venerdì 11 settembre 2015

Il signor Ma

Ultimamente inizio a pensare che la più brutta parola della lingua italiana sia: ‘ma’.
E non è perché mio figlio inizia tutte le frasi con: “Ma io…”, intendendo che sta già recriminando a priori.
È un altro tipo di ‘ma’ che mi affligge, il ‘ma’ che non delimita un’eccezione o una limitazione, ma nega tutto quanto affermato in precedenza.
“Non sono omofobo, ma non potrebbero farlo a casa loro e senza tirare in mezzo dei figli?”
“Non sono razzista, ma non potrebbero rimanere a casa loro invece che venir qui a delinquere?”
“Non sono maschilista, ma le donne non dovrebbero vestirsi di più se non vogliono essere violentate?”
Mio caro signor Ma, cerchiamo di capire una cosa: l’uguaglianza tra esseri umani non ammette ‘ma’, proprio perché si chiama uguaglianza. Non fa caso al colore della pelle, all’orientamento sessuale, al modo di vestire, né alla fede, al credo politico, proprio perché si chiama uguaglianza.
E se siamo uguali, lo siamo nel bene e nel male, il che significa che ci sono pessimi genitori eterosessuali come pessimi genitori omosessuali, delinquenti stranieri come delinquenti autoctoni, e tra questi delinquenti uno stupratore è uno stupratore, non lo diventa perché una indossa una minigonna, tant’è che stuprano anche quelle col burka. MA è perché loro sono musulmane, vero? Eppure anche la donna dovrebbe essere uguale all’uomo e, come l’uomo, avere la libertà di scegliere come vestirsi e comportarsi. Se un uomo viene stuprato, è forse perché indossava dei pantaloncini e aveva bevuto una birra? O perché ha incontrato uno stupratore?
E poi ci sono fantastici genitori omosessuali come fantastici genitori eterosessuali, fantastici lavoratori autoctoni come fantastici lavoratori stranieri, e uomini che non stuprerebbero mai una donna, neppure se fosse in mutande, e – pensate! – donne che non amano il colore rosa e non sanno cucinare eppure sono felici lo stesso, e uomini che cucinano benissimo e indossano magliette rosa eppure sono felici lo stesso. Sconvolgente, vero?
Ecco a cosa porta il ‘ma’: a negare tutto ciò che si affermava prima, a negare l’umanità.
Essere a favore dell’uguaglianza, essere umani non contempla un ‘ma’. Essere persone minimamente decenti non comporta il ‘ma’. Comporta il credere che abbiamo tutti uguali diritti e doveri, uguali possibilità e capacità, e la libertà di scegliere la nostra esistenza, nei limiti della legge del paese in cui viviamo. Vi ricordate cosa diceva quel tale che non era proprio l’ultimo idiota sulla terra? “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. E per quanto mi riguarda, non c’è altra legge morale che quella che mi impone di non nuocere mai al mio prossimo, né con azioni né con parole né con pensieri, e anzi di combattere perché il mio prossimo abbia le mie stesse opportunità. Sapete, quel minimo di empatia, e laddove non ci sia empatia, quel minimo di razionalità che mi aiuta a capire che se io sono come sono è solo perché ho avuto il caso di nascere in un paese in cui non c’è la guerra, con una pelle di un colore mai discriminato, e con un orientamento sessuale mai discriminato. MA se così non fosse stato? Chi ha messo la mia scintilla vitale in questo corpo, in questa mente, in questo Stato, poteva metterla ovunque. E sarebbe stata sempre la mia scintilla vitale. Solo che allora non sarei dalla parte di quelli che combattono per gli altri, ma di quelli che combattono per sé.
In ogni mia parola, sul blog, su facebook, su twitter, in classe, nella vita, nei miei libri, io cerco di trasmettere questo: l’assoluta uguaglianza delle persone. E il rispetto di quell’uguaglianza anche attraverso uguali diritti e doveri. E ogni volta che leggo quel ‘ma’ capisco che al mondo c’è un altro contro cui combattere, un altro che vuole fare del male a chi non conosce, solo perché il caso ha messo la sua scintilla vitale in un corpo e in un luogo privilegiato.
Per cui mi resta un’unica cosa da dire al signor Ma: “Non penso che tu sia un emerito coglione, ma…”



3 commenti:

  1. Troppi preconcetti, troppi supponenti, troppa invidia, ma...se tutti cominciassimo a coltivare solo il nostro piccolo orticello senza per forza dover sbirciare quello altrui pensando di vedere frutta e verdure migliori?
    Bisogna cominciare a strappare l'erbaccia dal proprio terreno e poi seminare, piantare, coltivare ed apprezzare le piccole meraviglie che possiamo cogliere.

    Forse questa metafora ti potrà sembrare fuori luogo MA mi capita spesso di usarla per "farmi capire".
    In generale viviamo di MA perchè pensiamo che gli altri siamo più fortunati, siano migliori, abbiamo cose più belle delle nostre senza pensare che possiamo migliorare noi stessi provando a raggiungere obiettivi ambiziosi; ci stiamo uniformando al peggio senza aspirare al meglio...MA allora siamo proprio stupidi!!!
    Sono anche convinta che ci siano persone buone e cattive ( i margini di miglioramento ci sono sempre!!!) senza distinzioni di genere, colore della pelle, religioni, no?
    Ma...ma..ma....
    In fondo mi piace pensare che sia solo la prima sillaba della parola MAMMA e tutto il resto è ignoranza!

    PS:

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    1. Non solo concordo con tutto, MA la tua chiusura è pura poesia. Ora, ogni volta che sentirò quel MA, potrò sovrapporre la vocina del patato che mi chiama mamma, e saprò essere molto più tollerante e persino sorridere, grazie!

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  2. Grazie a te dolcissima Mirya ^_^
    Ho lasciato un PS e non ricordo perchè....sorry

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