mercoledì 4 gennaio 2017

Post maleducato sull'educazione

Io sulle cose scrivo sempre dopo, perché mi prendo del tempo per riflettere e cercare di capire; leggo, ascolto, mi confronto, e poi mi faccio una mia opinione. E magari sono anche vecchia e lenta e basta. Comunque.
Sapete tutti del direttore d’orchestra che ha detto a tutti i bambini in sala che Babbo Natale non esiste, che si è beccato un attacco d’odio terribile e che è stato licenziato.
Vi riporto due dei commenti per me più sensati.
Il primo è quello di Loredana Lipperini, scrittrice, giornalista e un sacco d’altre cose.

Il secondo è quello di Matteo Bussola che sapete che adoro.
Ora, io davvero non capisco il problema. A mio figlio hanno già detto che Babbo Natale non esiste, ma io gli ho detto che sono poverini loro, che non ci credono, che non sentono più le campanelle (Polar Express), che sono il Grinch, che sono stati cattivi e perciò non hanno ricevuto regali, che sono Pitch Black di Le cinque leggende, e cercano di instillare in lui la paura.


E lui crede a Babbo Natale perché ci credo io, e prepariamo i biscotti allo zenzero per lui e i suoi elfi.
Sì, io credo a Babbo Natale. No, non sono scema, sono pure atea, ma Natale è magia, la vita è magia, e io credo alla magia, perché voglio credere che possiamo fare magia con l’arte, coi sogni, coi figli. Natale è ogni giorno, così. E Babbo Natale è un vecchio pancione che fa un lavoro bellissimo senza rompicoglioni in giro, girando su una slitta volante con renne simpaticissime e facendosi i cazzi suoi per tutto l’anno. Voglio credere di poter diventare Babba Natala anche io.
Non sarebbe costato molto, secondo me, dire ai propri figli la stessa cosa dopo le parole di quel direttore. Se i vostri figli non vi credono, scusate ma il problema ce l’avete voi: non li avete fatti credere nella magia. Mio figlio crede a me perché la magia la vive ogni giorno con me. E mi spiace molto se in quel momento, invece di pensare a difendere la fantasia e i sogni dei vostri bambini, il vostro unico pensiero è stato demolire un altro essere umano. Babbo Natale l’avete ucciso voi, che a Natale siete stati delle merde.
Sì, il direttore ha sbagliato e ha sbroccato. Però avete sbagliato anche voi, perché dopo che uno si danna l’anima per offrirvi un concerto di sogni e magia per dei bambini, voi avete il dovere di educare i vostri figli a restare in sala e applaudire. Voi avete il dovere di insegnare a quei bambini che la magia ha un costo – “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” (cit.) –, che tutto nella vita ha un costo e quel costo è l’impegno e la gratitudine. Un applauso, lo dico a quei cretini che si sono alzati subito per guadagnare l’uscita. Che l’arte vuole solo quello: il riconoscimento. E l’arte è magia e voi state crescendo figli senz’arte né magia né riconoscenza né impegno.
Ma il discorso è molto più lungo.
Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a bambini che non vengono seguiti, e a una società che non reagisce.
Un bimbo cerca di fare del male al mio – non parliamo di litigi, ma di volontà pura di fare del male –, lo stesso bimbo che, scopro, deride la bambina con l’insegnante di sostegno nella loro classe. E i nonni che osservano non fanno nulla, e la mamma avvisata nicchia, ignorando la faccenda.
A uno spettacolo estivo (bellissimo) dei Muffins, in cui i bambini possono sedersi sul palco, qualche bambino sale anche sulle scenografie, rischiando di romperle e anche di farsi del male, e nessuno dice nulla. I genitori non si vedono. Io dico due parole e i bimbi scendono buoni buoni.
Al ristorante… non ne parliamo neanche.
Ora.
La prima cosa che mi viene da dire è: se non volete educarli, non fate figli. I pesci rossi fanno al caso vostro. Non c’è nulla di male e anzi, i pesci rossi ringraziano.
La seconda cosa che mi viene da dire è: da quando i figli sono divenuti ‘proprietà esclusiva’ di chi li fa? A parte il fatto che i bambini non sono proprietà di nessuno, da quando solo i genitori hanno l’esclusiva dell’educazione, e la società si deve sorbire i risultati, buoni o cattivi che siano?
Io ricordo che quando ero bambina, che ci fossero o meno i tuoi genitori, tu stavi attento quando nei paraggi c’era un adulto. E non perché quell’adulto sarebbe andato a dirlo al tuo papà, ma perché quello era un adulto. E ti poteva sgridare, e farti vergognare, e tu temevi il suo giudizio.
Oggi i bambini, se non vedono in giro i loro genitori, o se hanno genitori assenti, fanno quello che vogliono. E io credo che la colpa sia di noi, che facciamo fare loro quello che vogliono. Perché loro sono come sono, organismi che stanno imparando a muoversi in un mondo che non conoscono e di cui non conoscono le regole. Se vedono che regole non ce ne sono, si muovono male, sia per loro stessi che per noi.
Io credo che abbiamo tutti il dovere di educare i bambini, e di non girarci dall’altra parte. E i genitori avrebbero il dovere di farcelo fare – soprattutto se assenti – e non hanno il diritto di impedircelo, come invece succede, perché se solo parli al bambino di un altro per dirgli che sta facendo qualcosa di sbagliato i genitori ti saltano addosso.
Qualcuno dirà che lui figli non ne vuole, e allora non vuole certo educare quelli degli altri. Ma prima di tutto, almeno per quanto mi riguarda, io frequento luoghi ed eventi per bambini, per cui sono circondata da altri genitori, che figli ne hanno voluti. E poi, facciamo un attimo un paragone: se vedi un adulto che picchia un altro non dici nulla? E allora perché non lo fai quando è un bambino? Non siamo comunque tutti almeno in parte responsabili degli errori che vediamo commettere e di cui ci disinteressiamo? (Sia chiaro, se la risposta alla prima domanda è no, siete pessime persone; e lo so che c’è chi si volta dall’altra parte, la ragazza bruciata viva tempo fa ha chiesto aiuto ai passanti in macchina, ma nessuno si è fermato).
I bambini di oggi sono gli adulti di domani. Nel momento in cui permettiamo loro di fare violenza o deturpare beni pubblici di comportarsi male, stiamo creando adulti che faranno violenza e vandalismo. Anche ai nostri danni, se proprio non ci interessa del prossimo. Uccidiamo Babbo Natale.
Sono d’accordo anche io che dovrebbero essere per primi i genitori, ma anche nel migliore dei casi il genitore a volte può non essere lì, o non vedere quel che è successo: era al bagno (capita anche a noi genitori), era occupato con l’altro figlio, aveva girato lo sguardo. Voi, che avete visto, dovete fermare. E per quanto mi riguarda, potete farlo. Io cerco di educare mio figlio al meglio delle mie possibilità, ma sbaglia comunque in continuazione, sotto i miei occhi; e vorrei che un adulto lo riprendesse, se commette qualcosa di sbagliato sotto i suoi occhi, quando i miei sono chiusi. Se lo mando a passare il pomeriggio da un amico, i genitori di quell’amico hanno tutto il diritto e pure il dovere di sgridarlo e fermarlo, quando sbaglia. Voglio che lui impari a rispettare tutti e non solo me. Voglio che impari a rispettare la società. E voglio che la società impari a rispettarlo, e questo non succede se la società lo ignora. Mutatis mutandis, ci sono alunni adolescenti, nella mia scuola, che si comportano benissimo coi loro professori, e in modo pessimo con i supplenti. Questa mancanza di rispetto a prescindere comincia dal bambino di un altro che ti manda a ‘fanculo senza che tu reagisca. E finisce con l’adulto che ruba a chi gli dà la schiena. O con la morte di Babbo Natale.
Nel peggiore dei casi, poi, il genitore è assente. Capita: per lavoro, per disinteresse, a volte, mi spiace dirlo, per ignoranza. Quell’ignoranza che non deriva dalla mancanza di titoli di studio, ma dalla mancanza di sensibilità. In quei casi ci dispiace che i figli abbiano avuto delle carenze educative, ma dispiacerci non basta: possiamo e dobbiamo intervenire. Perché quelli sono gli adulti che domani diventeranno brave persone o criminali, e noi siamo complici del loro buon comportamento o del loro crimine.
Non si tratta di spirito materno o paterno: si tratta di far parte di una società che è decente solo se tu la rendi tale. Solo se ti fermi quando una ragazza inseguita chiede aiuto. Solo se fai scattare l’allarme quando qualcuno cerca di rubare in un negozio, anche se non è il tuo. Solo se richiami il tizio che ha lasciato per terra la cacca del suo cane. Solo se sgridi un bambino che si comporta male. Solo se lasci che sgridino tuo figlio, quando si comporta male, anche se tu non l’hai visto. Solo se gli insegni che dopo un concerto bellissimo che si è goduto tutto, lui si ferma e applaude, come vorrebbe essere applaudito lui.
Lo capisco, davvero, che a tanti i bambini non interessino: non me ne vogliate, ma a me non interessano i cani. Però non permetto alle persone di lasciare la cacca del loro cane davanti alla mia porta, con garbo e fermezza ricordo loro che devono raccoglierla. E se anche a voi non interessano i bambini, non permettete che loro lascino i loro escrementi comportamentali in giro per il mondo, perché quello è anche il mondo in cui vivete voi. Perché magari un domani quel bambino sarà il tuo giovane capo, o il tuo chirurgo, o il tuo avvocato, e non credo ti piacerebbe se ti mandasse a ‘fanculo dalla mattina alla sera.
Mio figlio è lungi dall’essere perfetto e lo correggo ogni volta che posso, ma sento molto la mancanza di una rete sociale che, come una volta, sia basata semplicemente sul buon senso e sul rispetto comune. E lo sento anche quando io sono parte di quella rete sociale e mi si richiede di non sgridare il figlio dell’altro. Difatti lo sgrido comunque, e divento antipatica, ma fidatevi: se sgridate il mio, mi siete simpatici.
Una volta, credo, crescere figli era più facile anche per questo: c’era fiducia, reciprocità, ci si aiutava, ci si fidava. Oggi siamo sempre più convinti che “mio figlio lo educo io”, ma non è possibile. Non perché siamo genitori peggiori, ma perché non possiamo fare tutto da soli. Dovremmo ricreare quella rete sociale in cui tutti sono responsabilità di tutti, e così, forse, diventerebbe più facile anche crescere i nostri figli, non dovendo farlo da soli. O difenderci dagli adulti, non dovendo farlo da soli.
O credere in Babbo Natale.
Che esiste, pirla.
Perché Babbo Natale siamo noi.


6 commenti:

  1. Un lungo, lunghissimo applauso.
    Pure una standing-ovation!!!
    Sono d'accordo con te su tutto: Babbo Natale, bambini, cacca di cane, pesci rossi, e così via.
    E' più facile dare la colpa agli altri che prendersi le proprie responsabilità: mia frase detta ai genitori che rappresento per la classe del primogenito che è in seconda superiore e che ho detto in consiglio di istituto quale presidente nella stessa scuola.
    Di esempi educativi più o meno discutibili posso fartene a milioni: è colpa del professore, della scuola, la società di oggi, l'autista dell'autobus, del poliziotto... deficiente, la colpa è tua se tuo/a figlio/a è così!!!

    Qui mi fermo perchè è meglio, l'argomento mi fa pulsare la giugolare.
    *_*

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    1. Che poi i figli non ce li scegliamo e per carità, anche con le migliori intenzioni può capitare che abbiano un'indole difficile. Ma certo dare la colpa agli altri non serve a nulla.

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  2. La questione dell'educazione riguarda tutti, eppure è una di quelle cose che sembra non interessare nessuno se non quando una persona sente che gli stanno pestando il piede...
    Una delle occasioni perse più grandi riguarda proprio la scuola, secondo me: da tempo immemore viene detto che gli insegnanti devono mantenere un profilo neutro, per non influenzare i ragazzi che hanno di fronte. Ma se ti sto insegnando, come faccio a non dirti chi sono, in cosa credo? Non perché tu ci creda a tua volta. Piuttosto ti devo aiutare a sviluppare gli strumenti conoscitivi per giudicare quello che senti, da me o da chiunque altro. Se penso ai miei insegnanti del passato, quelli che hanno lasciato un segno, sono quelli che, non nascondendo chi erano e in cosa credevano, mi hanno aiutato a essere un adulto capace di osservare, valutare e giudicare. Quelli che non l'hanno fatto non mi hanno insegnato quasi niente. In questi giorni mio figlio più grande è via con la sua compagnia teatrale, accompagnato dai genitori di alcuni dei ragazzi che ne fanno parte. Io e mio marito siamo certi che gli adulti che sono con lui sono degli adulti veri e non potrà fare quello che vuole, solo perché non ci sono i suoi genitori. E lui tra l'altro con questi adulti sta benissimo ed è anche capace di scherzare in modo divertente con loro. Alla fine se un adulto fa l'adulto e non il ragazzino, è bello stare con lui, perché si avverte che ci si guadagna.
    Grazie per questo post.

    Cristina

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    1. Il discorso scuola è molto difficile, perché si è creata una situazione di sfiducia reciproca tra docenti e genitori che ora è difficile superare. Non posso dire che sia sempre sbagliato: da una parte e dall'altra ci sono e ci saranno sempre comportamenti scorretti, ma come ce ne sono in ogni mestiere e ruolo. Però se non ci si associa tutti, nel dare un modello comportamentale - ed essendo poi, come dici tu, pronti a discuterlo -, questi ragazzi non hanno più alcun esempio o stimolo di riflessione. Grazie a te.

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    2. Vero, c'è molta sfiducia nel mondo della scuola. Io insegno in una scuola paritaria, mio marito in una statale: il punto di partenza nel rapporto genitori insegnanti mi sembra abbastanza diverso (anche se comunque non si può generalizzare e conta sempre l'incontro tra le persone e la disponibilità che hanno al dialogo). Io vedo che da noi c'è in genere un desiderio di incontrarsi che è maggiore e aiuta moltissimo nel dialogo (anche quando ci si scontra su argomenti delicati). Mio marito, che pure sa essere molto empatico con chi ha di fronte, spesso mi racconta di una grande fatica nel comunicare con alcuni colleghi o genitori: come se fosse più difficile iniziare a dialogare.

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    3. Io insegno nella Statale e, anche se personalmente per fortuna non ho problemi coi genitori, ho la tua stessa impressione.

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