sabato 26 dicembre 2015

Sei ruote di fortuna

Ieri notte, la notte di Natale, da noi sono venuti i ladri. Probabilmente seguono la scia di Babbo Natale che è venuto la notte prima o forse è solo sfiga.
Per fortuna ci hanno aperto solo il garage e non sono venuti in casa, perché non c’è nulla che valga come la propria incolumità, e per fortuna noi, come molti ferraresi – chi ha letto Di carne e di carta lo sa – in garage non abbiamo le macchine, che invece stanno fuori e sono dunque chiuse, ma le biciclette. E si sono portate via quelle, tutte e tre.
1)      La mia bici da corsa; ce l’ho da dieci anni, da quando la precedente bici da corsa è finita, insieme a me, sotto un camion, sfasciandosi. Ho iniziato ad andare in bici da corsa prima dei quindici anni, mi alzavo alle sei ogni mattina per farlo ed era uno dei miei modi per fuggire dalla realtà. Ho ancora quel ricordo stampato in testa, l’aria gelida del mattino, la musica nelle orecchie e, a volte, le lacrime negli occhi e non solo per il vento. Non sono brutti ricordi, sono ciò che sono stata e ho amato moltissimo la bicicletta da corsa, per questo. La prima si chiamava Ietta, quella defunta sotto al camion. La seconda lo stesso, perché zia Ietta è sempre zia Ietta (La tata, per chi non sapesse di cosa sto parlando). Da quando è nato il patato, sono riuscita ad andare pochissimo in bici da corsa, perché come tutti sanno i bambini prima si portano nel seggiolino in auto e poi nel seggiolino su una bici normale. Ora però lui è cresciuto, e io la prossima estate finalmente sarei potuta tornare alla bici da corsa perché lui poteva venire in bici accanto a me. E invece, credo che a questo punto non la comprerò più. Perché adesso, da mamma, devo stare attenta a certe spese. E dunque addio, Iette di tutta la mia vita. Addio, strumento di sopravvivenza al dolore.
2)      La bici nuova del patato, nonché la sua prima bici personale. Prima abbiamo ereditato dai parenti bici usate con le ruotine, poi quest’estate abbiamo tolto le ruotine, prima una e poi l’altra, e a forza di cadute, pianti e risate, incitazioni e investimenti della mamma e del papà, il patato ha imparato ad andare in bici senza ruotine. E allora siamo andati a comprare la sua prima bici proprio sua, e siccome ci si era impegnato tanto l’ho lasciato libero di scegliere quella che voleva, perché volevo premiarlo e perché anche per me la bici era sempre stata anche un ricettacolo d’affetto. Lui l’ha scelta bianca e gialla, tra le altre cose, perché sa che il bianco è il mio colore preferito. Abbiamo fatto in tempo a usarla qualche mese, poi è iniziata la scuola (è ancora troppo piccolo per andare in bici con lo zaino gigante), poi è iniziato il brutto tempo e ora giustamente il marito dice che per ricomprargli la bici dobbiamo risparmiare un po’, perché stanotte i carabinieri gli hanno detto che stanno svaligiando tutti i garage di Ferrara e dunque potrebbero tornare. Ma a me piange il cuore al pensiero di dover limitare la scelta di mio figlio per colpa dei ladri. Nella vita lavoriamo sodo, prima di avere il patato io e mio marito abbiamo tirato la cinghia per anni, tantissimo, ora però abbiamo una certa serenità economica, che significa che non compro borsette da duecento euro e risparmio sul parrucchiere come tanti, però posso comprare a mio figlio la bici che vuole. Ma non una al mese, ovviamente.
3)      La bici seminuova del marito. Aveva circa un anno e anche lui quest’estate l’aveva usata tantissimo; proprio perché nei primi anni della nostra vita insieme avevamo stretto la cinghia, il marito si era sempre accontentato di pochissimo, in fatto di bici, anche perché lavorando fuori città da mattina a sera non riusciva a usarla spesso e quando poi è arrivato il patato il tempo libero semplicemente non è esistito. Poi però il patato ha cominciato a crescere, il marito l’anno scorso ha deciso anche di ricominciare a mettersi in forma (ha un fisico asciutto e normalissimo, ma è ovvio che con la vita di oggi si fa fatica a fare movimento e bisogna fare uno sforzo in più quando si inizia a diventare grandicelli, per non perdere elasticità e salute), e finalmente si è preso la bicicletta. Ha cercato di risparmiare comunque ma ne ha presa una che gli piaceva moltissimo e che andava benissimo e ha adorato tornare a usarla, perché anche lui, come me, come tutti i bambini ferraresi, ha passato giornate intere in bicicletta e adora pedalare. Anche lui è cresciuto coi suoi ricordi su due ruote. E ora, ora si chiede se ne troverà una uguale, che si adatti così bene alle sue gambe e alla sua schiena, e che non costi una follia.

E, soprattutto, siamo tristi. Una brutta notte, per mio marito, che è stato così generoso da non svegliarmi (io ho il sonno anche molto pesante), che è sceso da solo, parlando con i carabinieri chiamati da uno che ha visto il buco nel garage, che poi ha fatto la notte insonne perché ci si resta male, e che solo stamattina me l’ha detto. Perché tra una cosa e l’altra ci hanno portato via circa 600 euro, più il garage da sistemare, ma soprattutto ci hanno portato via i ricordi e le aspettative. Non so se per chi non vive a Ferrara sia comprensibile, quello che a volte noi proviamo per le biciclette. Forse siamo morbosi, ma Ferrara è proprio la ‘città delle biciclette’. E quelle biciclette sono anche emozioni. Quelle sono ruote di fortuna, a cui leghi le cose buone e le cose cattive, e che, come la fortuna, possono andare bene o male. Arrivare o esserti strappate.
Così mi sono messa subito a scrivere, perché questo è il mio modo di sfogarmi, ma ora mi sono vestita, truccata, e andrò in piazza con marito e figlio a festeggiare comunque Santo Stefano, perché non ho intenzione di farmi abbattere più di così.
Dunque, scusate lo sfogo, ma avevo bisogno proprio di questo: di sfogarmi, di affidare alle parole scritte le mie ruote di fortuna, e poi di lasciarle girare di nuovo, come faranno sempre.

E grazie della lettura e dell’ascolto, per cui avete girato insieme a me e a quelle ruote. 

2 commenti:

  1. Mi spiace davvero.
    Ti capisco perchè qualche anno fa sono entrati a casa mia e la sensazione che si prova è terribile.
    A noi hanno rubato parecchio, ma il disgusto, l'angoscia e l'amarezza hanno prevaricato sul valore degli oggetti stessi.
    Siamo stati privati della nostra intimità domestica, hanno violato la nostra casa che ritenavamo sicura per i nostri bambini...la visione di tutto cambia...
    Un abbraccio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oddio, mi spiace moltissimo, in casa è molto peggio e non solo per il valore degli oggetti, ma come dici tu per la sensazione di essere stati derubati della sicurezza e dell'intimità.
      Un abbraccio a te.

      Elimina