giovedì 11 febbraio 2016

Forse un mattino

“Io non ti conosco, io non so chi sei…” cantava Mina.
Uno dei pensieri pigri che mi tormentano ogni tanto è quello lì, sapete, il fenomeno e il noumeno, per dirla con Kant, o lo schermo di Montale.
Quel che io chiamo bianco, voi lo vedete come io vedo il bianco, o fin da piccoli vi hanno insegnato a chiamare bianco ciò che per me è nero e chiaro ciò che per me è oscuro?
E se vedessimo tutto diverso, se io definissi tondo ciò che voi vedete quadrato, ma ci fossimo intesi su un linguaggio convenzionale che ognuno di noi ha associato a sensi differenti, per cui le mie dita trovano uno spigolo e lo chiamano spigolo perché così mi è stato insegnato a chiamarlo, e le vostre dita invece chiamano spigolo la stessa cosa, ma la sentono come io sentirei una curva, solo che ci hanno fregato, ci hanno dato un unico linguaggio da subito e quel linguaggio corrisponde a cose diverse?
Allora si spiegherebbe perché abbiamo anche gusti diversi, forse, perché a me non piace il cioccolato. La mia lingua lo percepisce differente, il mio cervello ha imparato a chiamarlo cioccolato come fate voi, ma per me è il gusto che avrebbe per voi il cianuro. E l’uomo che un’amica trova bellissimo per me non lo è non perché io abbia gusti diversi, ma perché io lo vedo diverso. Perché i nostri sensi ci ingannano, e se non ce ne accorgiamo è solo perché col linguaggio abbiamo imparato a dare parole identiche a percezioni diverse. Il linguaggio ci ha ingannato, col linguaggio ci siamo ingannati. Dietro c’è il nulla.
Finché non apro la porta, come so che dietro quella porta c’è ancora il corridoio? E se non ci fosse, finché io non apro quella porta, ma si ricomponesse veloce appena mi avvicino alla maniglia?
Il gatto di Schrödinger, certo, la questione è sempre quella, ma è anche più grande.
Cosa vedo, io, quando mi guardo allo specchio? Già so che vedrò sempre un’immagine capovolta rispetto alla vostra: e se poi fosse proprio differente? E cosa vedo, io, quando guardo il mondo, quell’unica visuale posta tra i miei occhi che io, e solo io posso avere, in quel momento, a quell’altezza, con la mia miopia e l’astigmatismo, col verde dei miei occhi, coi miei sensi e col linguaggio che li ha definiti? Cosa vedete, voi, in questo momento, alla vostra altezza, tra i vostri occhi, che io non vedrò mai? Quanti mondi esistono, uno per ogni occhio, uno per ogni persona, uno per ogni gatto?
E niente, poi uno si chiede perché soffro d’insonnia.

Già che c’ero, volevo condividere un po’ di turbe con voi, che tanto le turbe le vedete diverse – e avete pure ragione, come l’abbiamo tutti.




4 commenti:

  1. Ecco, pressochè il mio stato d'animo di due giorni fa, quando, in occasione del mio 40esimo compleanno (eggià, ci sono arrivata ;-P ), riflettevo sul fatto che alcune care, carissime amiche si siano dimenticate del mio traguardo e dopo averglielo ricordato non è cambiato nulla.
    Non che io volessi tappeto rosso, ghirlande, coriandoli o altro, mi bastava solo un sms con scritto "auguri".
    Dopo averglielo ricordato la loro risposta non era proprio quella che credevo, allora sono arrivata alla conclusione che quello che io credo e/o do per scontato riguarda solo me, perchè ciò che io penso differisce totalmente dal pensiero altrui.
    Delusione...
    Invece ho apprezzato tantissimo mio marito che già dal giorno prima mi augurava di poter sopravvivere agli "anta", mi mandava divertentissimi videomessaggi con trombetta e capellino oppure SMS simpaticamente irriverente...quanto mi ha fatta ridere, quanto lo amo.
    Scusami delle mie digressioni...forse...vabbè, ciao!!!

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    1. Cara, non so perché ma ho trovato il tuo commento solo oggi, ci deve essere stato un problema con il blog.
      Quindi ti faccio gli auguri in ritardissimo, scusa!
      Io compirò i quaranta il 7 maggio, e quel giorno ho la festa per i 7 anni del mio bimbo, per cui il mio compleanno passerà inosservato...
      E potrò dire di averne ancora -enta.
      Però, guarda, proprio la cosa non mi tange. Mi spiace aver meno da vivere, questo sì, perché adoro vivere. Ma vecchie, proprio non lo siamo: siamo fighissime!
      Auguri ancora!

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  2. Nei miei 19 anni di vita mi sono sempre fatta queste domande. E se un cane in realtà non è un cane ma un maiale? Come faccio a sapere che è un cane? Chi me lo assicura? Sono contenta di sapere che non sono l'unica a porsi questi quesiti per i quali mi hanno sempre additata come strana e complicata, ridendo delle mie domande, dei miei perché. Grazie ancora una volta per farmi sentire meno sola!

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    1. Il dubbio peraltro è lo stesso per molti esseri umani: e se fossero maiali? E se i maiali in realtà fossero i nostri migliori amici?
      Lieta di averti mostrato la mia follia: abbracciamoci nell'abisso delle pare mentali.

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