sabato 27 settembre 2014

A caldo

Scrivo a caldo, dunque sarò forse confusa.
Sono tornata da poco dal Premio Estense, che, per chi non lo sapesse, è un premio al miglior libro scritto da giornalisti assegnato da Unindustria di Ferrara da cinquant'anni. È un premio ambito e importante a livello nazionale, e quest'anno, per la mia prima volta, io ero tra gli ospiti con un posto riservato in platea, perché sarò nella prossima giuria del Premio Estense per la scuola.
Intanto, le emozioni: complice la bellezza del Teatro Comunale di Ferrara, la musica in sottofondo, la quantità di nomi importanti per la politica e la cultura, le emozioni sono state infinite.

Poi, gli scritti: c'erano quattro finalisti, tutti meritevoli, che hanno parlato dell'importanza del sapere, della crisi economica, dei personaggi storici, ma è stata l'ultima coppia a darmi i brividi, quella che ha parlato della sua prigionia in Siria. La coppia che poi ha vinto, con Il paese del male, un libro che non vedo l'ora di leggere.

Sono abbastanza abituata a sfrondare la retorica degli scrittori e dei giornalisti, per cui credetemi se vi dico che di retorica, nelle parole di Piccinin da Prata e Quirico, non ce n'era per niente. Il primo, con un italiano stentato, invece di rispondere alle domande di Cesara Buonamici, ha chiarito che lui era lì per ringraziare l'Italia. Perché il suo paese non ha fatto nulla per liberarlo, è stata l'Italia a farlo. E per la prima volta in così tanto tempo che nemmeno lo ricordo, io sono stata orgogliosa dell'Italia. Il secondo invece ha parlato della sofferenza e del dolore, e di come in essi si ritrovi il fulcro dell'umanità. E se lo dice uno che è stato torturato per cinque mesi, dobbiamo crederci. Ci avrebbe creduto chiunque, sentendolo parlare.
Ultimamente sono venuta molto a contatto col mondo giornalistico, anche per l'intervista a David Randall che terrò con diversi studenti della mia scuola per Internazionale a Ferrara, e in qualche modo questo mi ha riavvicinato a mio padre, e qui si torna alle emozioni.
Mio padre era un sindacalista e un giornalista. Del lavoro ha fatto la sua vita. Ogni anno, da che mi ricordo, lui è andato al Premio Estense, ogni anno offrendomi di chiedere un biglietto per me - la manifestazione è ambita e i posti sono attentamente numerati e personalizzati. Ogni anno io ho rifiutato, come ho rifiutato ogni contatto col suo mondo, compreso quello giornalistico.
Oggi mi sono ritrovata lì, ad avere in qualche modo seguito da vicino le sue orme, e per la prima volta da tanto tempo l'ho sentito vicino a me. Mio padre aveva molti difetti, di nessuno dei quali è opportuno parlare, ma aveva anche due grossi pregi: era grande nel suo lavoro, e sapeva farti ridere. Sapeva far ridere chiunque. E oggi ho riso insieme a lui, quando Milena Gabanelli, la giornalista premiata con il riconoscimento Colubrina d'Argento, ha risposto in maniera splendida alle domande dell'intervistatrice ("Quale è la differenza tra diritto all'informazione e violazione della privacy?" "Quando racconti una balla") e mi sono commossa con lui, quando Quirico ha parlato del male.
Mio padre non lo ammetteva, il male. Sapeva che c'era, l'aveva provato sulla sua pelle, ma lo ignorava, in un modo tutto suo che io non ho mai saputo né voluto emulare.
Oggi, per tutta la durata del Premio Estense, pur sentendo parlare del male, non l'ho ammesso neanche io. Perché mio padre era accanto a me a farmi ridere, come sapeva far ridere chiunque.
Forse per questo di lui sono sempre riuscita a scrivere solo a caldo: perché era un uomo pieno di calore, in un modo tutto suo anche questo.

E a proposito, il Premio Estense è l'Aquila d'Oro. L'uccel di Dio mi perseguita ovunque.

6 commenti:

  1. Che bella esperienza!Sarò sincera. ..non conoscevo questo premio ma il mondo giornalistico mi affascina da quando in quarta ho partecipato a un progetto legato ad esso. Sporge spontanea la domanda : come mai non hai seguito le sue orme ?
    Annamaria

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    1. La risposta sarebbe molto lunga e troppo personale; i rapporti famigliari sono sempre difficili, credo per chiunque, ed ognuno cerca di districarsi in mezzo ad essi in modo da crescere più forte e autonomo - o almeno io ci ho provato.
      E molte cose, dei genitori, si capiscono solo quando si diventa parecchio grandi.

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    2. Lungi da me voler indagare l'ambito personale, però ti vedrei bene come giornalista ;)

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    3. Dici? Io temo sarei troppo polemica!

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  2. Hai saputo emozionarmi.
    Concordo sul tuo commento "molte cose, dei genitori, si capiscono solo quantdo si diventa parecchio grandi"...poche parole ma per me hanno una grande significato.
    Neppure io conoscevo questo premio e non vedo l'ora di leggere "Il paese del Male".
    I libri, come poche altre cose, sanno aprire gli occhi su un mondo che non vediamo.
    Spero di leggere

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    1. Lo sto per iniziare anche io, ho l'impressione che sarà una lettura molto forte, ma in genere sono anche quelle che ti fanno crescere e aprire gli occhi, proprio come dici tu.

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