sabato 18 ottobre 2014

Educazione sessuale, educazione umana

Mentre proliferano i libri e i film erotici, ecco questo articolo, che descrive una situazione che io vedo ogni giorno.
Naturalmente, è vero che la scuola deve fare educazione sessuale; ma onestamente non credo possa farla per quanto riguarda la dinamica del rapporto amoroso. Facciamo educazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, offriamo incontri con ginecologi e andrologi, ma non si può chiedere ad un docente di spiegare a un fanciullo come suscitare piacere nella sua ragazza o a una fanciulla come ottenere piacere dal proprio corpo. E non solo perché credo che molti insegnanti sarebbero in imbarazzo: perché credo lo sarebbero gli alunni. E soprattutto non ce lo permetterebbero i genitori. E questo non lo credo, lo so per certo: due anni fa dei genitori vennero a lamentarsi a scuola perché avevamo fatto un incontro con un operatore sanitario che non solo spiegava ai ragazzi lo scopo del preservativo, ma anche come usarlo. Sostennero che la loro bambina (seconda superiore) non conosceva l'esistenza del preservativo e non doveva conoscerlo. Quattro anni fa una madre si venne a lamentare perché avevo fatto vedere un film (The time machine) in cui un uomo e una donna si baciano. Le immagini, secondo lei, avevano di sicuro turbato il figlioletto (prima superiore), che non sapeva che uomini e donne si baciassero.
Casi estremi, me ne rendo conto, ma nel mezzo ci sono tanti casi meno estremi di genitori che comunque non accetterebbero mai che spiegassimo ai loro alunni cosa esattamente è il piacere sessuale e come ottenerlo, perché per loro sarebbe istigazione a farlo. Che lo facciano già, senza saperne nulla, non passa ai genitori per la mente.
E i libri e i film erotici di cui sopra di certo non aiutano. Ho scritto tempo fa un post nel blog in cui cercavo di ricordare ai lettori che le scene lemon nei libri non corrispondono alla realtà. Personalmente preferirei che almeno in parte lo facessero, ovvero che, al di fuori dal fantasy, non dessero ai personaggi prestazioni mirabolanti e false; ma anche nel migliore dei casi, il libro deve viaggiare di fantasia, non può occuparsi di tutti i problemi della realtà. E il film anche.
Però oggi pare mancare un filtro tra la fantasia e la realtà, forse, credo io, perché manca una realtà con cui confrontarsi. Mancano gli amici, mancano ruoli di riferimento, tutto si riduce ai social network dove la realtà non entra che di rado. Non sono contraria ai social network, li adoro; sono contraria alla mancanza di rapporti umani reali.
Con chi possono parlare di sesso i ragazzi di quattordici anni, credete davvero che lo farebbero con i docenti? Da chi possono informarsi non su quanto siano brutte e cattive le malattie (e lo sono), ma su come chiedere al proprio corpo di vivere al meglio l'esperienza sessuale, senza dimenticare le prudenze?
Qualche giorno fa abbiamo avuto dei Consigli di Classe di programmazione, e come ogni anno è stato proposto l'incontro obbligatorio con il sedicente psicologo. Quest'anno, per la prima volta, io mi sono opposta con tanta forza da farlo togliere, attirandomi il giudizio negativo dei colleghi per i quali sono insensibile. Magari è anche vero, ma non nei confronti degli alunni: credo nel mio lavoro e credo serva a dar loro altro oltre le conoscenze degli autori. Ma quel tizio che viene ogni anno a scuola, ho scoperto, non è uno psicologo. Non ha alcuna laurea né abilitazione, è un non meglio precisato 'operatore sanitario' che si fa pagare un sacco per fingersi psicologo. Prima di tutto, io non affido i miei studenti a persone che hanno le stesse competenze che ho io - forse meno, perché noi alla Ssis abbiamo fatto un sacco di esami di psicologia. Secondo, non credo che dovremmo spingere in continuazione i fanciulli ad andare dallo psicologo. Perché dovrebbero imparare a parlare dei loro problemi quotidiani anche tra di loro. Naturalmente, lo psicologo - uno vero - è auspicabile ogni volta in cui il ragazzo - o l'adulto - si trovi di fronte a situazioni che non sa gestire o disagi profondi. Ma un quattro in matematica non è un disagio profondo. La fine di una storia di tre settimane non è un disagio profondo. Sono problemi, rapportati alla loro età, su cui dovrebbero imparare anche a confrontarsi e scherzare tra di loro, senza un sedicente psicologo che li ascolti come se fossero unici, perché non lo sono. E quando si ha un problema non irrisolvibile, fa bene non sentirsi l'unico ad averlo.
Perché continuiamo ad affidare gli alunni allo psicologo (vero o presunto) anche quando non ce ne sarebbe bisogno, anche per situazioni che tutti abbiamo vissuto e superato? Perché stiamo declinando dal nostro ruolo di educatori, noi docenti e anche i genitori. Perché piuttosto che metterci lì ad acquisire la fiducia dell'alunno e del figlio per farlo parlare e poi cercare di aiutarlo a razionalizzare e andare avanti, preferiamo sentirci tanto buoni, moderni e generosi pagando lo psicologo (vero e presunto).
E perché non ci accorgiamo che i ragazzi sono sempre più soli. Sono soli rispetto ai brutti voti, alle delusioni d'amore, al sesso, per tornare al discorso iniziale. Sono soli anche tra di loro, perché sono troppo abituati a messaggini e bacheche di facebook per ricorrere al dialogo vero e alla confidenza vera, che non si scambia tramite messaggini e bacheche di facebook.
E il problema sesso è uno dei più spinosi, perché davvero gli adolescenti fanno sesso sempre prima, e davvero non fanno buon sesso mai. Ho ascoltato storie per me atroci, di ragazze che lo fanno senza provare nulla, perché tanto è normale così, e di ragazzi che pensano che il modo migliore per mostrarsi uomini sia prendere una donna contro al muro, senza preliminari - anche perché a farlo in piedi, credono, non si rischia la gravidanza. Ho ascoltato domande assurde, sull'esistenza o meno dell'orgasmo, sulla ricerca di questo mitico clitoride, sull'opportunità di spogliarsi davvero del tutto, vista la fretta dell'atto. E ci credo, quando leggo che vaginismo e anorgasmia sono problemi sempre più pressanti, e ci credo anche quando leggo che i maschietti che si fingono tanto sicuri di sé in realtà sono i primi a non conoscere il proprio corpo.
Io credo che dovremmo riprendere il nostro ruolo di educatori, tutti, per poi affidare quel ruolo ai ragazzi stessi, al loro confronto, alla loro capacità di relazionarsi tra coetanei. Ottenere la loro fiducia per poi ridargliela moltiplicata.
Ieri sera mio figlio nella vasca da bagno aveva infilato il pisellino nella bottiglia dello shampoo e lo agitava tutto contento. Ha le prime erezioni (in genere cominciano verso i quattro anni), ma non sono vere e proprie erezioni di natura sessuale, e noi gli abbiamo spiegato da subito che è normale, ch capita, che le cose cambieranno ancora, che dovrà imparare bene il suo corpo. E quando mi fa le coccole e mi salta addosso gli spiego ogni volta che le donne sono più delicate degli uomini e che deve essere gentile, soprattutto sul seno, altrimenti fa male alla mamma.
Sono piccolissimi passi e ce ne saranno infiniti altri, ma è un inizio; è un modo per renderlo attento alle esigenze di ogni corpo, nella speranza che un giorno sappia riconoscere anche le proprie e quella della sua compagna.

E non attraverso una bacheca di facebook o un libro erotico.

6 commenti:

  1. Non sai quanto sono d'accordo con questo tuo post. Per smorzare la tensione ti cito testualmente un dialogo tra noi ragazzi di quinta e il prof di filosofia :
    -...e così con Freud potremmo dire che passiamo dal "cogito ergo sum " al "sum ergo cogito ".
    - perché mette al centro la fisicità ed materialità dell'uomo ?
    - sì, non a caso - e ride - alcuni maliziosi dicono che con Freud giungiamo al "coito ergo sum " ma questo non deve spiegarvelo, vero?

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  2. Purtroppo l'ignoranza regna sovrana.
    Non sono la madre migliore ma credo che il dialogo sia fondamentale.
    Bisogna parlare con loro.
    Io non voglio essere l'amica del cuore dei miei figli, ma cerco di insegnargli che con la mamma e il papà si può parlare, che ci deve essere rispetto reciproco, dialogo e un buon rapporto;
    Non cerchiamo di evitare certi discorsi, a volte sarà molto difficile ed imbarazzante per noi, ma dobbiamo spiegargli solo del bene e del male, ma anche che fare l'amore è un atto d'amore in sè stesso, che esistono delle malattie, dei metodi contraccettivi, che bisogna aver rispetto verso l'altra persona che si ha accanto.

    Mia mamma quando ero adolescente non mi ha mai spiegato nulla, tutto era tabù e certe cose avrei preferito che me le dicesse lei invece che chiedere alle "amiche" o leggerle su "cioè" (esiste ancora?? chissà).
    Quindi per favore genitori parlate ai vostri figli...
    E poi, sai una cosa?
    Mi fanno parecchia tristezza i ragazzi che sono in compagnia e si parlano attraverso gli smartphone quando sono gomito a gomito...ahhh il buon vecchio pallone...


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  3. Credo di essere stata molto confusionaria...
    Sob...scusami tanto

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    1. Sei stata chiarissima invece, e condivido tutto. Avevo rimosso Cioè dai miei ricordi, ed è stato un trauma rammentarlo.
      Il punto è proprio questo: non avere tabù, credo; e ricordare ai fanciulli che sì, il cellulare è stupendo, ma se lo usi per mandare messaggi al tizio che è seduto accanto a te al cinema... Allora c'è qualcosa che non va. Allora non sai più parlare.

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