martedì 22 settembre 2015

Il diritto di parlare a vanvera

Allora, a me piace l'educazione e anche quando critico un libro cerco di mantenere un tono non aggressivo (salvo per After, lo ammetto: lì la nausea era tanta);
tuttavia ci sono anche le recensioni sarcastiche e cattive, come tutti sappiamo, e amen: c'è chi le scrive proprio perché quello è il suo stile e c'è chi ha secondi fini e amen di nuovo, fa parte del gioco e insomma, impariamo a crescere e accettarlo con serenità.
Ultimamente, col fatto che Amazon ha messo la possibilità di rispondere alle recensioni (io me ne sono accorta due giorni fa leggendo il post di una blogger, stordita come sono), pare che si sia ravvivata la solita polemica degli zoccoli duri che sostengono il loro autore diventando aggressivi nei confronti di chi lo critica, e questo mi sconforta molto. Leggo davvero troppe recensioni positive, su blog che dovrebbero almeno fare una cernita e invece promuovono tutto, e quando poi vai a leggere che quel blog collabora con le CE che sta recensendo così positivamente un dubbio te lo poni. Come si fa a essere spietatamente onesti quando è la CE che dovresti criticare a mandarti i libri gratis e magari anche a pagarti la partecipazione a fiere, eventi e altro? Credo sia difficile, perciò ben vengano a questo punto quei pochi blog che ancora scrivono anche recensioni negative, e che mostrano con ciò un’onestà rara.
Il che non vuol dire che chi scrive recensioni negative abbia sempre ragione: a volte leggo delle sciocchezze immense, soprattutto nelle critiche ai classici della letteratura, recensioni che mostrano, ahimè, l'ignoranza di chi le scrive, che non ha compreso né il tema trattato né lo stile dell'autore (esempio: chi si lamenta perché Brave new world è una pessima satira...).
Ciò non toglie che le recensioni negative ci devono essere, perché i gusti umani sono differenti; magari dal mio punto di vista chi non ha grosse competenze letterarie potrebbe limitarsi a dire che il libro non gli è piaciuto, ma ohi, alla fine se se la sente di dare un parere tecnico ha il diritto di farlo, d'altronde è il recensore che ci mette la faccia.
E noi quella faccia dobbiamo lasciarla stare, che sia la mia, la vostra o quella del vostro peggior nemico. Noi non dobbiamo mai aggredire un recensore negativo, perché se ha espresso un parere intelligente può arricchirci, se ha espresso un parere stupido, beh... poveretto lui.
Arrivo alla conclusione, perché giuro che avevo in mente una conclusione sin dall'inizio, poi ho un po' girovagato. Insomma, quel che forse più mi infastidisce, ed era a questo che volevo arrivare, è quando il recensore negativo viene attaccato con cose come: "Tu pensi di fare meglio?" "Tu pensi di saperlo scrivere?" "Taci, che tu non sapresti mai scrivere questo."
Ma cosa c'entra? Quando uno esprime un parere su un libro lo esprime da lettore, non da scrittore. Non deve saperlo scrivere lui, il libro, deve solo dire se gli è piaciuto o meno. Posso capire che, se la persona nella recensione fa venti errori di grammatica, magari dovrebbe esimersi dal criticare la grammatica del libro in questione, ma il diritto di dire: "a me ha fatto schifo" l'abbiamo tutti.
Poniamola su altri livelli: io non ho una gran voce e so appena strimpellare la chitarra classica. Quindi non potrò mai dire che non mi piace un cantante o una canzone, dal momento che io non saprei cantarla o comporla? Voi ascoltate tutte le musiche e tutti i gruppi o alcuni vi fanno schifo? E vi permettete di dire che fanno schifo solo se siete cantanti a vostra volta?
Al ristorante, se un piatto non vi piace, dite che non vi piace e lo lasciate lì, o pensate che in fondo, visto che voi non conoscete quella ricetta, deve essere buono per forza, non avete il diritto di giudicarlo, e lo mangiate tutto con la nausea in gola?
Insomma, esprimere un parare è diritto del fruitore, che non deve a sua volta essere produttore.
Di mio, posso solo consigliare di essere cauti. Di pensarci un secondo, prima di diventare troppo 'tecnici' nelle recensioni (parlando di grammatica o narratologia o verosimiglianza), quando non tutti hanno le competenze necessarie (di letteratura e filosofia, almeno); perché se nella recensione ci si erge a conoscitori supremi di qualcosa che non si conosce affatto, si fa una pessima figura e si fa perdere di valore a tutta la recensione, che invece magari un valore l'aveva.
Però sia chiara una cosa: per dire che un libro non mi è piaciuto, non devo saperlo scrivere io. Io sono il lettore. Starà poi all'autore vedere nella mia recensione uno spunto di riflessione oppure concludere, e molte volte a ragione, che sono una poveretta che non ha capito nulla e che parla a vanvera.
Bla bla bla. Un po' come Dracula. Un po' come ho appena fatto.


P.S. Grazie ai lettori che mi hanno seguito fin qui e che hanno sempre evitato di aggredire chi mi lascia recensioni critiche. Nel vostro rispetto alle critiche ai miei libri, leggo anche il rispetto nei confronti miei e del mio modo di comportarmi sul web.

2 commenti:

  1. Libero arbitrio.
    Libera di parola, di lingua, credo, quindi libertà.
    Democrazia.
    Se a me non piace un qualcosa non mi permetto di denigrare colui che l'ha creato, mi limito ad esprimere il mio umilissimo e modestissimo parere.
    Se poi chi mi ascolta/legge è sufficientemente intelligente capisce che le critiche sono e devono essere costruttive.

    Questa volta sono stata molto breve...fortuna tua :-D

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    1. Sì, forse il problema delle critiche è che spesso invece vanno al creatore; io però anche in questo caso non mi sento di arrabbiarmi: provo un po' pena per chi attacca gli altri per il gusto di farlo e mi limito a stringermi nelle spalle.
      Se invece sono critiche all'opera, nulla da eccepire.

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