sabato 5 ottobre 2013

I consigli dello Stregatto - Luca Di Fulvio

Ho scoperto La gang dei sogni grazie ai consigli di diverse amiche, ma per lungo tempo non l’ho letto perché di consigli ce ne sono sempre tanti in giro e tutti ottimi, a questi si sommano i libri che già voglio leggere di mio, e dunque spesso accantono un titolo per il futuro. Poi ho iniziato questa storia e mi sono quasi maledetta per non averla letta prima, perché erano anni che non trovavo qualcosa del genere. E l’ho subito consigliata a tutti, scoprendo che era già parecchio nota e che io arrivavo in ritardo. Comunque eccomi qui a recensirla e a consigliarla, nel caso ci sia ancora qualcuno per cui è una proposta nuova.
Naturalmente, i gusti sono sempre personali e ciò che a me appare sublime ad un altro può non piacere, per cui tralascio di ripetere ad ogni frase ‘secondo me’, ma voi sentitelo in sottofondo. Perché non c’è nessuno più sciocco di chi si inacidisce perché non condivide i gusti altrui e offende chi non è del suo stesso parere. Ci sono guerre di religione e sono già abbastanza folli, ma guerre per il giudizio su un libro sono ancora più folli. Grazie al cielo i libri sono più intelligenti di noi e si difendono da soli, sopravvivendo ad ogni critica ogniqualvolta trovano un paio d’occhi che scorrono ammirati sulle sue pagine. E grazie al cielo i libri sono tutti così diversi, altrimenti saremmo costretti ad omologarci ai gusti altrui o a smettere di leggere.
Ma secondo me, questo è un capolavoro.

"Ci sono libri che ti fanno venir voglia di scrivere: ti ispirano, ti forniscono un sacco di insegnamenti, ti aprono il cuore in maniera tale che vuoi ad ogni costo mettere su carta o sul monitor tutta quella nuova vita che in seguito a tale lettura ti pulsa maggiormente dentro. Sono libri bellissimi e zeppi di spunti non solo narrativi ma esistenziali. A me fanno quest’effetto i libri di Baricco, ad esempio.
Poi ci sono libri che ti fanno passare la voglia di scrivere, perché sono troppo, troppo, troppo belli e senti che niente e nessuno potrà mai raggiungere quella perfezione non tanto della trama, ma della descrizione di ogni sfumatura delle emozioni. La gang dei sogni mi ha fatto quest’effetto, la tentazione di posare per sempre penna e tastiera e anche, forse, la paura che non avrei mai più letto nulla del genere, la tentazione ancora più pericolosa di smettere di leggere perché erano anni che non trovavo qualcosa di tanto meraviglioso e non potevo aspettare anni per trovarlo ancora, ora che avevo riassaporato il gusto misterioso di non riuscirsi a staccare dalla pagina e insieme di desiderare che il libro non finisse mai.
Dal punto di vista formale è incredibile il modo in cui Di Fulvio si muove tra presente e passato, luoghi e personaggi, senza mai far sentire smarrito il lettore. I suoi caratteri sono così ben approfonditi che se anche non ci fossero indicazioni spaziali e temporali a contestualizzare i salti li riconosceresti comunque, i protagonisti della storia, da come agiscono e come parlano, già dalle prime righe di ogni capitolo. E non avresti neppure problemi a distinguere il Christmas bambino da quello adulto: non ti sembra di leggere, ma di averlo davanti, a rappresentare, con la storia della sua vita, la storia di ogni vita umana possibile. Non credo mi sia mai capitato un tale intreccio narrativo apparentemente disordinato eppure scevro da qualunque disordine di comprensione. Non c’è alcuna difficoltà nell’orientarsi nei fatti e nei luoghi, tutto pare semplicissimo quando la sua costruzione deve essere stata elaboratissima. Credo sia questo, il pregio degli scrittori davvero grandi: fare apparire facile, quasi alla portata di tutti, ciò che invece è talmente difficile da essere alla portata creativa solo di pochi eletti.
Dal punto di vista contenutistico, ci troviamo davanti ad una delle più poetiche storie mai raccontate, senza che ci sia, apparentemente, nessuna pretesa poetica. La poesia non è nell’uso di parole astruse o di musicalità raffinate, la poesia è nella capacità di far trasparire ogni sentimento da poche secche parole, che dicono molto più di mille auliche descrizioni. Perché i sentimenti qui sono riportati alla realtà umana, sono anzi immersi in una realtà durissima che è quella dell’America degli immigrati, delle gang, della nascita della radio, del razzismo, della prostituzione, della criminalità organizzata divisa per gruppi. Non ci sono immense dichiarazioni sdolcinate: si cono cicatrici, e quelle cicatrici sono la dichiarazione più grande. Ci sono parole volgari che volgari non sono mai, persone incapaci di mostrare ciò che provano se non con i pugni sul tavolo e le parolacce – una cosa in cui mi ritrovo moltissimo.
Ed è una storia d’amore, anche se d’amore non si parla insistentemente. E immagino che siano così, le grandi storie d’amore: quelle che non hanno bisogno di dirti che sono storie d’amore perché lo capisci da te, quelle che l’amore alla fine non lo buttano violentemente in scena ma te lo fanno filtrare tra le righe finché capisci che in fondo tutta la storia, tutte le storie parlano d’amore.
Dell’amore di Cetta per suo figlio, la sua luce in una vita di violenza e miseria non vissuta però mai nell’autocommiserazione ma in una forza interiore che è capacità di accettare imperterrita tutto ciò che le accade; dell’amore di Sal, congelato nel suo senso di colpa per la morte del suo migliore amico, nella sua convinzione di non essere capace di far sesso in modo normale, nella sua paura che qualsiasi attaccamento lo indebolisca – cosa che infatti succede; dell’amore di Christmas per Ruth, trovata da bambino in una pozza di sangue quand’è ancora bambina anche lei, un amore che sopravvive per tutta la vita e che pure non ha nulla di idealizzato né di melenso; dell’amore di Ruth per Christmas, represso a causa del trauma dello stupro e della paura che questo le pianterà dentro, spingendola sino al tentativo di togliersi la vita; e poi dell’amore collettivo, della comunità nera che aiuta Christmas a costruire la radio clandestina, delle prostitute che lui ringrazia, facendo finalmente pace col passato di sua madre, persino dei gangsters che a modo loro imparano a rispettarlo, apparizioni importanti come quelle di qualche cantante noto.
Un ultimo plauso alla contestualizzazione storica, che indovinavamo accurata anche senza leggere i ringraziamenti dell’autore a fine libro: si capisce subito che non è fantasia, che sono riproduzioni fedeli del gergo di quell’epoca e di quella gente, uno spaccato di quegli anni ancora così vividi nelle nostre fantasie cinematografiche ma forse mai raccontati con tanto realismo e tanta precisione. Perché è anche un romanzo storico, a volerla dire tutta.
Ma benché io insegni la catalogazione dei generi letterari, non me la sento di ridurre questo libro ad un genere solo. Mi sento piuttosto di dire che è un grande libro, e che il genere glielo darete voi.
Se proprio devo catalogarlo, io lo catalogo come il libro che mi ha fatto crescere il cuore di tre taglie, come al Grinch, perché in fondo anche in questo libro c’è Christmas."


2 commenti:

  1. Ho scoperto anch'io questo libro da poco, l'ho divorato in tre giorni, non riuscivo a fermarmi!"La gang dei sogni" mi ha lasciato dentro qualcosa, ma come sempre non riesco a trovare le parole per esprimermi; ci pensi tu a quelle.
    Ho letto di una storia d'amore, di una madre per il figlio, tra due ragazzi, tra due adulti...ma ciò che mi è rimasto di più dopo la lettura è stato il senso di speranza. Nonostante errori e cicatrici, la speranza per rialzarsi qualcuno la trova sempre, basta volerlo.
    Grazie per la tua recensione, hai dato voce anche ai miei pensieri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per me è stata davvero una sorpresa: non sapevo nulla del libro, solo che tutti dicevano che era bello, e tra la copertina col bimbo e il titolo mi immaginavo qualcosa di un tantino melenso sulla triste vita di un bimbo povero in una società criminale. Tutt'altro, invece, benché ci sia grande crudezza e miseria nelle pagine, è proprio come hai detto tu: c'è sempre speranza, forza, c'è sempre la voglia di andare avanti... anche a leggere! Ora mi dedico agli altri di quest'autore ma voglio centellinarli, perché altrimenti rischio di non leggere altro.

      Elimina