mercoledì 12 dicembre 2012

Mens sana in corpore sano


Vi ricordate cosa diceva Mab in merito a questo motto?
Nella mia libera interpretazione, che per sentirti figa dentro devi esserlo anche fuori.”
Ebbene, a livello generale sono d’accordo con tutto quello che dice Mab – per forza, l’ho creata a mia immagine e somiglianza in un delizioso delirio d’onnipotenza -, però lei qui si stava riferendo alla fiducia in se stessi, mentre sappiamo bene che i latini parlavano di costituzione fisica.
Che siamo meno sani dei nostri predecessori è innegabile. Sappiamo che è a causa dell’inquinamento, dei vizi sempre più dannosi, di una giornata trascorsa in ufficio invece che all’aria aperta, dell’incrudelirsi dei virus che sono sempre più resistenti, della programmazione ripetuta del Grande Fratello e dell’Isola dei famosi, e se la nostra aspettativa di vita aumenta invece che diminuire è solo perché le scienze mediche continuano a inventarsi pastiglie e protesi costituendo una popolazione sempre più anziana – ma anche sempre più sofferente. Sì, se tutto va bene possiamo aspirare a diventare quasi centenari, ma il nostro fisico va in pensione molto prima della nostra effettiva età pensionabile ed è già tanto se non ci chiede la liquidazione.
Su questi fattori non possiamo agire per nulla, perché auspicare un ritorno alla vita agreste non sarebbe solo utopistico ma anche ipocrita. Possiamo riempirci la bocca finché vogliamo di elogi alla natura e ripetere “T’amo, o pio bove” con un’enfasi che farebbe arrossire pure Pasifae, ma credo che una settimana di rinuncia al microonde, al cellulare, ad internet, con sveglia alle quattro per andare a mungere le vacche ci toglierebbe ogni poesia. Il mio sogno di una fattoria in cui sfuggire dalla società, sogno evocato dalla visione ripetuta e ossessiva del telefilm Le sorelle McLeod, è vincolato alla necessità che le mucche siano di plastica. Non tanto per la cacca, con cui alla fine abbiamo a che fare tutti e noi mamme in dosi massicce, ma per le mosche: raggiungo picchi di isteria inauditi quando mi girano attorno le mosche, probabilmente perché mi ricordano gli studenti o i miei ex. Quindi no, non credo di potermi trasformare in una donzelletta che  vien dalla campagna.
Però ci sono fattori su cui possiamo agire e sono quelli dello sport. Ecco, mi pare che come spesso accade la nostra società, a cui piace tanto dividere il mondo in bianco e nero, abbia creato uno spartiacque invalicabile tra l’estetica e la salute. Nel senso che ormai pensiamo a chi va in palestra come al culturista tutto abbronzato e depilato, che veste tutine aderenti rosa confetto con sospensorio imbarazzante o esibisce perizomi leopardati in fotografie dalle pose equivoche, e così per protesta non fare movimento non diventa più, nella nostra mente, un sintomo di pigrizia, ma tutto sommato di intellettualismo, come se dove c’è il cervello non potessero esserci mai i muscoli. E non sto parlando di muscoli da body builder, sia chiaro, ma di una muscolatura semplicemente funzionante, che non ci dolga ad ogni movimento o si blocchi quando ci chiniamo a raccogliere la notissima saponetta nella doccia, lasciandoci in una situazione antipatica.
Quando porto le classi in giro per la città e dobbiamo camminare per qualche chilometro a passo almeno moderato per prendere le coincidenze con gli autobus, tre quarti degli alunni boccheggiano, scongiurano una pausa, lamentano dolori alle articolazioni dopo una ventina di minuti e credo si spingerebbero, se incoraggiati, a simulare bubboni di peste sotto le ascelle pur di non dover muovere un altro passo. Hanno dai quattordici ai diciannove anni e non riescono a fare tre chilometri di seguito perché non sono abituati a camminare e passano le loro giornate perlopiù sui libri (quelli bravi) e poi davanti alla televisione (quelli meno bravi).
Questo mi convince che dovremmo prestare al nostro corpo almeno un decimo dell’attenzione che prestiamo al nostro cervello. Non sto parlando di estetica, sia beninteso, sto parlando di benessere, di efficienza. Non di ciglia posticce, tette finte e certo non di litigi con la bilancia, ma di quell’impegno quotidiano che dovremmo ritagliare in una vita pur così impegnativa per rendere un po’ meno impegnativo l’invecchiamento. Trovare il modo di andare a camminare – o se riusciamo a correre – mezz’ora o un’ora almeno due o tre volte la settimana, fare una ventina di minuti di piegamenti per assicurarci di non diventare dei pezzi di legno incapaci di tagliarsi le unghie dei piedi, sapere che possiamo fare le scale senza avere il fiatone. Lo so che non è facile, che a volte finiamo di lavorare o studiare o fare le pulizie alle otto di sera e poi magari ci sono i figli e soprattutto siamo a pezzi, però vedo tante persone che hanno avuto in grazia un corpo sano ma che l’hanno lasciato calcificare anno dopo anno finché ad un certo punto, improvvisamente, quel corpo è scoppiato mandando loro tutti i problemi che prima non immaginavano e che avrebbero potuto forse almeno in parte evitare: ipertensione, dolori ossei, complicazioni cardiache.
Sì, mi rendo conto che è ridicolo entrare in un blog dedicato prevalentemente alla scrittura e trovarci un inno allo sport, però nel mio materialismo io non ce la faccio, a separare corpo e anima e a dare più importanza alla seconda. In Cherudek, di Evangelisti, una setta eretica decide che il corpo è talmente inferiore ed abietto che tanto vale devastarlo in ogni modo per liberare l’anima, e così i suoi adepti si danno al vino e all’ingozzarsi e ad ogni tipo di nefandezze. A mio modesto parere in questo modo non si ottiene la libertà dell’anima, ma solo la cirrosi epatica, le infezioni del sangue, l’ostruzione delle arterie.
Sono tanto speranzosa per quanto riguarda il mio invecchiamento: adoro vivere e spero che duri il più possibile. Ma aspiro alla qualità della vita come e forse più che alla quantità.

“- Charlie Chaplin ha fatto figli fino a settant’anni.
- Ma non poteva tenerli in braccio!”
(Harry ti presento Sally).

4 commenti:

  1. Hai una ragione sacrosanta in questo post.
    Dirlo è una banalità e magari potevo risparmiarmela ma ci tenevo ad esprimerla.
    Per anni in effetti pure io mi sono riparata dietro l'idea che la palestra o l'attività fisica fossero attività da narcisisti sostenendo con una (inopportuna) veemenza la mia pigrizia cammuffata.
    Ho capito troppo tardi quanto questo sia stato dannoso in un momento in cui, con un po' più di supporto e qualche scelta sportiva migliore (l'impossibilità di trovare lezioni di stretching o pilates a orari compatibili con la vita scolastica o lavorativa) avrei potuto cominciare un percorso di abitudini e sport per tutta la vita; a quest'ora tante cose sarebbero più facili, a cominciare dall'autodisciplina nel fare attività fisica perchè la mente è coinvolta nel training tanto quanto le gambe.
    Probabilmente neanche io andrò mai ad abitare in una fattoria come in Montana Sky (mio personale caposaldo della country life) ma non per questo voglio diventare come la setta eretica che hai citato.
    Grazie per il tuo intervento che mi ha ricordato una volta in più quanto l'impegno in tal senso sia importante. A presto

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    1. In effetti per me è stato arduo dividere le due cose: l'interesse estetico fine a se stesso che poteva sfociare in un'ossessione del corpo e invece la consapevolezza che potevo anche solo tenermi in salute. Certo la psiche è una brutta bestia, ci vuole parecchio per riuscire a controllarla, ma anche il corpo ci dà i suoi problemi e le sue paturnie e non è meno recalcitrante all'equilibrio!

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  2. E con questo mi hai ricordato che è da settembre che mi dico "vado in piscina a fare un pò di vasche" e non ci sono ancora andata!
    So che lo sport fa bene, anche solo camminare un pò portando fuori il cane, ma la mia pigrizia è insuperabile. Per non parlare del fattore tempo: se devo scegliere tra una passeggiata o un capitolo di un libro, scelgo il secondo senza ripensamenti. Ma non perchè creda che nutrire la mente sia meglio che nutrire il corpo, semplicemente preferisco passare il poco tempo libero che ho facendo ciò che preferisco.
    La scuola ci ha abituato ad essere sedentari, e ora lavorando in ufficio le cose non sono cambiate, anzi.
    Credo che anche la scuola prò non curi troppo lo sport, o no?Tu lo saprai sicuramente meglio di me.

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    1. Per me è diventata anche una necessità: i miei attacchi diminuiscono quando faccio movimento, quindi è una sorta di terapia preventiva.
      Guarda, la cosa ridicola è che a scuola abbiamo fatto proprio quello di cui parlavo nel post: cercando di dare, diciamo così, maggiore dignità alla disciplina di educazione fisica ci hanno messo dentro un sacco di teoria. Che va anche bene, a me magari da adolescente sarebbe piaciuto saperne un po' di più sul funzionamento dei muscoli, del sistema cardio-circolatorio sotto sforzo, però così il tempo dedicato allo sport vero e proprio è sempre meno, persino nel corso sportivo di cui ho un paio di classi!

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