sabato 11 giugno 2016

We can be heroes

Aspettavo il libro di Matteo Bussola, Notti in bianco, baci a colazione, da un bel po’. Lo seguo su facebook e mi addolcisce sempre le giornate.
Quando è uscito c’è stato come è naturale chi non ha gradito – vale per tutti i libri e per tutte le cose –, e in particolare, come scrivevo anche su facebook, un mio contatto che ha criticato questi nuovi eroi di oggi, inferiori ai rivoluzionari di una volta. Premesso che ho stima di questo contatto e che comprendo il suo punto di vista, non sono d’accordo, ma gli sono grata anche perché mi ha dato modo di riflettere sul perché non sono d’accordo, sul perché attendevo tanto questo libro e sul perché l’ho adorato.
Io credo che gli eroi siano proprio persone come Matteo Bussola, persone che ogni giorno si alzano, fanno il loro lavoro con dedizione e passione, si relazionano con la loro famiglia con dedizione e passione, vivono con dedizione e passione. E non credo che questa mia convinzione venga dall’età che avanza e indichi senilità o incapacità di essere ancora rivoluzionari, credo in fondo di aver sempre visto le cose in questo modo.
Per me, che non ho avuto esempi del genere, durante la mia crescita, l’ideale massimo è sempre stato quello: alzarsi con la gioia di farlo, addormentarsi con la voglia di risvegliarsi presto, sapere che la vita è bella, magari non perché lo sia di suo, ma perché possiamo renderla tale, con le piccole cose di ogni giorno. Ho totale ammirazione per i grandi uomini dell’arte e della storia, ma sono anche convinta che ci voglia quasi lo stesso coraggio e la stessa forza per farla nella propria quotidianità, la rivoluzione, per dare a chi ci sta intorno tutto ciò che abbiamo, e cambiare così il mondo un passo per volta, un gesto per volta, una persona per volta.
Di Eroi, con la maiuscola, ce ne sono stati pochi, e sono uomini con una marcia in più, che non tutti possiamo avere. Ma noi che quella marcia in più non l’abbiamo e guidiamo nella vita senza neppure la quinta, noi, se impariamo comunque a guidare bene, possiamo essere eroi. Facciamo del nostro meglio, e il nostro meglio non sarà un esempio mondiale, ma è un esempio personale, che poi può portare ad altri esempi personali, e sono le linee di Mab, gli incastri di Grace, un’eredità sempre in accrescimento.
Qualche giorno fa un alunno, uno di quelli arrabbiati col mondo da cui si sente tradito – e probabilmente a ragione – mi diceva che a questo punto anche lui vuole diventare uno di quelli che fregano tutto e tutti, dal momento che sono quelli che poi vincono. Io gli ho fatto notare che così diventerebbe proprio come le persone che disprezza e che in parte gli fanno disprezzare la vita, che diventerebbe, per usare le sue parole, un coglione come loro.
«Beh, ma non è così che fanno tutti?»
«Io no» ho risposto, orgogliosa di poterlo dire con onestà. «Io alla fine della giornata voglio guardarmi allo specchio senza vergogna.»
E non farò grandi soldi, e non vincerò, non come intende lui, ma mi va bene così. Penso di aver vinto in altro modo. Penso di aver vinto anche nel momento in cui questo mio alunno, che ha tanta rabbia dentro di sé, non l’ha rivolta contro di me. Perché anche lui lo sa, che ero onesta, che io sono proprio così. Magari questo per lui significa che sono una sfigata idealista, ma sa che lo sono per scelta. E probabilmente ha capito che ne vado anche fiera, con i miei due soldi di stipendio e la mia piccolezza nel mondo, perché per me questo è un modo di essere eroi.
Matteo Bussola è questo tipo di eroe e ricordare che esistono, quando pare che ogni cosa ci dica che il mondo è diviso in due, grandi eroi o grandi meschini, mi aiuta a credere che posso esserlo anche io, che possono esserlo tutti. Mi aiuta a diventarlo, dal momento che ci credo.
Tra l’altro, se si parla di ‘ribellione’ e ‘libertà’, sospetto che ormai, dato che abbiamo già sbaragliato tutto e provato di tutto, la vera ribellione si trovi nell’essere quanto più ordinari e semplici possibili, ma esserlo, di nuovo, con dedizione e passione. Musica pesante, libri dissacranti, look sempre più fantasiosi? Già visto. Scelte esistenziali autodistruttive, monachesimo eremitico o comuni di libero amore e libera droga? Già visto. E senza alcun giudizio: se pensi che questo sia essere ribelli, qualche problema ce l’hai tu. Questo è essere se stessi, nel momento in cui lo scegli perché ti piace, e non lo trovo più scandaloso di chi sceglie di farsi monaca di clausura. Se pensi che ci sia qualcosa di scandaloso nel tuo comportamento e lo scegli per quello, mi sa che il bigotto sei tu. E per me sei anche un po’ immaturo. Se invece scegli una strada solo perché è la tua strada, qualunque strada sia, che c’è di scandaloso? Ma anche, che c’è di ribelle?
Cos’è allora la ribellione? Credo sia combattere per la libertà dell’uomo, per l’uguaglianza dei diritti, per un mondo migliore, partendo dal proprio privato. Perché ne vedo parecchi, fare i combattenti in pubblico e poi disertare nel privato, manifestare per aiutare gli sconosciuti e poi trattar male i conosciuti. E anche se, nella mia idea di collegamenti umani, nessuno è davvero del tutto sconosciuto, e anche se ammiro ogni iniziativa a favore degli altri, diffido di chi non sa dare qualcosa anche alle persone più vicine a lui, e non solo a quelle lontane. Ci vedo un po’ troppo esibizionismo, e una punta di falsità, e soprattutto ci vedo un controsenso, un passo avanti e uno indietro, perché mentre fai del bene a qualcuno dall’altra parte del mondo stai facendo del male a chi in te credeva e ti è accanto. Quindi purtroppo il risultato della tua presenza nel mondo resta zero.
E mentre riflettevo su questo proprio Bussola l’ha spiegato meglio di me, sempre su facebook:


Ecco cosa ho trovato nel libro di Bussola e cosa cerco di applicare a ogni mia giornata. E certo, c’è anche troppo, per me, nel senso che io non riesco a vedere la vita in rosa come lui, e non ne sento peraltro la necessità, perché non c’è alcuna necessità generale da condividere. In questo senso, posso anche capire le critiche: questo libro dipinge un’esistenza di nuvole colorate che può diventare fuorviante, se la prendiamo ad esempio, perché non è un esempio perseguibile da molti e non deve esserlo e in fondo credo che non voglia esserlo. Ma l’esempio non è nelle nuvole, è nella capacità di vederle e colorarle a modo nostro. Io magari con le mie pessime battute, altri con solarità, altri ancora in mille modi diversi, con mille amori diversi. Ognuno ha il suo stile di combattimento per vivere pienamente, ognuno ha il suo concetto di pienezza, ognuno ha un suo grado di applicazione.
Ma c’è un filo comune, che invece può essere generale: il rispetto di tutti, la diffusione di un messaggio di aiuto reciproco e solidarietà, la comprensione degli altri, a partire da quelli più vicini per arrivare a quelli più lontani. Per me è una lotta quotidiana, una lotta ribelle ed eroica e tanto più difficile da portare avanti quanto più è silenziosa e invisibile.
Ma una cosa ve la posso assicurare: a lottare così, si vince sempre.

2 commenti:

  1. Hai ragione, la vera novità, l'innovazione milgiore e la più grande sfida è essere sé stessi. Pare banale, vero?
    Sono fortunata perchè i miei ragazzi incarnano in pieno questo concetto: il grande (15enne) non segue le mode ed i modi di essere, è semplicemente così con i suoi difetti, tanti, ed i suoi pregi, ed a me va bene così; il piccolo ha bisogno solo di un pallone e tutto il resto è noia :-)
    Insegno loro: rispetto verso persone, cose e sé stessi...RISPETTO e stop!

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    1. Bravissima, da quello deriva tutto il resto!

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