domenica 17 agosto 2014

L'uomo bicentenario

Ero in macchina per andare a Roma a portare il patato a Zoomarine, quando ho saputo della morte di Robin Williams. Ci sono rimasta parecchio male, ma poi ho staccato dal web per forza di cose per alcuni giorni. Quando sono tornata, mi sono trovata davanti il finimondo, e oggi infine ho deciso di parlarne, perché era un finimondo molto triste.
Normalmente non sono una che scrive commenti di lutto su facebook, non perché non mi dispiaccia, ma perché mi pare di non averne il diritto. Potrei dire che mi sono venute le lacrime agli occhi, e sarebbe vero, ma potrei anche dire che le ho ricacciate indietro quando mi sono detta che io non lo conoscevo, e che tutte le emozioni che mi ha dato con i suoi film non erano paragonabili a quelle di chi lo ha conosciuto, e anche questo è vero. Perciò in genere evito i necrologi sul web: perché mi pare di violare la privacy delle persone. L'unica cosa che avrei voluto dire, alla nuova leva, è: guardate i suoi film. Mi pareva il modo migliore per celebrarlo, sentire di nuovo tutte le cose che ci ha dato, e va bene che i film non li ha scritti lui, ma lui li ha interpretati, e non sarebbero stati gli stessi, senza quella interpretazione, quella di un uomo che ti pareva ci fosse passato, attraverso tutte quelle cose.
Ora sappiamo che ci è passato davvero, perché la depressione significa passare attraverso quasi tutto, ma non sono qui per parlare di questo. I post sulla depressione, scritti da chi l'ha vissuta o da chi cerca di spiegare quanto sia grave, mi sono parsi inadatti quanto quelli che lo offendevano perché sostenevano che la depressione non è una malattia e che lui è stato egoista - questo, ovviamente, prima di sapere quali altri problemi avesse, ma le cattiverie la gente le dice sempre prima di informarsi, e spesso anche dopo, fingendo che l'informazione non sia trapelata.
Non credo che la morte di una persona, per qualunque causa avvenga, sia un'occasione di dibattito pubblico, ma il mio disgusto cresce a dismisura se è un'occasione di attacco pubblico. Pare che oggi non si faccia altro, sul web e fuori dal web. Qualunque scusa è buona per crocifiggere le persone. E allora penso che tutta questa censura del cavolo che imponiamo agli horror e ai cartoni e alle fiabe ci abbia resi peggiori, perché io lo insegno in classe, che la funzione di queste cose è la catarsi, la liberazione dagli istinti negativi perché non ci opprimano nella realtà, ma in un mondo dominato da Hamtaro piccoli criceti e dove la Sirenetta finisce bene è chiaro che la catarsi non c'è e gli uomini sono repressi e cattivi. Comunque.
Su Williams ne sono state dette troppe, una peggiore dell'altra, offendendo lui e la sua famiglia, che già doveva affrontare un grosso dolore. E io che pensavo che di fronte a un così grand'uomo la cosa peggiore che avrei letto fossero i pianti di chi sosteneva di soffrirci da matti, quando a soffrirci davvero sono quelli che l'hanno amato. Invece no, al punto che la figlia si è ritirata dal web, la moglie aveva deciso per i funerali in forma privata, tutta la famiglia ha chiesto pietà. L'hanno chiamato egoista, scemo per non dire peggio, hanno detto che un ricco e famoso non ha diritto di uccidersi, che la depressione non esiste. Come dicevo, non sono qui per un dibattito sulla depressione, ma questo schifo mi spinge a dire due paroline. In un mondo dove tutte le filosofie e le religioni propugnano la superiorità della mente (o anima o psiche) sul corpo, è assurdo che ci siano ancora così tanti imbecilli che pensano che il corpo possa ammalarsi ma la mente no. Che per il corpo si possa morire ma per la mente no. Poi potrei raccontare della mia vita con una depressa e di come questo rappresenti l'inferno non sono per il malato ma anche per chi gli sta intorno, ma no, grazie, non riguarda Robin Williams, quindi da parte mia questo è tutto ciò che ho da dire sulla depressione.
Invece, riguardo al comportamento sul web, ho come sempre molto da dire. Recentemente mi ha scritto un nuovo conoscente, rilevando che sono una rarità, perché non attacco mai nessuno e sono sempre educata con tutti. Il dramma è che ha ragione, ma questo non rende superiore me, rende inferiori gli altri. E mi dispiace se questa non è una cosa carina da dire, ma è vera, ed essere educata non significa essere falsa.
La premessa è stata come sempre molto più lunga delle conclusione, perché in sostanza quello che ho da dire è semplice: rispettate i morti, non in quanto morti -  "involve tutte cose l'obblio nella sua notte" -, ma in quanto amati dai vivi, che soffrono per la loro perdita, da qualunque motivo sia stata provocata, e che state pugnalando ingiustamente. Che siano i famigliari di un suicida o di un ragazzo che è morto per una stupidaggine come fare l'amore su un cornicione. Rispettate i morti, per rispettare i vivi. Perché quando perdi qualcuno che ami, il come conta poco e di certo non attenua il dolore.
Di Robin William potrei quotare mille film - credo di averli visti tutti -, soprattutto quelli che trattavano proprio il suicidio e la depressione, ma la sua citazione che mi viene più spesso, scherzosamente, è quella di un film che non fece poi così tanto successo: L'uomo bicentenario. Forse perché la sua arte durerà anche più di due secoli.
Ci ha fatto ridere, ci ha fatto piangere, ci ha fatto riflettere, ci ha fatto diventare persone migliori.
E credo che l'unica cosa che direbbe, se potesse vederci ora, sarebbe:
"Uno è lieto di poter servire."
Good night, Vietnam. La tua guerra è finita, riposa finalmente in pace.


2 commenti:

  1. Concordo con te su tutto cara Mirya...

    Conoscevo un giovane uomo di 47 anni, padre e marito devoto, gioviale con tutti, allegro e con la battuta pronta, emanava gioia da tutti i pori, estroverso, apparentemente felice...ma un pomeriggio di giugno di quest'anno ha deciso di suicidarsi impiccandosi.
    La notizia ha sconvolto la piccola comunità del paese, nessuno avrebbe mai detto che dietro a questa maschera di felicità si nascondeva una persona depressa, perchè credo che solo la depressione possa portare a questo gesto estremo.
    Ancora oggi non ce ne capacitiamo...
    Devo ammettere che, con molto distusto, subito dopo il primo momento di stordimento, le cattiverie tra i compaesani erano come benzina sul fuoco...tutti avevano qualcosa di brutto da dire sul motivo del gesto.

    Ma sono convinta che sia lui e sia tutte le persone che arrivano a questo gesto, se avessero 1 secondo a disposizione dopo averlo fatto, sicuramente non lo farebbero più...è un mio concetto contorto.

    Quando ho sentito la notizia di Robin Williams mi è venuto un groppo in gola, anche lui sembrava una persona felice, eppure...

    Mi domando spesso perchè le persone cattive non muoiano mai e quelle buone se ne vadano troppo presto...

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    1. Non so dirti nulla riguardo al suicidio: più leggo studi al riguardo, più mi pare che si contraddicano e che in fondo sia impossibile sapere cosa passa per la mente di una persona in quel momento.
      Perciò preferisco tacere, piuttosto che dare giudizi che peraltro non mi competono e che non ho il diritto di dare. Ma so che la morte di un famigliare lascia sempre un dolore enorme, e di fronte a questo sarebbe bello se le persone si togliessero il cappello e abbassassero la testa, e basta.

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