giovedì 16 maggio 2013

Ragione e sentimento


Nelle prime stagioni della serie dr. House era cinico e antipatico, ma ancora più o meno umano; nelle ultime è uscito totalmente da qualunque limite e si è comportato in modi inaccettabili a chiunque non reciti in un telefilm. Sherlock Holmes, invece, nell’omonimo telefilm, ha portato fin dall’inizio all’estremo le caratteristiche del personaggio di Conan Doyle, che pur essendo un tantino disadattato non aveva mai dimostrato un disinteresse così perfido nei confronti dei sentimenti altrui.
Sono solo due esempi in mezzo a molti altri con la medesima motivazione: sono dei geni. E dunque sono degli stronzi.
Eccolo qui, un binomio che vedo rappresentare sempre più spesso in libri e pellicole: il rapporto apparentemente antitetico tra ragione e sentimento. Chi usa molto la prima, è poco incline ai secondi. Stiamo portando avanti una campagna denigratoria dei sentimenti, che paiono riservati a persone poco abituate ad usare il cervello: parole come amore, compassione, tenerezza sono indice di scarsa intelligenza, mentre il portento cervellotico tratta gli altri esseri umani come fossero zecche, non si innamora, non si sposa, non costruisce amicizie davvero profonde, certamente non ha figli.
Mi chiedo da dove venga quest’idea che reputo demenziale, dal momento  che la storia ci mostra tutt’altro. I più grandi scienziati del nostro tempo non erano affatto mostri asociali incapaci di stare in mezzo agli altri: erano compagni e genitori, amici fedeli, pensatori non solo in termini scientifici ma anche in termini morali. Marie Curie ha dato prova di sé come sorella affettuosa, sposa premurosa, donna impegnata a curare i feriti di guerra e interessata al destino dell’umanità; Einstein ci ha lasciato pagine stupende che inneggiano alla famiglia, all’amicizia, all’uguaglianza razziale, al rispetto dell’altro e delle sue emozioni; la Levi Montalcini si è interessata a cause sociali e pacifiche e ha sempre lottato per l’uguaglianza dei sessi e per il miglioramento del genere umano in generale. Chi potrebbe mai comparare queste personalità di spicco, di cui ancora leggiamo ammirati gli aforismi pieni di sentimento sul web, con le figure aride che ci propinano i telefilm e anche molti romanzi?
E questa abolizione del sentimento mi pare riflettersi nella società, dove si elogia chi trattiene ogni dimostrazione d’affetto, dove il romanticismo è sinonimo di ingenuità e faciloneria, dove i libri e le storie d’amore o drammatiche in generale sono additati come roba per scemi. Piangi al cinema? Piangi per un libro? Sospiri per un personaggio? Sei ridicolo. Sei stupido.
Lo vedo ogni giorno negli alunni, sempre più pronti a storcere il naso d’innanzi a tutto ciò che è espressione del sentimento, lieti di deridere Catullo, innamorato di una zoccola, orgogliosi di criticare Leopardi, che doveva proprio essere un cretino per prendersela tanto. Pronti ad affermare con fierezza che loro all’amore non ci credono, che se hanno una storia è solo un passatempo, che comunque non si lascerebbero mai andare a smancerie né con il ragazzo/la ragazza, né con gli amici, né coi genitori. Anche i più seri, i più onesti tra gli alunni non ammettono facilmente di provare qualcosa: se lo fanno è con una certa reticenza, un riserbo che è quasi cautela, perché nessuno pensi che ciò contraddice la loro preparazione e la loro serietà. Perché nessuno pensi che sono stupidi.
Vorrei capire chi ha messo loro in testa che devono impermeabilizzarsi alle emozioni. Quand’è che si inizia, quando da bambini si dice alla mamma di non darci più bacini davanti agli altri perché ci vergogniamo? Credo sia proprio la vergogna, l’arma di questa campagna diffamatoria, e ultimamente sto riflettendo sul fatto che vergognarsi significa non vivere affatto, ma qui sto uscendo dal discorso.
Il fatto è che io proprio non la vedo, quest’opposizione tra ragione e sentimento, sono anzi convinta che la prima non possa esistere senza i secondi. Che l’intelligenza sia anche sinonimo di empatia e comprensione e socialità, e che lo stupido sia colui che non prova nulla e ferisce gratuitamente. Perché esistono diversi tipi di intelligenza e il genio è colui che li possiede tutti.
Siamo parte di un’umanità che ha abitato il mondo per il tempo geologico che ci mette un fiammifero a bruciare e che presto si spegnerà. Siamo piccoli, di fronte all’infinito e all’eternità, e in questa piccolezza abbiamo creato la nostra specie, le nostre conoscenze, la nostra arte, e lo abbiamo fatto nella socialità. Voci solitarie sarebbero inutili, se non ci fosse chi le ascolta, chi collabora, chi compie un passo in avanti a partire dalla strada fatta dal predecessore. E riconoscere questo significa riconoscere che siamo nella stessa barca, nelle stesse difficoltà, e abbiamo le stesse emozioni, le stesse ambizioni, gli stessi dolori. Riconoscere questo significa riconoscere che il cervello va usato anche per comprendere e accettare il cervello altrui, e che questi cervelli, il nostro e l’altrui, non possono esulare dalle emozioni. La persona intelligente può usare la sua intelligenza per sviscerare le dinamiche emotive, capire le motivazioni che stanno alla base dei comportamenti e saperle gestire in modo collaborativo, perché non serve certo un genio per sapere che l’inimicizia, l’isolamento, la guerra non fanno bene a nessuno. Come ho sempre detto: distruggere gli altri significa non creare nulla. Guardiamola da un punto di vista puramente razionale: nella salvaguardia di se stessi ci si deve augurare una società pacifica e costruttiva, e per realizzarla occorre giungere ad un’armonia umana che si ottiene solo accettando le emozioni altrui. Ciò non vuol dire essere ingenui, indossare abitini a fiori rosa e andare in giro a proclamare l’amore del prossimo e a regalare focaccine al miele. Credo nell’uomo ma non mi faccio illusioni sulla natura umana, proprio perché uso anche il cervello. Siamo egoisti, siamo prepotenti, a volte siamo perfino malvagi. Ci comportiamo in base all’interesse personale, il sesso e la violenza sono tra i principali motori del mondo. Non mi faccio illusioni sulla natura umana, ma la accetto nei suoi chiari e scuri perché è anche la mia natura, e una volta riconosciutala posso controllarla, posso controllarmi, posso indirizzare tutto ciò che pulsa più tenebroso per creare quella società pacifica e costruttiva di cui sopra.
Tutto ciò che facciamo, tutto ciò che studiamo, tutto ciò che ci sforziamo di conseguire, in campo medico o matematico o qualunque sia, deriva da ciò che proviamo, da ciò che desideriamo, da ciò che temiamo, e non è mai, nella mia esperienza non limitata ai telefilm, conseguenza solo di un uso sterile di capacità cerebrali. L’equazione più difficile è raramente risolta da un topo da biblioteca che trascorre giornate a far conti disprezzando gli altri, e molto più frequentemente dallo studioso che ha una comprensione totale della matematica perché ha una comprensione del funzionamento generale del mondo, che contiene anche l’umanità con i suoi processi emotivi. Non provare sentimenti non è un vanto, è una mancanza orrenda. Vuol dire funzionare a metà, e questo non è ciò che si auspica una persona colta o intelligente. Siamo corpo e anima, cervello e cuore. Dare rilevanza solo ad uno dei componenti di questi binomi è un modo per mutilarsi. È come rinunciare volontariamente ad uno o due dei nostri cinque sensi, convinti che quelli a cui rinunciamo siano inferiori. Sono cinque perché ci servono tutti e cinque, e magari ne avessimo sei. I sentimenti ci sono stati dati per evolvere insieme coi pensieri, e tralasciare questa evoluzione porta all’involuzione. Quale persona davvero intelligente limita le sue capacità? E non è forse una capacità anche quella emotiva?
Credere che tutto ciò che siamo diventati da quando eravamo primati sia il risultato solo dell’uso della ragione vuol dire rifiutare la letteratura, la pittura, la scultura, la filosofia, la musica. Per fortuna i veri geni – gli scrittori, i pittori, gli scultori, i filosofi, i musicisti – sanno dove affonda le radici il loro genio, e di sicuro non lasciano inaridire quelle emozioni e quei sentimenti che li hanno resi esemplari stupendi della nostra umanità. E probabilmente non hanno mai guardato dr. House.
Catullo era indubbiamente innamorato di una zoccola, ma nel suo amore ha compreso tutti i tipi di amore, e ha gettato le basi per la definizione di fiducia, rispetto, stima, passionalità, senza mai vergognarsi di ammettere che era lui, quello che amava davvero, e non la Lesbia/Clodia che certo aveva un cervello agile nello sfruttare gli amanti ma che nessuno ricorderebbe se lui non l’avesse nominata e che non ha creato nulla.
Leopardi se la prendeva parecchio, ma ci ha insegnato che il dolore è uno strumento di resistenza e che possiamo essere ginestre in grado di sopportare le intemperie della vita: se oggi siamo più forti, se oggi abbiamo anche la possibilità di rifiutare certi sentimenti, è grazie al distacco orgoglioso che ci ha concesso lui.
Eppure non credo dovremmo farlo. Credo dovremmo sviluppare tutti i tipi di intelligenza, tra cui anche quella emotiva, per mettere a frutto ogni nostra potenzialità e non autolimitarci per quella che posso solo immaginare sia paura dell’inconscio. L’intelligenza consiste anche nel raggiungerlo in qualche modo, quell’inconscio, e farci amicizia. La ragione non dovrebbe uccidere il sentimento, ma aiutarci a comprenderlo, a gestirlo, a ben indirizzarlo, a riutilizzarlo per accrescere quella ragione stessa. Non è stupido chi prova sentimenti, ma chi quei sentimenti li rifiuta perché non sa come averci a che fare.
Insomma, mi ritrovo a pensare ancora una volta che abbia ragione Forrest Gump.

9 commenti:

  1. Sempre e come sempre fai pensare. Magari avessi avuto un prof come te. La mia cultura sarebbe meno da autodidatta e più completa, anche dal punto di vista emotivo. Se poi vorrai approfondire anche il rapporto tra genio e quel pizzico di follia che porta ottimista e originalità, mi permetto di consigliarti un libro "ballando nudi nel campo della mente" di Kary Mullis premio nobel della chimica, e inventore della tecnologia che permette a me di essere una biologa molecolare. Lui di mogli e figli ne ha avuti una fila, per inciso, ma ciò che più mi ha colpito del suo genio è che è sempre accompagnato da allegria. Buonanotte cara! Un bacione!

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  2. Il commento di prima era mio... Mi scordo sempre di firmare... Opalix

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    1. Accetto sempre volentieri consigli di lettura! Se avessimo più che altro avuto l'opportunità di andare a scuola insieme, ci saremmo divertite un sacco. Ma probabilmente avremmo fatto impazzire qualche docente...

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  3. Grande, grandissima Mirya. Questo me lo sono postato su facebook, l'ho fatto leggere alla mia "grande", dodici anni, che sono proprio l'età in cui si prende questo tipo di virus.
    Lei, lo dico anche se rischio di passare per una mamma scema, è già una bella creatura aperta alla vita, saggia e allegra. Dopo averti letto aveva una meravigliosa luce di comprensione negli occhi, mi ha detto che ti avrebbe portato anche alle sue compagne di classe perchè tra loro hanno già cominciato, da poco, a parlare di queste cose e le tue parole sono proprio quelle che cercava per esprimere le sue opinioni.

    Grazie cara Mirya, la tua profondità è sempre un dono.
    E un bacio al cucciolo.

    tua patapata

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    1. Ti chiedo scusa ma nonostante la data di elaborazione il blog mi ha fatto vedere e approvare il tuo commento solo oggi. Non sai quanto sia felice di aver potuto, seppure indirettamente, comunicare con tua figlia. Grazie a te, che ancora mi segui e hai ancora fiducia nelle mie parole.

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  4. Concordo in pieno con la tua riflessione. Non è il luogo -non è mai il luogo, per me- né l'occasione per svilupparla anche con i miei pensieri, per cui beccati almeno questa perla: sul filone della classica domanda sulla realtà dell'albero caduto qualora non ci fosse nessuno a presenziare l'evento, se un uomo in una foresta dice ciò che pensa e nessuna donna lo sente, ha ancora torto?
    Divertiti: http://www.ted.com/talks/ken_robinson_says_schools_kill_creativity.html (ci sono anche i sottotitoli in diverse lingue, perfino in russo. Lo so, lo so: quello ora è dappertutto!).

    Indubbiamente io, io e i miei demoni, ma loro non ti faranno del male.

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    1. Ha ancora torto. Ha torto sempre e comunque!

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  5. Avrei tanto voluto avere una prof come te, nonostante la mia ultima prof fosse veramente brava e soprattutto intelligente. Concordo col tuo pensiero, pur avendo amato Sherlock (la serie e il personaggio costruito). Forse, il fatto che questi geni siano geni perché conoscono tutto ma non sanno niente di quella gamma di cose che non si impara sui libri ma praticando, porta a pensare che siano forti. Se un ragazzo iniziasse con me uno sproloquio alla Holmes, cadrei ai suoi piedi eppure so per certo che non riuscirei a costruire nessun tipo di relazione bilaterale con lui. E la cosa che mi fa pensare è un articolo letto sul Corriere della Sera di Gennaio: Sherlock Holmes un genio, Hermione Granger una secchiona. Ovvero -detto spiccio spiccio- lui è una totale wikipedia vivente, affascinante, capace di osservare e di capire e le ultime versioni lo rendono persino sexy; mentre la povera ragazza sopracitata, pur possedendo tutte le qualità elencate, rimane e rimarrà sempre una secchiona. Perché è donna?! Credo che essere capaci di empatia e istinto materno faccia delle donne geni senza tempo e molto sopra nella piramide geniale dei geni.... ho detto troppe volte la parola "genio" ahahah! Passamele, ho solo 18 anni...
    Concordo con te e aver scoperto questo blog è stata una rivelazione, soprattutto in questo periodo in cui ho bisogno che il mio cervello rimani attivo e scopra importanti verità, per quanto semplici.
    Ti importunerò ancora, sappilo.

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    1. Proprio, immagino, perché la Rowling ha rifuggito la distinzione tra ragione e sentimento e ha dato sentimenti a tutti i suoi personaggi - anche a quelli malvagi. E difatti molte volte è l'empatia a salvare Hermione e non solo il cervello.
      Sono felicissima che il blog ti piaccia e mi fa molto piacere che tu continui a leggerlo!

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