lunedì 21 gennaio 2013

...ma di baci saziami


I baci sono generatori infiniti di turbe mentali.
Non mi è piaciuto, quindi non mi piace lui/lei. Non gli/le è piaciuto, quindi non gli/le piaccio io. Non so fare a baciare, non sa fare a baciare, sa troppo fare a baciare. Non avrei dovuto mangiare gli spaghetti aglio e olio due settimane fa, non avrei dovuto bere il caffè, perché diavolo non ho masticato una gomma? Se sbavo troppo mi prende per una mucca, se sbavo poco magari pensa che non sia interessata e dunque in quale quantità la bava è desiderabile? Dove la metto la lingua, dove lo metto il naso, dove le metto le mani, dove le metto le tette? Poi lui/lei urla di dolore e capite di aver preso troppo liberamente il paragrafo di quel libro d’amore in cui si mordicchiava leggermente il labbro inferiore del partner: forse non ve ne siete accorti ed era un altro libro sui vampiri.
La maggior parte di baci che darete e riceverete nella vostra vita vi lasceranno indifferenti o infastiditi. Magari non la prima volta, quella è carica di adrenalina e aspettative e persino difficile da registrare e rammentare, non si capisce nemmeno bene quel che sta succedendo che è già finito, ma già dal secondo bacio scatta l’attenzione, la valutazione e poi, spesso, la condanna: perché baciare è la cosa più individuale del mondo. Non è un’arte, non è una professione (beh…), non è neppure un istinto: ognuno bacia a modo suo e vuole essere baciato a modo suo. Il perfetto baciatore non esiste, ma esiste quello perfetto per ognuno di noi. Solo che non pare tanto semplice incontrarlo nel corso della vita, se soltanto fate una rapida stima del numero degli abitanti della terra e vi accorgete di quanti pochi in realtà siano poi quelli che vi hanno setacciato l’ugola, anche nel caso in cui siate particolarmente promiscui.
Eppure non possiamo farne a meno. Nell’ultimo libro di Daniel Glattauer che ho letto (e che non vi consiglio, a differenza dei suoi primi due), In città zero gradi, il protagonista, Max, non può baciare in seguito ad un trauma (?) dell’infanzia. E raggiunge la mesta conclusione: le storie d’amore possono fare a meno di qualunque cosa, tranne che dei baci.
Ma i baci dei libri, i baci dei film, i baci finti sono appunto finti e non dovrebbero mai essere diversi. Non le vogliamo proprio leggere, le turbe psichiche di cui sopra, le difficoltà pratiche di armonizzazione, le lamentele: vogliamo leggere l’impossibile. Vogliamo il bacio che dura mezz’ora, che fa diventare di gelatina le gambe, che toglie il respiro, che mordicchia e succhia e stantuffa, passionale e straziante; ma lo vogliamo sulla pagina o sullo schermo perché davvero non sarebbe altrettanto gradito nella realtà, dopo la prima volta incosciente di cui sopra. Cosa sarebbe gradito nella realtà? Ah, per quanto riguarda voi, non ne ho la minima idea. Io so cosa e come piace a me. Ma il punto è che non dovete farvi fuorviare da ciò che leggete o vedete, né soprattutto sentirvi in dovere di dimostrare qualcosa prendendo ad esempio un paragrafo o una scena. I romanzi e le pellicole cinematografiche seguono canovacci standard a cui tutti ci adattiamo, in parte per abitudine e funzionalità (così chiunque sa riconoscere il bacio definitivo, quello che sancisce l’amore nella coppia), in parte anche forse per pudore, perché il bacio che piace a noi non siamo tanto disposti a condividerlo col resto del mondo a cui preferiamo propinare quello collaudato dalla moda.
Cosa condividiamo col mondo? Una serie di cliché che, a ben guardare, si contraddicono da soli; per cui non dovete deprimervi se, nella realtà, non vi entusiasmano più di tanto: sarebbe strano il contrario. Andiamo ad analizzare con rigore e metodo scientifico tutto ciò che possiamo aspettarci di leggere o vedere al cinema.
a)      Il bacio passionale: lui la attacca al muro, sollevandola da terra, le afferra i capelli per avere migliore accesso alla bocca, le ficca due metri di lingua in gola e le risucchia pure il naso.
Conseguenze: corsa al Pronto Soccorso per lividi al coccige e problemi di apnea, ciuffi di capelli strappati e finiti per terra, contusioni in giro nello spazio che va dalle spalle alle caviglie.
b)      Il bacio tenero: lui la bacia a lungo a fior di labbra, come a chiederle il permesso, le passa la lingua sul contorno della bocca finché lei non la schiude, poi si prende quei dieci-quindici minuti per rendere il bacio qualcosa di serio.
Conseguenze: lei inizia e finisce le parole crociate ed entrambi perdono il treno.
c)      Il bacio vagabondo: lui parte dal collo, poi va sulle palpebre, sul naso, sulle guance, sulle labbra, poi ricomincia da capo, poi si spinge più giù, arriva al seno, alle braccia, alle ascelle, alle ginocchia.
Conseguenze: lei non ha più bisogno di farsi la doccia.
No, non sono così cinica nemmeno io, ma è importante che impariamo a riderci sopra e a non usare le scene d’amore come metro di paragone per la nostra esistenza. Qualche tempo fa una ragazza mi ha detto che una mia scena d’amore la faceva ridere. Io trovo che sia giustissimo: secondo me tutte le scene d’amore in fondo fanno ridere, soprattutto se lette fuori dal contesto. Ma d’altra parte ho l’impressione che, visti dal di fuori, facciamo ridere ogni volta che abbiamo approcci fisici con qualcuno: che espressioni abbiamo? Che rumori emettiamo? Togli da un film d’amore la colonna sonora e perde metà del suo romanticismo, soprattutto nelle scene fisiche. L’hanno fatto, a dire il vero, con una serie di cui non ricordo il titolo ma di cui ricordo perfettamente la scena di nudo di Ian Somerhalder. La serie mi parve oscena, ma lui in nudo integrale non era male.
L’ho già detto ma trovo importante ripeterlo perché sempre più mi arrivano messaggi di fanciulle davvero innamorate di uomini di carta – in questo caso, degli uomini di carta che ho descritto io - e in crisi perché non li trovano nel mondo di carne, e talvolta confrontano anche i baci che nella realtà le deludono molto; lo stesso capita a delle mie alunne, perennemente deluse dai loro primi approcci (sì, esistono ancora alunne che in prima superiore sono ai primi approcci, grazie a Dio, anche se talvolta la loro compagna di banco è incinta - e non è un esempio sparato a caso). Sono anch’io una drogata di carta, lo sapete, ed è indubbio che cerco lì ciò che non trovo nella carne, ma ho imparato a non fare il contrario, a non cercare nel mondo di carne quello che posso trovare solo nel mondo di carta; perché a fare così si finisce col rifiutarlo del tutto, il mondo di carne, invece di prenderlo per ciò che è, con le sue imperfezioni ma anche con la sua concretezza, che nessun libro potrà mai avere.
Insomma, traete il meglio da entrambe le realtà, senza sovrapporle mai, senza confonderle mai. E cercate il bacio che piace a voi, e non ai vostri personaggi preferiti. O meglio, siate voi i vostri personaggi preferiti, dell’unico romanzo che potete far divenire realtà.
E comunque, per quanto riguarda i miei personaggi: l’ho scritto ripetutamente nelle mie storie, ma lasciatemelo elencare una volta per bene.
Draco è un idiota.
Edward è un imbecille.
Leonardo è uno stronzo.
Come diavolo fate a sopportarli?!

20 commenti:

  1. Le conseguenze che descrivi sono a dir poco esilaranti e sono quelle che mi fanno dire una volta di più: sei un genio! :) Punto e stop. Passo e chiudo.
    Sul resto... Sono d'accordo.
    Caterina
    PS Io personalmente preferisco la versione cinematografica del rovesciamento della testa e presa sui capelli... Conseguenze: cervicale per una settimana con uso del collarino nei casi più gravi (da trauma)...:)

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    1. E' che non siamo più giovani, altrimenti riusciremmo a baciare saltando dal lampadario!

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  2. Cerca di ricordarti il nome di quella serie con Ian, grazie.
    Morea

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    1. Trovato: "Tell me you love me"; se cerchi in rete c'è la scena. Dimenticati i suoi capelli e concentrati in basso.

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    2. Sapevo di poter contare su di te. (Giuro che ho letto anche il resto del post, solo che mi è rimasto meno impresso.)

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  3. Non si finisce mai di fare confronti tra il mondo di carta e il mondo di carne; purtroppo io sono ancora nella fase adorante del mondo di carta, perennemente insoddisfatta da quello di carne. E' anche vero però che ho dato poche possibilità a quest'ultimo di entrare nella mia vita (carattere difficile il mio).
    Anche se Draco è un'idiota, Edward è un imbecille e Leonardo è uno stronzo, nelle storie di carta vediamo tutto con gli occhi da donzella (a volte in pericolo), un po' crocerossina un po' autolesionista.
    Questi tre hanno preso lezione da Marco Ferrandini. "Teorema" non si smentisce neanche nel mondo di carta.

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    1. Ma sì, guarda, se penso ai personaggi maschili delle autrici che leggo e che mi piacciono, mi rendo conto che sono vittima della stessa malattia. Immagino semplicemente che quando quel personaggio è tuo sei immune dal virus, per fortuna!

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  4. "Insomma, traete il meglio da entrambe le realtà, senza sovrapporle mai, senza confonderle mai. E cercate il bacio che piace a voi, e non ai vostri personaggi preferiti. O meglio, siate voi i vostri personaggi preferiti, dell’unico romanzo che potete far divenire realtà."

    Come riesci ogni volta a farmi venire i brividi con quello che scrivi?
    Commento raramente per mancanza di tempo purtroppo, ma seguo tutto ed è incredibile come ogni tuo post riesca far riflettere, sorridere e immedesimare.
    Alcune ragazze/lettrici hanno chiesto anche a me dove poter trovare ragazzi come i personaggi delle storie lette; non avrei mai saputo dare una risposta migliore e più esaustiva di questa.
    Perciò...grazie per aver condiviso questo con noi.
    Bec

    Ps: Forse l'ho già detto, ma ripeterlo non fa mai male; dovrebbero esserci più prof come te.
    Pps: La conseguenza del bacio vagabondo mi ha fatto morir dal ridere xD

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    1. Meno male, ogni tanto - sempre - penso che questo blog sia da schizofrenici, passo da un argomento all'altro senza nessun fil logico e mi rincuora sapere che comunque riesco a farti sorridere o rilassare!
      Dove li possono trovare questi uomini? Al macero, se siamo fortunate. In attesa di riciclaggio, ma anche no!

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  5. Ecco.. forse leggo troppo!

    Perennemente single
    Savo

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    1. Perché, perché non possiamo scrivere di un uomo e poi farlo saltar fuori dal libro?

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  6. Te lo spiego io, come facciamo a sopportarli.
    Li sopportiamo perchè vorremmo trovarne uno così, un soggetto XY che riuscisse ad amarci come siamo, anche se potremmo trasformarci in lupo mannaro una volta al mese (cosa che, se ci pensi, già succede a tutte le donne prima, dopo o durante il ciclo), anche se siamo goffe come papere, anche se siamo facilmente irritabili e moderatamente dispotiche e tendenzialmente pedanti.
    Perchè vorremmo avere una prima volta come quella di Hermione e Draco, di Bella ed Edward: dolce, intima, magica, così perfettamente imperfetta da farci salire le lacrime agli occhi perchè sì, dicono che sia l'emozione.
    Perchè vorremmo una seconda volta complice e giocosa e una terza volta disperata come un addio. E vorremmo averle tutte e tre nello stesso pomeriggio.
    Perchè vorremmo avere una giornata normale e vorremmo che diventasse la nostra giornata normale, di una banalità che ci faccia sentire al sicuro e di una monotonia allegra e scherzosa.
    Perchè l'uomo dei sogni è l'idiota che impara ad amarci, l'imbecille che alla fine riesce a capirci senza leggerci nel pensiero, lo stronzo di turno che torna da noi, l'uomo che non avevamo aspettato e che invece arriva.
    Perchè vogliamo la felicità, "felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta, quasi fosse anagramma perfetto di facilità, barando su un'unica lettera... "
    E sulle note di Guccini, forse capiremo che la felicità la dobbiamo costruire, chiudendo i libri e affrontando la realtà. Ma puoi biasimarci se, a volte, indugiamo?

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    1. Io ti vorrei come mio agente pubblicitario, perché mi hai commossa e se non li avessi scritti io, questi personaggi, mi faresti venir voglia di andare a leggerli. Posso solo dirti grazie, con tutto il cuore.

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  7. Leggere i tuoi post è sempre un sorriso per il cuore!
    Grazie :)
    M.

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    1. E non mi hai nemmeno sentita cantare, allora sì che rideresti!

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    2. allora attendo un bel video nel prossimo post! :)

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  8. Io al momento vivo una situazione completamente opposta da molte che hai descritto.Sono così satolla della vita vera, dei baci veri,che non sono da trauma cranico ma ogni volta mi fanno vibrare le corde dell'anima, a tal punto da non leggere di queste emozioni/sensazioni nei libri come prima. Mi sono resa conto che oltre al non aver molto tempo per leggere (ahimè, gli impegni sono troppi), non ho più trovato un libro, un racconto, una fanfiction o quel che sia che mi abbia coinvolta a tal punto da estraniarmi completamente dal mondo di carne per immergermi in quello di carta come facevo un tempo. Non so se sono in attesa del prossimo capolavoro(e sono stata colpita dalla sindrome del post Harry Potter), so solo che vorrei trovare un libro che mi faccia emozionare, magari non allo stesso modo perchè sarebbe impossibile, ma a tal punto da portarmi nel mondo di carta per un po'.

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    1. A volte quando si legge molto capitano momenti in cui ci si ubriaca quasi di lettura, al punto da non riuscire a lasciarsi troppo coinvolgere dalle storie o anche solo da pretendere qualcosa di più, perché in effetti mano a mano che si prende esperienza nel leggere si diventa di gusti più difficili, e a ragione. Ma è anche vero che capolavori come Harry Potter sono difficili da creare e trovare e che probabilmente siamo già fortunati ad avere il privilegio di averne letto uno nella vita.

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  9. Drogata di carta, presente
    Drogata di carte perché anch'io "cerco lì ciò che non trovo nella carne", ed è un po' triste ma completamente reale; forse è l'adolescenza, forse sono io e la mia anormale sensibilità, che mi induce ad emozionarmi davanti ad un libro molto più che davanti ad una persona.
    SenzaFiato

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    1. Io credo sia solo la benedizione e la maledizione di noi lettori. Ma questo ci rende speciali.

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