mercoledì 1 giugno 2016

Shit happens

Abbiamo sospeso due alunne, che durante la gita si sono sedute a fumare su un cornicione fuori dalla stanza. Al terzo piano. Le abbiamo sospese perché hanno rischiato la vita, ma so che non sono consapevoli di avere rischiato la vita. Nell’adolescenza nessuno di noi lo è davvero, c’è quel delirio di onnipotenza che ci porta a sapere che esiste la morte, ma a essere convinti che non possa capitare a noi.
Se mi volto indietro, alla mia adolescenza, vedo una serie di comportamenti irresponsabili a cui sono scampata per miracolo. Andare in bicicletta con un amico in piedi nel portapacchi dietro e uno seduto sul manubrio, e magari attaccandosi all’amico in scooter per farsi tirare. Arrampicarsi laddove neanche Tarzan sarebbe andato. Salire in macchina con qualcuno appena incontrato e andare con lui, di notte, al mare, per passeggiare in una spiaggia senza nessuno nel raggio di chilometri. Se mi volto indietro, c’è un solo motivo per cui io sono arrivata a quarant’anni e altri no: io sono stata fortunata.
Non credo esistano persone che, da giovani, non si sono mai messe in pericolo. Credo che esistano pericoli più o meno gravi, certo, ma prima o poi una stupidaggine l’abbiamo fatta tutti. C’è chi ha continuato a farla, e c’è chi l’ha pagata e chi no. A volte la differenza tra ‘chi va e chi resta’ (cit. Montale) è solo la fortuna.
Lo stesso accade da genitori. Ci sono, certo, genitori più o meno responsabili, così come arrampicarsi non è lo stesso che drogarsi, ma anche tra i cosiddetti responsabili non credo ce ne sia uno che non si è ritrovato il cuore in gola almeno una volta nella vita. Il bimbo è nella vasca e mentre fai la pipì si alza, scivola e sbatte la testa (tre o quattro anni fa). Il bimbo è al parco con te e mentre ti volti un secondo si infila una bacca nel naso e non riesce più a tirarla fuori (uno o due anni fa). Giri per una corsia al supermercato e sei convinta di averlo dietro e invece ti volti e non c’è più, e non lo trovi per mezz’ora, in cui pensi che gli sia successo di tutto (qualche mese fa). Stai parlando con tuo marito a un metro dal bimbo e senti un tonfo e lui è caduto dalla sedia e ha sbattuto la testa per terra, a due centimetri dalla maniglia appuntita del mobile posteriore (due giorni fa). Perciò, ancora una volta – e questo come madre mi fa venire i sudori freddi ogni notte e poi anche ogni giorno) – la differenza è data dalla fortuna. Quindi non posso permettermi di giudicare i genitori il cui bambino cade nella gabbia del gorilla, e nemmeno quelli che lasciano il figlio in macchina. Perché potrebbe accadere a chiunque. Se penso a tutte le volte che ho preso la macchina per andare al lavoro, nei primi anni di vita di Andrea, e mi sono ritrovata dall’altra parte della città senza sapere come, perché non dormivo da mesi, posso solo ringraziare che lui in macchina la maggior parte del tempo urlasse. Così non potevo mai perdere la consapevolezza che ci fosse.
La fortuna, quella di cui parlo tanto in Trentatré, è stata oggetto di tanto interesse da parte dei poeti proprio perché è qualcosa che non possiamo controllare. Dante la considera una ministra di Dio, che elargisce grazie e disgrazie per insegnarci a non attaccarci alla vita terrena e ai beni materiali. Boccaccio ci aiuta a contrastarla con l’astuzia, ma solo fino a un certo punto. Ariosto la mette in scena come motore di ogni azione umana, e distruttore di ogni azione umana. Persino Machiavelli, che pure scrive un manuale per prepararsi e opporsi alla fortuna, cede di fronte alla certezza che in certi casi non c’è nulla da fare.
Qualcuno la chiama destino, qualcuno Dio, io la chiamo sfiga, ma comunque la chiamiamo il risultato è lo stesso: come dice Forrest Gump, shit happens.


Questo non è un elogio all’irresponsabilità, sia chiaro, anzi: proprio perché la fortuna la fa da padrona dovremmo essere i più responsabili possibili, per non peggiorare i rischi. Questo è, più che altro, un appello alla sospensione del giudizio.
Ne leggo davvero troppi, di processi mediatici a persone che hanno sbagliato, prima ancora di capire perché o come hanno sbagliato e in cosa hanno sbagliato, prima di ricordarci che sbagliamo tutti. Leggo troppo spesso ‘un idiota in meno’ sotto a morti terribili, dovute certo a momenti di irresponsabilità, che però forse in tanti abbiamo vissuto. E allora noi che siamo sopravvissuti cosa siamo, un idiota in più?
Qualcuno arriva a chiamare in causa la selezione naturale, che ormai viene chiamata in causa per qualunque cosa e sempre senza pertinenza, perché la selezione naturale è un’altra cosa. Non è la vittoria del più bravo e del più forte, ma solo di chi, in quel momento, è stato così fortunato da essere fatto nel modo giusto, nel tempo giusto e nel posto giusto. Allora magari sì, in fondo la supremazia della fortuna è davvero selezione naturale, perché ci insegna ciò che tendiamo a scordare: che non sopravvive il più forte, ma che spesso sopravvive solo chi ha fortuna.
E allora, in questo mondo di shit, mi piacerebbe tanto che, tra di noi, imparassimo a non tirarci altra merda addosso a vicenda, e ci ricordassimo che prima o poi dentro ci cadiamo tutti. Resta solo da vedere se da quella merda usciremo magari un po’ più scaltri, come Andreuccio da Perugia, o se resteremo gli stessi di prima, solo un po’ più puzzolenti.
Io spero nella prima ipotesi.

7 commenti:

  1. Avevo sedici anni, prendevo con fretta il primo treno che passava, perchè non volevo aspettare il pullman e mi sedevo in uno scompartimento vuoto ad eccezione di un uomo. Gli avevo chiesto se il treno andava nella giusta direzione, perchè non ne ero assolutamente sicura e mi aveva risposto che non lo sapeva, ma il treno aveva appena cominciato a muoversi nella direzione della stazione di casa mia e quindi ero sollevata d'aver preso il treno giusto.
    Quell'uomo iniziò una conversazione, facendomi vedere i suoi bigliettini da visita per dei braccialetti, fabbricati da lui stesso, poi cominciò a farmi complimenti per il mio seno prosperoso e già cominciavo a sentirmi allarmata, continuò facendo domande sul mio orientamento sessuale, se avevo un ragazzo, se ero vergine, se potevamo incontrarci per un'uscita amichevole. Quello che ancora mi chiedo è perchè continuavo a rimanere seduta in quello scompartimento, perchè seppure intimidita da un tale atteggiamento, io rispondevo a quelle domande, così viscide.
    Esattamente erano solo dieci/undici minuti di treno e in quel momento, mi sembravano lunghissimi e in quel momento, ho davvero pensato che se mi avesse toccato, io nella mia borsa aveva solo una penna, di quella con la punta lunga ed un cellulare con la batteria scarica.
    Quando sono scesa dalla stazione, avevo così paura che mi seguisse perchè la stazione rimaneva isolata, data l'ora e dopo, non ho preso il treno per quasi un anno.
    Non è successo niente, per fortuna, come scrivevi tu ma questo episodio mi ha fatto sempre fare delle riflessioni:questo episodio poteva andare pure peggio e se non avessi avuto smanie di stare da sola, perchè non avevo voglia di vedere o sentire nessuno, forse avrei potuto evitare quella situazione.
    Ho imparato la lezione, se così si può chiamare: non prendere il treno, in uno scompartimento isolato.
    Ma la merda addosso, me l'ha buttata un mio parente mentre raccontavo l'accaduto, questa persona disse che ero pazza, che lo sconosciuto poteva violentarmi e mi chiedo perchè, non ho mandato al diavolo pure il parente in questione perchè commenti del genere, mi fanno passare la voglia di essere educata e paziente!

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    1. Anche se comprendo la tua paura e la tua risoluzione seguente, hai proprio ragione: il tuo parente ha fatto un commento davvero idiota. Come se fosse tua, la colpa dell'esistenza di un pervertito, come se tu non avessi come tutti il diritto di prendere un treno anche se vuoto. Purtroppo è vero, dobbiamo evitarlo, ma questo non è un nostro dovere: è una precauzione che abbiamo imparato perché al mondo ci sono persone orrende che fanno cose orrende e il resto della gente pensa spesso che sia tu, a dovere impedire quelle cose orrende, invece di accusare le persone orrende. E questo mi dispiace moltissimo, perché noi donne stiamo davvero imparando che dobbiamo vivere in una campana di vetro altrimenti ci capiterà qualcosa e qualcuno dirà pure che è colpa nostra.
      In quanto al perché non te ne sei andata: non reagiamo, in quei casi, in modo consapevole, perché il trauma ci paralizza. La paura paralizza. Quindi tu non hai davvero sbagliato in nulla, è il mondo che è sbagliato e purtroppo hai dovuto imparare a difenderti dal mondo, ma mai pensare che avresti dovuto o potuto fare qualcosa di diverso: tu sei stata normale, l'altro no. E mi dispiace tanto, perché so per esperienza che in queste situazioni ti si appiccica addosso una sensazione di sporco che ci metti anni a lavare via.

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    2. La cosa peggiore di quel commento è che mi fa arrabbiare ancora oggi, perchè quella persona parlava, come se fosse presente in quella brutta situazione e sentiva il diritto di fare un commento così idiota. Parlare poi, come se io non sapessi che le cose sarebbero potuto andare molto peggio, mi irrita ancora di più.
      Hai ragione, purtroppo la mia stessa madre mi ha sempre trasmesso paura del mondo stesso, poichè esistono persone cattive, quindi bisogna evitare situazione come quella. Questa sorta di abitudine trasmessa, mi ha portato automaticamente a colpevolizzare me stessa per quanto successo su quel treno e mi sono detta che avrei potuto evitare tutta quella brutta situazione.
      Donne stuprate e colpevolizzate, offese per motivi futili come: abbigliamento, abitudini, atteggiamento ecc. sono cose quasi "normali" oppure donne picchiate, infastidite e senti, leggi ancora l'odioso commento:"Beh se l'è cercata",invece non si dice nulla sulla vera persona orrenda.
      Confermo, quei complimenti sul mio seno o quell'interesse malcelato nei mie confronti, mi provocano ancora una sensazione di viscido.
      Ti ringrazio per la risposta!

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  2. Sono fragili e delicati con il cristallo ma si sentono forti ed indistruttibili come l'acciaio e fanno giochi pericolosi per esorcizzare tutte le loro paure, ma il limite tra le fragilità e forza è una sottile lama.
    Fortuna e destino giocano un ruolo importante ma i fattori decisivi di questa fase di crescita sono gli insegnamenti ricevuti e l'esempio che gli adulti devono dare agli adolescenti.
    ...e che D ce la mandi buona...
    Intanto spero che i miei figli crescendo sappiano scindere la stupidità e l'odiozia dalla consapevolezza ed il ragionamento!

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    1. Lo spero anche io, ma nel frattempo incrocio le dita, perché prima o poi qualche sciocchezza temo che la farà, e senza rendersi conto che è una sciocchezza. E a quel punto spero davvero nel lato buono della fortuna, perché ce ne vuole sempre.

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    2. Nella vita ci vuole parecchia fortuna e/o c_lo...

      PS: bellissima la nuova grafica!!!

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    3. Grazie! Sto lavorandoci pian piano, non ho ancora caricato tutto ma già ci sono pagine in più e ne aggiungerò altre.

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