lunedì 11 maggio 2015

L'amore è (11/05/2015)

Non ho sempre voglia di stare con te, perché stare con te implica fare le cose che piacciono a te; a volte ho voglia di fare anche le cose che piacciono a me, tipo rilassarmi sul divano con il kindle, o andare a correre a un orario decente e non solo quando tu sei all’asilo; a volte ho bisogno di fare le faccende di casa e mi va di fare una torta o un sugo senza che tu venga a tirarmi per la manica per giocare; a volte finisco la giornata lavorativa alle otto di sera e non ho voglia nemmeno di cenare, figurati di pensare a un gioco; e a volte ho proprio voglia di stare da sola, senza chiacchiere (e tu parli più di quanto respiri), senza televisione, nel silenzio e nel vuoto. Perché l’amore non è voglia continua di stare insieme o bisogno di condividere tutto: l’amore è anche capacità di lasciarsi i propri spazi, di apprendere gli interessi altrui senza per questo parteciparvi, l’amore è anche voglia di sentire la mancanza dell’altro (e mi manchi sempre, di questo non dubitare mai), perché poi ci ricorda quando sia bello stare insieme, e se guardi me e tuo padre ti accorgerai di quale equilibrio abbiamo raggiunto in quel senso, di come rispettiamo gli spazi reciproci e poi costruiamo uno spazio insieme. E quando sarai grande farò lo stesso, rispetterò il tuo bisogno di solitudine nell’adolescenza e i tuoi segreti e i tuoi interessi e non ti chiederò mai di riempire i miei vuoti, perché l’amore non riempie i vuoti: l’amore li trasforma in opportunità.
Non ho sempre bisogno di sapere cosa fai, cos’hai mangiato, se hai fatto la cacca, perché l’amore non è conoscenza morbosa di ogni particolare, ma scelta ponderata delle cose importanti. A volte mi distraggo, quando la maestra mi dice cosa c’era per pranzo, perché sto già pensando a quale canzone canteremo insieme in macchina e a quale cartone guarderemo insieme la sera – perché conosco le tue canzoni e i tuoi cartoni preferiti, anche se non so quante volte sei andato in bagno. E quando sarai grande e io vecchia non dovrai sapere quante volte sono andata in bagno io o se ho fatto la coda alle Poste, ma basterà che ricordi quel che già sai, le mie canzoni preferite e i miei libri preferiti e il mio colore preferito, perché l’amore non è una cartella clinica da compilare, ma un romanzo da scrivere.
Non ho alcuna necessità di essere il tuo primo pensiero: posso essere il secondo, il quinto o anche l’ultimo, se ti stai divertendo con la nonna o con gli amici, perché l’amore non è una gara di velocità ma una di resistenza. Che tu sia felice anche senza di me mi rende anche più felice, non toglie nulla a ciò che provi per me; e che io passi una serata felice anche senza di te non toglie nulla a ciò che provo per te – significa solo che avevo bisogno di chiacchiere con le amiche o di fare una cenetta romantica con tuo padre. Perché l’amore non è un chiodo fisso nel cervello che deve tormentarti ogni secondo, non è un biglietto da timbrare quotidianamente né una classifica da sbaragliare, l’amore non è egoista né pauroso, l’amore è un vetro colorato attraverso il quale hai imparato a vedere la vita e non importa cosa tu stia guardando, non importa che tu ti stia concentrando su altro, l’amore darà a tutto il resto quel colore nuovo. Ecco perché ci sei anche quando non ti penso, ecco perché, quando sarai grande, non ti chiederò di pensarmi sempre, ma spererò di essere diventata un colore per te.
Ti sto scrivendo queste cose perché le ho imparate grazie a te, ho dovuto scriverle in me stessa per te, perché prima non le sapevo neppure io. Quando sei grande non hai bisogno di definire l’amore, perché lo vivi con l’istinto, anche con la sconsideratezza: senti e agisci in base al momento, e se poi funziona tanto meglio, ma se non funziona impari cosa non ha funzionato e la prossima volta farai diversamente. Pensi di poterti permettere l’istinto e la sconsideratezza perché hai di fronte un altro adulto che sente e agisce con altrettanto istinto e altrettanta sconsideratezza, e i rispettivi errori fanno male a entrambi ma sono ferite che puoi sempre rimarginare. Ma quando hai a che fare con un bambino capisci che non tutto si rimargina, e non sai quali ferite che a te magari sembrano minuscole sono invece state inferte in profondità, e allora devi cercare di non ferirlo mai, un bambino, e a quel punto capisci che forse non avresti dovuto ferire mai nessuno, che forse queste domande dovevi fartele prima, che forse queste cose le dovevi scrivere prima, dentro te stessa, non per sopprimere la naturalezza ma per imparare a orientarla.
E allora devo anche capire cosa sia per me l’amore, cosa puoi chiedermi, cosa non posso darti, per insegnartelo prima con l’esempio e poi un giorno con queste parole. Per non soffocarci, per non limitarci, per non ferirci; perché in futuro tu conosca non le mie risposte, sulle quali potrai anche non essere d’accordo, ma le mie domande, e ti ponga quelle domande come me le sono posta io, magari prima di me, magari trovando risposte migliori.
Sai, la mamma ha questa teoria degli incastri, questa convinzione che ci siano fili tirati tutt’attorno a noi, che oscillano a seconda dei nostri movimenti, che si possono rafforzare o spezzare. Non è quella cosa della farfalla che batte le ali e dell’uragano che scoppia dall’altra parte del mondo: a me fanno pure schifo, le farfalle, e a questo punto è anche chiaro che portano sfiga, con tutti questi uragani che causano. È più l’idea che nulla vada perduto o ignorato, di ciò che proviamo e facciamo, che ogni nostra parola o azione abbia un ricevente e che ogni nostra parola o azione possa incidere su quel ricevente, nel bene e nel male. È chiaro che quest’idea è nata soprattutto con te, è cresciuta con te, nella scoperta di come ogni mia espressione, ogni mio gesto abbiano per te un significato e di come ogni tua espressione, ogni tuo gesto abbiano per me un significato. Ma vedi, quel che tu mi ha insegnato non è relativo solo a te, mi hai dato una lettura diversa del mondo, della vita, di tutte le persone attorno a me; mi hai dato mille domande a cui tento di dare risposta; mi hai dato lo spazio e l’opportunità, tutti i romanzi migliori, un arcobaleno di colori con cui guardare il mondo.
Sei il bisogno di definirmi ma mai di definirti, sei la ricerca dei limiti solo per poterli superare, sei il punto interrogativo alla fine di ogni frase, sei altro da me, nato da me, che ha fatto rinascere anche me come altra da me.
Hai presente quel momento, quando giochi nel parco con i tuoi amici e io ti controllo leggendo un libro, e d’improvviso, senza nessun motivo particolare, mi corri incontro e ti stringi alla mia pancia e mi dici “ti voglio un bene dell’anima” e mi baci e io ti abbraccio forte e ti dico “io di più” e ti bacio anch’io.
E poi apro le braccia.
Poi apro le braccia che ancora sanno di te.
E ti lascio andare.

Ecco, l’amore è quello.




6 commenti:

  1. E scommetto che un giorno sarà orgoglioso di te, così come tu lo sei di lui.
    Non aggiungo altro, buon compleanno.

    Manila/Grazia.

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    1. Renderlo orgoglioso di me è una bella sfida, ma sono pronta ad accoglierla!
      Grazie mille!

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  2. Il batter d'ali di una farfalla è il tempo che impiegano i nostri mostriciattoli a nascere, crescere e diventare grandi.
    Quando il primogenito ha compiuto 13 anni mi sono sentita in colpa.
    Sì, in colpa per tutte le cose che avrei potuto fare con lui quando ne aveva 3 o 5 o 9 e non le ho fatte.
    In colpa per quelle volte che avrei dovuto essere con lui e non c'ero.
    Ora, benchè sia molto legato a me ed io a lui, a 13 tutto è diverso, la visione del mondo di un adolescente è diversa, anzi è panico per me che gli sono accanto...
    Ma gli adolescente sono tutti così?
    Brufolosi, sufficientemente rincoglioniti, stupidotteri, puzzolenti e imbradipiti??
    Ma dov'è andato a finire mio figliooooooo?????? Lo rivoglio indietro!!
    Per fortuna che il 10enne mi tiene incollata a "mondo reale" facendomi vedere cartoni senza senso e di una stupidità disarmante.

    Nonostante tutto, la cosa bella è che parliamo, tutto il resto è noia.

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    1. Io provo lo stesso ogni mese: potevo starci di più, giocarci di più... Ma no, mi dico, no, perché è più importante che abbia una mamma realizzata e piena di interessi che un pianeta che gli gravita attorno. Perché a mia volta non pretenderò che mi graviti attorno.
      Ma D, temo e tremo al pensiero della sua adolescenza: posso saltarla in blocco?

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  3. Credo che piacerebbe a tutti saltare il periodo dell'adolescenza dei propri figli a piè pari, invece nel pacchetto della maternità è compreso anche questo.
    Ma poi per te dovrebbe essere più facile avendo a che fare tutti i giorni con questi "alieni", no??? ^_^

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    1. Proprio per questo non mi capacito: come può questo bambolotto sorridente diventare così complicato?

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