domenica 24 agosto 2014

Nessuna

Qualche parola a proposito della campagna anti-Cinquanta sfumature, da parte di una che la trilogia l'ha letta e la trova comica - dunque no, non l'ho apprezzata.
Si sta facendo il solito polverone mediatico sul fatto che libri come questi sminuiscono la donna, inneggiano alla violenza, e qualcuno ha pure avuto il coraggio di dire che le donne che li leggono si meritano tale violenza. Intanto: no. Nessuna donna si merita mai la violenza, che indossi minigonne lunghe come un fazzoletto da naso, giri con le tette al vento e abbia dieci ragazzi alla settimana o sia una suora. Ogni donna ha diritto di dire no in qualunque momento, anche dopo averlo invitato in casa, nessuna donna 'incita' l'uomo. L'uomo che fa violenza non ha nessuna giustificazione. Nessuna. Scusate, voglio che sia chiaro, lo ripeto: nessuna. Però in fondo... Nessuna. E se invece...? Nessuna. Ehi tu, laggiù, la tua obiezione è giusta, quindi forse... Nessuna.
Detto questo, i detrattori delle Cinquanta sfumature dovrebbero leggerla, questa trilogia, prima di prenderla a cattivo esempio. Perché in essa non c'è nulla di ciò che sostengono. Mr. Grey non è un violento, non è uno stupratore, non tradisce la sua donna, non la umilia, non fa nulla di ciò che gli viene contestato. Ma come non è un violento, e le botte? Chiariamo bene: siamo in un contesto di bdsm, ovvero una pratica sessuale particolare che prevede due adulti consenzienti amanti dei collari (no, cinofili, non sto parlando di voi). Ana (ma come è venuto in mente alla mamma di chiamarla così?) può fermare tutto con una parola, cosa che non accade quando si subisce una vera violenza. Ana può andarsene quando vuole, sputargli in faccia quando vuole, trovarsi un altro quando vuole. Tutto ciò che deve fare è dire una parola e lui si blocca, come una statua di pietra. Comodo, peraltro, se ti serve un fermaporta.
Poi: violenze? Nel primo libro la scena davvero 'forte', quella che fa piangere e disperare la nostra Ana (che, ricordiamolo, poteva fermarlo) è data da sei sculacciate. Sì, sì, avete capito bene: sculacciate. Un dolore indicibile per Ana (e sì che col suo nome...), che evidentemente da piccola non ne ha mai ricevute. E che comunque poteva fermarlo.
Nei libri seguenti c'è qualcosa di più (manette e frustini), ma è sempre consenziente. E Ana è sempre molto collaborativa ed entusiasta di queste sessioni, che si concludono con sua grande gioia - leggi: orgasmi multipli. Ciò non accade nelle violenze, checché ne dicano certe storie in cui da uno stupro nasce l'amore. Quante possibilità ci sono che da uno stupro nasca l'amore? Nessuna.
Poi, Mr. Grey è un esimio coglione, sono completamente d'accordo. Rompe le scatole in ogni modo in cui un essere vivente può rompere le scatole, passa più tempo a recriminare e lamentarsi e pregarla di non lasciarlo che a cercare di essere un uomo decente, è patetico, dal mio punto di vista, ma siccome lei non è da meno sono decisamente fatti l'uno per l'altra. Ma qui si esce dal seminato: se i libri vi sono piaciuti, buon per voi e non prendetevela per le mie parole, non volevano essere offensive: a me non sono piaciuti, ma ognuno ha i suoi gusti e chi se ne frega di cosa leggono gli altri, purché siano felici loro, e chi se ne frega di cosa leggo io, purché sia felice io.
Quello però che non accetto così facilmente è appunto tutto questo odio a partire dalla convinzione che le Cinquanta sfumature siano qualcosa che non sono. Odio che si traduce in campagne denigratorie, picchettaggi fuori dai cinema, attacchi terribili alle lettrici della James.
Non sono nuova a discorsi contro la violenza nelle storie: non ho mai gradito, e l'ho sempre detto, che si rendesse romantico ciò che sviliva, mortificava, picchiava o violentava una donna. Quante possibilità ci sono che roba del genere sia romantica? Nessuna.
Ma non è questo il caso delle Cinquanta sfumature. Ci sono libri del genere sopraddetto? Certamente. Quali? Cercateveli da soli, perché non amo sputtanare nessuno. Ma sono tanti, e sono pubblicati da tante CE, e sono ai primi posti nelle vendite, perciò li leggete, e sono ben altra roba rispetto a questa. Sono libri in cui la donna viene davvero violentata e picchiata e tradita e insultata e rischia magari la morte e l'aborto a causa di tutto questo, ma poi alla fine ehi, lui è figo e pentito, e dunque si perdona. E questi sì che danno fastidio anche a me. E questi sì che sono pericolosi, non perché le donne che li leggano si meritino la violenza (nessuna!), ma perché forse le più giovani ragazze che li leggono potrebbero travisare e credere che roba del genere sia accettabile. O i più giovani ragazzi che li leggono potrebbero pensare di avere delle giustificazioni per il male che fanno (nessuna!). Roba del genere non è accettabile, e allora preferisco Ana che fa un casino per una sculacciata (che poteva fermare, l'ho già detto?) piuttosto che Tizia che invece si fa fare di tutto pur odiandolo e sanguinando e urlando ma alla fine torna comunque da lui. Non avrei mai pensato di dirlo, ma le Cinquanta sfumature sono quasi educative, rispetto a molti libri che escono ultimamente in libreria.
Quindi, il mio messaggio:
1) prima di criticare un libro, leggetelo;
2) dopo che avete letto il libro, rifletteteci un po' su, senza pregiudizi, e cercate davvero di capire di cosa parla;
3) se alla fine di tutto questo il libro non vi è piaciuto, come non è piaciuto a me, allora potete certamente... passare ad un altro libro.

Il tempo che spendete a criticare il prossimo è utile come un sacchetto di patatine extrasalate nel deserto - e rende la vostra vita come quel deserto.

4 commenti:

  1. Sono basita anch'io. Onestamente, non ho letto le "Cinquanta sfumature" perché leggendone brani qua e là, li ho trovati spesso esilaranti, sciocchi o scritti male. Considerata la mole dei libri, ho preferito non sprecare del tempo tra quelle pagine -solo perché sono popolari- quando invece ho una lista infinita di titoli che non vedo l'ora di iniziare a sfogliare.
    Ciò detto, le notizie che ho sentito sulle intimidazioni e manifestazioni e aggressioni e proteste contro i libri, il film, l'autrice, i lettori mi hanno fatto accapponare la pelle. Il web e i social in particolare sono diventati un vespaio di cattiverie. E io mi chiedo: perché gente che protesta contro un libro "che incita alla violenza" è così violenta? Sono queste persone, ad incitare alla violenza, altro che poche sculacciate consenzienti!
    Mi sorprende, però, sapere che esistano libri in cui davvero c'è violenza, e violenza del protagonista contro la protagonista, che lo perdona sempre e comunque. Di quali titoli si tratta? Mi sembra impossibile che le nobili e blasonate CE possano promuovere trame simili, né tantomeno che tali "romanzi" si trovino in cima alle classifiche di vendita. Mi spaventa, mi spaventa davvero.

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    1. Ce ne sono, purtroppo. Non mi va di fare titoli perché non voglio mai criticare i gusti degli altri, ed è sicuramente vero, come dicono autrici e lettrici di questo genere, che si tratta di fantasia e non ha nulla a che spartire con la realtà. Tuttavia, personalmente, non sono in grado di seguire questo tipo di fantasia e non la trovo molto sana, ma in ogni caso non mi metto a picchettare o a protestare contro questi romanzi!
      E non solo perché cerco di rispettare i gusti di tutti, ma anche perché onestamente vorrei utilizzare il mio tempo in maniera più proficua.

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  2. Quello contro cui le critiche che io reputo "intelligenti" che ho avuto modo di leggere si scagliano non è la violenza fisica di per sé - che sostanzialmente non esiste, come tu stessa osservi, e d'altronde secondo la mia modesta opinione spassionata, non basata su esperienza diretta, questa autrice di BDSM sa poco o nulla nel concreto - ma il modello di donna che la trilogia (premetto: l'ho letta, e la reputo brutta per tanti motivi, in primis il fatto che è scritta MALE in ogni accezione possibile) propone come positivo: quello della fanciulletta accondiscendente, possibilmente vergine, che si concede in tutto e per tutto all'uomo avendo come unico scopo nella vita quello di compiacerlo. Che smette di avere relazioni umane e occupazioni che non sono quelle che lui avalla e/o condivide, che smette di essere individuo per diventare un'appendice dell'uomo. La violenza che si critica - che io critico - nella James è più ambigua ed è doppia, quella che la donna esercita su se stessa e quella che l'uomo impone. Trovo "violento" proporre a ragazzine e giovani donne un ideale negativo come quello incarnato da Anastasia, una che quando un uomo la rintraccia localizzando una chiamata sul cellulare quando lei ha rifiutato di dirgli dove si trova non lo denuncia, ma si scioglie ai suoi piedi.
    Quanto al capire di cose parla questa roba, sinceramente non l'ho compreso. E' così piatta e male approfondita che mi viene da dire, semplicemente: di niente. Sicuramente altra gente ci avrà visto qualcosa.

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    1. Su questo sono d'accordo, ma estenderei il discorso alla maggior parte dei romance. Io ne leggo moltissimi, e purtroppo in più della metà trovo che la donna venga descritta dalle donne come una succube continua, che accetta e perdona tutto in virtù del fatto che l'uomo è bello - e spesso ricco. Questo è un tarlo che mi tormenta parecchio, perché nella società in cui viviamo sarebbe il caso che noi donne fossimo amiche di noi stesse e non ci dipingessimo come vittime continue, senza carattere e senza dignità. Solo che non trovo che i libri della James siano in ciò più estremi di molti altri libri. Voglio dire, nell'ultima commedia romance uscita, e già osannata da tutti, il lui di turno si porta a letto la sorella della protagonista, e glielo fa davanti agli occhi; la tratta come una scema per tutto il tempo, le fa vedere i sorci verdi... ma alla fine si scopre innamorato e lei è felicissima, perché non può credere che uno così bello la ami. E tutto il resto scompare.
      E considera che questa viene pubblicizzata come una storia con una donna forte e di carattere. Dunque, concordo del tutto con la tua analisi, ma non la applicherei in primis ai libri della James. Mi piacerebbe, però, che si potesse fare un po' di 'educazione al romance', in modo da renderlo un genere rosa finché vogliamo, ma non umiliante per le donne. Perché hai ragione, è una violenza anche peggiore di quella fisica, dal momento non solo che non lascia segni esterni, ma anche che evidentemente non è percepita dal lettore, che la assorbe e basta.

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