mercoledì 20 marzo 2013

Junior Masterchef Australia


Ho maturato negli anni una sorta di orticaria nei confronti della televisione, che quando sono sola in casa è sempre spenta. Solo quando sono con i due uomini della mia vita la tengo accesa, sui cartoni col bimbo e su telefilm o programmi vari col marito.
Così, una sera ci siamo imbattuti in un programma che non conoscevo: Junior Masterchef Australia, in cui un gruppo di bambini segue una sorta di corso/gara di cucina, per conseguire un titolo e diventare appunto uno chef. Parrebbe uno dei mille programmi diffusi anche in Italia, dove gente incapace si sfida su roba impensabile sottostando agli insulti più fantasiosi dei giudici o degli istruttori o del pubblico, senza portare a nulla. Programmi che peggiorano notevolmente quando contengono dei bambini, esibiti in cravattine e gonnelline dai genitori per mostrare la loro presunta bravura che in genere riguarda un settore artistico in cui il bambino fa pena ma siccome è un bambino fa tenerezza comunque. Ovviamente non a me.
Bene, qui si tratta di qualcosa di diverso. A prescindere da quanto possiate essere interessati alla cucina – io lo sono molto, ma non è questo il punto -, questi bambini sono incredibili. Hanno otto, nove, dodici anni, e cucinano piatti che io non so nemmeno pronunciare, con ingredienti di cui ignoravo l’esistenza, e con una perizia e una velocità da professionisti. Non sono bimbi tirati a lucido e convinti di essere le nuove promesse del canto perché conoscono le parole di Mi scappa la pipì papà, ma normalissimi bambini che sono cresciuti aiutando la mamma e la nonna a cucinare, che si sono entusiasmati e impratichiti nella faccenda e che portano sullo schermo la loro esperienza casalinga, le ricette degli antenati, le specialità di casa loro. E lo fanno in modo eccezionale.
Amano ciò che fanno, che non consiste nell’esibirsi truccati o vestiti di lustrini, ma nel sudare davanti a un forno e impastricciarsi di crema e farina e calcolare attentamente tempi di cottura e peso dei materiali. Consiste nel ricordarsi come li faceva la zia, nel metterci cura e studio e fatica e piacere. Consiste anche nel condividere, perché sono di etnie diverse e condividono le loro ricette tipiche e studiano e valorizzano quelle degli altri, realizzando un incontro di culture che sfocia nella più piena espressione della globalità e della convivenza interrazziale: quella che passa attraverso il cibo.
E i giudici: lungi da ciò a cui siamo abituati, con gli ospiti di Maria de Filippi che passano tutta la settimana in attesa del giorno in cui potranno divertirsi ad offendere e sminuire dei ragazzini (c’è ancora quella nonna, ex maestra delle elementari, che pareva assetata di sangue ad ogni puntata di Amici? ma come fa una persona di settant’anni a godere nell’aggredire un quindicenne, ma che problemi ha? ma che problemi avete, tutti voi che fate dell’insulto e della critica distruttiva una ragion d’esistere?) questi giudici incoraggiano, lodano, aiutano, e quando devono muovere delle obiezioni lo fanno con un garbo che le fa diventare semplici consigli, da sfruttare per la prossima volta. I bambini che non passano il turno sono applauditi, non vilipesi. Quelli che lo passano si avvicinano di una puntata in più alla possibilità di trovare un mestiere nobile e redditizio e sicuro.
Ed ecco, il senso di tutta questa mia tirata è che c’è un motivo per cui ho maturato l’orticaria nei confronti della televisione italiana: fa schifo. E soprattutto, è diseducativa. I nostri politici passano il tempo a dirsi parolacce, a fare battute sconce, a difendersi per i loro crimini fiscali o sessuali; le donne in televisione sono nude anche quando vendono uno yogurt (non ho nulla contro il nudo, ma è uno yogurt!) e trasmettono il tristissimo messaggio delle veline: vendete il vostro corpo e avrete successo facile e lucroso. Molti degli studi sociologici attuali sostengono che in Italia il numero delle aggressioni sessuali sta salendo proprio per l’immagine delle donne che viene dalla televisione e soprattutto dalla politica, fate un po’ voi.
E poi c’è lei, Maria de Filippi, che certo non è il diavolo e ha dato solo l’avvio ad un sistema che ormai ha preso piede in tutti i canali e con tutti i conduttori, e se lo ha fatto è perché il pubblico l’ha voluto. Non c’è più rispetto di nessuno, il programma è seguito solo se è zeppo di litigi, più violenti sono meglio è. Da una parte trovate tutte quelle trasmissioni che raccontano storie tristissime e assurde di conflitti familiari, tradimenti, controversie civili e tribunali improbabili, in cui persone che io spero siano pagate per farlo raccontano i loro fatti più imbarazzanti, si scannano in pubblico, si sottopongono alla lapidazione morale e sembrano ansiose di farlo. Dall’altra tutte quelle trasmissioni in cui si offre prevalentemente a bambini e adolescenti la speranza assolutamente falsa di avere un futuro, per così dire, facile e glorioso come artisti: cantanti, ballerini, attori. Per avvicinarsi a questa speranza non devono, come parrebbe razionale, sudare sette camicie, studiare e lavorare sull’arte da loro scelta, dedicare la vita a realizzare un sogno: devono solo farsi seguire da una telecamera anche quando fanno pipì e soprattutto farsi insultare. Vince chi viene più schernito, degradato, polemizzato, perché attira le simpatie – la pena? - del pubblico a casa. L’anno dopo altra trasmissione, e il vincitore di quella precedente è scomparso dal mondo, nessuno più lo ricorda. Per forza: nel novantanove per cento dei casi non aveva nessuna altra qualità, se non quella di sopportare bene gli insulti.
E anche se l’avesse avuta. Siamo onesti: io amo l’arte, trovo che sia la vera divinità di questo mondo, sosterrò sempre mio figlio se vorrà dedicarsi a qualcosa di artistico, ma quanti cantanti, ballerini, attori riescono davvero a sfondare in un Italia che non ha nemmeno i soldi per comprarsi i fazzoletti per piangere? Qualcuno ci sarà, certo, ma quel qualcuno si è fatto il proverbiale mazzo, non è andato da Maria de Filippi. Non è quello il messaggio che vorrei trasmettere a mio figlio o ai miei studenti: andate lì, fate un po’ di scena, cercate di far chiacchierare, e avrete un anno di vita agiata. Fate i tronisti. Fate le veline. No, non è quello.
Ciò che dirò al bimbo sarà: vuoi cantare? Studia canto. Vuoi ballare? Studia danza. E circondati di persone che ti sostengono e aiutano e insegnano e che quando ti criticano lo fanno con gentilezza per migliorarti e non con crudeltà per abbatterti. Lavora, nella vita, per ottenere tutto ciò che desideri, perché è un tuo diritto e un tuo dovere rendere la tua vita qualcosa di meraviglioso, ma non aspettarti che ciò che desideri ti piova dal cielo, perché è il secolo delle piogge acide e perché ciò che si ottiene senza sforzo è pirite, l’oro degli sciocchi.
Ed ecco allora Junior Masterchef Australia: bambini che imparano un mestiere che, per come la vedo io e per come lo fanno loro, è una forma d’arte, e che non saranno dimenticati l’anno dopo, con la trasmissione successiva, perché se cucinano così a otto anni quelli diventano chef strapagati e straricercati a quindici. Bambini che sanno rispettarsi l’un l’altro, perché vengono rispettati, che sanno stare composti davanti alla lezione dello chef perché sono ascoltati quando parlano loro, bambini che vengono appoggiati dai genitori e dai giudici, indirizzati, consolati quando qualcosa va male, convinti che con l’impegno si può realizzare la migliore ricetta del mondo, non solo per il petto d’anatra, ma per la propria vita.
C’è dignità, in quel programma, e c’è grazia.
Che sono le due cose che l’Italia non possiede più, ma che potrebbe essere costretta ad imparare di nuovo se tutti insieme iniziassimo a spegnere la televisione quando ci trasmette cose prive di grazia e dignità.

4 commenti:

  1. Anche io ho visto questo programma ed anche a me è piaciuto moltissimo. Ho fatto le tue stesse riflessioni (si, spesso ti copio, lo so) ed ho apprezzato la disinvoltura con cui questi bambini usavano strumenti per cucinare a me sconosciuti e svelavano trucchi su come cuocere perfettamente la creme brulè senza farla bruciare, oppure caramellavano la frutta o lo sciroppo come se niente fosse. Si intuisce perfettamente che sono appassionati in quello che fanno ed è un piacere guardarli, non è come Miss Sunshine (o qualcosa di simile) dove ci sono bambine piccolissime portate dai loro genitori ai concorsi di bellezza americani. Ti è mai capitato di vederlo quel programma? E' abominevole! E si, hai ragione, la tv italiana è super deludente, non tanto per Amici o programmi simili ma quanto per quelli della domenica pomeriggio che ogni tanto mi capita di guardare. Quelli, quelli sono davvero ignobili, orribili e disgustosi. Quelli che parlano delle disgrazie altrui per fare audience oppure intervistano assassini in libertà o persone coinvolte in delitti orribili. "Amici" rispetto a queste schifezze è all'acqua di rose. Anche io guardo pochissima tv e quando lo faccio guardo i gialli o i thriller o i film d'amore o mi guardo il mio vampiro Edward, ma di solito preferisco di gran lunga leggere. La tv in sè sarebbe un grandissimo strumento di informazione, piacere e anche cultura ma, come al solito, sono le persone che non sanno usarla e quando lo fanno lo fanno male. E sono pure strapagate!!!! Non ci posso pensare.
    Stefania Rossi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il brutto è che danno l'idea che quello sia l'unico modo di realizzarsi; non ho nulla contro la gente di spettacolo, purché sappia davvero fare qualcosa: recitare, cantare, ballare... ma quello non lo vedo più!

      Elimina
  2. Ciao, sono arrivata sul tuo blog perchè ho trovato il link che una mia amica ha postato su fb.
    Devo dire che hai scritto davvero un bel post e condivido gran parte della tua riflessione[:. L'unica cosa con cui non sono d'accordo è il discorso Junior Masterchef. Quel programma, per come la penso io, è di una falsità assurda. Ci sono molte, troppe, cose che lo capisci non stanno in piedi. Se vedi tanti di quei bambini non hanno assolutamente la gestualità di una persona che cucina tutti i giorni, come li fanno passare. Quindi io ci trovo solo recitazione, pessima per di più, in quel programma. Ed inoltre è vero che la televisione italiana lascia a desiderare, ma non è che quella del resto del mondo sia migliore. Ci sono tanti programmi che mettono i brividi anche fuori dal nostro incasinatissimo paese.

    Con questo commento non voglio alzare una polemica, volevo solo scrivere come la penso io[: così, per avere anche un altro parere -spero di non aver offeso nessuno e in tal caso me ne dispiace. Il tuo post mi ha messo voglia di dire la mia, di lasciare questo commento, e solo un bellissimo post scatena queste reazioni, altrimenti l'avrei giusto letto e dimenticato nel giro di tre secondi[:

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma non ti preoccupare, è normale avere gusti diversi in fatto di programmi e anche di tutto il resto! Non ho mai visto la televisione straniera, ma suppongo tu abbia ragione e sia identica alla nostra. Si vede che sono una nostalgica: mi manca quando la televisione dava solo film e cartoni e telegiornali e nessun cosiddetto programma di intrattenimento...

      Elimina