venerdì 1 novembre 2013

La mia editor - storia di una vibrazione

Sono sempre stata convinta che un libro migliori molto con l’editing o, almeno, con uno sguardo esterno che non sia quello dell’autore; in parte perché l’autore non può rendersi conto di ciò che torna e di ciò che non torna: nella sua mente è tutto chiaro perché lui sa tutto ciò che deve sapere dei suoi personaggi, del loro passato e del loro futuro; in parte perché l’autore talvolta è talmente concentrato sull’insieme da perdersi alcuni particolari, cambiando ad esempio abiti ad un personaggio nel mezzo della scena o dimenticando di aver lasciato una comparsa per strada – ogni riferimento a me stessa è puramente casuale - ; in parte, infine, perché il gusto dell’autore è raramente quello del lettore, come se ci fosse una distorsione nelle parole da quando escono dal pc a quando entrano nella testa altrui: i capitoli che io ho preferito scrivere sono quelli che sono piaciuti di meno ad altri e viceversa, e sospetto che in questo caso occorra dare ragione al lettore, che vede tali capitoli nella loro interezza conclusiva e non nella fase della loro nascita ed evoluzione, liberandosi in tal modo di un sacco di orpelli pregiudizievoli.
Insomma, sono sempre stata convinta dell’utilità dell’editing, ma non ho capito che si trattava di una necessità finché non ho trovato la persona che me l’ha mostrata (la necessità, al resto ci sto lavorando). Ora so che non si tratta solo di sistemare la storia: si tratta di sistemare anche l’autore, permettendogli una riflessione che è anche ispirazione, criticandolo per sostenerlo, creando insieme a lui.
Sono molto grata nei confronti delle persone che nel corso degli anni hanno letto in anteprima le mie storie, mi hanno segnalato refusi e dimenticanze, mi hanno dato il loro parere, mi hanno fornito ipotesi di miglioramento; sono grata davvero a tutti, senza i quali i miei capitoli sarebbero pieni di buchi, ma qui ci tengo a ringraziare particolarmente la donna terribile e stupenda che da qualche mese ha preso in mano e in testa la mia storia e mi ha finalmente fatto credere davvero nel fatto che la finirò. Perché qui si tratta di una sintonia diversa, che non sapevo di poter raggiungere e che non immaginavo esistesse, ma che ora mi porta a scrivere ciò che credo serva a qualcuno per essere il vostro editor perfetto, tenendo presente che mi baso solo sulla mia esperienza, che non riguarda case editrici o persone che editano per lavoro. Non parlo di un editor professionale, ma solo di qualcuno che fa editing per passione. Per cui, tema d’oggi: la mia editor, non una professione ma una maledizione.
La mia editor mi critica senza remore, ma mi critica partendo dall’apprezzamento di base del mio lavoro; non si stanca mai di dirmi che crede in me, che le piace quello che scrivo, e una volta che mi ha ammorbidito mi cuoce a fuoco lento dicendomi quanto l’ultima roba che le ho mandato faccia schifo. Ecco, una critica ha senso quando viene da chi vi stima in partenza, e pensa attraverso quella critica di potervi aiutare a migliorare nel vostro stesso solco; una critica fatta per distruggere non serve a niente, se non a sfogare la bile del critico. Ma se trovate uno che vi critica come la mia editor, tenetevelo stretto, perché vi costringerà a crescere. E a cuocere.
La mia editor conosce la mia storia meglio di me: non sa cosa accadrà, perché la segue in itinere, ma ricorda tutto ciò che è accaduto, la maledetta, e mi mostra ogni incongruenza, bacchettandomi in continuazione. Non legge velocemente il capitolo nuovo, correggendo qualche parola: mette ogni volta il capitolo nuovo in relazione con quelli vecchi, controlla l’evoluzione dei personaggi, mi ordina di tornare indietro, perché se ora vuoi scrivere così, allora tre capitoli fa dovevi scrivere colà, e non si stanca mai di rivedere, sistemare, riequilibrare, rompermi le gonadi. Non propone cose in disarmonia col mio scritto, proprio perché conosce il mio scritto, lascia intatte le mie scelte stilistiche e contenutistiche – ad esempio, i miei famosi dialoghi dal lessico e dalla sintassi troppo complessi, che non posso cambiare perché sono il mio lessico e la mia sintassi quotidiani e non so pensare altrimenti - ma mi suggerisce un impasto migliore, così che le sue correzioni, le sue sistemazioni, i suoi tagli diventano prima di tutto le mie correzioni, le mie sistemazioni, i miei tagli, e non risultano mai stonati rispetto al testo, ma regalano al testo quell’intonazione che prima mancava. Questo avviene in genere alla terza o quarta volta che le rimando il capitolo che mi ha ripetutamente silurato, perché una brava editor non vi riscrive lei il pezzo, e non per pigrizia, ma per crudeltà, perché non puoi migliorare senza un po’ di crudeltà altrui che ti costringa a fare da te.
La mia editor magari non condivide le mie paturnie, ma me le concede graziosamente, come la ragione ai matti; perciò, se mi propone un sinonimo per un brutto termine e io le dico che quel sinonimo non posso metterlo perché è una parola piana e lì mi serve una parola sdrucciola altrimenti il pezzo suona male, la mia editor non mi dice che sono pazza e mi cerca un sinonimo sdrucciolo, prima di inviarmi un flacone di barbiturici.
La mia editor è gentile e categorica, seria ma anche ironica, e ci prendiamo in giro rispettivamente sui rispettivi personaggi, e li incrociamo nei discorsi di cose quotidiane – e li incrociamo in impossibili ipotesi erotiche -, e li rendiamo vivi in mezzo a noi e come tali passibili di insulti. In questo modo le nostre storie non lasciano mai la mia mente, e si confondono con le nostre vite, e le arricchiscono e ne vengono arricchite – e insultate.
La mia editor è il motivo per cui ora so che finirò Acqua: perché altrimenti lei mi strapperà le unghie dalle mani e dai piedi e poi userà la mia lingua per fare il brodo. E perché, in fondo in fondo, mi sta convincendo che questo progetto valga qualcosa, se lei per prima ci spende tanto del suo prezioso e sempre troppo scarso tempo vitale.
Perché vi scrivo questo, oltre che per ostentare pubblicamente questa persona come la madre dei Gracchi i suoi figli – che non sono finiti tanto bene? Ve lo scrivo perché finalmente ho un’esperienza personale che mi permetto di consigliarvi e che spero possiate avere tutti. Come dicevo, tante meravigliose persone mi hanno aiutato nel corso degli anni e non le ringrazierò mai abbastanza, ma non sapevo potesse esistere una tale mirabile armonia. E non si tratta di buona o cattiva volontà: qui si tratta di fortuna, di trovare qualcuno che vibra in risonanza con voi (come la paperetta di uno degli ultimi capitoli di Linee), e che pertanto può indirizzarvi meglio. Magari gli altri sono altrettanto qualificati e benintenzionati, ma non vibrano allo stesso modo, come voi non vibrate allo stesso modo e non siete editor (o vibratori) adatti a tutti. Perciò mi sento di dirvi: cercate qualcuno del genere, e la vostra vita non solo narrativa ma fisica ne trarrà immenso giovamento. Cercate qualcuno che alle sei di mattina vi mandi una mail in cui ha riflettuto su un suo personaggio, e poi sul vostro, e poi sul modo di ucciderli entrambi, e poi sul sesso, e poi sugli affetti, e nel mezzo vi racconti della sua famiglia e del suo lavoro, e vi offenda tra un argomento e l’altro, tanto per svegliarvi, cercatelo perché quel qualcuno vi farà alzare ogni mattina con la voglia di scrivere, vivere, crescere. E uccidere un personaggio.
E poi, naturalmente, trasformate anche questo qualcuno in un personaggio della vostra storia, perché è l’unico modo per ringraziare e vendicarvi insieme di tutte le pagine che vi ha fatto riscrivere mille volte.
Solo, magari, non trasformatelo nel personaggio che avete deciso di ammazzare.





8 commenti:

  1. “… perché non puoi migliorare senza un po’ di crudeltà altrui che ti costringa a fare da te”.
    E’ così.
    Alla base di tutto, però, hai dimenticato di citare l’umiltà dell’autore. Accettare di prendere il proprio lavoro, il tempo, il sacrificio spesso di giorni e consegnarlo nelle mani amorevoli, ma anche intransigenti, di un’altra persona è una grossa prova di umiltà.
    E’ armare la mano di un altro individuo con l’artiglieria pesante, ben sapendo che gli hai fornito l’elenco di tutti i veleni più potenti che esistano e nello stesso tempo anche la chiave che custodisce l’antidoto universale. E, per quanto si possa disporre di una scorza bella dura sulla pelle, esporsi in questo modo è un rischio che difficilmente si è davvero disposti a correre.
    Credo che il mondo sia pieno di possibilità, ma credo anche che bisogna essere dotati di un’innata curiosità per la vita, per la conoscenza, per riuscire a coglierle realmente, quelle possibilità.
    E di umiltà.
    Non avrai l’editor migliore sulla piazza, ma hai messo in discussione il tuo scritto, le tue conoscenze, la tua cultura, te stessa in nome di qualcosa in cui credi e che merita tutto l’impegno che stai profondendo.
    Mi sa che la fortunata è stata lei.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non concordo, la fortunata resto io, perché ci sono persone in grado di correggerti senza mai farti sentire sminuita, ma anzi valorizzata: è la fiducia che mettono nelle loro parole a convincerti che puoi fare di più, e se anche prima non potevi dopo acquisisci dei superpoteri.
      Ho l'editor migliore sulla piazza, perché è prima di tutto qualcuno che crede davvero nel mio lavoro e oserei dire che forse crede anche proprio in me come persona, anche se non quanto io credo in lei.

      Elimina
  2. Bell'armonia!
    Pensavo fosse fantascienza, ciò di cui stavi parlando, ma devo ricredermi: dalle tue parole traspare tanta sincerità.
    In bocca al lupo per la nuova avventura :)
    SenzaFiato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, giuro, lei esiste, anche se tante volte non sembra vera anche a me! Grazie mille per gli auguri!

      Elimina
    2. Fortunata ad averla trovata.
      Fortunate a esservi trovate :)

      Elimina
  3. La tua Editor ha tra i suoi avi Jack lo squartatore?? :-P
    Prima di ammalia e poi ti fa a pezzetti...
    Sono certa che ne verrà fuori una creatura stupenda.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrebbe anche essere, glielo chiederò! In realtà ci vuole un bel po' di sangue freddo per fare questo favore ad un'amica, devi dirle con sincerità cosa ne pensi anche se magari sai di farle rifare tutto... E' una grandissima donna. Speriamo nel risultato!

      Elimina
    2. Non ho dubbi al riguardo!!!!

      Elimina