lunedì 20 febbraio 2017

Idiotfree

Sabato siamo andati al ristorante per il compleanno di mio marito e mia madre.

Ci siamo trovati vicino una tavolata di circa dieci adulti e tre/quattro infanti. Ma infanti proprio, in carrozzina – carrozzina dietro di noi, che se per caso dovevamo alzarci in fretta creavamo un effetto domino che neanche nel guinness dei primati.



Gli infanti hanno fatto ciò che fanno gli infanti: hanno iniziato a piangere, con quel pianto che c’hanno solo loro, quello che deve essere stato progettato da un sadico, quello che ti chiedi com’è che non rompe i bicchieri ma ti rompe solo i coglioni, quello che ti vibra pure la cassa toracica e tu sai che in quel momento da qualche parte nel mondo è nato un serial killer e potresti essere tu. 

Quello che in tanti, tantissimi casi ha messo in scena anche mio figlio, da infante. E in quei tanti, tantissimi casi io ho preso il figlio, ho tentato di calmarlo e se non ci sono riuscita in cinque minuti l’ho portato a casa. Da ovunque. Dal bar, dalla piazza, dal ristorante, pure dalla spiaggia – ricordo un’estate al mare che il mare l’abbiamo visto in cartolina. Perché mio figlio son poi cacchi miei, e sì, ho detto e scritto che anche la società ha un ruolo nell’educarlo e vorrei di nuovo la rete sociale, ma non è compito della società sopportarlo. Soprattutto quando la suddetta società cerca di rilassarsi. Vorrei anche io, eh, ma verrà il mio turno, mi dicevo. L’infante a mille decibel crescerà. Nel frattempo ho smesso proprio di uscire, perché non aveva neanche senso, almeno non per me, che avevo un infante a mille decibel. Chi ha i bimbi soprammobili fa benissimo a uscire (beati voi).
Comunque, il mio momento è venuto. Andrea ha sette anni, va per gli otto, si gestisce benissimo ovunque, se proprio si stanca lo distrai con una macchinina o un disegno o al limite col tablet. Non disturba nessuno, se non al massimo me o il papà, che a volte non mangiamo per tenerlo buono o mangiamo a turno. Certo, scegliamo posti adeguati, dove gli facciano la cotoletta che ama tanto, dove ci sia qualcosa a distrarlo – un acquario, la televisione – e andiamo a orari adatti a lui, dove non debba attendere troppo. Ci premuniamo, non solo per lui e per noi ma anche per gli altri. E siccome il mio turno di uscire e rilassarmi è venuto, ora non ho alcuna intenzione di tollerare il periodo nero degli altri: sono cacchi vostri, se vostro figlio è nella fase a mille decibel.
Chiaramente i nostri vicini di tavolo non la pensavano così. Anzi, non pensavano neanche di dover fare qualcosa per calmare gli infanti che, giustamente, non ne avevano mezza di stare buoni al ristorante, dal momento che dentro una carrozzina tutto è poco interessante. Gli adulti nostri vicini hanno ben pensato di ignorare i mille decibel parlando tra loro più forte, a duemila decibel, sereni e ridenti come neanche un sordo potrebbe essere. E noi, lì vicino, divisi tra la voglia di alzarci a consolare gli infanti e quella di alzarci a strozzare gli adulti.
Tempo fa scrivevo, e ne sono ancora convinta, che i ristoranti childfree siano degli abomini, oltre che una violazione delle leggi, dal momento che non si possono escludere i clienti sulla base del colore della pelle, della religione e dell’età. Allora proponevo invece dei ristoranti idiotfree, perché se i bambini rompono vuol dire che rompono gli adulti che quei bambini non sono riusciti a educare. E ohi, davvero, ci siamo passati tutti, nella fase in cui non li educhi proprio, a meno che tu non abbia a portata di mano un taser – il sogno di ogni genitore. 


Molto semplicemente, in quella fase non vai al ristorante. Poi può capitare anche più avanti che un bimbo abbia una crisi imprevedibile, ma quello capita pure agli adulti; e anzi, nella mia esperienza mi sono più spesso trovata accanto ad adulti che avrei volentieri buttato fuori io dal locale, per la maleducazione con cui disturbavano tutti gli altri clienti nonché i lavoratori di quel locale.
Sabato sera per me è stato lo stesso: non ce l’ho mica con gli infanti, che fanno il loro lavoro da infanti, debitamente pianificato da Satana in persona, ce l’ho con gli adulti che non hanno voluto rinunciare alla loro cena fuori con degli infanti urlanti in carrozzina, ben sapendo che avrebbero assordato il locale e i camerieri e pure ostacolato il passaggio dei camerieri, con tutte quelle carrozzine. Nel tavolo di fianco, per dire, c’era una carrozzina con un bimbo buonissimo, che appena appena faceva un mugolio veniva cullato, controllato, placato. In quel tavolo lì le carrozzine erano abbandonate in un angolo allo stato brado, e i camerieri a saltarci sopra perché lo sanno tutti che in fondo i camerieri sono per metà canguri – la sperimentazione genetica è iniziata con loro, altro che pecore clonate.


Mio marito ha chiesto di farci cambiare sala e per fortuna ci siamo riusciti, ma quando due ore dopo sono andata a prendere il mio giaccone, che era rimasto appeso nella sala precedente, la situazione era invariata: gli infanti continuavano a mille decibel e i genitori a duemila decibel per parlargli sopra. I camerieri erano probabilmente sull’orlo del collasso nervoso, ma lo nascondevano nel marsupio.
Lo dico e lo ripeto: idiotfree. La colpa non è dei bambini, ma di chi se ne frega se quei bambini si comportano male (che poi, male: a quell’età semplicemente ti comporti da neonato, non è proprio pensabile che tu vada al ristorante) e di chi, da adulto, si comporta peggio dei bambini.
E io non accetto proprio, come dice una blogger che adoro in questo post, di essere accomunata a queste persone solo perché ho partorito. Io questi comportamenti non li ho mai tenuti e mai li terrò.
Idiotfree: campagna per la salvaguardia dei canguri. Se solo si potesse.
Fine modulo


10 commenti:

  1. Bel post! Come al solito mi fai riflettere e divertire allo stesso tempo. Hai ragione sull'idiozia: in moltissime situazioni basterebbe solo che tutti mettessero un po' di buonsenso e si convivrebbe molto meglio gli uni con gli altri.

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    1. E daremmo un grande esempio ai futuri adulti.

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  2. Faccio una piccola premessa.
    In gioventù ho fatto parecchi anni di esperienza come cameriera in alberghi, ristoranti e bar ed una cosa che proprio non sopportavo era la MALEDUCAZIONE DEI GENITORI nel lasciar correre i bambini tra i tavoli, perchè la colpa non era dei figli per ciò che facevano ma dei genitori che lo permettevano!!
    In questo nulla è cambiato, oggi come allora.

    Ho due ragazzi di 15 e 12 anni e nella loro infanzia c'è stato il periodo "meglio stare a casa", come anche tu hai fatto, e poi quello "usciamo in modalità sopravvivenza".
    Nella "modalità sopravvivenza" avevo, oltre il seggiolino per il tavolo, uno zainetto con dentro giochi, gadget, fogli bianchi e libretti da colorare, matite colorate e pennarelli.
    Con questa piccola accortezza i miei figli hanno superato indenni pranzi di famiglia, matrimoni e cene, ecc.
    Basta veramente molto poco, davvero!
    Ti dirò di più, quando facevamo uscite con altre coppie con figli, io ero la fornitrice di attenzioni: facevo trastullare i bambini con il mio kit e soprattutto ascoltavo ciò che dicevamo...che poi mi sono sempre chiesta perchè quando un adulto è in compagnia di altri si sente libero di non considerare i bambini: bella stella se c'è una creatura che dipende da te e che tu hai generato perchè non fai finta che non esiste?
    Tipo i neonati in carozzina, per dirne una.

    Tutto ciò detto, cara Mirya io aderisco ufficialmente alla tua campagna IDIOTFREE!!!
    Dove devo firmare???? ;-P

    Mirya for Presidente ^_^

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. PS: ho letto il post di cui hai accennato, come non essere assolutamente d'accordo?!?!?!

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    3. Poi ci sono ovviamente quelli che 'una volta stavamo muti e fermi a tavola', però non è più così e non ha senso fare i paragoni. Oggi i figli li intratteniamo, e non dico che devo vestirmi da clown o che comunque non debba cercare di abituarlo anche alla noia, dico solo che lo faccio a casa mia, quando le urla me le sorbisco io, e in pubblico rendo il tutto sopportabile a tutti.
      Un bacione!

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  3. Tutto giusto.
    Tutto quasi, perché una cosa sinceramente non la capisco.
    Una volta appurato che il ristorante (e anche altri luoghi ma qui parliamo di ristoranti) non è luogo adatto ai bambini, perché si è contro i ristoranti childfree?
    Non capisco perché etichettarli addirittura "abomini" quando sarebbero un modo semplice per assicurare che a nessuno venga rovinata la serata da qualche idiota che porta il figlio urlatore o scalmanato.
    Perché gli idioti esistono e in qualche modo vanno arginati.
    Non dico tutti i ristoranti, ok, quelli con la cotoletta nel menù o il televisore o l'angolo baby rimarrebbero a disposizione delle famiglie ma tutti gli altri, almeno a cena - quando i bambini pensavo dormissero- perché non lasciarli usufruire in santa pace alle persone per i quali sono stati costruiti - sicuramente non i bambini? Una persona sotto la decina non sarà mai tranquillo e a suo agio in un ristorante che non sia stato trasformato in un asilo, trovo che sia una cattiveria anche nei suoi confronti, oltre che per sé stessi e per gli altri commensali, obbligarlo per due ore a stare in un luogo non adatto a lui.
    -Serena

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    1. Prima di tutto perché è proprio illegale. Se vieti l'ingresso a un luogo a una persona per la sua età, domani puoi farlo per il colore della pelle. Invece non puoi. Che poi questi ristoranti non vengano denunciati è un altro paio di maniche, ma l'unica cosa che renderebbe legale chiuderli ai bambini è che dentro ci siano spogliarelli o altri spettacoli per adulti. E io difendo sempre la legalità, perché permettere una discriminazione oggi significa aprire la strada al razzismo. Un domani magari chiuderanno i locali agli over 40, e allora io sarò fuori, o a quelli che hanno i capelli come i tuoi, e sarai fuori tu. Non mi pare proprio l'ideale.
      In secondo luogo perché, come credo di aver ben spiegato per tutto il post, non dipende dal bambino ma dal genitore. Ci sono neonati che fuori dormono sempre, in ogni situazione. Ne ho visti parecchi accanto a me al ristorante: beati i genitori, che non danno alcun fastidio a nessuno; perché dovrebbero restare a casa? Tra l'altro, mio figlio ha sette anni e ti assicuro che viene senza problemi al ristorante e si gestisce benissimo, come ho scritto. Difatti sabato sera c'era anche lui.
      In compenso la volta precedente avevamo di fianco una tavolata di pensionati urlanti anche più dei neonati, e senza la scusante di essere neonati (per quanto...).

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  4. Mi hai fatto tornare in mente quando sono andata alla festa di compleanno di mio nipote (che era già più grande, compiva otto anni), dove c'erano una quindicina di bambini con relative mamme e qualche papà.
    Io e il mio compagno abbiamo passato la giornata a far divertire i bambini che, dopo un po' di tempo in cui non si organizzavano giochi o altro, si stavano annoiando e cominciavano a fare quello che fanno i bambini quando si annoiano: rompere le balle alla meglio, alla peggio organizzare corse su sedie girevoli.
    Mi sono girate a mille per tutta la giornata perché i genitori sono rimasti tutto il tempo a parlare fra loro e solo un paio si sono presi la briga di richiamare i propri figli quando facevano qualcosa di non consono alla situazione. Non volevo richiamare i bambini perché non avevo confidenza con tutti e non mi sembrava giusto prendermela, però non volevo neanche che si schiantassero nel cortile con una sedia girevole.
    Non ho figli ma spero di averne un giorno, e spero che queste esperienze (che purtroppo si ripetono) almeno servano a fare di me una madre idiotfree.

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    1. Si tende ad arrivare all'esasperazione e ammetto che in tanti casi quando si trovano a giocare in gruppo prendi il respiro e li lasci appunto giocare in gruppo. Ma solo finché non rischiano o finché non disturbano gli altri, ovviamente. Solo che non tutti rispettano sempre questo limite!

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