giovedì 5 settembre 2013

I consigli dello Stregatto - Virginia de Winter

Il patato è all'asilo da qualche giorno e, pur avendo iniziato a lavorare, torno già a respirare e torno anche al blog. Per prima cosa ho questo libro in arretrato, il quarto di Virginia, che non ero riuscita a recensire come al solito per mancanza di tempo. 
Mi consola sapere che ormai l'avete già letto tutti e che pertanto non fornisco nessuno spoiler.
No, non è vero che mi consola: mi irriterebbe a morte, se non avessi passato gli ultimi mesi prima dell'uscita del libro a dire a chiunque che tutti i personaggi morivano nel finale.
Cosa che infatti, lo dico per chi non l'ha letto, accade nella penultima pagina.
Una tempesta di fulmini. Capita.

"Non è facile chiudere degnamente una saga del genere, ambientata in un tempo e in un’epoca veri solo nella mente dell’autrice e dei suoi lettori, ma così vividi da brulicare di personaggi, storia, geografia, religione, magia. Non è facile come non è mai stata facile, in fondo, Virginia de Winter: una scrittrice che parlerà anche d’amore, persino di amore eterno, ma che non lo fa mai in maniera semplice, predicibile, inflazionabile. Lo fa come fa sempre tutto, quasi in punta di piedi, sfiorando i sentimenti e i caratteri di cui tratta con una leggerezza che riesce ad essere, chissà come, profondità d’intenti e di descrizioni, profondità di riflessioni, profondità di stile.
Nel quarto libro, raggiunge la sua piena maturazione non tanto di autrice – era già meravigliosa nel terzo e comunque sono certa che ogni passo nel futuro comporterà suoi ulteriori sviluppi -, quanto come architetta: si ritrova in mano un progetto che conosce solo lei e che, mostrato ai più, apparirebbe un guazzabuglio folle e irrealizzabile, una città edificata sulla nebbia, un intrico di vie che non usciranno mai in alcuna piazza.
C’è un momento, ad un terzo circa di questo libro, che ci si accorge che non solo non ha ancora cominciato a dipanare i misteri e i disordini degli altri tre libri, ma che ha pure avuto il coraggio di aggiungerne altri, ed è il momento in cui si dubita del finale. Si dubita che ci sia – sudore freddo di fronte all’idea di un finale aperto come certe pazze scriteriate amano fare -, si dubita che sia esaustivo – terrore di una chiusura frettolosa che ci lasci ancora fame di Frati Neri -, si dubita che in ogni caso funzioni. Insomma, come fai, con tutte queste porte aperte, porte che neppure sembrano portare in un corridoio, figuriamoci in una stanza, come fai a condurci infine il lettore, in quella stanza vagheggiata, a prendere un drink mentre i personaggi sfilano e salutano, dando il loro ultimo messaggio al mondo?
Come non lo so, però l’ha fatto. Ad un certo punto, alla fine della stesura, Virginia mi ha detto che per lei questa era una fanfiction. Ho compreso solo alla fine, quando mi sono trovata davanti a questi capitoli autoconclusivi eppure tutti passibili di allungamento che sono le sue sottotrame. Perché le chiude tutte, e le lascia tutte aperte, ci dà un lieto fine che non potevamo neppure sperare nei nostri sogni più rosei, e allo stesso tempo non ci costringe a quella dolcezza stomacante che ti mette di fronte la parola ‘fine’ in modo imprescindibile.
Finisce, finisce tutto, ogni carattere trova il suo posto, ogni mistero il suo svelamento; ma se preferisci, non finisce nulla, Axel ed Eloise hanno appena iniziato la loro vita matrimoniale e c’è da scommettere che sarà turbolenta, Gabriel e Sofia devono ancora cominciarla e ci lasciano ad immaginarne le modalità, Adrian e Cain finalmente si concedono di amarsi, ma come si regoleranno ancora non lo sappiamo, e queste per citare solo tre di tutte le storie d’amore che Virginia mette in scena; ultima in ordine di apparizione ma non di curiosità, quella di Stephen, a cui spetta anche il compito di chiudere una domanda lasciata irrisolta sull’origine di una finta spada mentre apre se stesso alla possibilità del sentimento. E se non bastassero questi sentori, ad un certo punto lo dice anche Eloise: forse in futuro saranno chiamati ancora a difendere la Tregua, in qualche modo; ma per ora le cose funzionano, per ora non sono rimasti colpi di coda inattesi, per ora ci crediamo, in questo lieto fine, e sentiamo allo stesso tempo di poterne sognare ulteriori. Come in una fanfiction.
In quattro libri non ha creato solo la storia di alcune coppie o di uno sterminio: Virginia ha creato la storia di una mondo, con passaggi di potere, intrighi di corte, tradimenti ed equilibri, sino alla raffinatezza con cui, negli ultimi capitoli, ci presenta l’antico modo di nominare gli Stati, quasi a dirci che lei c’era, a quel tempo. Come una certa dea che torna a riposare alla fine del libro, sognando insieme a noi.
Io credo che tutti i personaggi abbiano avuto i loro momenti di sviluppo nei quattro libri, in misura diversa a seconda delle loro necessità e attitudini, ma nessuno mi è rimasto nel cuore più di Sofia in quest’ultimo libro, e non tanto nel momento in cui presta il suo corpo per salvare il mondo – ragazza dalla vita avventurosa, non c’è che dire – quanto nel momento in cui prende molto più modestamente eppure significativamente coscienza del suo ruolo nei confronti dei demoni, della sua potenzialità nei rapporti con loro, in un piccolo scontro in cui tuttavia si fa avanti all’inizio. Nel terzo libro una questione era rimasta forse non del tutto approfondita: la duplicità, o dovrei dire triplicità di Sofia, la dolcezza di questa fanciulla che tuttavia non esitava a stregare per sempre e solo per dispetto un uomo perché lei non è umana.
L’abbiamo conosciuta come orfana nell’ombra, come fanciulla tormentata e torturata, come erede designata, ma solo qui la vediamo com’è davvero. Non umana, in tutti i modi possibili.
Come forse deve essere la mente che ha partorito tutto questo, e che ora attendiamo con gioia partorisca altro. Mentalmente parlando, s’intende, dato che la gente bassa – leggi: bambini – non piace a Virginia più di quanto piaccia a Bryce."

6 commenti:

  1. Se non avessi letto BF lo farei dopo aver letto questo tuo commento!!

    P.S.
    Non è vero che non le piacciono i nani anche se è vero che ha rischiato di far investire la mia (che, incosciente, ha voluto pure sedersi vicina a lei al ristorante...mah!!)

    Barbara

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    1. Il fatto che lei affascini i bambini non significa che i bambini affascinino lei! E' nella sua natura, piacere. Non può proprio farne a meno.

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  2. Quando mi hai scritto, mentre leggevo, l'intera saga, quest'estate, "tanto muoiono tutti, lo sai no?", per un attimo, è stato solo un attimo, ho pensato... no??? Ma davvero?
    Poi ho pensato che sei tu quella delle ammazzatine, che Virginia non poteva mica farmi questo... che era la tua natura sadica a tenermi sulla griglia a rosolare... Mi son detta, eccola qui Francesca. Ma un pizzico di paura è rimasta, fino in fondo, fino allo stratagemma Cain/Cardinale e un po' più in giù, "spingendo la notte più in là".
    Il tuo non è un consiglio di lettura per me, ma un'ottima recensione letta "dopo". Di BF mi hanno stupito molte cose, ma più di tutte quella che spieghi nel tuo incipit: un mondo che vive davvero nella testa dell'autrice, con i suoi vicoli, le sue strade, le sue città... Dove Virginia è stata davvero, prima o poi, nell'esistenza.
    Ma il vero stupore, mio almeno, è che Virginia ha portato anche noi in quel mondo e credo sia il suo reale dono. Tanti scrittori hanno un mondo in testa, in cui vivono, si muovono, conoscono, scambiano, pochi riescono ad invitare i lettori ad entrare. Virginia è tra quei pochi.
    Spero che per il suo prossimo progetto mantenga quest'innata (o forse faticosamente costruita) capacità.

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    1. Virgi, quando ha saputo cosa dicevo in giro (e ha capito perché la gente fosse preoccupata per il quarto libro), ha detto quel che hai detto tu: ma mi conoscono, lo sanno che non sono mica te!
      E infatti credo che con lei tu possa sempre stare tranquilla: è una fanatica del lieto fine. Che deve proprio essere lietissimo, se qualcuno si rompe un'unghia per lei è già troppo triste.
      A me stupisce anche la naturalezza con cui tutto le esce fuori, come se fosse sempre stato lì, davanti ai suoi occhi, senza alcun bisogno di progettarlo o rifletterci. Questa è vera ispirazione.

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  3. Ho aspettato di finire il quarto libro per leggere la tua opinione (meglio così, avrei scommesso su qualche morte alla fine, ma non di Bryce). L'ho chiuso e ho pensato: non ne ho abbastanza, ne voglio ancora! La storia è conclusa, ma la vita dei personaggi no. Chissà se Virginia ha in mente altro...
    Il lieto fine a volte mi disturba, non lo trovo autentico; infatti come ho scritto, mi aspettavo la morte di qualcuno, ad esempio di Sofia (non fraintendere, l'adoro, ma vista la storia della famiglia...). Invece qui il lieto fine ci sta, perchè l'autrice chiude il cerchio dei mille misteri che ha seminato, senza bisogno di martirizzare nessuno.
    Non so se te l'hanno mai chiesto: scriveresti mai una fanfiction su Black Friars? Ti è mai venuta l'ispirazione e la voglia di scrivere ancora su Axel,Eloise,Bryce,Sofia,Gabriel,Ashton... e compagnia bella?

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    1. Oddio, credo che mi troverei in difficoltà: non solo perché Virginia ha uno stile tamente personale da rendere quasi fastidioso alle mie orecchie che sia un'altra penna a raccontare i suoi personaggi, ma anche perché, conoscendola personalmente, probabilmente mi sento per la prima volta di tradire l'autrice se cambio qualcosa della sua storia. Al massimo potrei scrivere una pura lemon, un missing moment, ma non ho mai fatto pwp e non saprei bene da dove incominciare, però ci penserò su!

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