l'Osteria della Luna Piena; Hoffmann e il Coppelius e le sue bambole; Cazotte e i suoi diavoli innamorati, Gautier con Clarimonde, la sua Morta Innamorata. La lista è talmente lunga che non credo di poterla terminare senza provocare la dipartita del mio prossimo per tedio e ansia.

Con queste premesse, è chiaro che nella tua testa si doveva per forza formare qualcosa come Black Friars, un misto tra atmosfere medievali e gotiche che in effetti racchiude molto di quello che ami leggere. Ma in particolare, quando e come ti è venuta quest'idea per niente semplice? Se mi dici in un sogno, ti costringo ad ascoltare Guccini.

Assolutamente non mi è venuta in sogno e Guccini è troppo impegnato per me, sai che preferisco pop russo, giapponese o coreano... L’idea l’ho avuta sentendo parlare del ponte di Black Friars, lì qualcosa mi è scattato in testa. Un’altra rotella che andava fuori posto dirai tu, ma la stagione di pattinaggio era appena finita e io soffrivo all’idea di non vedere Johnny Weir fino a ottobre. In qualche modo dovevo occupare il tempo. Così sono seguiti mesi di letture e studio, una delle parti più gradevoli della scrittura di un libro: le ricerche, quando c’è tutto il potenziale e può succedere qualsiasi cosa.

E se ricordo bene quando me ne avevi parlato, la tua ricerca si è occupata soprattutto delle università medievali francesi, da cui hai tratto molte caratteristiche. Poi ti sei messa a scrivere di getto? Quando Pam ti ha contattato, avevi già finito tutto e ce l'avevi lì, nel cassetto, accanto al vibratore (e più o meno con lo stesso scopo)?

Lo Studium di Bologna principalmente. È lì che si svolge la maggior parte dell’ambientazione e su cui è modellata la mia Università. Prendi il Teatro Anatomico o l'Archiginnasio, esistono davvero e si trovano nello Studium Bolognese. Stesso dicasi per il modello dei Collegi delle Nationes: è tutta storia italiana.
Quando Pam mi ha contattata ero quasi alla fine, mancavano gli ultimi capitoli e comunque l’utilità era intellettualmente quella che hai detto tu, donna spiritosa. Le ho mandato i primi capitoli, con il contagocce perché ero certa che l'universo criato la sommergesse di manoscritti. Pensa tu che piacere quando mi ha detto "Ancora!".

Che è poi la stessa cosa che si dice al vibratore o all’uomo che al bisogno serve da tale. Dopo di che è storia: la tua serie è ormai famosissima e apprezzatissima; alla fine hai deciso quanti libri dovrebbero essere o lasci aperte tutte le possibilità?

Il quarto è in cantiere perché questa serie non sono riuscita a terminarla con tre libri. La cosa non ti stupirà, sei abituata a sentirti dire "Un altro capitolo e ho finito, giuro questa volta è vero... magari un epilogo però piccolo" e alla fine vederti arrivare valanghe di pagine. Questo segmento di storia si concluderà con il quarto libro, ma accarezzo l’idea consolante di poter scrivere almeno altri quattro libri per ognuno dei ragazzi delle Cinque Lune. Non so se lo farò, ma l’idea di abbandonare questo mondo mi angustia troppo quindi non escludo niente.

Certo che lo farai, perché una persona estremamente collerica e imbarazzante di tua conoscenza ha un debole per Gil e vuole vederlo protagonista.
Veniamo alle domande dei lettori: una certa Ilaria, che naturalmente tu fingerai di non conoscere, ti chiede per l’ennesima volta quale sarà il destino amoroso di Ashton. La mia proposta di farlo copulare con un pomodoro (dovrebbe piacergli il rosso) è così improbabile? E sempre lei si chiede se esista e chi sia la donna che ha in passato conquistato Ashton e se finalmente Alex ed Eloise concluderanno. In generale io posso dire quel che ho capito dai primi due libri, tralasciando per il momento il terzo: che Ashton come unico amore ha una dea e che quindi non è esattamente un personaggio romantico nel senso banale del termine; e che proprio per lo stesso motivo non ci sarà nessuna mai al suo fianco di relativamente importante. In generale, questo mi porta a riflettere su alcuni tuoi personaggi maschili che tanto piacciono alle lettrici ma che, immagino, tu non finirai mai per redimere, non solo Ashton ma anche Bryce. Sbaglio a pensare che la tua filosofia di vita sia che certi uomini non sono fatti e basta per l’amore, e che non cambieranno improvvisamente da un giorno all’altro? Insomma, che tu condivida la morale iniziale di "La verità è che non gli piaci abbastanza"?

La certa Ilaria sarà felice di sapere che Ashton sposerà una certa Lady Tarquini. Diciamo che un matrimonio di Ashton è probabile quanto l’eventualità che vada ad accoppiarsi a un pomodoro o a un’anguria, come in una delle tue più alte vette di finezza, hai parafrasato...
Axel e Eloise immagino abbiano concluso - lo lascio alla libera interpretazione del lettore - anche perché Pam lo ha preteso per via di una forte preoccupazione per la salute di Axel e soprattutto per qualche presunto problema di carattere oftalmico che, a suo illuminato avviso, avrebbe cominciato a soffrire.
Non esiste una donna che in passato ha conquistato Ashton, come hai giustamente detto tu ho lasciato più volte desumere che se c'è una che ama è la Rosa di Blackmore, che simboleggia la sua missione di Blackmore come allo stesso tempo la sua missione rimanda a Lei. Io lo trovo molto romantico, per la verità, ama qualcuno che affianca per l’eternità - nel senso proprio del termine - questa volta. Con totale, esemplare rispetto, venerazione e fede per lei e tutto ciò che rappresenta. La amerà per sempre e se qualcuno è dispiaciuto di non vederlo condividere le piccole gioie umane dovrebbe pensare a una cosa: Ashton non è umano. Nessuno dei miei vampiri lo è e la nostalgia per la condizione umana si riduce a qualche effimero desiderio di sole o di ciò che la morte preclude - come, nel caso di Christabel, non poter essere più Praeceptor della Penna - nulla più.
Non lo redimo, non c’è nulla da redimere: l’amore di coppia non è una risposta a tutto, non può certo esserlo per lui, ti pare?
Stessa cosa dicasi di Bryce: non gli piacciono le relazioni, non ama la responsabilità che la felicità di qualcuno dipenda da lui; ha molti legami profondi, ma non gli è mai capitato di innamorarsi anche per un'allegra e affettuosa diffidenza che nutre nei confronti delle donne che, secondo lui, sono delle creature troppo impegnative. Bryce è qualcuno che guarda la realtà delle cose per quella che è, ha molte emozioni ma davvero nessun sentimentalismo. Ci sono uomini che non sono fatti per l'amore, e ci sono anche donne che non sono fatte per l’amore, almeno non quello che dura più di quindici giorni.
Non ho visto "La verità è che non gli piaci abbastanza", ho trovato però il concetto in una puntata di Sex and the city e lo condivido del tutto. Devo vederlo, quel film?

Forse è meglio di no: ha l'immancabile lieto fine che scardina i presupposti iniziali e che probabilmente tu demoliresti.
Un’altra lettrice nota delle caratteristiche ricorrenti nei personaggi del tuo Draco e di Axel, tanto che suggerisce di mandare anche il secondo a Serpeverde. Era in qualche modo un carattere che volevi raccontare o approfondire, era qualcuno che ti rodeva in testa? E io allargo la questione: quanto di reale, ispirato alle persone della tua vita, finisce nei libri?

Ma io voglio il lieto fine: tu lo sai che io leggo l’ultima pagina di un libro per vedere se finisce bene altrimenti non lo compro e per film e drama mi faccio dire dove vanno a parare. Io non leggo né guardo niente che finisca male... Draco e Axel per quanto mi riguarda hanno in comunque giusto il colore di capelli. Voglio dire, Draco Malfoy, il mio ooc, è un personaggio negativo spinto verso la neutralità per essere in linea con la fanfic che ho scritto; Axel invece è un personaggio positivo che ho sadicamente fatto apparire colpevole di cose che non lo riguardano affatto. Noioso e supponente com’è lo manderei nell'orfanotrofio del vecchio Godric, piuttosto. Se c’è qualcosa che ha è più coraggio che neuroni anche se non a livello di Gil Morgan.
Di reale ci sono moltissime cose: persone - basta pensare a Emily e Charlotte e Valerie Granville, che sono mie amiche; o Maximus il venditore di colori che è il papà di Pamela - luoghi, colori, aneddoti, profumi. Uno per tutti: la storia con cui si chiude L'Ordine della Penna, l'ultimo paragrafo, è una celebre storia di fantasmi del paese di mia nonna paterna, che lo ha raccontato a mia zia che a sua volta lo ha riportato a me.
Uomini proprio no se è lì che vuoi andare a parare. Quelli sono tutti inventati, a parte Domenic Weiss che ha dei tratti in comune con mio padre.
I am sorry ma lui è sposato con mia madre.
Uh, mi ero dimenticata una cosa: tutte le tradizioni popolari dell'Ordine della Chiave, soprattutto quelle collocate nel periodo pasquale, esistono veramente. Il mio innocente lettore si deve sciroppare le mie velleità da antropologo culturale mancato.

Ultima domanda da una lettrice, Legar, che sono sicura apprezzerai: ti chiede quale sia il capo d'abbigliamento più improponibile che tu abbia acquistato. Io qui taccio, perché hai la capacità di raggiungere ogni volta nuove vette del trash...

Uhm... c’è una tiara che è in buona posizione, sulla mia testa, per essere precisi. Poi c’è il vestito rosso a balze, anche quello si piazza bene. Ma se vogliamo davvero dirne una oserei il cappello floscio da star con la banda leopardata. L’ho indossato ovviamente. Poi è sparito, non ho idea del perché.

Saranno stati i fantasmi: nei tuoi libri abbondano e a quanto pare hanno un gusto migliore del tuo. E ora ti ringrazio moltissimo per esserti distolta dai tuoi attori coreani e avermi risposto sin qui e ti lascio la parola per l'ultimo appello al lettore che, immagino, sarà un po' meno prosaico dei miei.

Molto poetico, ma secondo me è stata mia madre.
Devo fare appello al lettore? Sì? Caro lettore, non so se sei a conoscenza del fatto che nel tuo comune si sta procedendo a raccogliere le firme per abolire la diaria dei parlamentari. Entro il 26 luglio servono 500.000 firme. Ora, posto che è uso di certe forme di vita modificarsi per sopravvivere e per altre modificare le leggi per sopravvivere, almeno mandiamo un messaggio forte e chiaro fino al giorno in cui invece di "diaria" la chiameranno in un altro modo e la ripristineranno.

http://www.unionepopolare.eu/

Best regards

Vy

Proposta di referendum popolare abrogativo - ai sensi dell'art.75 della
Con l’abrogazione della disposizione di cui all' 2 della legge 1265, n. 1261, ai Parlamentari non verrà più corrisposta la "diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma".

Love you, profia.




E come promesso, ecco la mia recensione in anteprima, appena postata su aNobii; ho cercato di non spoilerare troppo, quindi potete leggerla in tranquillità.

Ogni volta dico che l’ultimo libro di Virginia de Winter è il migliore di tutti quelli che ha scritto, quindi forse dovrei desistere e capire che il prossimo probabilmente scalerà di nuovo la vetta delle mie preferenze. Eppure è un dato innegabile: in questo terzo volume della saga c’è davvero tantissimo, di tutto: ingarbugliamento della trama, approfondimento dei personaggi, perfezionamento dello stile.
Ogni volta che ci pare infatti di avvicinarci al bandolo della matassa, a cosa sia accaduto la famosa notte della strage, Virginia ci porta oltre la meta che ci eravamo prefissati, apre nuove strade, ci fa scandagliare sconosciute possibilità. Così apprendiamo che le forze in gioco sono maggiori di quelle che avevamo preventivato e non ci dispiace affatto immetterci sempre di più nei labirinti della sua mente (malata).
Ogni volta che crediamo di aver imparato a conoscere i personaggi in campo, ecco che da una parte ci fornisce nuove informazioni sulle caratteristiche di quelli che già abbiamo frequentato (anche solo il lato di Bryce che emerge da questo libro e che, pur mantenendosi spassoso come i precedenti, ha una tenerezza insolita in lui) e dall’altra ce ne introduce di mai calcolati portandoli senza indugio a divenire protagonisti: e nella classifica dei maschi senza dubbio interessanti per quanto arroganti e irritanti dei suoi libri Gabriel secondo me si posiziona al primo posto, scalzando abilmente Axel e guadagnandosi da una parte il mio interesse assoluto e dall’altro il mio invito sempre molto cortese a ‘pisciare sangue’. Senza parlare (ma ovviamente invece ne parlo) di Sophia, che di vantaggio su Eloise ha la natura demoniaca e l’età adolescenziale, due cose che tendono frequentemente a confondersi nei suoi comportamenti tutt’altro che irreprensibili ma non per questo meno affascinanti, al punto che viene da ripetere il mio augurio affinché Gabriel si prenda cura del suo scroto.
Ogni volta che riteniamo di poter distinguere le peculiarità stilistiche dell’autrice ovunque, fosse pure in una lista della spesa, lei ne sperimenta di nuove, completando il suo percorso verso lo snellimento del testo senza per questo rinunciare alla poesia che è propria del suo modo di scrivere. Le metafore ci sono, i periodi complessi abbondano, eppure di libro in libro Virginia guadagna in chiarezza e scorrevolezza senza perdere i suoi preziosismi, lessicali e sintattici. E considerando che la scansione degli eventi è così complessa e dinamica in questo volume, in cui le avventure si susseguono ad un ritmo estenuante, è una prova di grande abilità da parte sua non smarrire il gusto per la frase a sé stante e per il gioiello dialogato o descritto o narrato, che ci conduce da un capitolo all’altro, da un luogo all’altro, da un personaggio all’altro ricordandoci sempre che è tutto collegato e che, se non troviamo il bandolo della matassa, possiamo rallegrarci perché significa che ci saranno ancora altri volumi ad attenderci.
E ogni volta che Belladore. Maledetta Belladore. E non dico altro.
Insomma, Axel ed Eloise e i nostri cavalieri mascherati e i cattivoni non se ne sono andati, ma ad essi si sovrappongono due nuovi protagonisti assoluti; non per questo gli altri attori di questa recita diretta da Virginia con un certo sadismo si limitano ad essere comprimari, perché portano avanti le loro scorribande o le loro relazioni o ancora la loro assenza di relazioni raccontandoci molte storie in una, in un romanzo che diventa sempre più corale e sempre meno individuale.
Un ultimo appunto sul carattere stesso del libro, che presenta ovviamente un lato romantico comune agli altri, in quanto prima di tutto si occupa di sentimenti, di ogni genere, ma che assume tratti sempre più foschi nei momenti giusti. Le atmosfere care a Virginia, i toni cupi e il gusto per l’horror di antica memoria hanno in questo volume un peso maggiore e ci ricordano che questo libro non è una storia d’amore, non è un horror, non è facilmente definibile: è una summa di molte cose, tutte trattate con grande scaltrezza e capacità e armonizzate come se in fondo non potesse essere che in questo modo.
Come a dire che tra l’amore e la morte, e sono certa che l’autrice apprezzerebbe la riflessione, il passo è sempre breve e la differenza impercettibile.”

5 commenti:

  1. Mia madre protesta a gran voce che il letto io non me lo rifaccio mai, altro che cedere alle sue insistenze quindi di non raccontare balle. Poi dice anche che fin da piccola mi ha sempre letto un sacco di cose quindi se sono malata di mente è anche merito suo...

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    1. Beh, spezzo una lancia a tuo favore: magari una volta, per puro caso, ti sarà capitato di disfare il letto in modo tale che sembrasse rifatto... Con tutti i glitter sotto al cuscino.
      Della tua mente non saprei se essere fiera o spaventata, ma a cuor di mamma non si può dire niente, lo so bene io che ho partorito un Mistificatore. Di quelli della Ione.

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  2. Io vi amo!!!
    Ilaria

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    1. Solo perché hai avuto Ashton...

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  3. Mi sono davvero divertita, profia. Per dirlo io...

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