venerdì 30 novembre 2012

Storie della nebbia 1 - Sonno

Come da voi votato, ripubblico qui i racconti che ho cancellato da efp.
Ecco il primo, allegro e gioviale come tutti i racconti adolescenziali, altrettanto ritmato, altrettanto dinamico.
Sì, insomma, una botta di tristezza lentissima, come tutto ciò che scrivevo da giovane. Già, non c'è stato un grande cambiamento: sarà perché non sono cresciuta nemmeno in altezza.
Comunque, questo racconto mi aveva fatto vincere qualche soldo ad un concorso, quindi sono state parole ben investite.
Enjoy!
(Sì, ero sarcastica.)







SONNO




Il treno corre grigio nella notte. Non si è mai fermato. Non ha mai sostato, da quando è partito. Ma quando è partito? Lui ammicca inutilmente verso l’orologio. Il buio è troppo fitto nello scompartimento, l’aria è un freddo nero d’abulica immobilità. Qualcuno deve aver spento silenziosamente le luci, anche se non ricorda di aver mai visto la luce accesa; forse non ci sono luci per persuadere al sonno i passeggeri. Tutti dormono sul treno. Il loro sonno ha radici antiche. Quando lui è salito, loro stavano già dormendo. Ma quando è salito? Impossibile quantizzare il tempo trascorso. Fuori dai finestrini appannati è sempre scuro; non si scorge alcun segno di vita in lontananza; e a pensarci bene, non gli sembra di avere incontrato alcuna stazione. Non che qualcuno se ne sarebbe accorto. Tutti dormono sul treno. Seduti, distesi, alcuni perfino in piedi, così stipati da rimanere tuttavia in equilibrio. Tutti dormono sul treno.
Questa corsa indifferente deve aver avuto un inizio, perso nella nebulosa del ricordo. Un dove, un quando. Ma non lo sa più. Inutile chiedere a qualcuno. Tutti dormono sul treno. Un esercito incolore di manichini dimenticati. Allunga la mano sulla testa del fantoccio più vicino. No, niente fili. Forse sono congegni meccanici. Forse c’è un ordigno in ognuno di loro, pronto a scoppiare alla prima stazione. Ma  quale stazione? Quando si ferma questo treno? La sua marcia ha il sapore pesante dell’ineluttabilità. Possibile che nessuno sappia dove sta andando a sbattere? Non si sente neanche il rumore delle rotaie; forse sono già finite, forse non sono mai esistite. Se almeno riuscisse a rammentare la partenza...
TOC, TOC: un rumore secco al finestrino, l’eco di qualcosa che sbatte. C’è qualcuno là fuori? Un bagliore squarcia le tenebre; di nuovo quei pugni contro il vetro. Lui ammortizza il respiro, in trepida attesa. Ancora un lampo, ancora un martello. Ora lo sa: qualcuno sta cercando di entrare. Il treno danza più frenetico nella notte, come a farsi ingoiare dall’oscurità. Se c’è davvero qualcuno lì fuori, forse è rimasto impigliato in qualche modo, forse sta per cadere. Deve avere qualcosa di importante da dire, per rischiare tanto. Non può che essere così: c’è un messaggio vitale subito fuori dal treno. Ma come uscirne, come farlo entrare? Fermate tutto, spalancate le porte! Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Tutti dormono sul treno. Lui cerca di farsi strada tra i burattini; ma sono troppo fitti, quasi le loro membra si confondessero continuamente, quasi fosse impossibile distinguere gli individui. Si apre la via con la violenza, urla, invoca; ma la sua voce suona gracchiante nel famelico silenzio di quell’umano buco nero. Tutti dormono sul treno. Inciampa, si ferisce, si rialza. Un sudore stantio gli scava sulla fronte le prime rughe, le gambe si appesantiscono d’anni. Ma quanti anni ha? Tutti dormono sul treno. Intanto chiama nuovamente quello sparo di mistero dal di fuori. Non può arrendersi a quel corteo di marionette, la chiamata non può che essere per lui. Spinge, striscia, strattona. Il suo corpo si impolvera di debolezza, i suoi capelli sbiadiscono al freddo delle tenebre. Oh, Dio, non ce la farà mai, le porte sono troppo lontane per chi tenta di raggiungerle...
Chiude gli occhi e arranca sul ventre con l’ultimo boccone di forze. Alza un braccio per asciugarsi la fronte e urta qualcosa di metallico: le porte! L’euforia lo inebria di giovinezza; si rialza, ubriaco di speranza, e allunga la mano. Ma... non ci sono maniglie! Le porte sono chiuse dal di fuori! Non c’è via d’uscita da questa corsa infernale! Tutti dormono sul treno. Una mandria senz’anima incatenata dal sonno. Lui appoggia la fronte delirante a quel vetro amorfo, ansimando lentamente. Poi rialza la testa di scatto, negli occhi una pennellata d’odio. Si fascia la mano con un fazzoletto e spacca il finestrino con tutta la violenza della sua miseria. Qualcosa si rompe nella sua mente, con uno schianto agonizzante nel buio. Come il primo vagito di un neonato. Da qualche parte c’è un bambino che piange. Ma dov’è? Fatelo smettere, le sue urla annientano i pensieri. Tutti dormono sul treno. Lui sporge il capo: fuori c’è solo un vento scuro da luoghi abbandonati. Forse il messaggero è scivolato; un angelo caduto, un messaggio perduto. Ma forse non è troppo tardi per ritrovarlo. Allunga il braccio, trova la maniglia esterna, apre la porta. Tira un lungo respiro, chiude gli occhi e salta giù.
La terra gelida accoglie le sue ossa stanche. Vorrebbe fermarsi, lasciarsi finalmente andare. Riapre gli occhi a fatica e mentre il suo sguardo si abitua alle tenebre esterne inizia a scorgere sempre più chiaramente dei contorni: è sceso ad una stazione! Il treno non si vede più; forse è davvero sparito nelle fauci della notte, lasciandolo unico sopravvissuto di un branco di fumo. Barcolla verso la stazione, sbadigliando ad ogni centimetro. Non c’è nessuno intorno. Tutto è deserto come il suo cuore improvvisamente muto. E lui non ha più la forza di proseguire. Si siede sopra un gradino di cemento, guardando le rotaie che sfumano nella nebbia. O forse è la sua vista che viene meno, così come la sua voglia di stare sveglio. Il suo corpo si piega come pelle vuota, l’asfalto abbraccia la sua salma distesa. 
Con l’ultimo sguardo ti vede arrivare. Tu, prostituta della vita, grande meretrice della notte. Cammini sensualmente, con quel fascino eterno che ti avvolge. Gli porgi la mano, e un brivido di desiderio scuote il suo corpo ormai macilento. I tuoi occhi cancellano il mondo dentro di lui. 
Ti stava cercando. Lo stavi aspettando.
Sii pietosa con lui.
Ha tanto sonno.

6 commenti:

  1. Leggerti e rileggerti è sempre un grande, grandissimo piacere.
    Stefania (pepita)

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  2. Grazie! Grazie per regalarci ancora i tuoi scritti! Appena ho finito di leggerlo ho pensato alla morte, che arriva dopo una vita di sacrifici a donarti il sonno. Inquietante e triste.

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    1. E infatti parla proprio di questo... lo so, non è molto allegro!

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