giovedì 2 agosto 2012

Dadaumpa


Ieri queste gambe, le mie gambe, sono state scacciate dal duomo di Ferrara, dove erano andate solo per inseguire il patato. Evidentemente a Dio non piacciono le cosce delle donne o forse ha dei problemi con le mie cosce in particolare: in entrambi i casi c’è da chiedersi perché le abbia create.

Intendiamoci, non voglio fare la provocatrice a tutti i costi; ho sempre pensato che le persone dovessero vestirsi e conciarsi come preferivano perché così piaceva loro e non per scandalizzare qualcuno (i piercing me li faccio perché li adoro e non per fare inorridire i vecchietti), e allo stesso tempo ho sempre rispettato alcune norme di abbigliamento che mi parevano consone al rispetto civile. Non vado ad un funerale in minigonna rosa confetto - vabbé, in realtà non possiederò mai una minigonna rosa confetto - perché mi sembrerebbe di deridere un po’ il dolore delle persone (o perlomeno non vorrei che loro si sentissero derise in un momento così duro) e a scuola evito di andare troppo scollacciata perché gli adolescenti sono suscettibili di disagi ormonali piuttosto intensi e anche perché mi inquietano non poco le ff sulle insegnanti in chiave erotica e insomma cerco, nei limiti di come mi sento con me stessa, di non turbare nessuno, convinta come sempre che la mia libertà finisca dove inizia quella degli altri.
Quindi non sono solita entrare in chiesa con i pantaloncini - non sono solita entrare in chiesa e basta, ma questo è un altro paio di maniche -, ma ieri c’erano 35-36 gradi, un’umidità del trecento per cento e io per raggiungere la piazza dovevo spedalare con un bimbo di 15 chili sul seggiolino per mezz’ora sotto il sole, quindi mi sono vestita il meno possibile per evitare di sciogliermi per strada. Non avevo affatto programmato di entrare in duomo, ma il bimbo mi è scappato perché ricordava che a Natale c’era il presepe e ho pensato che non ci fosse nulla di male nel farlo gironzolare un po’ dentro, visto che era incuriosito dalle candele e dai quadri. Insomma, io difficilmente sarò un esempio religioso, ma voglio che lui comunque conosca tutte le confessioni possibili, per scegliere in autonomia la sua strada, e di certo voglio che si senta libero di esplorare il mondo, dal parco giochi alla chiesa.
Ed è stato lì, mentre passeggiavamo sorridenti per mano lungo una navata, che una tizia mi ha fermato dicendomi che c’erano i cartelli fuori per impedire l’ingresso ad abbigliamenti indecenti. Io ho fatto un sorriso dolce, ho preso Andrea e me lo sono portato fuori, scusandomi teneramente. Perché quella tizia mi faceva una pena incredibile. Con la temperatura di cui sopra, indossava un completo nero giacca a maniche lunghe e pantaloni e mostrava tutto il suo disprezzo facendomi capire che non si comportava così solo per mantenere il suo lavoro, ma perché ci credeva. Era più giovane di me e io ho visto dunque una ragazza che era stata convinta che il suo corpo fosse indecente e che l’avrebbe insegnato ai suoi figli. Una ragazza che aveva trascorso la mattinata a sudare in uniforme e scacciare i visitatori meno accaldati dalla chiesa, mentre io giocavo con mio figlio inseguendo i piccioni, dando da mangiare ai pesci nel castello, correndogli dietro in libreria. Non viene un po’ da chiedersi chi delle due abbia avuto una mattinata più in linea col concetto d’amor cristiano?
Ora, ribadisco, non sento la necessità di combattere per la libertà d’abbigliamento in chiesa, per me i fedeli possono anche mettersi uno scafandro.
Ma non mi dite che è Dio a volerlo: a quanto mi risulta, lui ci ha creati nudi, non con i jeans addosso. E se è vero che è in ogni luogo, c’è anche quando faccio la pipì, quando mi faccio la doccia, quando dormo in mutande. Devo vestirmi di più in duomo perché quella è casa sua? Ma non è tutto il mondo, casa sua? E lui allora perché non bussa e si presenta in doppiopetto, quando viene a spiarmi in casa mia?
Le mie disprezzate gambe, comunque, non si sono fatte distrarre da queste domande, e hanno continuato imperterrite a sgambettare e a spedalare sotto il sole rovente, contente di non avere più stoffa addosso. E ringraziando Dio per questo. O magari ringraziando il Dadaumpa.

11 commenti:

  1. Credo anch'io che per ogni luogo ci sia un abbigliamento più o meno appropriato, mi sta bene non entrare un un luogo sacro, non solo una chiesa, il discorso vale anche per le sinagoghe o le moschee, cercando di evitare di andare contro quelle regole che, esposte o meno su un cartello, conosciamo tutti. Sarebbe bello però sapere che non esistono queste esagerazioni. La ragazza che ha (l'ingrato?) compito di far uscire chi è troppo svestito potrebbe farlo con minore zelo, forse con un sorriso in più. Se poi però mi fai sposare in basilica la starlettina di turno con una scollatura che arriva all'ombelico, non vedo l'indecenza di enrtrare con un pantaloncino corto. Io, lo sai, sono credente e in una chiesa (o quasi, ci lavoro) però quando la perpetua di ottant'anni mi sgrida perchè sono troppo scollata (ma io ho la V, a meno che non indossi il dolcevita sono sempre troppo scollata) il parroco si fa una risata e le dice che i tempi sono cambiati. Poi con il pretino giovane, fan di Tw, ci siamo già accordati per andare insieme al cinema a vedere l'ultimo filmone (quando uscirà). La fede è affidardsi e credere anche se spesso e volentieri sei umamente deluso da queste situazioni. Io credo fermamente che non saremo giudicati per l'abito, e se entrando in chiesa cerco di rispettare un certo decoro non è certo perchè penso che Dio si offenda. E' come quando si va ad un matrimonio vestendosi eleganti, lo si fa soprattutto per rispetto e affetto verso gli sposi, ma loro pur di averti lì qual giorno ti accetterebbero anche in jeans. Così anche a me fa un po' pena quell'atteggiamento di disprezzo (poi magari la ragazza aveva solo caldo, aveva dovuto tenere testa ad orde di turisti che, altro che pantaloncini, volevano entrare in costume e farsi foto mentre bevevano birra e brindavano con gli Evangelisti, e era invidiosa delle tue gambe, come biasimarla, e la sua scortesia derivava da ragioni estemporanee, piuttosto che un radicato disprezzo per il genere umano).
    Comunque da S. Pietro cacciano via pure i maschi in pantaloncini, a Roma non sono sessisti:)
    Ilaria

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    1. Lo capisci vero che questo non mi consola affatto? Ma lasciamo che gli uomini girino in pantaloncini, insomma! Non si sa mai che un sedere ben fatto possa fare invocare Dio pure a me (mio marito mi ammazza se legge...)!

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  2. Secondo me ci ha create coi tacchi e una borsa Gucci <3

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    1. Nel tuo caso, mi pare ovvio che fosse distratto...

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  3. I mariti se ne faranno una ragione, il mio ormai è sceso a patti con il mio ritrovato interesse per le gare di nuoto da quando c'è in giro un certo Camille (lasciamo perdere il nome e concentriamocio sul cu...contenuto!)
    Lo so che non è una consolazione, però ci si potrebbe appostare fuori dalla porta e dare i voti al lato B dei reitti!
    Ilaria

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    1. ...in perfetto spirito cristiano da 'porgi l'altra tetta'...

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  4. In alcuni casi, secondo me, si rischia di essere bigotti e tradizionalisti, più che credenti e "rispettosi". Che poi, rispettosi di che?
    Il parroco di un paese vicino al mio va al mare tutte le domeniche dopo la messa!
    In ogni caso, secondo me era solo invidiosa delle tue belle gambe :)
    SenzaFiato

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  5. Questione spinosa per cui parlarne può essere fonte di fraintendimenti, per cui vorrei che nessuno si offendesse leggendo le mie riflessioni (sono un essre pacifico che neanche fa caso al fatto che in estate ci si spogli, quindi abbiate pietà).
    Non ti parlerò di Dio, perchè l'ho semre cercato in ogni luogo, purchè lontano dalle chiese. Lì c'è tutto tranne che Dio, però non voglio polemizzare.E non voglio neanche dire che tutti i preti e chi li segue sono una massa indistinta di pecore o di bigotti, perchè mentirei. Il parroco del mio paese è un uomo dotato di buonsenso che va al mare appena può e indossa anche il costume, è aperto aogni tipo di discorso e credo che sia grazie a lui se i miei compaesani abbiano riscoperto la religione, anzi l'amore cristiano. Non lo frequento, non patecipo alle attività che propone, però è un uomo da ammirare, così come tante persone che lo seguono e lo sosengono. Credo che il problema sia un altro. Una chiesa è un po' come una casa, i suoi padroni - continuo a non parlare di Dio, tengo a precisarlo - accolgono gli ospiti a patto che si rispettino determinate regole. Che a me piaccia o no, sono tenuta a rispettarle perchè resto un'ospite e non voglio offendere la sensibilità di chi mi ha aperto le porte. Non mi soffermo tanto a penasare se la cosa sia giusta o meno, se le persone che mi redarguiscono (in passato lo hanno fatto perchè avevo le maniche a giro e avevo 16 anni, cose da lobotomia se ci ripenso)sono convinte o meno di ciò che mi impongono o se seguono ciecamente retaggi di una moralità ormai obsoleta, semplicemente mi chiedo cosa farei al loro posto. Lo ammetto, quando mia cugina porta mia nipote a casa mia scalza la cosa mi infastidisce, perchè il mio pavimento è tremendamente difficile da mantenere pulito e lei lo sa bene. E che dire dell'amica di mia sorella, che si presenta alla porta con un cane che perde tanto pelo e pretende di farlo salire su divani e letti?Certo, non mi sogno di cacciarli via alla maniera cattolica, però il fastidio lo provo ugualmente. uando vado a trovare mia suocera devo portarmi la bombola d'ossigeno perchè tende a chiudere ogni piccolo buco, mentre io sono claustrofobica. La signora in questione ha una stanza in cui ha vietato assolutamente di mangiare e ha le tende nel corridoio con tanto di fiocchetti. A me tutto ciò sembra idicolo nonostante l'affetto che provo per lei, però passo a salutrla a stomaco pieno, così non mi rendo antipatica e non mi dimostro prepotente. Allora, armata di buonsenso, non indosso pantaloncini in chiesa, non entro con le scarpe i luoghi di culto che impongono che vengano tolte ed evito di parlare ad alta voce durante la messa (quelle rare volte che mi capita di essere presente durante una funzione), perchè so che i padroni di casa non gradiscono. Dio è il padrone di casa della chisa? Io non credo, però chi vi permane preferisce che si vada coperti. Un conto è non saperlo e sbagliare in buona fede , un altro è saperlo ma ignorare la cosa perchè ci si ritiene superiori alle regole (non mi riferisco a te o a me, è un discorso generale)e questo rende più poveri dei tizi che ci cacciano via da casa loro.
    Purtroppo talvolta è necessario fare buon viso a cattivo gioco per quieto vivere, è il prezzo della propia e dell'altrui libertà.
    E comunque, detto fra noi, al massimo metto uno scollo esagerato, perchè le mie gambe fanno schifo e verrei pagata per tenerle coperte...
    Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno.

    Grazia.

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    1. Non hai urtato proprio niente, come ho detto non avevo nessuna intenzione di lottare per la libertà di abbigliamento in Chiesa né in nessun altro luogo: che ognuno faccia le sue regole in casa sua, come dici tu, è più che lecito. La situazione in sé mi ha fatto ridere e mi ha fatto pena allo stesso tempo e ho solo voluto condividere l'esperienza e un po' anche il caldo eccessivo!

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  6. Ah ma a me mettono tristezza! A sedici anni avevo un pantalone di cotone e una maglietta accolalta a giromanica (braccia fuori e spalle coperte per intenderci) e mi hanno dato dell'indecente. All'epoca ci sono rimasta male, adesso mi rendo conto perchè quella ragazza non ha trovato marito dopo tanti anni...

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