martedì 14 gennaio 2014

Stupido è chi lo stupido fa

Qualche giorno fa leggevo lo status di una giornalista su facebook, che raccontava di un editor che ha consigliato ad una scrittrice di rivedere il libro perché era troppo difficile e il lettore non avrebbe capito. Voi potreste dire: era un modo carino per rifiutare il libro. In questo caso sareste perlomeno ottimisti, perché, da quel che ne so io (non ho mai provato) le case editrici che accettano manoscritti già sono poche, ma in più se non gradiscono il manoscritto non rispondono e basta (se mi sbaglio, scusatemi, dico ciò che mi hanno raccontato ma ci saranno certo esempi diversi). Ma in ogni caso no, il libro era già stato messo sotto contratto e doveva uscire, dunque era piaciuto, però era scritto in maniera difficile. Il lettore delle Cinquanta sfumature non l’avrebbe gradito.
Io vorrei sapere quand’è successo che la letteratura ha smesso di puntare in alto e ha iniziato a guardare in basso, e una volta saputolo vorrei invertire il processo, perché temo, da parecchie storie simili a queste, che sia un processo molto diffuso; se guardate parecchi dei libri ormai pubblicati, tolte poche eccezioni che sono perlopiù di autori come Baricco che potrebbero pure pubblicare la lista della spesa -  e sarebbe una gran lista della spesa – vi rendete conto che sono, sostanzialmente, facili. Ma non facili in senso positivo, perché riescono a rendere comprensibili trami e concetti complessi: facili nel senso di banali, per essere ancora gentili.
Mi allargo: il cinema. Mio marito, che ormai ha capito che guardare la televisione con me significa ascoltare continue critiche, si è sorbito qualche giorno fa la mia tirata contro l’ennesimo film in cui, all’inizio, comparivano sullo schermo due spaginate di contestualizzazione: il mondo è messo così, la storia è questa, i personaggi fanno questo. Riassuntino preventivo, nel caso non capiate ciò che sta per succedere e non vi rendiate conto che se c’è un’astronave probabilmente siamo nel futuro. Un fenomeno, anche questo, sempre più diffuso, malgrado poi i film siano anche sempre più facili, con trame lineari e personaggi che ogni tanto si fermano a farti anche loro il riassuntino di ciò che è successo fino ad ora, o a spiegarti per bene chi sono, nel caso tu l’abbia dimenticato. Manuali d’uso per deficienti.
Sono esagerati? Se guardo i miei studenti, rischio di rispondere di no. Molti di loro, dopo la lettura di un libro – che ovviamente ho dato io – o la visione di un film – che ho fatto vedere io – mi chiedono cos’è successo. Non delucidazioni sul messaggio o lo stile, proprio sulla trama. E io mi armo di pazienza e lo spiego, e pian piano, nel giro di qualche anno, le cose migliorano, e già in terza ottengo lettori più attenti, in grado persino di cogliere le furbizie dell’autore (“questo l’ha fatto solo per guadagnarsi il pubblico”, “questo è un autoelogio”), e spettatori più consapevoli (“questa scena era inutile, l’hanno messa solo come ripetizione”, “qui hanno cambiato troppo rispetto al libro perché non potevano rendere i pensieri del personaggio”).
Insomma, come disse un grande attore in un grandissimo film, “si può fare”.

Il pubblico di spettatori e lettori è, non raccontiamoci bugie, più ignorante rispetto ad una volta, perché le dinamiche di fruizione sono cambiate. Io, peraltro, sospetto sia lo stesso che hanno detto su di noi le generazioni precedenti, e dunque non me ne preoccupo troppo, o perlomeno non lo vedo come un meccanismo irrisolvibile. Sono cambiati i tempi? Senz’altro. Ma la gente è più stupida? No, questo non lo credo. Abbiamo tecnologie che i nostri nonni nemmeno immaginavano e le sappiamo usare già da bambini; magari non sono tecnologie che spingono alla cultura, ma il cervello lo usano. E se le persone non sono più stupide, allora possono essere istruite.
Certo, uno dei maggior problemi del mondo della letteratura oggi è che i più preferiscono scrivere che leggere. E questo è uno di quei momenti in cui vi prometto di parlarne in seguito, di questo problema che ultimamente sta facendo discutere nel web. Ma è anche vero che, semplicemente, case editrici e produttori di film nemmeno ci provano, ad alzare il tiro. Perché c’è crisi, lo capisco, e bisogna vendere e dare al cliente ciò che il cliente può usare subito. Però credo anche che la crisi non si risollevi se non si punta sulla cultura, e la cultura va insegnata. Insomma, alla fine questa è arte. Come possiamo pensare che resti arte se si chiede allo scrittore di scendere al livello del lettore? Quando leggo, io non voglio leggere qualcosa che già so, che già penso, che è quasi più in basso di me. Voglio leggere qualcosa che non so, qualcosa che io non sono in grado di pensare, figuriamoci di scrivere. Voglio essere arricchita e migliorata, dai libri come dai film. E divertita anche, nel frattempo, ma una cosa non esclude l’altra.
Qualche tempo fa, i più fedeli di voi lo ricordano, ricevetti una critica acidissima di una tizia che, tra le altre cose, mi derideva per l’uso del passato prossimo “tacitato”, perché secondo lei chiaramente non esisteva. La tizia era in cattiva fede, mi detestava a prescindere (il fenomeno degli haters, anche su questo torneremo, parlando di questo libro che devo ancora recensire e che dovete leggere), ma anche quando le è stato fatto notare che la parola in questione era del tutto corretta non si è tirata indietro. Era ignorante a riguardo e convinta di restarlo – in questo caso, solo per non dar ragione a me, credo. Recentemente mi sono appassionata moltissimo di Justin Cronin, autore contemporaneo che è uscito con due libri, secondo me stupendi, di una trilogia (e come sempre: ne parlerò). Una delle critiche al secondo veniva da un lettore che lamentava che, all’inizio del libro, l’autore non aveva messo il riassunto del libro precedente, e sosteneva che non si poteva assolutamente pretendere che lui ne ricordasse la trama (perle ai porci, un vecchio detto ma sempre valido: se la pensi così, non leggere Cronin). Di loro non ci frega molto, ci frega però del fatto che esistono certo lettori che si inalberano se l’autore pretende che usino il vocabolario o il cervello. Ma esiste anche il resto: esiste la lettrice che mi ha ringraziato perché ogni tanto, leggendo le mie fanfictions, imparava una parola nuova e la cercava sul vocabolario, ed esiste mio figlio, ed esistono i vostri figli: cosa fanno quando imparano una parola o un concetto o una storia nuovi? Li ripetono all’infinito, col sorriso sulle labbra, orgogliosi di se stessi. Sono tanto superiori a noi, questi bambini. Tanto più disposti a migliorare.
Insomma, io non credo che la scrittrice da cui siamo partiti debba riscrivere il suo libro come un manualetto per deficienti, non credo che i film debbano avere un riassuntino all’inizio, non credo che tutto ciò che leggiamo e guardiamo debba essere preconfezionato per gli stupidi. Perché non siamo stupidi. Pigri, talvolta, ma non stupidi.
Però è chiaro che se non siamo noi fruitori a cambiare le cose, a far capire che non ci devono trattare da stupidi, e che possono anche tentare di darci qualcosa di meglio e noi possiamo tentare di capirlo, se non siamo noi difficilmente saranno loro, quelli che vendono, e che tarpano le ali alle voci che forse ci costringerebbero a salire di un gradino.
Però convincetevene, perché è vero: non c’è nulla che, con i giusti passaggi e gradini di acculturazione, con impegno e magari anche con l’aiuto di qualcuno che vi guidi, non c’è nulla che non possiate capire, gustare, apprezzare. Non siamo stupidi, se non siamo noi a volerlo essere.
Stupido è chi lo stupido fa.



11 commenti:

  1. Stai scordando una cosa: purtroppo la guida all'instupidimento, ad oggi, comincia da piccoli. Non si pretende dai bambini che crescano, che si sforzino. Prendi questo esempio: noi (almeno io, ma anche tante persone che conosco) guardavamo i cartoni animati, ma erano cartoni animati (giapponesi, ok, e probabilmente qui mi attirerò le ire di quelli che dicono che davano un modello di donna sbagliato) con uno straccio di trama. Dovevi ricordarti tutti i giorni a che ora iniziava, dovevi ricordarti cos'era successo il giorno prima, o la settimana prima, e mettere insieme tutte le "tessere del puzzle" per ricostruire nella tua testa la storia, per seguirla. Imparavi a programmare la giornata in modo da avere quei 20 minuti liberi per sapere se Mila (o Benjii o Mimì) avrebbe vinto la partita, o per sapere se David Gnomo sarebbe uscito dalla trappola in cui era caduto. Ad oggi, propinano ai bambini Peppa Pig: 10 minuti scarsi di "trama" a prova di deficiente, quattro puntate in croce ripetute all'ìinfinito, non si sa mai che non abbiano capito bene che Peppa è saltata in una cazzo di pozzanghera. Si sa mai che non debbano muovere un neurone più dello stretto necessario.
    Un bacio, leggerti è sempre stimolante. Diana Malaspina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, però puoi ribellarti. Ovviamente Peppa Pig sei costretto a farglielo vedere, perché lo guardano gli altri, ma sta a te mettere su un bel film a cartoni animati, e all'inizio stargli accanto perché è chiaro che ti farà ottocento domande sulla trama e sui personaggi e sta a te insegnargli come capirli. Poi però pian piano ci prende la mano, e i film nuovi li comprende da solo.
      Il mio conosce ormai a menadito non solo cartoni che sono anche piuttosto complessi, come trama per bambini, ma capolavori come quelli di Miyazaki, che danno anche ottimi spunti di riflessioni su cui poi parliamo spesso.
      Peppa Pig ci sta, malgrado il nostro odio, perché anche noi guardavamo la linea (te la ricordi?) ma poi ci sta altro, solo che almeno all'inizio il genitore è chiamato ad aiutare... non diversamente da come deve lavorare l'insegnante e, secondo me, la casa editrice.

      Elimina
    2. Verissimo. Ma queste sono cose che facciamo io e te (forse un po' anche perchè Drangon Trainer piace anche a noi... hai visto che figo il trailer del seguito?!?). Io alla bestiola ho già propinato i primi due Harry Potter e pure la storia infinita (non ti dico che discussioni su cosa diavolo fosse il Nulla, prova tu a spiegarlo ad una di 3 anni!). Ma quante mamme lo fanno? Quante mamme invece li piazzano davanti a Peppa e si fanno i cavoli loro perchè è più facile? Mettersi a guardare un film con loro, spiegare chi è Jack Frost e perchè i bimbi non lo vedono all'inizio, discutere sul fatto che Shreck è brutto ma buono, come la Bestia... sono "sforzi". Sono sforzi che io faccio molto più volentieri che fare "altro" (le pulizie? la cena? andare in palestra?) perchè la crescita intellettuale è ciò che mi affascina di più di loro, perchè mi fa delle domande che a volte costringono anche me a pensare, perchè da quelle domande ne nascono altre a cui non puoi rispondere con un "sei troppo piccola" e ci devi provare. A me piace usare il cervello. Ma purtroppo (e forse presuntuosamente) mi trovo a chiedermi a quante mamme piaccia, e quante invece preferiscano passare un sabato al centro commerciale. E a quanti figli di queste mamme crescerenna abituati a non far fare ai propri neuroni un centimetro in più di quanto necessario per sopravvivere. Triste vero?

      Elimina
    3. Molto triste, e questo sì che è anche stupido. Perché ciò che investi oggi ti torna domani; se al figlio inizi subito a dare gli strumenti, poi sarà autosufficiente. O ti ritroverai a fargli ancora i compiti in quinta superiore, come molti genitori dei miei alunni...
      Dragon trainer è fichissimo, lo andiamo a vedere insieme quando esce il secondo?

      Elimina
    4. Considerato che esce ad Agosto, sai che potrebbero esserci problemi logistici. Ma vedremo.

      Elimina
  2. Libri facili,libri difficili. Il mercato comanda anche qui: se un libro non è scritto in maniera semplice, le case editrici pensano che le vendite saranno poche. E forse hanno anche ragione; c'è chi ha poco tempo da dedicare alla lettura e quindi, leggendo poche pagine alla volta, non vuole star lì a pensare cosa di preciso ha letto la volta prima. Chi legge per rilassarsi, non vuole pensare troppo a trame difficili o personaggi complessi.

    Confesso che molte volte ho paura di leggere i classici perchè vedo parole e frasi che non capisco subito. Un esempio: Anna Karenina l'ho abbandonato per i troppi nomi russi che leggevo e non distinguevo, ma ero io a non impegnarmi nelle letture in quel periodo, volevo una lettura "facile". Tra i miei buoni propositi letterari di quest'anno c'è la lettura di Anna Karenina, devo solo partire con lo spirito giusto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma ci sta tutto, eh. Io a volte dopo letture impegnative mi faccio una scorpacciata di Harmony, per rilassarmi; oppure le letture più impegnative le centellino nel tempo, intervallandole ad altro. E ci sta anche che qualcosa non sia nelle tue corde, forse non solo per le parole difficili, ma anche perché non è del tutto di tuo gusto e non ti dà un buon motivo per imparare quelle parole. Ci sta tutto, dunque non colpevolizzarti: l'importante è non pretendere che il mondo produca solo ciò che già sappiamo, già capiamo, già potremmo scrivere noi.

      Elimina
    2. Beh, Anna Karenina è un po' un Harmony con delle pretese... Ora Mirya mi fucila, ma in fondo è un drammone amoroso con lo sfondo della società russa. Vai, sparami.

      Elimina
    3. C'è un po' di Harmony ovunque, secondo me. E grazie a Dio.

      Elimina
  3. Forse è un pò colpa dell'equazione più domanda più offerta???
    Nelle librerie, nelle edicole, al supermercato, al centro commericiale....in ogni luogo dove si vendono libri trovo montagne di libri erotici.
    Ora capisco che le famose 50 sfumature abbiamo avuto il loro momento di gloria ma ora si da per scontato che il mondo femminile non voglia altro.
    Il troppo stroppia mi diceva sempre mio nonno!
    Mahhh

    C'è anche da dire dagli errori si impara: il più grande dei miei figli mi ha fatto guardare allo sfinimento i Teletubbies (come li odiavo!!! avessi potuto decapitarli...) poi da lì abbiamo avuto un miglioramento notevole sulla qualità.
    A parte quella volta che a 4 anni gli ho fatto vedere il Re Leone della Disney....3 giorni di pianto ininterrotto per la morte del papà di Simba e 3 giorni di spiegazioni sulla morte, il dopo è stata una passeggiata!
    Con il più piccolo abbiamo passato tutta la fase "rincoglionimento" totale da telebubbies (oggi sostituiti da Peppa Pig. Tra l'altro se avessi un figlio in età mi rifiuterei di portarlo al cinema, pagare un biglietto per farmi un'overdose di Peppa. Non sono sufficienti i passagi in TV??).
    Con lui siamo passati direttamente a libri e/o cartoni con una trama pseudo-intelligente, dove c'è la classica lotta tra il bene ed il male, ci sono i buoni ed i cattivi, c'è qualcuno che ostacola il lieto fine ecc....
    Coltiviamo le intelligenze, vi prego, credo che si possa e si debba sempre migliorare e non adagiarsi e livellarsi alla "normalità".

    PS: I cartoni a volte possono essere spunti di rilessione e interesse: mio figlio dopo aver visto Dragon Trainers (bello bello) ha voluto saperne di più dei vichinghi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggi sopra, lo scambio di opinioni con Diana Malaspina: abbiamo ancora una possibilità. Possiamo pagare lo scotto di Peppa Pig e poi vertere su Dragon Trainers, proprio come hai fatto ti e come faccio anche io. Alla fine credo sia una nostra scelta lasciarli a rimbecillire di fronte ai programmi sempre più demenziali della tv: loro gradiscono eccome se metti su qualcosa d'altro. E tu eviti di vomitare su quel prosciutto vivente!

      Elimina