venerdì 19 febbraio 2016

A te

Siamo insieme, se non ricordo male, dal 2001. Ma potrei anche sbagliarmi, lo sai che nella nostra coppia quella meno brava con le date sono io – concedimelo, sono più brava quasi in tutto il resto, soprattutto nella modestia. Mi sono segnata pure il giorno dell’anniversario di matrimonio, altrimenti rischio di dimenticare anche quello, eppure sai che non è distrazione, né mancanza di amore.
Però non dimentico mai il tuo compleanno, e non perché, ahimè, coincide con quello di mia mamma: anzi forse dimenticherei il suo, senza il tuo. Credo sia perché ho questo pensiero fisso in testa, che quel giorno sia nata la persona che poi avrei incontrato, ma che già allora era fatta per me. O forse no, era fatta per diventare adatta a quello che sarei diventata io, come io ero fatta per diventare adatta a quello che poi saresti diventato tu. Perciò vedi, non so se avrei voluto conoscerti prima. Credo che dovessimo fare i nostri percorsi, per diventare adatti l’uno all’altro, conoscerci al momento giusto, e da allora passare ogni giorno a restare adatti.
Perché si cambia, e bisogna cambiare insieme, e non sempre siamo stati coordinati, e abbiamo avuto i nostri ostacoli, e qualcuno l’abbiamo superato, qualcuno l’abbiamo aggirato, qualcuno è ancora lì che ci aspetta.
Ma festeggiare il tuo compleanno è ancora una delle cose che più mi mettono gioia, perché so che sei cresciuto ancora un po’, insieme a me e grazie a me, come io a ogni compleanno cresco un po’, insieme a te e grazie a te. E al patato, certo, che altrimenti si offende e sai che il suo senso d’esclusione si attiva in mezzo secondo. No, amore mio, non stiamo invecchiando: ci stiamo stagionando come il formaggio, distillando come l’alcol. Frollando come la carne, anche, purtroppo, che non sempre è positivo. Ma va bene così. Va bene così.
Perché onestamente sei meglio ora di come eri quindici anni fa, e spero di esserlo anche io. Perché davvero non credo nell’invecchiamento: credo nello spreco, di anni ed esperienze, e tu non li sprechi, tu le usi per costruirti, un mattone alla volta – anche quelli che a volte ti tiro metaforicamente in testa e che sono certa siano comunque meno di quelli che tu tireresti in testa a me.
Amo gli spruzzi di bianco che si stanno insinuando tra i tuoi capelli – mori, lisci, lucidi, una cosa da morirci di invidia, come le tue ciglia – e che sono la neve che si è posata sul nostro rapporto, e siccome per contratto hai letto i miei libri sai di che neve sto parlando.
Amo le pochissime rughe che inizi a portare in fronte, perché so che la metà te le ho fatte venire io e l’altra metà il patato, e sono i solchi lasciati dal tuo amore per noi nella tua faccia, sono i segni del tuo amore.
Amo i tuoi acciacchi, perché mi permettono di prendermi cura di te e mi ricordano che tu ci sei sempre stato, a prenderti cura di me, da quella notte al Pronto Soccorso, quella che ho descritto in un altro libro, e che mi ha fatto pensare che sì, eri l’uomo adatto a me. E li amo perché si associano ai miei, e sono il segno che abbiamo attraversato questa guerra che è la vita insieme, e che ancora lo faremo, e che abbiamo riportato ferite in ogni battaglia, ma finora abbiamo vinto, perché siamo una squadra fenomenale, forza bruta e intelligenza. Solo che non abbiamo ancora capito chi sia l’intelligenza. Il patato, magari.
Amo che tu condivida i miei valori, e che tu lo faccia mano a mano che evolvono, perché mi ascolti e mi leggi e vivi insieme a me e fai come me lo stesso tesoro delle nostre esperienze comuni. Il mio tesssorooo…
Ma amo soprattutto il tuo senso dell’umorismo, con cui ci siamo conosciuti, per cui mi sono innamorata di te, perché era ed è così simile al mio, e perché c’è poco, secondo me e secondo te, nella vita, di cui non valga la pena o sia proprio necessario ridere. E tu mi fai ridere da quindici anni e a ogni compleanno mi fai ridere di più, anche perché ormai stiamo entrando entrambi nella fase della demenza senile, per cui non ci ricordiamo più le battute per cui abbiamo già riso e ridiamo di nuovo.
Quando fai un figlio, lo sappiamo, tutto si concentra su di lui, le feste sono tutte sue, i regali tutti per lui. E non ti spiace nemmeno un po’, anzi: è come se tutti i Natali e i carnevali e i compleanni che hai vissuto fino ad allora fossero solo l’ombra di quelli che vivi per lui e con lui. Perciò noi, come genitori, ci concentriamo tanto sulle sue feste e poco sulle nostre, perciò ci basta poco, e quest’anno poi il tuo compleanno è venuto dopo una settimana di febbrona del patato e l’altro che sai, però ci tenevo a farti quel poco che oggi sono riuscita, e siccome avrei voluto fare di più, almeno ti dedico questo, le parole scritte, il mio pane quotidiano. Lo so, lo so cosa stai pensando: che culo. Mi hai sposato, rassegnati.
E dunque.
A te che non chiedi nulla e perciò mi spingi a darti di più,
a te che sai quando la presenza sia assenza e l’assenza sia presenza,
a te che mi hai visto al peggio e al meglio e non ci hai visto differenza,
a te che hai ancora la purezza che io non ho mai avuto,
a te che sei buono, in quel modo in cui non sapevo si potesse essere buoni, come la Sacher, ecco, che è buona per tutti, anche per me che non amo il cioccolato,
a te che non dici quando fai e mi fai dire quando non faccio,
a te che sai stare in piedi da solo, ma sai anche appoggiarti a me,
a te che non hai un solo gusto che combaci col mio e sei tutti i miei gusti,
a te che stasera sei pure costretto a leggerti tutto questo, altrimenti ti accuserò di insensibilità:
tantissimi auguri di buon compleanno, amore mio.
Non preoccuparti, il post è finito e grazie alla senilità che avanza te ne dimenticherai in 3… 2… 1…


Buon Natale! 


P.S. Sono così felice di averti clonato…



4 commenti:

  1. Eh ma augurissimi! Che nessuno osi dire che questo non è un meraviglioso regalo di compleanno: le parole non sono mai solo parole, per uno scrittore. Sono tempo. Sono cura. Sono riflessioni, emozioni, palpiti. E sofferenza, lacrime, creatività. Le parole, per uno scrittore, sono amore. Che regalo stupendo! Che coppia fantastica! Perché tu, tesoro, hai il dono della scrittura e lui, il dono della pazienza...
    Ancora tanti, tantissimi auguri!

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    1. E tu lo sai bene, dato che nelle parole trasferisci mondi!
      Grazie della lettura e del commento, tesoro mio, e spero che potremo presto dividerci di nuovo una serata di chiacchiere e birre!

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  2. Semplicemente due persone fantastiche che hanno trovato il loro incastro...
    Auguri al fortunato!!

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