domenica 23 ottobre 2016

Beta - 2

Solo due giorni alla pubblicazione di Beta.
Terza scena del prologo. Ma prima, il booktrailer.



La prima volta che la bacia è il giorno in cui riesce finalmente a trovare una procedura per contrastare il Watermark che imporranno a Claire, e ci riesce grazie a Edith.
Sono mesi che studiano, e hanno convenuto che non possono semplicemente impedire o rimuovere il Watermark; in primo luogo perché Claire non sa nulla del loro piano: sua sorella è sempre stata l’anello docile del loro duo, la figlia ubbidiente, la disciplinata e migliore alunna di Upgrade, e anche questa volta ha deciso di piegarsi alle decisioni di famiglia, soprattutto perché ha capito che il suo Watermark sostituirà quello di Byron; in secondo luogo perché rimuovere il Watermark scatenerà di sicuro una vendetta ancora peggiore da parte di Zero Uno e i suoi Domini; in terzo luogo perché tutte le loro ricerche, persino quelle illegali condotte sui referti delle autopsie ai cadaveri di Domini, suggeriscono che non sia possibile rimuovere il Watermark, perlomeno senza uccidere il suo ospite. Perciò sono mesi che i tre alunni più scavezzacollo e indolenti di Upgrade non fanno che studiare, Aleister e Byron chiusi nella camera che condividono con altri due Gold, Kenneth nella camera che condivide con altri tre Beta, per unire attacchi, compressioni, filtri e modifiche in un’unica procedura in grado di disabilitare solo parzialmente il Watermark, in modo che Zero Uno non se ne accorga ma Claire resti libera.
Solo che non hanno ancora raggiunto un qualche risultato, fino al pomeriggio in cui, dopo avere come al solito infastidito Edith in biblioteca – senza ottenere nulla, perché a lei interessano più i libri e le macchine che le persone, forse perché i libri e le macchine sono silenziosi e le persone chiassose –, Byron la vede raccattare le sue cose, alzarsi dal tavolo e andare sorridente incontro al suo ragazzo, che l’attende sull’uscio. Distoglie irritato lo sguardo e, spostandolo sulla postazione che lei ha occupato, nota una cartella di file dimenticata aperta. La controlla con l’intenzione di scoprire altre informazioni su Edith, informazioni che non sa ancora bene come usare, ma appena scorre i titoli in elenco, Byron trova informazioni che invece sa bene come usare e che non si aspettava; e allora capisce che quei file sono stati lasciati lì intenzionalmente, e i riferimenti ad altri file e le annotazioni esplicative gli suggeriscono che Edith li ha lasciati proprio per lui. E il sorriso che gli illumina il volto, al pensiero che forse c’è una persona che le interessa più dei libri e delle macchine – una persona chiassosa che le interessa più dei libri silenziosi e delle macchine silenziose –, è così genuino e perciò così innaturale in Byron che diversi alunni si allontanano allarmati dalla biblioteca.
Salva la cartella nel suo olonet rosso sangue e la cancella dalla postazione, si rifugia in camera sua, lieto di non trovarvi Aleister né gli altri due compagni, e legge famelico quei dati e quegli appunti che gli chiariscono finalmente come mettere insieme un attacco efficace. Non saprà mai spiegarsi perché non abbia coinvolto anche i suoi amici, in quell’ulteriore tentativo: forse teme che Edith gli abbia giocato uno scherzo, e che seguendo le sue indicazioni gli esploderà l’olonet, o forse, molto più probabilmente, vuole solo tenersi per sé quel piccolo segreto che, nella sua testa, lo lega a lei. A ogni modo il suo olonet elabora i nuovi dati per tutta la notte e quando, la mattina dopo, legge sull’ologramma le previsioni di successo, Byron si apre nel suo terzo vero sorriso da molti anni. Per questo la prima persona a cui pensa di dirlo è lei. Per questo, e per gratitudine.
Ma forse non è per quello e nemmeno per gratitudine che, trovandola dopo lunga ricerca nel Parco, intenta a studiare sotto una quercia, l’afferra per le spalle, la trae in piedi e la bacia. Lei serra forte le labbra e lo spinge via. «Ma sei scemo? No, non rispondermi, era una domanda retorica. È ovvio che sei scemo.»
«Ce l’ho fatta!»
Ebbro di gioia, Byron è comunque abbastanza lucido da distinguere il lampo di comprensione e di orgoglio che passa negli occhi di Edith. «Non so di cosa stai parlando», mente la Glitch, «perché se lo sapessi e questo fosse qualcosa di chiassoso e irregolare, come tutto ciò che ti riguarda, potrei essere accusata di complicità.»
Lui non si sente minimamente smontato dall’apparente mancanza di entusiasmo di Edith, di cui si è immaginato la reazione. Ha passato troppo tempo a osservarla, per non indovinarne ogni emozione prima ancora che lei sia consapevole di provarla. «Come lo sapevi?» le chiede invece, dal momento che il loro progetto era un segreto per chiunque.
«Io ti vedo» risponde lei, con una sincerità che disarma Byron come neppure la più astuta delle panzane farebbe, una sincerità semplice e totale di cui lei non pare affatto imbarazzata, benché comporti un’ammissione di coinvolgimento nei suoi confronti, una sincerità davanti alla quale lui può solo restare in silenzio. Senza tuttavia sentirsene sopraffatto. Non quanto è sopraffatto da quella sincerità, perlomeno.
«Per l’Ybit, Sullivan», riprende Edith esasperata, «ma si può essere più tonti? No, non rispondermi, anche questa era una domanda retorica. Supponiamo che un certo stupido e borioso ragazzo abbia passato mesi a sedersi di fianco a una certa brillante e paziente ragazza a ogni lezione e a ogni ora che lei trascorreva in biblioteca. Supponiamo poi che lui in questi ultimi mesi abbia consultato sempre lo stesso tipo di e-book, riguardanti un certo argomento in particolare, e che, essendo stupido e borioso, non si sia premunito di nascondersi mentre lo faceva, benché quell’argomento comportasse qualcosa di proibito e pericoloso. Supponiamo infine che la sorella del suddetto ragazzo sia dimagrita e impallidita col passar dei mesi, come se qualcosa di terribile l’aspettasse al varco. Sempre proseguendo con le supposizioni, è ovvio che la ragazza brillante e paziente abbia capito cosa lui stava cercando di fare, probabilmente con quei bislacchi dei suoi compagni di bravate, e abbia intuito, dopo tutto questo tempo, che non sarebbe arrivato da nessuna parte, senza un aiuto, perché lui è…»
«Stupido e borioso, l’hai già detto», sorride Byron.
«E non dimenticare chiassoso», sorride anche Edith.
E allora lui capisce che anche lei deve aver passato parecchio tempo a osservarlo e forse anche lei può indovinare ogni sua emozione prima ancora che Byron sia consapevole di provarla. Come in quel momento, in cui sta alzando una mano verso la guancia di Edith, senza nemmeno accorgersi di cosa sta facendo, per poi attorcigliarsi un suo boccolo ribelle attorno al dito. Lei ha capelli selvaggi e indomiti, che le allacciano il collo, si attardano sulla schiena, scivolano davanti agli occhi, si insinuano ovunque, appena possono sfuggire dalla stretta coercitiva di quello spillone che, forse, è stato messo lì non solo per attivare il meccanismo del connettore, ma anche per assicurare a quella chioma viva come un cielo notturno che prima o poi sarà libera di volarci, in quel cielo, col passerotto a cui appartiene. Qualcosa si inquieta, dentro Byron, rilevando che non è da lui far caso ai capelli di una donna, a meno che questa non abbia deciso di strapparseli per ricamarci a uncinetto un perizoma da stringere tra le chiappe.
«Perché mi hai aiutato?» le domanda, cercando di non soffermarsi troppo sull’immagine delle sue chiappe.
«Non ce l’avresti mai fatta da solo» replica tranquillamente Edith.
«E perché la cosa dovrebbe riguardarti?»
«Perché credo che la dedizione vada premiata, e non ti ho mai visto così impegnato in qualcosa da quando ti conosco.»
«In realtà», le sussurra sulle labbra, «mi hai visto altrettanto impegnato almeno in un’altra cosa…»
Edith spalanca gli occhi, mentre Byron la spinge indietro, appoggiandola al tronco. Le avvicina la bocca all’orecchio e le sussurra come ulteriore dimostrazione di impegno tutto ciò che sa di lei, dal pane col burro e zucchero al suo lavoro coi robot, ma non dice nulla del suo silenzio, perché non vuole guastarlo col chiasso delle parole. Il messaggio comunque è chiaro.
Anche lui la vede.
«Non vuoi premiare anche questa mia altra dedizione?» le chiede infine.
«Io sto con…»
«No.»
«Tu stai con…»
«No.»
Edith chiude gli occhi e sospira. «E allora no.»
«E allora sì» conclude vittorioso.

E questa volta lei risponde silenziosamente e appassionatamente alle labbra di Byron, che pretendono tutti i premi arretrati per quei lunghi mesi di antipatico, improbabile e chiassoso corteggiamento.

3 commenti:

  1. Risposte
    1. PS: su amazon non lo vedo ancora...normale??

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  2. Sì sì, è normale: non lo metto in prenotazione. Quando lo pubblico è già acquistabile. Tra oggi e domani, quindi.

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