sabato 25 agosto 2012

Homer contro Julia

Mi è tornato in mente, grazie ad uno scambio di battute su facebook, un film che probabilmente avrei preferito dimenticare: Mangia prega ama.
Ora, io sono una di quelle nostalgiche della vecchia industria cinematografica, quelle che continuano a ripetere che non fanno più i film di una volta, né quelli impegnati né quelli divertenti come le commedie romantiche e i western, quindi ormai mi approccio ai nuovi film senza grandi aspettative. Ma la Roberts mi è sempre piaciuta, perciò forse questa volta sono rimasta delusa.
Premetto che non ho letto il libro da cui è stato tratto, che potrebbe anche essere un capolavoro, ma il modo in cui è stata resa la pellicola per me è disturbante. Dunque, ecco in soldoni la trama: una donna, interpretata da Julia Roberts, in seguito al fallimento del suo matrimonio e di una relazione con un attorucolo molto più giovane di lei, pensa bene di compiere un viaggio di formazione in Italia e in India e in Indonesia, per trovare se stessa. Partiamo dal presupposto che probabilmente già questo un po’ mi irrita: grazie, ma mica tutti possono pigliarsi mesi sabbatici e pagarsi una vita alla ricerca di se stessi. Comunque, ok, accetto le sue diverse possibilità e cerco di capire cosa abbia trovato. E qui vengono i luoghi comuni. In Italia, come dice il titolo, la protagonista impara a mangiare. Non ci sarebbe niente di male, io sono una che fa ancora il pane, la pasta e la piadina in casa, adoro la cucina italiana e penso che cucinare e mangiare siano un modo per prendersi cura di se stessi e delle persone che si amano, un piacere e forse persino un’arte. Ma cosa impara la nostra eroina in Italia? Ad ingurgitare pietanze alla cieca. Non c’è, come c’è invece in tanti libri e film, un elogio della buona cucina, dei gusti da accostare con inventiva e maestria, della bellezza di un piatto preparato con amore – penso anche solo alla delicatezza di un messaggio peraltro forte in Come l’acqua per il cioccolato. C’è solo la gara a chi mangia di più, iniziata dai suoi ciceroni italiani, che la spingono ad ordinare un minimo di otto portate a pasto e che non fanno altro, nella vita, che passare da un ristorante all’altro. E la loro filosofia italiana, che dovrebbe incarnare l’essenza del nostro Paese? Il dolce far niente. Ecco quello che viene ripetuto per buona parte del film: noi siamo il popolo che non fa niente tranne mangiare, che non ha alcun altro obiettivo che il piacere ma non, ahimé, in senso edonistico o raffinato; è il piacere della bocca e della pancia piena, più piene sono meglio è, non importa la qualità. A me viene in mente Homer Simpson, che mangia qualunque cosa gli entri in bocca e che in una puntata manda giù anche i sacchi di farina e che costringe Bart a spalmare il grasso sulla pancetta anche se il piccolo delinquente gli dice che gli fa male il fegato. Solo che nei Simpson il sarcasmo è il piatto principale e non c’è dubbio che Homer non sia l’esempio da seguire, ma la macchietta da deridere.
E a sottolineare la grande rilevanza mistica del suo accostamento alla cucina italiana, la protagonista stessa così descriverà più avanti nel film cosa ha fatto in Italia: si è abbuffata per mesi. E tutti gli italiani non hanno altro e non fanno altro, non lavorano, a quanto pare nemmeno si occupano della famiglia, non pensano ad altro che a mangiare. Le ciliegine sulla torta sono due: una scena in cui la donna arriva a Napoli e ad accoglierla ad un balcone c’è una bambina sovrappeso che le mostra il dito medio (perché è chiaro che le bambine in Italia devono essere tutte sovrappeso e anche maleducate), e poi un dialogo tra le nostra donna con la bocca piena ed un’amica, preoccupata dall’aumento del suo giro vita: non importa, le dice rassicurante, non devi più interessarti tanto della tua linea. Che non sarebbe nemmeno un suggerimento sbagliato, se non fosse accompagnato da questa motivazione: tanto quando ti offri nuda ad un uomo a lui non frega nulla del tuo peso, gli frega solo del fatto che sei disponibile. Cioè, non stiamo parlando di trovare l’autostima in un luogo diverso dalla bilancia, ma di trovarla nel fatto che se apriamo le gambe qualcuno verrà a riempirle comunque? Dovremmo sentirci in pace con noi stesse perché prima o poi qualcuno ci scoperà lo stesso?
Sono un po’ stanca di tutta questa superficialità riguardo al mangiare. Viviamo tempo oscuri per quanto riguarda il cibo: buona parte della popolazione è coscientemente o incoscientemente affetta da disturbi più o meno gravi dell’alimentazione – anoressia, bulimia, abbuffate compulsive o anche solo diete squilibrate -, un’altra buona parte da disturbi fisici in seguito ad un’alimentazione scorretta per diversi motivi – mancanza di tempo, di capacità culinarie, scarsa educazione che porta all’accumulo di cibi da fast food con problemi cardiaci e ossei. E quasi tutti ci sentiamo inadeguati nel nostro corpo, subissati da immagini di perfezione corporale, pubblicità di palestre e rimedi miracolosi, chirurgia plastica in eccedenza e sempre più a portata di portafoglio. Viviamo tempi oscuri e penso che ci servirebbe qualcosa di meglio su cui riflettere che non il fatto che stese a cosce aperte al buio siamo tutte uguali. Perciò, se parliamo di cibo, in un libro o in un film, facciamolo con un minimo di profondità in più. Il cibo può e deve essere nostro amico ma gli amici vanno rispettati, altrimenti loro non rispetteranno noi.
Poi il film si sposta in India, dove la nostra mangiatrice impara a pregare. Io non ci sono stata, in quei luoghi, ma immagino siano dipinti con lo stesso pressapochismo con cui è dipinta l’Italia. I dialoghi sono quanto di più stereotipato ci possa essere sulle grandi verità della vita: cercale in te stesso, impara a perdonarti, la risposta è nel tuo cuore, bla bla bla. I Baci Perugina le avrebbero detto le stesse cose, senza bisogno di spendere tanto in un viaggio. Certo, vanno scartati prima di essere mangiati per leggere il biglietto, cosa che probabilmente nella sua Italia non si preoccuperebbero di fare, tanto nello stomaco si mischia tutto, anche l’involucro. E alla fine, in Indonesia la scoperta dell’amore e la scoperta – ma dai? – che per amare bisogna lasciarsi amare.
In lontananza, il rumore delle mascelle, una parolaccia ed il suono del mandolino: il riassunto di quel che è apparso dell’Italia.
Le puntate dei Simpson sono senza dubbio più istruttive.

6 commenti:

  1. Ho visto quel film più volte, soprattutto la parte girata in Italia, e non avevo notato quanto hai rilevato tu: ero troppo impegnata a confrontare il dialogo originale con la traduzione.
    Ora la "delusione" circa il doppiaggio (non la qualità delle voci, ma la trasposizione di significati) prenderà a braccetto quella riguardante i luoghi comuni sull'Italia (generalmente mi fermo al mandolino...).
    Grazie per avermi mostrato quanto la mia guardia si sia involontariamente abbassata. Chissà da quanto non ero più all'erta!

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    1. O forse sono io che ho sempre la guardia troppo alta... Probabilmente sono sulla difensiva quando parlano di donne e autostima perché è una cosa con cui combatto ogni giorno nelle adolescenti e vedo quanto certi messaggi passino inconsapevolmente in loro; e poi, francamente, pur nella mia attuale scarsa stima dell'Italia, siamo qualcosa di più che abbuffate e maleducazione!

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  2. Dov'è il tastino "mi piace"?

    E quello "mi piace tantissimo"?

    Condivido, pienamente, e ringrazio

    baci
    patapata

    PS: secondo me il ritratto che gli sceneggiatori americani hanno fatto degli italiani, riguardo al cibo, non è altro che una proiezione di se' stessi.
    Hai mai visto una banda di turisti americani che "ingoiano" vive scodellate di tagliatelle al ragù come merenda delle 16.00? Io sì, ahimé.

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    1. Anche questo è vero, ma a maggior ragione credo andrebbe mostrato che, tutto sommato, noi abbiamo anche una certa regola riguardo al cibo. Saremo pure dei mangioni, ma con un certo stile!

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  3. Quando ho visto il titolo mi sono veramente preoccupata: ho rapidamente pensato alla telefonata di ieri.
    Del resto, non ho né visto il film né letto il libro. Ma conosco Julia Roberts.
    A presto,
    Tu-Sai-Chi-Non-Ha-Messo-La-Sveglia.

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    1. Ma la conosci personalmente? Se sì, consigliala meglio sui film da interpretare. Almeno la serata è stata un successo?

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