mercoledì 14 novembre 2012

Come suona


Sono una fanatica dei musicals e questo mi rende il peggiore incubo di mio marito nonché una donna decisamente fuori moda, però trovo non ci sia nulla di più avvincente di un film in cui la vita abbia una colonna sonora specifica. Perché la colonna sonora ce l’abbiamo sempre, anche se non ne siamo sempre consapevoli, ci segue in ogni giornata e in ogni evento e a volte cambia le giornate e gli eventi.
Qualche anno fa un’alunna mi chiese se poteva ascoltare la musica con le cuffie mentre svolgeva la verifica di italiano, perché le canzoni la aiutavano a scrivere. Ho dovuto dire di no perché le regole scolastiche non lo permettono, però mi ha fatto riflettere su tutte quelle affermazioni di autori e autrici che forniscono la playing list dei romanzi che hanno scritto, associando capitoli e personaggi a musiche specifiche che li hanno ispirati e che loro ascoltavano continuamente mentre erano al lavoro sul brano. In effetti, è una cosa che non posso capire: quando scrivo io ho bisogno assoluto di silenzio, al punto tale che mi disturba persino il fioco ronzio del frigorifero; spesso mi prendo il computer e me lo sposto in camera da letto, e mi separo dal resto della casa con almeno due porte chiuse. Per me scrivere con la musica in sottofondo è impossibile, l’unico rumore che mi concilia l’ispirazione è il ritmico e debole martellare dei tasti del computer e qualunque minimo spostamento sonoro mi fa perdere il filo del discorso costringendomi a rileggere tutto, spesso sin dall’inizio del capitolo che sto buttando giù, anche se magari sono già arrivata a pagina dieci. In poche parole, io mi ci calo, nella storia, al punto tale che i rumori che sento nella testa sono quelli che provengono dalla trama: le voci dei personaggi che discorrono, i suoni dell’ambientazione i cui si trovano; se qualcosa mi strappa da quella finzione che per me, in quel momento, è realtà, sono finita. E tendo a reagire con una violenza umorale e verbale degna della sorella di Dexter, come ben sa il sopraddetto marito.
Però la musica è nei miei scritti perché me li suggerisce continuamente: mentre guido, mentre cucino, mentre faccio sport o mi lavo - ogniqualvolta non devo ascoltare le colonne sonore dei cartoni animati che mio figlio mi costringe a mettere su ripetutamente, perché “La bella tartaruga” non ha stranamente su di me alcun appiglio emotivo. E così, come sapete, nei capitoli ci finiscono spezzoni musicali che cito esplicitamente ma anche, implicitamente, l’atmosfera tutta di una canzone che mi ha creato quasi da sola la storia intera; è il caso di Chiasso, nato totalmente dalla grande Edith Piaf, del Canto di Natale, partorito dalla canzone che trovate alla fine, di Acqua, che come vi ho già detto è venuta da un quanto mai mesto James Blunt. E per ogni momento delle varie storie che ho messo per iscritto potrei citarvi a menadito tutte le note di cui sono imbevute e le melodie che ascolto mentalmente mentre le rileggo. Ma mai, mai mentre le scrivo.
E mi meraviglia e interessa scoprire che il moto creativo, di alta o bassa qualità che sia, è diverso da persona a persona, che c’è chi ha bisogno di oblio e immobilità e chi invece di rumore e dinamismo e che non esiste una regola per la concentrazione né dovrebbe mai esistere. Il che mi convince sempre più di quanto siano assurde le scuole di scrittura.
Insomma, la scrittura è una forma musicale, basti pensare a quanto conta quando leggiamo, se anche non ce ne rendiamo sempre conto, l’armonia del paragrafo, la sonorità dei vocaboli scelti. Quando diciamo semplicemente: “qui suona male” perché è proprio questo che deve fare: suonare.
Ma la musica si trova ovunque vi serva e nessuno può dirvi dove andarla a cercare.
C’è chi la trova nel concerto più strepitoso del mondo e chi, come me, la trova nel silenzio.
Salvo poi ascoltare in continuazione gli Abba ogni volta che finisco di scrivere, ovviamente.

6 commenti:

  1. Per me Michael Jackson tutta la vita. E anche molti altri perchè la musica è sempre nella mia testa. Anche quando dormo.

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    1. E vogliamo parlare dei ricordi che associamo alle canzoni? Soprattutto quelli legati alle persone importanti della nostra vita.

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  2. Io invece mi meraviglio di aver capito solo ora il motivo per cui riesco a scrivere molto poco in questo periodo. A parte l'ovvietà di non poterlo fare per mancanza di tempo, ho bisogno di calma, silenzio, totale assenza di incombenze o squilli di telefono, perché anch'io mi calo in ciò che scrivo e sento i dialoghi, vivo le sensazioni e percepisco quasi odori e temperature ("temperature" suona male). Ho assoluta necessità di quiete per distinguere le scene, per districare i pensieri dei personaggi, perché altrimenti continuano a rimbalzarmi dentro come in un fermo immagine traballante. E sono loro a reclamare attenzione: mi chiamano, mi parlano. Ed io non posso fare altrimenti, devo assolutamente occuparmi di loro. Così mi sento strattonata a destra e sinistra dai pargoli e verso l'alto dalle persone che abitano il mio cervello.

    Rileggo e penso che forse lo psicologo non sta compiendo un buon lavoro con me...

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    1. Vedi che il mio blog serve? Ti fornisce risposte a domande che non avevi assolutamente bisogno di porti! Il che forse lo rende deleterio...

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  3. "Quando scrivo io ho bisogno assoluto di silenzio, al punto tale che mi disturba persino il fioco ronzio del frigorifero".
    Completamente d'accordo.
    A volte, soprattutto durante un compito di italiano a scuola, vorrei andare a scrivere sul tetto per isolarmi da suoni- penna che cade, sedia che scricchiola, - e voci fastidiose.
    Ma la musica, in ogni caso, fa parte della vita , perché in fondo è dentro di noi, e quindi emerge in tutto ciò che scriviamo, diciamo, pensiamo.
    SenzaFiato

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    1. Immagino sia perché dentro di noi c'è più musica di quanta potremo mai sentirne fuori, perciò solo se stiamo in silenzio possiamo ascoltarla... e quella è proprio la nostra canzone.

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