venerdì 24 aprile 2015

Inferiore=superiore

Ogni tanto devo togliermi le cose dal gozzo, come adesso.
Nell’introduzione di Lucia Annunziata all’edizione di Lettera a un bambino mai nato che ho io, c’è un discorso su come già la Fallaci vedeva nel femminismo in via di sviluppo una tendenza pericolosa: quella a negare del tutto la maternità, considerandola qualcosa che mortifica le donne, quando un vero femminismo avrebbe dovuto considerarla semplicemente una libera scelta, esattamente come l'aborto o la non maternità.
Io oggi vedo quest’atteggiamento un po’ ovunque.
Non vedo alcuna limitazione nelle donne che decidono di non avere figli: è una loro scelta e secondo me se i figli non li vuoi fai benissimo a non farli. La Grace di Trentatré è un personaggio, disegnato attorno ad alcune persone a me care che hanno sofferto molto del non poter avere figli: non è me e non rispecchia le mie convinzioni. Non credo che una donna sia tale solo se vive la maternità, non credo che siamo al mondo per far figli e rispetto totalmente le scelte di chi non li vuole. Però pretendo lo stesso rispetto, che non vedo più.
Molte donne sbandierano la loro scelta di non aver figli come una rivoluzione femminista, come un esempio di superiorità, come una dimostrazione che loro, nella vita, si impegnano per cose più rilevanti: l’arte, la scienza, la passione. Molte donne parlano delle altre donne che fanno figli come di represse, sottomesse, schiave di una società patriarcale. Io voglio di più, dicono con orgoglio. No, tu vuoi semplicemente qualcosa di diverso. Diverso va bene, va benissimo. Superiore è sinonimo di inferiore.
Come voi scegliete liberamente di non fare figli, così io e altre donne abbiamo scelto liberamente di farlo. E io lavoro, e faccio sport, e scrivo libri, e leggo quasi un libro al giorno, e amo follemente mio marito, perciò non ho messo in pausa le mie altre aspirazioni: ho solo imparato a organizzarmi, e scoperto di avere più energie di quel che credevo.
E, signori, chiedete ai miei alunni, alle mie amiche, a mio marito: il concetto di sottomissione proprio non mi appartiene, così come l’aderenza a una società patriarcale. Un’alunna mi diceva, qualche giorno fa: “lei è fatta per comandare”. Non lo vedo come motivo di orgoglio, non mi rende superiore né inferiore, è solo un dato caratteriale: sono un tantino autoritaria. Più di un tantino, lo ammetto. Ho dovuto anche lottare con me stessa per non cadere nell’errore opposto, la cultura matriarcale, e oggi spero di aver raggiunto finalmente un equilibrio nel rispetto di entrambi i sessi - ma resto caratterialmente dispotica e non obbediente. Altre mamme invece devolvono la loro vita a favore dei figli, non lavorano e non fanno altro che accudirli e amarli – e anche questo va bene. Non è una scelta inferiore, è una scelta diversa. Perché a sua volta inferiore è sinonimo di superiore.
Se non volete figli, è perché non volete figli, e questo va benissimo. Ma ogni tentativo di 'motivare' questa scelta con una presunta superiorità intellettuale e morale appare non solo falso e tendenzioso, ma anche sofferto, come se foste voi a dovervi giustificare in qualche modo. Come se foste voi a dovervi convincere. Non fatelo, non giustificatevi: non ne avete bisogno. Avete il diritto di non fare figli.
E chi li fa, ha il diritto di farli, senza doversi giustificare a sua volta.
O la smettiamo di creare queste lotte tra donne, o non possiamo certo prendercela con gli uomini che combattono le donne, perché fanno né più né meno di quel che vedono fare a noi.
E lo stesso vale per l’amore: ultimamente si discute molto del poliamore o della mancanza di vincoli legali col proprio compagno, uomo o donna che sia, e anche questo va benissimo. Ma dire che questo è superiore è sbagliato come dire che è superiore il classico matrimonio – e torniamo ai sinonimi.
C’è una sola definizione valida per il femminismo: lascia che la donna scelga liberamente cosa essere, come essere, cosa fare e come farlo.
Ogni volta che ti permetti di dire che le tue scelte sono superiori a quelle di un’altra, sei tale e quale al maschilista che dice che la donna deve rispettare il suo punto di vista e seguirlo, perché il punto di vista di quella donna è inferiore. E, mi spiace essere così dura, ma appari anche un po’ patetica.
Le scelte sono personali, e sono comunque e sempre scommesse. Non sappiamo nemmeno cosa è meglio per noi, fino a quando non ci abbiamo sbattuto il muso, figuriamoci se sappiamo cosa è meglio per gli altri. E la libertà è libertà, non la mia libertà di dire che tu non sei libera perché sei diversa e hai scelto una diversa libertà. Quella è solo un’altra forma di schiavitù.
O, come dice meglio di me Amanda Palmer, “Sii femminista e basta”. Se devi spiegare come esserlo, e se nella spiegazione cerchi di limitare un’altra donna, significa che non lo sei.


6 commenti:

  1. Non ci sono altre parole per dire quello che hai detto. Libertà prima di tutto. E non libertà dai vincoli matrimoniali, dai figli o dalle scelte "tradizionali". Non è "quella libertà" per cui abbiamo combattuto. E' la libertà di scelta. La liberta di essere ciò che vogliamo. Madri e mogli e basta? Bene. Lavoratrici e basta? Bene. Donne con un solo compagno per la vita? Bene. Donne con mille compagni? Bene. Donne con abiti lunghi fino ai piedi? Bene. Donne in minigonna? Sempre bene. Ogni giudizio di valore limita la libertà. Ogni frase che implichi "io sono nel giusto, tu no" è la sottrazione di un pezzo di quel principio di libertà. Ed è per il principio di libertà di essere noi stesse che è nato il femminismo. Essere donne, esseri umani, liberi di essere ciò che desiderano... "Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me cos'è la libertà"....

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    1. Me la canticchiavo in testa, mentre scrivevo: Guccini aveva espresso tutto molto prima e molto meglio di tante presunte femministe. A dimostrazione che il femminismo è solo un'altra parola per indicare il rispetto dato dall'intelligenza.

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  2. Non avrei saputo dirlo meglio, condivido tutto, punto per punto. La mia libertà finisce dove inizia quella di un altro: se sono libera di non avere figli, questo mio diritto non deve andare a scalfire o mettere in dubbio la dignità di chi decide altro per sè. Come tu stessa hai affermato, spesso sembra che queste donne esaltino la loro scelta propinandola come la migliore come se, in un certo senso, dovessero giustificarla. Perchè? Suona quasi come una ripicca: voi fate tutte figli? Allora io non ne faccio. Come se poi le conseguenze di una scelta non ricadessero direttamente su chi l'ha fatta. E a volte ho l'impressione che si usi il femminismo per celare una sorta di esibizionismo...
    Non è un discorso che vale solo per la maternità, ma per tutto: massima libertà di scelta, ma con rispetto e, soprattutto, con cognizione di causa, senza che nessuno paghi per ciò che facciamo, pregiudizi compresi.
    Nella vita ho incontrato donne che si sono nascoste dietro la maternità per non ammettere la loro paura di tentare strade diverse,denigrando le single carrieriste, e ho conosciuto anche quelle che non hanno voluto farsi una famiglia per le paure opposte, criticando aspramente chi ha imboccato l'altra strada. Con grande dispiacere ammetto che il problema delle donne spesso sono le stesse donne, perchè le persone che ho appena citato dovrebbero limitarsi a valutare la propria vita, ad arrivare a sera e a chiedersi se la casa piena di bambini, oppure quella vuota e silenziosa siano appaganti. La propia casa, non quella delle altre...

    Manila/Grazia.

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    1. Concordo in pieno: in un mondo dove siamo la maggioranza, suona almeno strano che non riusciamo a ottenere la completa parità dei sessi. Inizio a sospettare che siamo noi per prime a non volerla, perché non riusciamo a fare a meno di criticarci a vicenda. Gli uomini, mi pare, lo fanno meno, per quanto riguarda le scelte personali, o non lo fanno affatto. E forse questo è uno dei nostri maggiori problemi.

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  3. Libertà sì, assolutamente.
    Ho le mie idee e le porto avanti con determinazione senza farmi influenzare, accade ora e succedeva anche quando ero più giovane...mi dicevano che ero una testa di c...o, la pecpra nera della famiglia ed io ne ero felice.

    Sono d'accordo sulla parità, ma entrambi i sessi devono guadagnarsi ciò che hanno, no?
    Dobbiamo insegnare ai nostri figli che non ci deve essere sottomissione, ma sana collaborazione e soprattutto RISPETTO. Rispetto per tutti!!!

    Concordo con Manila/Grazia, spesso il problema della libertà delle donne è delle stesse donne.
    Ti porto il caso di una coppia che conosco molto da vicino:
    si sono sposati perchè secondo lui in tutta la compagnia erano gli unici da sposare e quindi LEI ha accettato
    primo figlio perchè è normale che ci si sposi e si abbia un figlio
    secondo figlio perchè entrambe d'origine avevano più di un figlio
    ora sono separati in casa e non vanno d'accordo.
    Le scelte avventate e poco ponderate si stanno riversando tragicamente su di loro.
    Lei più volte ha espresso il suo risentimento verso se stessa per il consenso al matrimonio, per non aver pensato con la sua testa.
    La separazione sarebbe uno scandalo.
    Ha una vita che non le piace, una famiglia che le sta moolto stretta ed arranca giorno per giorno rasentando l'esaurimento.

    Il problema di questa donna è lei stessa, e ti esempi così te ne potrei portare parecchi con situazioni familiari più o meno gravi.

    Quindi donne, pensiamo con la nostra testa e ricordiamoci che sono gli uomini ad avere un solo neurone che sballotta nella scatola cranica, noi siamo quelle multitasking.


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    1. Eh, sono d'accordo con te sul fatto che ci sono molte situazioni del genere; allo stesso tempo credo che ogni scelta sia una scommessa e che non dovremmo essere duri nell'incolparci quando la scommessa va male, né essere troppo orgogliosi di noi stessi quando va bene, perché a volte è solo questione di fortuna.
      Certo che piazzare quella scommessa, già difficile in partenza, senza i presupposti giusti e per i motivi sbagliati ("perché tutti lo fanno") è chiamare la sfortuna in partenza. Dovremmo sempre ricordare che siamo unici, che abbiamo una sola vita e che pertanto dobbiamo viverla come desideriamo noi e non come è uso farlo.

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