venerdì 1 gennaio 2016

Grazie, illustrissimo

Oggi invece sarò brevissima.
Tempo fa in classe rileggevo l’operetta di Leopardi, il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere. Mi ha sempre messa in difficoltà, quest’operetta, mi ha sempre messa in difficoltà tutto Leopardi, al principio perché mi convinse troppo, perché era troppo in linea con la mia fase più amara, e poi perché comunque Leopardi è difficile da contestare. È di una lucidità disarmante, secondo me più di molti filosofi – difatti c’è chi lo ritiene più un filosofo che un letterato.
Ma sul resto del suo pensiero sono riuscita a conciliare, trovando la mia versione, il mio modo di contestare garbatamente, per continuare a credere che la vita valga comunque la pena – cosa che non ho sempre creduto, ma che ora credo fermamente – e sono una sostenitrice soprattutto de La ginestra, come sa chi ha letto Di carne e di carta. Su quel dialogo invece ho dovuto sempre cedere le armi: io indietro non tornerei. Io la mia vita sino a ora non la rivivrei, se non potessi cambiarla. E allora ha ragione Leopardi, mi chiedevo, dicendo che questo significa che ho avuto più dolore che gioia, e che la felicità che mi attendo è sempre in un futuro che non verrà?
Solo quest’anno ho trovato la risposta giusta per me: no, non è una questione di gioia e dolore, di bilanciare i momenti bui e quelli luminosi. È una questione di come ero e come non vorrei essere di nuovo. Rivivrei anche tutto, mi sono resa conto, se potessi viverlo come sono ora, come penso ora, come sento ora. Non è il passato, che vorrei cambiare, è la me stessa del passato, che ho imparato ad accettare ma che non vorrei tornare a essere. Per quello che sentivo, per il modo in cui lo sentivo – senza equilibrio, senza mediazione, senza riflessione –, per quello che facevo sentire agli altri e per il modo in cui lo facevo sentire.
E allora forse ho pensato che il problema non ce l’abbiamo mai con gli eventi: ce l’abbiamo sempre con noi stessi. Che non è la vita o la natura la nostra nemica, ma sempre qualcosa che vediamo allo specchio. Oggi quel che vedo allo specchio non mi piace sempre, ma lo accetto sempre. E quando non mi piace, mi adopero per cambiarlo, ma senza usare trucchi.
Per cui, passeggere, fammi ripercorrere anche tutto da capo, ma non la mia coscienza. Quella lasciala com’è, e lasciala maturare ancora.
E dunque: propositi per l’anno nuovo? No, grazie, non avrebbero senso. L’unico proposito è quello dell’anno vecchio e degli anni prima ancora: vivere, al meglio delle mie possibilità. Con l’anno nuovo, il caso mi tratterà come l’anno precedente, ma io non sarò come gli anni precedenti, perché ogni anno sono diversa e continuerò a diversificarmi a ogni lunario nuovo.
E questo vale ben più di trenta soldi.


3 commenti:

  1. Non mi permetto di giudicare Leopardi e le sue opere, anche perchè è davvero tanto, troppo tempo che non leggo nulla di Lui...scusa Prof, dai tempi della scuola.
    In quegli stessi tempi non tornerei neache io, infatti a chi mi dice che tornerebbe a quando era giovane rispondo che la consapevolezza di oggi non la cambierei.
    Propositi per il 2016?
    Auguro alla mia famiglia coraggio, felicità e serenità, null'altro.
    BUONA VITA a TUTTI

    PS: una cosa bella però ci sarà, il mio traguardo "anta"...divento grande ^_^

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  2. Ehi, anche io, a maggio! Collega!
    Festeggiamo insieme?

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    1. Why not?
      Io tra un mesetto...ti farò partecipe :-P

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