venerdì 12 dicembre 2014

Rococò

In genere dico di essere una femminista, ma inizio a pensare che questa definizione non mi stia bene; forse perché nessuna definizione può star bene ad un essere umano.
Sono una femminista nel senso che credo nell'uguaglianza dei sessi, credo che maschi e femmine siano identici alla nascita e dovrebbero restare tali. E poi sì, nei miei libri parlo spesso di differenze tra uomini e donne, e in parte è uno scherzo, ma in parte è anche una denuncia: quelle differenze esistono perché le creiamo noi. Ogni volta che diamo del ‘maschiaccio’ ad una bambina che vuole giocare a calcio o della ‘femminuccia’ ad un bambino che piange, ogni volta che prendiamo a lei una maglietta rosa e a lui una azzurra, ogni volta che gli diciamo che la Barbie è da femmine, ogni volta che le diciamo che i robot sono da maschi: che lo facciamo per leggerezza o reale pregiudizio, creiamo le differenze. E quando scrivo di quelle differenze, lo scrivo con un po’ di tristezza, mal celata dalle battute. Perché mi costa combatterle, mi costa insegnare a mio figlio che può guardare le Wings perché i suoi compagni poi lo prendono in giro e io mi trovo spezzata, da mamma, tra la consapevolezza di cosa è giusto e la consapevolezza di come quella giustizia debba essere pagata da mio figlio. Ma non posso dargli un mondo migliore, un mondo uguale per tutti, se cedo anche io, se poi lui cederà con suo figlio o sua figlia: da qualche parte bisogna cominciare. Io ho cominciato così, ed ecco la definizione di femminista.
Definizione che però ormai mi danno solo gli altri, perché vedo cose, dette e fatte in nome del femminismo, in cui non mi riconosco.
Difendere una donna che ha ucciso il figlio perché ‘se fosse stato un uomo non l’avrebbero aggredita così’ non è femminismo.
Se uccidi tuo figlio, per me sei da lavori forzati. Non me ne frega nulla che tu sia maschio o femmina o rococò, sei un essere indegno e non ti giustificherò solo perché qualcuno ti disprezza perché sei donna. Io ti disprezzo perché sei una infanticida e non vedo come questo sia giustificabile.
Difendere una donna che ha bevuto da alcolizzata in gravidanza dando alla luce una bambina deforme perché ‘ogni donna ha il diritto di fare quel che vuole del suo corpo’ non è femminismo.
Se bevi fino a partorire una figlia deforme, per me sei da imprigionare. E imprigionerei anche l’uomo che avesse picchiato o avvelenato o nuociuto alla donna incinta, per crimine doppio, stavolta, verso la donna e verso il feto. Certo che il corpo è tuo, ma il corpo della bambina è suo. Sono totalmente a favore dell’aborto, se non te la senti di avere certe cautele in gravidanza non portare avanti la gravidanza. Ma con che diritto chiedi che rispettino il tuo corpo, se tu non rispetti quello di un essere che decidi di mettere al mondo deforme? Una volta nato, è un essere umano. E tu lo hai danneggiato, tu hai abusato del suo corpo come non vuoi che abusino del tuo.
È questo, il femminismo? È sostenere che, in nome del femminismo, le donne non dovrebbero più rispettare la legge, è sostenere che dunque le donne sono superiori agli uomini, che possono fare del male agli altri? È trovare un modo per scusarle, perché hanno avuto una vita difficile, o per rigirare la frittata, dicendo che però, se fosse stato un uomo...? Chi se ne frega se hanno avuto una vita difficile. Ce l’hanno avuta la maggior parte delle persone che conosco: abusi fisici e psicologici, violenze sessuali, malattie devastanti. Eppure sono belle persone, perché c’è sempre una scelta, tra soffrire e far pagare la tua sofferenza agli altri. Il femminismo dice che una donna ha il diritto di far pagare la sua sofferenza agli altri? E allora non mi sta bene, e non solo perché mio figlio è maschio: non mi stava bene neanche prima.
Chiariamoci: credo davvero che una donna sia padrona del suo corpo. Credo che possa fare sesso come e quando vuole, credo che possa smettere di fare sesso come e quando vuole, senza che poi le facciano il quarto grado se viene violentata, perché ‘sì’ e ‘no’ devono essere termini asessuati, validi per maschi e femmine. Credo che possa restare incinta quando vuole e abortire quando vuole e diventare mamma o cantante o astronauta o prostituta senza dovere giustificare le sue scelte, senza essere giudicata da nessuno.
Credo che esista il femminicidio, e che si pratichi fisicamente e moralmente ogni giorno, in ogni strada e su ogni bacheca di facebook; e credo che a praticarlo siano anche tante altre donne, ogni volta che danno a qualcuna della ‘troia’ perché si veste discinta, ogni volta che danno a qualcun’altra della ‘sfigata’ perché non lo fa. Siamo le prime a giudicarci dagli abiti, e questo mi dice che il maschilismo è stato costruito sull’ignoranza, la paura ma anche la connivenza delle donne. Anche perché siamo, se non sbaglio, più della metà del genere umano. Come è possibile che siamo ancora sottomesse e maltrattate? Perché non votiamo persone che cambino le cose? Credo in tutto questo e credo che la situazione sia grave e stia peggiorando.
Ma hai fatto male a qualcuno? Non ti giudico come donna, ti giudico come essere umano che viola una legge in cui credo.
E allora forse non sono una femminista: forse sono un’umanista, perché credo nel rispetto dell’essere umano in quanto tale, maschio o femmina o rococò, che è il nome che D avrebbe potuto dare al terzo sesso da lui inventato.
D benedica il rococò.


3 commenti:

  1. Io sottoscrivo ogni singola parola che hai scritto.
    Il femminicidio, oltre che nel senso più stretto della parola, è anche uno stillicidio continuo di quella uguaglianza che le cosiddette "femministe per moda" tanto millantano per poi biasimare la prima ragazza che vedono, per strada, indossare una minigonna.
    Il problema però è che educare le donne a rispettare le donne forse è anche più difficile di quanto sia, invece, educare gli uomini.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche perché altrimenti non si spiega come mai siamo ancora a questo punto: siamo o non siamo almeno la metà della popolazione? Come fanno a continuare a trattarci da inferiori, se non siamo noi a lasciarglielo fare?

      Elimina
    2. Esatto. Siamo la metà della popolazione ma non abbiamo ancora ben chiaro il significato di questa cosa, e a me mette una gran tristezza... io sono la prima ad accorgermi persino in me stessa di avere dentro qualche tipo di condizionamento di questo tipo, ma sto cercando di lottare con me stessa ogni giorno per "mettere ordine" nel rispetto che voglio arrivare a provare per me stessa, per le altre donne e per gli altri uomini. Ma se qualcuno non lo insegna alle ragazze e alle bambine quando sono piccole, se invece insegna loro ad essere morigerate e silenziose "perché altrimenti non troverai mai un uomo", come possiamo sperare che le cose cambino? :(

      Elimina