martedì 26 aprile 2016

Ar cavajere nero

Per me c’è la libertà di parola e opinione, che è una cosa.
Poi c’è la perdita di tempo e del rispetto di se stessi, che è un’altra.
Seguendo alcuni personaggi, più o meno pubblici, io leggo nei loro blog, siti o account, flame e insulti continui, a cui essi danno voce e a cui rispondono perché loro non censurano, perché loro sono per la libertà di parola. Io credo che si faccia un po’ di confusione, perché una cosa è affermare che l’altro ha diritto a dire quel che vuole, un’altra cosa è invitarlo in casa mia e offrirgli una tazza di caffè mentre mi offende. In quel caso il caffè dovrebbe come minimo essere corretto col lassativo.
Io questa cosa non la capisco, forse perché non sono un personaggio pubblico, non sono proprio nessuno, ma per me questa non è libertà di parola. Per me è non farsi portare rispetto e buttare via il tuo tempo rispondendo a persone che vogliono solo sprecare il tuo tempo e mancarti di rispetto – perché probabilmente hanno molo tempo vuoto di loro da riempire, e io continuo invano a ricordare a tutti che ho i vetri di casa mia da lavare (lo ammetto, se li lavo una volta all’anno è tanto: ma a che pro, se poi comunque piove?). Insomma, se proprio uno non sa cosa fare, magari butta giù due o tre attacchi sul web, poi viene qui con uno straccio, grazie.
Puoi pensarla come vuoi, su di me, puoi dire e scrivere quello che vuoi, su di me – finché ovviamente non si sconfina nel campo della denuncia –, ma fallo a casa tua. Nel tuo blog, nel tuo sito, nella tua bacheca. Dove io peraltro non intervengo, perché se su quel blog, quel sito, quella bacheca leggo solo attacchi nei miei confronti, non vedo perché dovrei interessarmene o perché dovrei perderci tempo – a quel punto mi metterei a pulire i vetri (naaa, sappiamo tutti che non lo farei). Divertiti pure da solo o coi tuoi amici. Se invece leggo opinioni contrarie alle mie ma ben esposte e interessanti e educate, rispondo volentieri, come sono felice se altri rispondono a me con opinioni contrarie alle mie ma ben esposte e interessanti e educate. Questa è libertà di parola. Però c’è anche da dire che il concetto di interesse e soprattutto di educazione varia da persona a persona, e il mio è molto rigido. Per me già il sarcasmo è fuori luogo, nelle discussioni su argomenti importanti, per me una frase sbagliata è una frase di troppo. I toni alla Maria de Filippi non mi vanno, le battute discriminatorie nemmeno. Qualche giorno fa una persona ha commentato in modo per me molto sgarbato un mio post, io gliel’ho fatto notare e lui ha sostenuto, con lo stesso tono, che fosse del tutto normale, e che comunque non potevo lamentarmi, perché la mia era una bacheca pubblica. Ma no, non è pubblica: è visibile al pubblico, ma resta mia. Io gestisco la pagina, io scrivo i post, e se tengo le finestre aperte, non cambia il fatto che è casa mia. E dunque bannato, senza passare dal via. Perché in casa mia non si sporca e ci si pulisce i piedi prima di entrare – mi pare di aver scritto una cosa simile nel primo post in assoluto di apertura di questo blog.
Non è questione di offendersi: non credo che le offese offendano chi le riceve, sono convinta che offendano chi le lancia. Non mi turbo in alcun modo: come potrei, se non ho idea di chi tu sia e non me ne frega nulla? E sia chiaro che sono convinta che lo stesso valga per te che mi aggredisci: non hai idea di chi io sia e non te ne frega nulla. Tu semplicemente ami passare il tuo tempo così. Io invece ho sempre i vetri da pulire e soprattutto ho uno specchio, bello pulito, in cui guardarmi ogni sera prima di andare a letto, sapendo che ho rispettato la mia etica, il mio concetto risicato di educazione. Come disse qualcuno con addominali stupendi: “Ho scelto le mie parole con attenzione, Persiano. Forse avresti dovuto fare lo stesso.”
Ecco, sempre quello, probabilmente, il problema per me: la parola. La precisione nello scrivere e nel parlare, e l’attenzione che porta a quella precisione e che di quella precisione si nutre. E l’educazione, rigida, rigidissima, che io ancora penso derivi dalla scelta attenta e precisa delle parole. E il mondo migliore che sogno possa germinare da quell’educazione, che non è solo una modalità di trattare, ma una modalità nel trattarsi, nel farsi uno in mezzo a un milione e dare a quel milione lo stesso valore che dai all’uno che sei tu.
E quindi ecco, in casa mia si mantiene l’educazione che pretendo per me stessa e da me stessa, quindi pulisciti i piedi ed esprimiti in maniera consona e fruttuosa o restane fuori. E sì, mi faccio zero problemi a cancellare un commento, bloccare un account, eliminare qualcuno dai contatti, e ci metto zero secondi. Perché dovrei restare al citofono o al telefono o invitarti a casa mia per ascoltarti degradare la tua natura umana nel tentativo di degradare la mia? Il web è infinito, c’è spazio per tutti. Non ti tolgo libertà, perché tu hai tutto il resto del web per sputare veleno, tranne quel piccolo angolino in cui io pulisco ogni giorno (eccezion fatta per i vetri). Ti tolgo, certo, il mio rispetto e il mio tempo, ma queste sono cose mie, da dare a chi decido io. Condivido e ringrazio sulla mia pagina tutte le critiche anche più feroci ai miei libri, per onestà, rispetto del lettore, e perché quella è libertà di parola: si sono espressi laddove era loro diritto, nello spazio permesso da Amazon o dai siti di lettura. E si sono espressi sui miei libri, non su di me.
Ma il resto non lo condivido, non lo accetto, non lo guardo proprio. Perché per me sarebbe come guardare un uomo che si rivolta nel letame davanti ai miei occhi e mi dice che quella è la nuova umanità. Grazie, sto bene così. Peppa Pig non mi è mai piaciuta.
E a questo proposito, l’ho già fatto ma lo rifaccio: grazie, grazie a tutti voi che mi seguite su facebook e su twitter e qui nel blog e che mi avete sempre resa speranzosa in quel mondo migliore di cui parlavo. Voi che usate i miei stessi toni moderati, voi che non vi siete mai messi a litigare con qualcuno che criticava i miei libri, voi che avete anche discusso, con me, sempre scegliendo le parole con attenzione, e che mi avete arricchita, rispettata, resa fiduciosa. Perché credo che se crei uno spazio pulito la gente ci stia bene, e lo tenga pulito. E perché credo che a tenere gli spazi puliti siamo in tanti.
Ma allora, tutto questo sporco, perché lo tollerano e a volte persino lo alimentano, i personaggi più o meno pubblici di cui sopra? Mi viene un dubbio, molto ma molto sgradevole: che questo appello a un concetto fuorviante di libertà di parola, da parte di tali personaggi più o meno pubblici, da parte insomma di chi viene aggredito, ripetutamente e continuamente, sia un segno che, in fondo, in quei flame tali personaggi un po’ si trovano bene, malgrado si ritengano e definiscano superiori agli hater. Perché forse degli hater si nutrono anche loro. Perché forse tenere pulito è più faticoso, richiede non solo energie ma esempi quotidiani.
E mi viene anche un altro dubbio: che chi accoglie questi a casa sua, in nome di una malintesa libertà di parola, poi voglia usare quella malintesa libertà di parola per andare a casa degli altri e fare lo stesso: sporcare.
E dopo questi dubbi ho un’unica certezza: che non esistono abbastanza zerbini al mondo per ripulire i piedi e le coscienze di chi si comporta così. Allora davvero, rimandateli a casa loro, liberi di pensare, parlare e sporcare, ma laddove poi dovranno ripulire loro. Sono abbastanza fiduciosa nel fatto che, se non risponderete al citofono e al telefono, pian piano smetteranno di citofonare o telefonare a tutti, e capiranno che, se non vogliono essere ignorati dal mondo intero, è ora che comincino a imparare cosa vuol dire fare conversazione civile e confrontarsi educatamente e pacificamente.
Perché questa, per me, è la libertà di parola.
In sintesi: io sono una persona molto pacata, molto attenta a ciò che scrivo e dico, attaccata a un ideale di educazione rigidissimo. Però, però, pretendo dagli altri lo stesso. E se non succede? Eh, se non succede, tiro via la copertina che ho sempre sulle gambe quando scrivo, e vi mostro la mia divisa da cavaliere nero.
E si sa, ar cavajere nero nun je devi caca r cazzoooo!






8 commenti:

  1. È terribile quando la gente entra in casa tua con furia lasciando molteplici impronte fangose su tutto il pavimento lucidato. E quasi potrebbe persino cacarci sopra, dato l'interesse che ha per le tue cose e le tue regole. È terribile quando la gente giudica senza conoscere, conosce ma generalizza e mi vende la libertà di parola come " puoi dire quello che vuoi ma tanto sbagli e sei tu che non capisci". Concordo con te su tutto e mi fa rabbia che qualcuno sia così infimo e meschino da nutrirsi nella demolizione pubblica e personale. Bisogna imparare a chiudere la porta a chi ha le scarpe sporche di fango e un bisogno fisiologico lì sulla punta. Chiudi le finestre e lasciale pure sporche, magari sarà un incentivo ad allontanare....

    P.s. Mi dispiace che non c'entri nulla quello che sto per dirti ma non so come altro interagire con te: ho finito di leggere trentatré ieri e ho pianto alla fine. Ma c'è ancora una questione in sospeso che mi logora dentro....

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    1. Ogni spazio è buono per parlare di libri!
      Dimmi: che questione in sospeso? Qualche dubbio che posso fugare?

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    2. Il malinteso della mela. Io vorrei saperlo... Perché mi ha lasciato una morbosa curiosità!

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    3. Ah, mi spiace, allora non posso: ormai dovresti saperlo che in ogni libro mi tengo per me delle cose non dette dai personaggi, mezze frasi o piccoli segreti che sono il mio patto coi personaggi!

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    4. Lo so... Ormai ti conosco bene. Lo rispetto anche se mi rode il fegato! Aspetto con ansia Beta (giusto?)

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  2. Sono assolutamente concorde con te.
    Educazione e coerenza, ecco cosa manca nel mondo!!!

    PS: mitico Gigi Proietti, un Signore d'altri tempi.

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    1. Io cerco di mantenerle sempre, e di non accettare chi non le mantiene, speriamo che serva!

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