martedì 22 dicembre 2015

Il valore della vacanza

Oggi ho letto un articolo di una docente che invitava i colleghi a non dare compiti agli alunni, per Natale, per permettere loro di riposarsi. Lo trovate qui.
A dispetto del modo in cui veniva pubblicizzato, io credo che quest’articolo sia solo un modo per acchiappare clic facili, e che nel farlo sia disonesto, perché dice quel che tutti vogliono sentire pur sapendo che è la cosa sbagliata.
Dunque, innanzitutto non sono d’accordo sul fatto che due settimane siano giuste: per me, come vacanze di Natale, sono troppe. In altri Paesi ci sono più stacchi, ma più brevi, durante l’anno scolastico (non parliamo dei mesi estivi, che per gli alunni sono deleteri). La mente, come il resto del corpo, va tenuta in allenamento; quando i ragazzi tornano, dopo Natale, sono rallentati, dimezzati nelle loro prestazioni scolastiche, e si fa fatica a ricominciare anche se li si è tenuti in allenamento. Figuratevi dopo l’estate: a settembre non sembrano neppure loro.
I compiti natalizi non servono a torturarli: servono a tenerli in allenamento; e servono, soprattutto, a non massacrarli poi a gennaio, quando tornano a scuola e mancano pochi giorni alla chiusura del primo quadrimestre. Le vacanze di Natale e i compiti natalizi mi permettono di spiegare un bel po’ di roba a dicembre senza che loro debbano ammazzarsi subito a studiarla, ma facendo sì che possano poi invece studiarla ed elaborarla a casa, per Natale. E siccome la scuola dura poco – fatevene una ragione, la scuola dura troppo poco e i docenti decenti vorrebbero più ore, sempre, a differenza di chi scrive quell’articolo, perché non importa quanto sei stanco: sai che hai ancora tanto da insegnare –, bisogna far fruttare quelle ore nella maniera migliore possibile. Se non studiano a Natale devono studiare come muli a gennaio, e già così, facendo un po’ prima, a Natale, fanno fatica. E a fine gennaio si chiude il primo quadrimestre e ci sono i debiti eventuali.
Poi, sul fatto che l’alunno dovrebbe approfittare delle vacanze natalizie per coltivare altri interessi: magari. Il fatto è che non lo fa, in genere. E che una docente mi dica che gli interessi li coltiva su internet, mi fa pensare che o quella docente non conosce internet, o non conosce i suoi alunni, o appunto ha scritto un articolo solo per acchiappare clic. Io adoro internet, lo uso tantissimo per ricerca e per coltivare altri interessi, e proprio per questo ho visto, e lo vedete tutti, che la maggior parte delle persone non lo fa. Che si sta su internet per condividere l’immagine del gattino sul social network o la propria foto imbarazzante, e va bene, va benissimo rilassarsi, ma non ditemi che questo è comunque un modo per coltivare interessi che contribuiscano alla formazione dell’individuo. L’alunno lasciato da solo difficilmente su internet legge i quotidiani, fa ricerca, o anche solo guarda un film. Perché non sono mica contraria alla televisione, intendiamoci: i film sono fantastici, le serie televisive sono fantastiche. E lo dico pensando sia alla regia di un Hitchcock che alle trame di Supernatural: ogni storia serve a sviluppare la logica, l’immaginazione, la capacità critica. Ma non Maria De Filippi. O meglio ancora: volete utilizzare le vacanze di Natale per fare un’analisi sociologica di Uomini e donne? Va benissimo. Volete passarle a indovinare se lui sceglierà la bionda o la mora? State buttando la vita.
Tutto, tutto può essere formazione e ricerca, ma sotto la guida di qualcuno, in genere. Posso pure fare un esame sui mille modi di dire ‘patata’ in dialetto (non è un esempio a caso, è stato uno degli esami che ho dovuto sostenere per la mia prima Laurea), ma se mi limito a fissare per tre ore una patata, invece, non ho imparato nulla. Sempre che stia parlando di un tubero.
Terzo aspetto da considerare: no, gli alunni non hanno diritto alle vacanze, come non l’abbiamo noi. Io, come docente, durante le vacanze ho pile di compiti da correggere, lezioni da preparare e documenti da consegnare. E al di fuori del mondo scolastico: voi che fate? Perché a me pare che la maggioranza dei lavoratori a Natale abbia due o tre giorni di ferie; chi lavora nella ristorazione nemmeno quelli, anzi, lavora di più a Natale. E andiamo più a fondo: chi invece ha due settimane di ferie perché l’azienda chiude, o chi è casalingo, davvero si gratta la pancia? Immagino che qualcuno farà la settimana bianca, ma non credo siano così tanti, a giudicare dalla crisi di cui leggo. Gli altri cosa fanno? Tiro a indovinare: puliscono casa, perché magari lo sporco si è accumulato nei mesi precedenti; si costringono a quelle visite di controllo che hanno trascurato, anche roba banale come il dentista; accudiscono i figli, signori, voi accudite i figli. Non vi sembra un lavoro? Ora, io credo che ogni giorno ci alziamo, prepariamo la colazione, vestiamo il bimbo, ogni giorno abbiamo una lavatrice o una lavastoviglie, ogni giorno da stirare; e poi da lavorare. Questa è l’esistenza. Il concetto di ‘vacanza’ totale non l’abbiamo praticamente mai, salvo forse una settimana all’anno se andiamo in un albergo tutto compreso. Poi torni a casa e per prima cosa metti su la lavatrice.
E questo che c’entra con i compiti? Beh, c’entra perché io vedo sempre più giovani in difficoltà nell’entrare nell’età adulta perché non vogliono diventare adulti. E come dargli torto: da adolescenti hanno docenti bugiardi e acchiappa-clic come quella dell’articolo di sopra che dicono che hanno diritto a non far nulla. No, mi spiace, la vita non è così. E non è mica che sia triste, la vita: è che c’è da lavorare ma poi c’è anche la soddisfazione. Io adoro cucinare, e faccio pure il pane in casa, e mi prende tempo e fatica, ma mi dà anche soddisfazione. Come ogni cosa per cui ci si impegna.
Ora, io, da docente, mi sento di dirvi che i programmi sono lunghi, che i giorni scolastici sono pochi, che – e lo dicono le statistiche – l’Italia sta producendo laureati ignoranti, non competitivi. Il che vuol dire che dobbiamo insegnare di più e meglio, che devono studiare di più e meglio, che non c’è vacanza dal cervello, per farlo fruttare. Ma se non la pensate così, se pensate che ci siano comunque anche altri fattori di crescita oltre allo studio, sono d’accordo comunque. E allora fateli crescere, questi ragazzi. Invece di far loro studiare Dante, insegnate loro a cucinare, a lavare, a stirare, a fari giocare un bimbo. Imparare a fare una crostata di frutta è un’arte e richiede dedizione e abilità come imparare a sviscerare una terzina. Per me potete anche farmi quello, per Natale: insegnare ai vostri figli qualcosa di utile tanto quanto Dante, e ogni lavoro, ogni creazione, ogni impegno lo è. Pure quello sportivo, eh, purché sia serio.
Ecco, forse il discorso è tutto qui: insegnate loro a essere seri e a divertirsi a essere seri, perché io non credo che il divertimento sia guardare Maria De Filippi. Io credo che quello sia rincoglionimento. La fatica, molto spesso, ripaga. Diventa pure bella, se dà i suoi frutti. La lobotomia no.
Per cui a me va bene tutto: che mi rimandiate a gennaio un cuoco, un imbianchino, un portiere, ma che mi rimandiate qualcuno che ha imparato qualcosa, non solo del mondo ma di se stesso, delle proprie capacità e di come usarle. Perché ogni cosa è studio e ogni vacanza può avere un valore aggiunto.
Io in queste feste correggerò compiti, preparerò lezioni, andrò dal dentista, mi rimetterò a correre di più perché ho perso un po’ tonicità, cucinerò un sacco, scriverò, cercherò di visitare qualche posto nuovo per arricchire le mie conoscenze artistiche e soprattutto lavorerò tanto col mio bimbo, che ha iniziato la prima elementare e, essendo uno che si distrae facilmente – pensa sempre ai dinosauri –, ha perso qualche passaggio nelle lezioni. Per cui sì, noi useremo le vacanze anche per aiutarlo a migliorare, a scoprire il gusto del capire tutto, e poi certo, ci giocheremo e lo porteremo in giro e al cinema, e ovunque leggeremo insegne e etichette, o meglio le faremo leggere e riscrivere a lui, e racconteremo le storie che abbiamo visto e altre che cercheremo di incontrare, e faremo puzzle e Lego e poi ancora leggeremo. Poi la notte lui andrà a letto e noi lavoreremo al resto, e io prima sistemerò la roba di scuola, poi andrò avanti col mio secondo libro, poi mi impegnerò nel mio matrimonio, che è importante, che richiede fatica anche quello, come ogni rapporto personale, come ogni cosa che valga la pena di essere vissuta. Insomma, io a Natale faccio più compiti. Come credo tutti gli adulti.
E per me questa vacanza avrà un valore immenso, perché mi permetterà non solo di lavorare su me stessa, ma anche sulla mia famiglia e sulle altre cose che amo.





7 commenti:

  1. Grazie per la lettura! Visto il quiz #StaiCattivo di Sky Atlantic? E basta con le smancerie natalizie! Ecco qui: http://staicattivo.skyatlantic.sky.it/

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  2. Carissima, devo ammettere che hai ragione. E molta. Io penso che il problema della scuola sia il modo in cui viene posta agli studenti: una scalinata infinita di cose che ci interessano e altre (molte di più) che non ci interessano e in cui non siamo bravi. Ma non basta dire che non sei bravo, sarà quel cavolo di voto che ti porterai dietro a vita perché tutto va valutato ma nessuno si preoccupa prima di insegnarlo bene. Hai ragione anche sul fatto che le vacanze sia natalizie che estive siano deleterie, perché poi ci si trova a dove correre a maggio per fare tutto e male. Eppure quelle vacanze servono, proprio per svuotare la mente; purtroppo non tutti la riempiono con stimoli o interessi che non siano i social - e io odio vedere la gente che si rincoglionisce davanti a facebook -. Non so se te l'ho mai scritto ma io sono una studentessa fresca fresca di maturità. E non sono passati che sei mesi da quando avevo paura ma non avevo voglia di studiare perché volevo fare altro, altro che dava valore a quella giornata perci miei standard. Ma poi ho dovuto farlo come tutti, perciò mi è piaciuto perché ho sempre adorato studiare (ma non i compiti, sono sincera) tranne la matematica perché ci odiavamo a vicenda.
    E hai ragione quando parli del fatto che i nuovi adulti non sanno fare nulla - me compresa -, e quando i miei genitori attaccavano sempre le vacanze perché loro in quelle vacanze facevano il triplo, come te: lavori, curi i figli, pensi alla casa, pensi al partner, e la spesa, il medico... Abbiamo un cane?! Gli amici, le cose da aggiustare...
    Non ho mai capito fino a quando non sono diventata "grande" e mi sono accorta che crescere è difficile e che era tutto molto più semplice prima, quando l'ostacolo più arduo erano le divisioni (che mi facevano piangere). Io capisco il tuo pensiero, ma in un mondo del genere, chi vorrebbe diventare grande? Solo se hai qualcosa a cui poterti aggrappare e riesci a costruirti uno spazio tuo in cui vivere, che a volte si affaccia al mondo - spesso, ma a volte -; e con questo ti saluto... Non so cosa sarà questo commento. Forse solo il fatto che (e potremmo riassumerlo così) è ora.

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    1. D'altra parte è anche giusto che le responsabilità si prendano poco alla volta, che quelle grosse, come le bollette e le cure e le pulizie vengano dopo; le spalle crescono, la forza aumenta, in fondo diventare grandi significa proprio questo. Ma vorrei che almeno ai ragazzi dessimo le responsabilità del loro essere ragazzi, che in questo caso significano poi studiare; e sono d'accordo che si possano studiare cose anche diverse dalle materie canoniche, basta appunto che il tempo non sia buttato guardando il soffitto. Anche perché in un certo senso proprio quel tempo libero di coltivare se stessi è un dono prezioso che poi non torna più. Sento tanti adulti che dicono di aver smesso di leggere quando hanno iniziato a lavorare, ed è molto triste; lo capisco, capisco la stanchezza a fine giornata, ma forse, con un po' di allenamento prima, leggere non sarebbe stato stancante, come oggi non lo è per me: è il momento migliore del rilassamento, pure se il libro è difficile o in lingua straniera. E io sarò illusa o strana, ma a me la fatica ha sempre dato grande soddisfazioni, ecco, per cui già oggi che è il mio primo giorno di vacanza e mi sono svegliata alle cinque mi sento felicissima per tutte le cose che ho fatto sino ad ora!

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  3. Ciao cara Mirya,
    buon Natale, buon anno, buona vita, buon tutto!!
    Tu non hai assolutamente idea di quanto approvi e concordi con tutto quello che hai scritto!!
    Sono madre di un adolescente e di un "primino" di scuola secondaria di primo grado (medie per gli amici) ho sempre sostenuto che troppe vacanze non vadano bene: prima prechè ero alunna ed adoravo andare a scuola e lo preferivo di gran lunga che stare a casa, ed ora in quanto mandre perchè mi accorgo che troppi giorni lontani dai banchi di scuola rendono i cervelli delle "amebe pappose": perdono alcune facoltà mentali stando a casa, forse perchè i neuroni vanno in standby?!?!
    Nonostante sia una "pungolatrice" ossessa e tormento le mie povere creature in quanto madre, vedo che in loro accresce la fase regressiva del "lo faccio poi" ed io do di matto.
    Forse devo dare anche un pò colpa ai professori (che non hanno una linea comune tra loro), alcuni come te e me sono a favore del lavoro di mantenimento, mentre i fautori delle "meritate vacanze" si prendono la libertà di accusare i colleghi in classe in presenza degli alunni.
    Nel mio piccolo io cerco di mantenere attivi i cervelli, spero che serva...
    A mio avviso la scuola dovrebbe durare 350 giorni all'anno, non volermene però, sia chiaro ^_^
    Ma poi vogliamo responsabilizzare questi benedetti ragazzi?????
    Non mi spingo altre perchè potrei degenerare, è un argomento che mi scalda abbastanza!

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    1. Ma guarda, io più o meno sono della stessa idea; preferirei piuttosto stacchi brevi o che noi docenti potessimo andare in ferie alternati, ma anche per me staccare del tutto dallo studio è deleterio, sono anni di formazione in cui sono spugne e assorbono tutto ma fanno anche in fretta a perderlo!
      Quindi concordo in tutto!

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