lunedì 11 luglio 2016

Cuore e amore

Edi è mio suocero, all’anagrafe si chiama Sergio e da lui ho preso il nome per il padre di Grace, in Trentatré, perché Edi è altrettanto meraviglioso. Sostiene, incoraggia, aiuta tutti. Nasciamo in una famiglia, ma ne scegliamo (anche) altre (le famiglie adottive di cui parlo sempre), e io mi ritengo fortunata per aver potuto scegliere lui.
Edi ama sua moglie da quando sono ragazzi, come lei ama lui, con un sostegno e una complicità che portano allegria a chiunque stia loro intorno; e per me, che sono un po’ troppo razionale su queste cose, e che penso che una persona vada scelta avanti negli anni, dopo attenta ricerca di mercato e collaudo su strada, quell’amore è sempre stato una piccola magia. Edi ama i suoi due figli, e le persone che hanno sposato, e i suoi nipoti, con cui passa tanto tempo, di cui si occupa tanto, insieme a nonna Maria (nonna Vava, per il patato). Perché Edi è all’avanguardia nell’uso del computer e del tablet ed è quel che si dice un nonno sprint, che scarica i giochi per i nipoti, che li fa rimbalzare sulla pancia, che li minaccia (“ti spezzo gli ossicini”), facendoli ridere un sacco, perché sanno che non farebbe male a una mosca.
Dico sempre che mio marito è un vecchio burbero brontolone e che l’ha preso da Edi, e che lo stesso sta diventando nostro figlio: i tre Bonetti in fila, guardali lì. Quanta pazienza ci vuole. Ma quanto ne vale la pena. Perché dietro quella scorza cocciuta c’è un cuore gigantesco, un amore immenso, che alla fine dice sempre di sì. Quando c’è da chiedere qualche favore a Edi (andare in posta o darci un passaggio o altro per noi), mio marito mi dice sempre: chiediglielo tu, che a te non dice di no. Il segreto è che io non glielo chiedo, lo informo di cosa farà. E lui lo fa, e so che gli fa piacere farlo.
Edi è stato un gran lavoratore, un sindacalista, ha fatto del bene a tante persone, ma io l’ho conosciuto come padre dell’uomo con cui avevo iniziato a uscire, nel 2001. Ed ero un po’ agitata, perché si sa, i possibili suoceri, e ho capito subito che non ne avevo motivo, perché sono entrambi le persone più accoglienti del mondo.
Edi ascolta una musica agghiacciante, da discoteca, e in questo è molto più giovane di me, che vado avanti con gli ABBA e Guccini; Edi indossa il bavaglione alla Bud Spencer, quando mangia qualcosa col sugo, perché sporca dappertutto in giro e non vuole fare arrabbiare la moglie; Edi ha insegnato a mio marito l’amore per la pesca che mio marito ha insegnato a nostro figlio, e in quell’amore ha costruito un legame importante; Edi fa i liquori in casa, e non fa in tempo a farli che io passo a chiedergli una bottiglia, e lui mi dà l’unica che ha pronta; Edi siede a capotavola, quel gigante d’uomo, e fa sembrare quella tavola protetta dalla sua ombra rassicurante; Edi è la prima persona che mio marito chiama per ogni dubbio, esistenziale o burocratico, e sospetto che lo facciano tutti; Edi è andato su e giù di continuo, nelle scorse settimane, quando sua moglie è stata operata, macinando chilometri solo per farle compagnia un’ora; Edi è corso, la volta che mi sono chiusa fuori di casa, la volta che avevamo le finestre aperte ed eravamo fuori e stava per piovere, ogni volta che c’è stata un’emergenza. Edi fa tutto quel che può per le persone che ama e forse anche quel che non può.
Non so da quando abbiamo cominciato l’equazione cuore=amore, ma so che è da tanto. E non è solo per la rima, perché vale anche nelle altre lingue. Eppure noi sappiamo che l’amore non viene da lì, che l’amore, qualunque cosa sia, viene dal cervello. O dall’anima, qualunque cosa sia.
A Edi si è fermato il cuore venerdì notte, senza alcun preavviso, a 65 anni. Però l’amore che ha donato e ricevuto non si è fermato con quel cuore, continua nei suoi figli, nei suoi nipoti, in tutti quelli che l’hanno incontrato e che, grazie a lui, hanno conosciuto un mondo migliore. E io lo vedo negli occhi di mio marito e di mio figlio, di mia cognata Cristina e di mia nipote Sofia, e penso che è quanto di più vicino possa esserci all’immortalità.
E questo è stato più o meno (un po’ di più, ora che riesco a riordinare le idee) quello che ho detto oggi al suo funerale.


6 commenti:

  1. Grazie. Grazie di cuore per aver dato un po' di nonno Edi anche a noi, ora che il dolore è tanto e sarebbe tanto facile tenersi tutto dentro per non perderne nemmeno un pezzetto. Vi abbraccio tutti, non sai quanto.

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    1. In realtà parlarne ha fatto bene anche a me, mi ha permesso di far crollare la diga che avevo costruito e di iniziare poi a elaborare davvero. Un abbraccio anche a te.

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  2. Un inno alla gioia, all'amore ed alla vita, questo è quello che ho percepito leggendo di Edi.
    Una grande persona che sicuramente ha lasciato un grande vuoto intorno a sè.
    Un abbraccio forte.



    Nessuno muore sulla terra finché rimane nel cuore di chi vive!
    La morte non è niente, sono solo passato dall’altra parte….
    è come fossi nascosto nella stanza accanto.
    Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
    Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
    Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
    parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
    Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
    Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
    di quelle piccole cose che tanto ci piacevano,
    quando eravamo insieme.
    Prega, sorridi, pensami!
    Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
    pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
    La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
    è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
    Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
    Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
    Rassicurati, va tutto bene.
    Ritroverai il mio cuore,
    ne ritroverai la tenerezza purificata.
    Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
    il tuo sorriso è la mia pace.
    (Sant’Agostino)

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    1. Grazie mille, ricambio di cuore l'abbraccio.

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  3. Sono sparita da un po' dai luoghi virtuali che ci avevano messo in contatto, ma non sei mai uscita dalla mia mente, perché le tue storie ti hanno guadagnato un posto nella mia memoria. Torno qui oggi quasi per caso, per vedere come va, e scopro questa notizia. Le parole le hai già usate tu, tutte quelle giuste, quindi, un pensiero per te, per voi.

    Nefertari83

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    1. Grazie cara, davvero. Mi fa piacere risentirti, anche se in quest'occasione, e spero che torni presto a trovarmi nel virtuale.

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