giovedì 24 luglio 2014

Il bollino blu

Qualche riflessione per gli addetti ai lavori (scrittori o persone che vorrebbero diventarlo) ma anche per i lettori. Ho raccolto un po' di dati e opinioni sul web per quanto riguarda la crisi della lettura e dell'editoria in generale, mi sono fatta le mie idee e credo che ognuno si debba fare le sue.
Ho sempre detto che non si scrive per far soldi, ma mai come ora questo risulta vero: ascoltando scrittori 'veri', famosi e regolarmente pubblicati da CE, scopro che nessuno si guadagna da vivere col proprio lavoro - non stiamo parlando di diventare ricchi, ma proprio di pagare il mutuo. Hanno tutti un altro lavoro, al quale affiancano, per quanto possibile, l'attività della scrittura, magari a mente stanca e strappando il tempo al sonno o ai pochi svaghi. Quando vi dicono che qualcuno ce l'ha fatta, vi dicono il vero, ma considerate le percentuali.
Eccole qui. Non guardate i self, siamo tutti d'accordo che quello è solo un esperimento, guardate i pubblicati tradizionalmente: nemmeno il 9% vive del proprio lavoro. E questo è ovvio dai dati che trovate qui, e che vi mostrano quanto di ciò che pagate un libro finisce nelle tasche dell'autore. Certo, ci sono casi che vendono decine di migliaia di copie, e allora rientrano in quel fortunato 9%; ma la stragrande maggioranza di autori, anche 'grossi', vende, come ha recentemente svelato la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini, al massimo seimila copie. Perché di calo delle vendite ne sentite parlare tutti, ma di che calo stiamo parlando? Di questo, perché ancora una volta voglio darvi dati precisi. E attenzione anche alla convinzione che se sei bravissimo sarai in quel 9%, perché ci trovate categorie molto diverse, dal Premio Strega alle Cinquanta sfumature. Con questo non voglio dare giudizi di valore, solo far riflettere sul fatto che in quel 9% a volte c'è un lavoro molto serio, a volte uno più da intrattenimento, e non è dato sapere in anticipo cosa bucherà la soglia delle seimila copie, e non è dato nemmeno capire perché libri che magari ritenete dei capolavori restino invenduti e viceversa. È il mercato, è la società, è un insieme di fattori non facilmente prevedibili, tutti tranne uno: al 91% delle probabilità, un autore dovrà fare un altro lavoro, per pagarsi il diritto di scrivere, di sera, quando gli altri si rilassano o escono.
È di nuovo la Lipperini a dirla in modo semplice e molto più sintetico di quanto riesca a fare io, qui. Ed è sempre lei a porre sul tavolo delle conversazioni il discorso del digitale e delle mutazioni della lettura, qui.
Io aggiungo un po' di mie riflessioni sulla base dei dati e delle testimonianze raccolti in giro.
1) Le CE non sono il male, anzi sono ancora sinonimo di qualità, lo dico da self che ammira moltissimo il lavoro di editing e promozione della maggior parte dei libri pubblicati; ma le CE sono aziende che devono sopravvivere e perciò devono dare così poco agli autori; anche così, non stanno sopravvivendo, molte di quelle persino grosse hanno buchi di bilancio enormi, rischiano l'assorbimento o il fallimento - perché noi non compriamo.
2) Noi non compriamo perché il prezzo di copertina dei cartacei è troppo alto per il lettore, ma allo stesso tempo copre a stento le spese delle CE; il prezzo degli ebook delle CE è ancora più assurdo, dato che manca il costo della materia e della consegna, ma l'ebook è un grosso problema per la maggior parte delle CE, che ancora non sa come prenderlo e come inserirlo in un bilancio a groviera.
3) A noi verrebbe da dire: abbassate i prezzi e compreremo di più. Se la soluzione fosse così facile, ci avrebbero già pensato. In realtà i prezzi dei cartacei, se abbassati, sarebbero quasi dei sottocosto, e i prezzi degli ebook, se abbassati, farebbero vendere solo gli ebook, facendo fallire, tra le altre, le librerie. Che già non sono messe bene, riguardate i dati postati sopra.
4) Sui social network leggo spesso sfuriate contro i self, colpevoli di avere incasinato ancora di più la situazione con un lavoro peraltro pessimo. Questo è un discorso più ampio e ne parlerò meglio in altra sede, ma il self non è davvero così diffuso, a livello di vendite, da fare concorrenza alle CE; le CE stesse poi ogni tanto attingono dal self, dunque tutto sommato non lo ritengono un nemico. Comunque, fatevi da soli una domanda: quanti self leggete e soprattutto comprate rispetto agli autori editi da regolare CE?
5) Anche la lamentela sul fatto che leggiamo di meno è un discorso ampio di cui parlerò in altri momenti, però vorrei solo mettere in chiaro che è una lamentela comune a tutte le epoche, il che forse significa che lamentarsi di questo è proprio del genere umano e non risponde per forza ad un dato reale. È vero però che sono cambiati i sistemi di lettura (vi rimando ancora al link su queste mutazioni della Lipperini) e che questo cambiamento ha degli effetti molto pesanti.

In conclusione, una conclusione non c'è. Non saprei cosa proporre, ma so cosa non proporre: la nostalgia del passato, quelle lunghe tirate su come riportare il lettore a comprare e leggere il cartaceo. A me pare che si debba accettare il dato di fatto che quelle vendite di cartaceo non torneranno più, che sempre più il cartaceo rimarrà un acquisto per una minoranza - opporsi all'ebook mi pare una fatica di Sisifo, come fu in un recente passato opporsi all'mp3 e prima ancora opporsi appunto al pc. Ci sono cose che non tornano indietro, nessuno tornerà a scrivere a mano verbali e lettere in generale, se non per una vaga forma di affetto, limitata a pochissimi esemplari umani - gli stessi che forse continueranno a comprare il cartaceo.
In questo cambiamento, in molti affonderanno, e senza alcuna colpa, purtroppo. Si tratta di vedere quando, non se, e di giocare su quel quando industriandosi per trovare un'altra forma di sopravvivenza. Sta ad esempio nascendo, ovviamente non in Italia, la libreria virtuale, un negozio munito di terminal in cui puoi scaricare il libro direttamente sul tuo reader, pagandolo alla cassa - perfetto per chi non ama comprare online o vuole comunque girare e spulciare in libreria. C'è ancora un po' di tempo, e in questo tempo chi vive nel mondo dell'editoria dovrebbe, a mio parere, smetterla con i tentativi di far tornare il passato e cercare di costruire un futuro prima che qualcun altro (ad esempio Amazon) lo faccia per lui, escludendolo da quel futuro. Come, non lo so proprio, ma io non vivo nel mondo dell'editoria.
E se guardate i dati che ho linkato, ci vivono ormai in pochissimi. Mi spiacerebbe che questi numeri calassero ancora, perché a quel punto non so più come faremmo noi lettori ad orientarci nel marasma delle nuove uscite e a chi dovremmo dare abbastanza fiducia da comprarlo.
Insomma, le CE sono il bollino blu sulla banana: senza bollino, ci toccherà assaggiare troppe banane acerbe o marce e forse finiremo col non mangiare più banane.

Abbiamo già avuto problemi con una certa mela, non vorrei dover escludere un altro frutto dalla mia dieta.

4 commenti:

  1. 100% bollino blu alla tua analisi. Ma sapevi già che ero d'accordo su tutto :)

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    1. Infatti tu mi sei stata preziosa nel crearmi un quadro lucido della situazione, grazie di avermi aperto gli occhi su molte cose!

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  2. Non sapevo e non avevo idea di come funzionasse la questione:
    CE vs scrittori.
    Avevo però il sospetto che solo pochi eletti riuscissero a campare scrivendo.
    Il paragone con il bollino blu sulle banane è azzeccatissimo e rende assolutamente l'idea.
    Grazie Mirya della spigazione illuminante!!!

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    1. Temo che sia proprio in quel 'vs' il problema: in realtà autori ed editori hanno sempre collaborato, e lo fanno anche ora. Ma la realtà di Amazon ha messo in gioco una possibilità di scontro che può risolversi molto male per entrambi. Io spero che trovino nuovi modi di collaborare che ci garantiscano sempre libri di qualità.

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