sabato 17 novembre 2012

I consigli dello Stregatto - Dan Simmons


Ho conosciuto Dan Simmons con Hyperion, di cui mi sono follemente innamorata e di cui ho letto la tetralogia; poi mi sono dedicata ai due libri Ilium e Olympos, usciti in Italia, data la nostra abilità nel mercificare, in quattro volumi con poca gioia del portafogli del lettore; peraltro, vi devo informare che l’ultimo volume di quella che solo da noi è una tetralogia è quasi introvabile nella sua prima edizione. Come al solito, eccovi le mie recensioni su aNobii: se amate la fantascienza, leggete Dan Simmons; se non amate la fantascienza, leggete Dan Simmons. Perché nelle sue storie ci sono dei greci e cristiani ed ebrei, ci sono autori di tutte le lingue e di tutte le epoche, c’è una matrice letteraria così profonda che potrebbe tranquillamente insegnare tutte le letterature, commista ad un rigore e ad un’inventiva scientifica così attenti che potrebbe tranquillamente insegnare tutte le matematiche. E infatti ha insegnato, poi però è diventato scrittore a tempo pieno. Che significa che continua ad insegnare, ma ad un pubblico più vasto.

I canti di Hyperion
“Scienza e religione si sposano in questa quadrilogia che risulta forse un po' lunga ma che vale la pena leggere. Molte storie si intrecciano nel primo libro, pellegrini diretti al Signore della Sofferenza, che torturerà a morte quasi tutti loro e sceglierà uno soltanto a cui donare una non meglio identificata grazia. Le loro storie affrontano i temi dell'ignoto e della fede e della tecnologia: il tempo che mangia se stesso, la prova a cui Dio sottopone un ebreo, l'amore per una macchina, una croce che divora le persone, e molto altro viene raccontato nel primo tomo, che si può leggere tranquillamente da solo e che è, secondo me, il capolavoro assoluto di Simmons.
Poi la storia continua tra le sabbie del tempo e dell'epopea, e segue una bambina che bambina non è e che incarna una sorta di strano messia.
Gli altri tre libri si leggono bene e contengono sempre riflessioni difficili - come è difficile tutto, in Simmons, che fa della fantascienza solo una scusa per assemblare la sua cultura classica in una filosofia di vita davvero cesellata -, ma è il primo, quello davvero imperdibile.
Quello che ci lascia lì, davanti allo Shrike, a chiederci chi, tra le persone a cui teniamo la mano, morirà al posto nostro o si prenderà la nostra unica possibilità di sopravvivenza.
E a chiederci se non sia anche quello, il motivo per cui quella cosa si chiama il Signore della Sofferenza: perché uccide nella psiche, prima che nel corpo, come fa l'autore con tutto ciò che ci mostra del genere umano in questi libri, perché è l'incarnazione delle nostre paure e dei nostri dubbi, come queste pagine, e perché forse non esiste davvero grazia che possa concedere.”

Ilium e Olympos
“Ad un certo punto del terzo volume di questa quadrilogia, mi sono quasi arresa. Eravamo arrivati ad un livello di confusione tale che persino l'entropia di cui spesso parla Simmons sarebbe impallidita al confronto, e ho dovuto intervallare gli ultimi due tomi con altri libri, per respirare di nuovo.
Questa serie parte magnificamente, per chi ama la letteratura: Simmons trasporta l'Iliade su Marte, salvo poi farci sapere che le cose non stanno come sembrano e che in mezzo ci sono anche Shakespeare, i personaggi della sua 'Tempesta', Proust, una serie di altri poeti meno importanti, robot, ebrei, arabi fanatici, moravec, insomma tutto ciò che la mente umana può partorire senza però riuscire a mettere insieme, a meno che non sia la mente di Simmons.
Naturalmente il tutto è condotto con lo scrupolo di uno studioso davanti al quale la maggior parte degli esseri umani come me deve chinare il capo, ma nello stesso tempo è anche tutto eccessivo.
Io, che di citazioni e di letteratura sono pure appassionata, ho faticato non poco a stare dietro all'intreccio tra i vari mondi, le varie dimensioni, ognuna col suo retaggio culturale, e ad intesserle poi nella fitta trama fantascientifica con tutti i termini specifici del genere e con una serie di descrizioni pseudo-scientifiche in cui mi sono persa, come quella dei buchi brana.
L'idea di fondo è meravigliosa: un'umanità che vive un po' come nella 'Macchina del tempo', felice della sua ignoranza, un'umanità inutile, insomma, con cento anni precisi di vita, e sopra e sotto di essa dei e creature mitiche e dna ricombinati. E poi ecco che arriva Harman, il Prometeo di questa saga, e porta il fuoco della conoscenza ma anche della miseria umana, che tuttavia non è mai apparsa tanto bella.
Sullo sfondo, temi duri: la guerra finale, il fanatismo religioso, l'antisemitismo; ecco, forse anche qui c'è davvero troppo. E' come se Simmons avesse voluto infondere in questi libri tutte le sue conoscenze, tutte le sue paure, tutte le sue riflessioni, e abbia finito per fare come alcune macchine che descrive, che nel riversare sugli umani le informazioni rischiano di ucciderli.
E' come se fosse stato lui stesso Prometeo, ma un Prometeo deciso ad attaccare il fuoco dovunque potesse, invece che a donarlo.
I primi due libri, maggiormente incentrati su Omero, sono i migliori, il terzo è il più scientifico e pesante, il quarto si riscatta con i pensieri di Harman nel suo viaggio nella Breccia, un capitolo che da solo varrebbe tutto il libro.
In definitiva è una saga da leggere, pian piano, magari intervallandola spesso ad altre letture, per scaldarsi a questo fuoco di nozioni e di trame, ma per non bruciarsi il cervello e la pazienza nel farlo.”

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