domenica 13 luglio 2014

I consigli dello Stregatto - Francesco Falconi

Ci metto sempre troppo, a recensire Falconi. Difatti sono ancora qui che devo recensire Muses 1 e 2, e mi ritrovo a scrivere di Gray. È colpa sua, perché ultimamente ne sforna uno più bello dell'altro, perciò ti costringe sempre all'ultimo. Ma anche quelli prima, in effetti... Basta, che altrimenti rimando anche stavolta. Gray, dicevamo, Gray. Si parte.




"Non è facile, confrontarsi con un classico come Il ritratto di Dorian Gray ed uscirne vincenti, ma se c'è una cosa che ho capito di Falconi è che non gli piace vincere facile. Le sue sfide sono sempre più ardite di libro in libro - l'ho conosciuto che parlava di ingegneria genetica, l'ho seguito mente faceva innamorare un angelo e un demone, l'ho adorato quando ha raccontato delle muse e di un Apollo come non l'avevo visto mai. Poi è arrivato Gray e mi sono detta che di più non si può fare, e ora attendo che mi smentisca col prossimo.
Gray non è una rivisitazione di Wilde, ma con Wilde dialoga, a volte persino scherza, con un umorismo macabro che è proprio di questo libro e anche di quelli precedenti, e non diventa mai morboso. Gray prende la bellezza di Wilde e la rende soggettiva, non in Dorian, il protagonista, ma in Layla, che è affetta da un disturbo che stravolge la concezione del suo corpo - disturbo comune e variamente declinato in molte persone che possono dargli il nome di diverse patologie. E dalla bellezza, Falconi passa a quello che secondo me è il suo tema focale da almeno tre libri: l'anima nera, l'oscurità che è in ognuno di noi e che pure, secondo la mia lettura dei suoi romanzi, non va combattuta o negata, ma compresa, accettata, talvolta persino abbracciata. Un'oscurità che è propria soprattutto delle persone con una vena artistica - la vera bellezza - e che si illumina solo quando trova la risposta alla domanda, che è diversa per ogni essere umano, e qualifica e quantifica ogni essere umano. Per qualcuno può essere l'amore, per qualcun altro il rimorso: la domanda e la risposta che l'anima nera pretende per lasciarci in pace sono la stessa cosa, sono la definizione di ciò per cui siamo disposti a vivere e a morire. L'arte, forse, almeno per Falconi - ma non solo.
L'arte è comunque un filo rosso che collega tutte le pagine e ho di nuovo ammirato il modo in cui l'autore si muove tra le diverse tipologie creative: la scrittura, la pittura, la musica, non da profano o da amatore ma da esperto. È evidente che le muse sono con lui, una volta ancora, è evidente che l'anima nera è con lui.
Perché Gray non è una storia d'amore, non secondo la normale accezione delle storie d'amore: Gray è una storia di riscoperta interiore, di pentimento, di rinascita oltre l'amore, anche senza di esso. Gray è, soprattutto, una storia di ossessione, ed è questo che più di ogni altra cosa lo lega al romanzo di Wilde, che dell'ossessione aveva fatto il suo centro.
Lo stile è quello che Falconi ha perfezionato libro dopo libro: una pugnalata dopo l'altra, colpi secchi, periodi brevi, parole sanguinanti. Ossessivo, anch'esso, e scarno e descrittivo allo stesso tempo.
E quando chiudi l'ultima pagina e capisci che l'anima nera ha mietuto un'altra vittima, capisci anche che quella vittima non è il nome di cui hai appena letto, e che sta per ricominciare il ciclo. Quella vittima, in fondo, sei tu, che ti porti dentro un pezzo di quell'oscurità, ma solo adesso sai che puoi illuminarla."


3 commenti:

  1. Falconi...
    Spesso, in libreria, mi sono ritrovata con uno dei suoi romanzi in mano ma, non avendo un input come il tuo, ho rimesso il volume nello scaffale.
    I tuoi consigli sono sempre preziosi ed azzeccati, motivo per cui per ora è in wishlist e non appena andrò in negozio lo acquisterò.
    Grazie Mirya

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    1. Credo che ne sarai deliziata. E dopo questo, vai di Muses 1 e 2. Stupendi.

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