giovedì 28 gennaio 2016

Agli amici di ieri, di oggi, di domani

Non hai il diritto di sentirti offeso/a perché preferisco scrivere che parlare al telefono con te.
Non hai il diritto di sentirti offeso/a perché preferisco scrivere che uscire, questa sera.
Non hai il diritto di sentirti offeso/a perché preferisco scrivere che fare quel weekend via con te.
Non hai alcun diritto e basta, su di me.
Le persone più importanti della mia vita sono mio figlio e mio marito, e loro lo sanno, quanto per me conti leggere e scrivere, e sanno che hanno la priorità nella mia vita, ma subito dopo vengono i libri, e sanno che ho bisogno di leggere e scrivere quasi quanto ho bisogno di loro.
Da quando ho ripreso a scrivere, più o meno da quando sono rimasta incinta di Andrea, il tempo che ho dedicato alla scrittura è aumentato, paradossalmente mentre diminuiva in realtà il mio tempo libero. L’ho rubato al sonno, ai passatempi come la televisione, al mangiare, e anche alle amicizie, perché non potevo fare altrimenti, perché ho una famiglia e un lavoro che amo e poi amo leggere e scrivere. Perché da quando ho ripreso a scrivere sono di nuovo io, e non importa che fine facciano i miei libri, importa che io non faccia la fine che non voglio, soffocata da parole che non riesco a esprimere, com’è stato in quegli anni bui di non-scrittura.
E non è fame di fama, e non è fame di soldi, e non è indifferenza agli altri. È che sono proprio io, che sono proprio così: una moglie, una mamma, una docente, una scrittrice. Buona o cattiva, ma una scrittrice. E se dico che non posso perché sto giocando con il patato, e se dico che non posso perché sono a cena con mio marito, e se dico che non posso perché devo correggere compiti in classe, e se dico che non posso perché ho in testa un capitolo: è vero, ed è quasi equivalente (mio figlio e mio marito verranno sempre prima).
Io sono così. Per me la carta e la carne sono in grazia e armonia, tanto per citare insieme tutti i miei libri sino ad ora. Io sono così. E non mi devo giustificare per questo.
Ci ho messo un po’, a capirlo, perché il mondo ti fa pressione e si aspetta sempre che tu sia a sua disposizione. Perché chi mi ha conosciuto prima che ricominciassi a scrivere non conosce la Francesca (questo è il mio nome) che ero ancora prima, e ne ha conosciuto solo una versione dimezzata.
Ma io sono così. Se mi vuoi nella tua vita, mi devi volere intera, coi libri, miei e altrui, scritti e non scritti, sempre in testa.
Perché così ero prima che la malattia mi rubasse anni e anni di vita, perché così sono sopravvissuta alla mia infanzia e adolescenza, alla mia famiglia d’origine, alla malattia.
“E ho scelto i libri, ho ascoltato i libri, ho seguito i libri.”
Mio figlio lo sa: a lui vanno le ore migliori, ma quando abbiamo fatto i compiti e giocato e disegnato, la mamma ha voglia di scrivere, la sera, e lui lo capisce e rispetta.
Mio marito lo sa: a lui va il tempo che riesco a ritagliare dopo il patato, ma quando ho una frase o un paragrafo in testa, lui sa che mi assento, e quando alla sera mettiamo a letto il bimbo, lui sa che ci provo, anche quando non sono in vena, a scrivere almeno una scena, e sa che ne ho bisogno, e lo capisce e lo rispetta. Sa che anche per me spesso è uno sforzo, un sacrificio, che vorrei accoccolarmi su di lui o uscire più spesso da soli, ma sa che per le cose che ami fai sforzi e sacrifici, come ho fatto per lui e per nostro figlio.
Chi non lo capisce, non hai mai capito me.
E non è grave, capita di non capire gli altri, anzi: forse non si capisce mai nessuno.
Ma io sono anche questo, e starmi accanto vuol dire anche non sentirsi mai in competizione coi libri. Non ci si sentono mio marito e mio figlio, non ci si può sentire un altro.
Una lettrice, una scrittrice, una lettrice e scrittrice è anche i libri.
Non sono passatempi: sono altre vite, e chi legge e scrive le vive tutte.
Se vuoi viverlo, devi lasciarlo vivere a modo suo.
Potresti scoprire che in fondo è meno difficile di quanto sembri, e molto più divertente.

O più difficile di quanto sembri, ma ancora più divertente.



5 commenti:

  1. E' solo questione di rispetto verso gli altri e sè stessi.
    Io sono così, non devo e non posso cambiare per altri, se non ti sta bene è un problema tuo.
    Punto e basta.

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    1. E allo stesso modo io mi impegno a rispettare le esigenze e preferenze degli altri. Come dici tu, è solo questione di rispetto, e deve esserci da entrambe le parti o non si costruisce alcun rapporto.

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  2. Il commento più corto che ho ti mai fatto...sto migliorando Ahahahah

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  3. Non essere ciò che vogliono gli altri o come ti vogliono. Sii te stessa. Sii i libri, la lettrice e la scrittrice che desideri. Chi non lo capisce non merita spiegazioni. È ora di smettere di scusarci per come siamo e portare avanti ciò in cui crediamo e che dà forma a noi stessi. Per quel che vale, continua a passare del tempo con la tua famiglia, serena, a scrivere e io sarò contenta. E soprattutto sarò me stessa fino alla fine (ci è voluto molto per capirlo ma ora vivo meglio). Anche quando dovrei studiare per un esame e invece c'è la mia storia - la mia creatura - che mi chiama e io faccio fatica a resistere. O quando un libro è sul comodino e io so che si sente solo ma non posso leggere perché altrimenti i miei penserebbero che non studio abbastanza e mi rimproverebbero. È questo che voglio fare ma studiare solamente non è mai stato parte di me; e scrivo di nascosto, nessuno lo sa, altrimenti tutti si farebbero giudici e voci di sentenze. E io non sono pronta. Perciò colgo ogni momento possibile e chi non lo capisce, per me può continuare ad arrabbiarsi, perché so che a parti invertite, nessuno smetterebbe di essere o fare solo per me. Scrivi Francesca (a proposito, molto piacere!) e pubblica i tuoi libri che siamo qui tutti ad aspettare ansiosi!

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    1. Ma com'è triste, che tu debba scrivere di nascosto, com'è triste che ci sia una scala gerarchica delle cose che "dobbiamo" ritenere importanti perché lo ritengono gli altri. E da una parte nessuno ti direbbe mai che i libri non valgono, anzi, il buon senso comune, che di luoghi comuni si nutre, inneggia continuamente alla lettura, poi però ci si dimentica che per leggere bisogna ritagliarsi il tempo e che leggiamo ciò che qualcuno ha scritto, ritagliandosi altro tempo; e quel qualcuno magari potremmo essere noi.
      Io ci vedo una mancanza di logica di proporzioni immani: i libri sembrano essere la cosa più importante del mondo solo a parole, non quando distolgono da cose "concrete" che dobbiamo fare per far felici gli altri; io non ci sto, per me una filosofia di vita deve valere in ogni campo e in ogni modo, e io ho scelto i libri. Non sopra le persone, ma almeno a fianco sì.

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