sabato 15 settembre 2012

I consigli dello Stregatto - Neil Gaiman


Io di Neil Gaiman ho letto praticamente tutto. L’ho conosciuto coi fumetti, e se siete dell’ambiente o almeno non siete troppo chiusi all’ambiente dovete davvero addentrarvi nell’universo di Sandman perché è qualcosa di difficilmente spiegabile, incomparabile, irraggiungibile. Poi l’ho pedinato in libreria e al cinema, perché Gaiman è uno di quei rarissimi artisti a tuttotondo di cui oggi non c’è quasi più traccia e che pratica un po’ tutte le forme d’arte o traduce in forma d’arte tutto ciò che fa. Suppongo che se impastasse una torta farebbe con arte pure quella, e riuscirebbe a metterci dentro qualcosa di divino.
Perché Gaiman è soprattutto un messaggero degli dei: quasi non parla d’altro, e allo stesso tempo non ne parla mai, non come lo fanno tutti. Gaiman conosce quasi tutto quello che si può conoscere riguardo le religioni e poi ci aggiunge del suo che nessun altro può conoscere perché l’ha inventato lui, e rende il tutto credibile nel momento in cui chiarisce che non mira affatto alla credibilità. Il punto non è se gli dei esistano: il punto è che non possiamo fare a meno di crearli, come non possiamo fare a meno di scrivere. Ecco, la sua religione è la fede nella creatività artistica, nella fantasia della mente umana, senza mai chiudersi la porta alla possibilità che quella fantasia possa nascondere un’altra realtà; il che vale per gli dei come per la parola scritta. Naturalmente, come ogni religione che si rispetti, punta spesso a far ridere e a ridere con noi e di noi, e non sempre è facile notare la differenza.
Dunque, io di Gaiman vi consiglio tutto, ma dovendo dare un primo orientamento scelgo i libri che annovero tra i miei preferiti e vi copio la mia recensione.

American Gods    

Credo che questo sia non solo il miglior libro di Gaiman, ma uno dei migliori libri che io abbia mai letto in vita mia. Non è un libro che si può rileggere spesso, ma di sicuro ci si ritrova a pensarci, si sente la necessità di sfogliarne qualche pagina, ci si ricorda di cosa si è provato leggendolo. E' un libro difficile, e non tanto per la trama, molto attorcigliata, ma per le conoscenze religiose che richiede, per poter comprendere anche solo in parte ciò di cui tratta l'autore. Conoscenze religiose intese come religioni, al plurale, possibilmente tutte le religioni mai esistite, che Gaiman mostra di conoscere e di saper plasmare a suo piacimento. Gli dei americani sono emigrati qui dalle loro terre d'origine; in questo romanzo l'America funge infatti da melting pot anche per le divinità, che sono ormai state neglette e che cercano di guadagnarsi da vivere come possono. Ma qualcosa sta per avvenire, e il nostro protagonista deve fare i conti con la prospettiva non solo che gli dei esistano, ma che uno dei maggiori tra di loro potrebbe anche essere imparentato con lui. Non è un libro leggero: il protagonista è uscito di prigione un giorno prima per presenziare al funerale di sua moglie, morta in un incidente mentre faceva un pompino in auto ad un altro uomo. Nessuna delle situazioni descritte è piacevole, ma in tutte c'è la volontà di non cadere mai nel patetico, di non lasciarsi sopraffare dalla tragedia o dall'esasperazione, di andare comunque avanti, insomma, e questo vale per gli uomini come per gli dei. Intervallate al testo, mille storie di demoni, numi, semidei, che ricalcano quelle dei miti e poi si intersecano con la realtà umana, e quando dico che ci sono tutti, gli dei, dico proprio che ci sono tutti: dall'estremo nord all'antico Egitto alle terre baltiche all'oriente, non c'è quasi entità soprannaturale di cui Gaiman non conosca la storia e che non ci racconti alla perfezione. Il tutto scritto in modo mirabile, in quello che è il suo capolavoro anche stilistico, complesso ma privo di fronzoli, descrittivo ma mai pesante, ritmato ma non troppo veloce. Il libro racconta la lotta di un uomo contro gli dei, ma anche la lotta degli dei contro l'uomo, e alla fine quello che forse sembra di comprendere è che in questa guerra non esistono vinti né vincitori, che forse questi due mondi devono comunque interagire per poter sopravvivere. Gli dei fumano, in continuazione, per emulare le offerte che venivano bruciate un tempo sui loro altari, e in questa trasformazione da falò votivi a sigarette c'è il senso di quanto siano divenute compassionevoli le esistenze di entrambi, dei e uomini. Anche alla fine di questo libro resta il fumo nell'aria, e la sensazione che sia stato molte volte usato, nel corso delle pagine, per fuorviarci, per distrarci, per accecarci o per stordirci. Ma in fondo è anche questo, la religione: fumo negli occhi, che da qualche parte nasconde comunque un incendio.


Mettere insieme due teste matte come quelle di questi due autori significa creare qualcosa di unico, e difatti questo libro lo è. Programmare l'Apocalisse non è facile come sembra, e se ne accorgono un angelo e un demone che scoprono che l'Anticristo è stato erroneamente scambiato in culla, ed è stato allevato come un normalissimo ragazzino, e che il suo segugio infernale è divenuto un simpatico cagnolino da compagnia intento a inseguirsi la coda. In mezzo c'è una strega figlia di streghe, pronta a sopportare con stoicismo la profezia che la vede finire a letto con un poco esperto giovanotto, una sorta di strana congrega di novelli inquisitori, e tante persone sopra e sotto la terra e il cielo - beh, non proprio persone - che decisamente non sono soddisfatte da quanto sta accadendo. Questo libro è sensazionale, e affronta, come molti di Gaiman, il tema della religiosità e del libero arbitrio in modo polemico, e porta, come molti di Pratchett, a ridere di se stessi anche quando ci sarebbe ben poco da ridere. L'umanità descritta da questi due autori è quella di un formicaio che fa anche un po' tenerezza, succube di qualunque potere, perso nelle piccole preoccupazioni quotidiane che finiscono per incrociarsi con preoccupazioni ben più grandi. Si ride tanto, in queste pagine, e ci si pone immancabilmente anche tante domande, e si finisce con l'avere poche risposte: che Adam sarebbe proprio un bel bambino simpatico, se non fosse per quel suo piccolo difetto di avere il potere di distruggere il mondo, che Crowley, come demone, è pietoso, ma come compagno di viaggio è esilarante, e che non c'è mela che non valga la pena di essere colta. Magari l'Apocalisse è stata scongiurata - per ora -, ma questo libro lo è senz'altro, la fine del mondo.


Scoprire che il proprio padre è morto cantando 'I am what I am' sopra ad un palco è un po' inquietante, scoprire di avere un fratello perfetto praticamente in tutto è demoralizzante, scoprire che, forse, nessuno dei due è prettamente umano, è a dir poco destabilizzante. Naturalmente, si parla di divinità, come sempre in Gaiman, e se ne parla con la cognizione di causa di chi conosce bene la materia di cui tratta, e ha probabilmente studiato tutte le religioni e le superstizioni di ogni cultura. Anansi, il grosso ragno di molte mitologie - ma questa è naturalmente solo una delle sue forme -, ritirandosi in fondo a una tomba per un breve riposino, lascia i suoi figli a districarsi tra le faccende umane e non umane; ma sono proprio due, i figli? E quale dei sue è quello con i poteri? E qual è il nemico giurato di Anansi? Un libro sul modo in cui la religione può entrare nella vita d'improvviso, che va letto un po' come una piccola metafora e anche come una lezione di misticismo; e naturalmente il tutto condito con l'umorismo tipico di Gaiman, qui stemperato dall'uso frequente di musiche bellissime che fungono da colonna sonora e che vale la pena andare ad ascoltare. Perché Anansi canta, come sanno cantare gli dei, e lo fa con una certa maestria e con la sicurezza di chi può anche indossare i cappelli a tesa larga, senza risultare mai ridicolo.

2 commenti:

  1. American Gods e' un libro talmente fantastico che dopo averlo letto mi era completamente sparito dalla memoria. Grazie per averlo ricordato. E' davvero un'opera. Come un Bulgakov, di oggi.
    E in generale, bello il tuo blog. Sono grato alla persona che me l'ha segnalato.
    Luca

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, resta uno di quei libri che mi fanno pensare che l'autore sia un genio o un folle, o forse entrambe le cose. Grazie per i complimenti, e grazie anche da parte mia a chi ti ha condotto qui!

      Elimina